La chiesa valdese aderisce all’iniziativa ecumenica “La lunga notte delle chiese”.

La Lunga notte delle chiese e’ la prima notte bianca dei luoghi di culto in cui si fondono musica, arte, cultura, in chiave di riflessione e spiritualita’: vengono organizzate diverse iniziative e programmi culturali: musica, visite guidate, mostre, teatro, letture, momenti di riflessione e tanto altro.  E’ un evento ecumenico. Un’occasione per tutti di partecipare ad un evento suggestivo ed eccezionale, di grande coinvolgimento, perchè in questa occasione sarà possibile visitare i luoghi sacri delle nostre città in una veste sicuramente originale. (lunganottedellechiese.com)

All’interno della nostra chiesa di Verona proponiamo a tutte le persone interessate,  una serata a tema dal titolo “Il giudizio di Sonja” : Un momento per conoscersi, per ascoltare assieme le parole di  Fëdor Dostoevsky tratte da “Delitto e castigo” e per confrontarsi con il mistero della colpa e della grazia, al cuore del mistero cristiano e della fede evangelica: la grazia, infatti, raggiunge Rodion, protagonista di Delitto e castigo, tramite Sonja, la più disprezzata e umiliata delle donne – quando egli nemmeno pensava che il perdono potesse esistere e si vantava con lei del proprio delitto.

Testi di Paolo di Tarso, Tommaso da Celano e Fëdor Dostoevsky, letti da Sandra Ceriani e commentati da Lorenzo Gobbi, con gli interventi musicali di Enrico Parizzi, violino barocco e del Coro Ecumenico diretto da Nicola Sfredda.

L’inizio è previsto alle ore 20.30 di venerdì 7 giugno 2019, presso la chiesa evangelica valdese di Verona in Via Duomo-angolo via Pigna. L’ingresso è libero e gratuito.

lunga notte delle chiese 2019 locandina

Siamo donne cristiane che appartengono ad una chiesa evangelica da molti anni impegnata in un percorso di riflessione sul matrimonio, la famiglia, la genitorialità. Siamo chiamate dalla nostra fede ad essere testimoni dell’amore di Dio per ciascuno e ciascuna nella realtà sociale in cui viviamo e per questo vogliamo unirci alle tante voci che si sono levate per ribadire il rispetto dei diritti e delle libertà di tutte le persone e per prendere una posizione critica nei confronti del Congresso Mondiale delle Famiglie (World Family Congress) appena svoltosi a Verona.

Non condividiamo l’idea che la natura abbia assegnato a uomini e donne differenti destini sociali e diverse funzioni psichiche, identificando automaticamente per la donna un ruolo meramente riproduttivo e di cura. Rifiutiamo l’idea che il lavoro delle donne fuori dal contesto casalingo, il divorzio e la possibilità di abortire siano le cause del declino demografico di cui soffrono le società occidentali. Ribadiamo con forza, invece, l’arricchimento che proviene dal riconoscimento dei diritti civili a configurazioni familiari diverse dalla coppia eterosessuale unita in matrimonio.

Ci preoccupano in particolare il carattere ideologico e discriminatorio delle posizioni assunte dai partecipanti, sia uomini che donne, al Congresso Mondiale delle Famiglie, la violenza culturale insita nella mancata accettazione della diversità, il ritenere che esista un solo modello al quale tutti e tutte debbano aderire.

Scorgiamo in questa operazione mediatica il tentativo di imporre con la violenza, non tanto fisica quanto psicologica ed economica, posizioni anacronistiche che aprono scenari di schiavitù e asservimento che speravamo fossero ormai superati. Ci rendiamo conto che il non aver sufficientemente elaborato le responsabilità che alcune ideologie hanno avuto nella storia del nostro paese ha permesso alle stesse di ripresentarsi in modi tanto simili a quelli che i nostri nonni e le nostre nonne hanno combattuto e contro i quali hanno perso la vita. I diritti acquisiti dalle lotte dei nostri padri e delle nostre madri sono di nuovo contestati e messi in discussione da una parte della società che ha paura della diversità, in qualsiasi modo questa si esprima.

Forti dell’esperienza di tutte quelle donne e quegli uomini che, prima di noi, hanno saputo opporsi alla violenza con la forza dell’amore, continueremo la nostra testimonianza dell’amore di Cristo che ci chiama ad accogliere ed amare il prossimo, chiunque esso o essa sia.

Il Consiglio del VII Circuito

della Chiesa valdese – Unione delle chiese valdesi e metodiste in Italia

Dal documento “Famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità”:

Il protestantesimo invita a concepire ogni famiglia, coppiee relazioni genitoriali, come un nucleo di esistenze imperniate sulla vocazione, sulla formazione di un legame duraturo e sull’alleanza di grazia con Dio. Le nuove forme di famiglia, a volte percepite come una messa in crisi della cosiddetta «famiglia tradizionale», in realtà sono un contributo alla riflessione sulla vocazione dei/delle credenti: si creano così le condizioni per vivere tutte le forme di famiglia in modo cristiano, dato che per il protestantesimo storico non esiste un matrimonio cristiano – il matrimonio non è un sacramento – ma modi cristiani di vivere tutte leforme di comunità familiare.

Il tentativo è di allargare l’orizzonte sul modo plurale di «fare famiglia», rivolgendo l’attenzione non solo alla cosiddetta «famiglia tradizionale» fondata sul matrimonio ma anche ad altre forme di convivenza duratura, alle seconde nozze, alla genitorialità nelle sue diverse articolazioni quali la monogenitorialità, la genitorialità sociale nei casi di famiglie ricomposte o adottive, la cura di soggetti deboli o non completamente autonomi, la convivenza di più generazioni. Tali fenomeni sono presenti nella nostra società e nelle nostre chiese: si tratta di partire dalle situazioni reali che si incontrano ed entrano in comunione nelle nostre realtà ecclesiastiche, tanto più in questo tempo di globalizzazione e di incontro tra le differenze. Questa consapevolezza consente alla Chiesa evangelica valdese – Unione delle Chiese metodiste e valdesi […] di calarsi nella concretezza dei problemi e delle sfide quotidiane con accoglienza, amore,perdono e fiducia. […]

Per approfondire il documento completo è disponibile qui: https://www.chiesavaldese.org/aria_archives.php?archive=28

Una breve intervista, appena pubblicata, al Pastore Giorgio Tourn a cura di Sabina Baral.

Il pastore Tourn è stato presidente della società di studi valdesi, successivamente direttore e poi presidente del centro culturale valdese di Torre Pellice. E’ autore di numerose pubblicazioni tra le quali ricordiamo la traduzione e la cura dell’edizione italiana dell’Istituzione della religione cristiana di Giovanni Calvino.

L’intervista, sintetica, non è per questo meno intensa e densa di significati; risposte in grado di aprire squarci di riflessione e di luce:

Lo chiamiamo Dio, usando un linguaggio  religioso ma se volessimo usarne uno filosofico lo chiameremmo l’Assoluto, la Realtà Ultima … 

Dov’è Dio o dove sei tu rispetto a Dio …

Calvino: dove è il senso della vita del credente … 

La preghiera: non sappiamo pregare, ne facciamo una pratica religiosa, uno spazio cui dedicare un po’ di tempo, che richiede una gestualità ma pregare non è parlare a Dio, è sapere che sei davanti a Dio, è la coscienza di essere davanti a Dio …

Da ascoltare con attenzione:

 

Il consiglio ecumenico delle chiese, che rappresenta a livello globale la maggior parte delle chiese cristiane, ha rilasciato il 7 novembre scorso una  Dichiarazione sull’improrogabile sfida della trasformazione economica.

Di seguito il testo del documento:

Dichiarazione sull’improrogabile sfida della trasformazione economica: a 10 anni dalla crisi finanziaria globale

Il comitato esecutivo del Consiglio Ecumenico delle Chiese riunitosi a Uppsala, in Svezia, dal 2 all’8 novembre 2018, evidenzia che quest’anno ricorre il decimo anniversario della crisi finanziaria globale, le cui conseguenze, ancora perduranti, includono: livelli crescenti di disparità di reddito, maggiore concentrazione della ricchezza nelle mani di un gruppo sempre più piccolo di élite economiche, accresciuta precarietà economica per una larga maggioranza della popolazione mondiale, disoccupazione giovanile diffusa, aumento del debito pubblico, instabilità sociale e politica e aumento delle forze politiche populiste in molti contesti a livello mondiale.

Constatiamo che praticamente nessuno dei protagonisti decisivi nelle pratiche che hanno generato la crisi sono stati ritenuti responsabili del danno globale generato, che il tempismo politico all’indomani della crisi nell’operare riforme sistemiche delle politiche e delle pratiche economiche è ampiamente mancato, e che le pochissime misure normative messe in atto dopo la crisi sono state poi ricondotte alla situazione precedente.
La spregiudicata avidità di pochi irresponsabili continua a creare rischi che minacciano il futuro di molti, e le condizioni per un’altra crisi finanziaria ed economica globale, di dimensioni ancora maggiori, stanno insorgendo velocemente.
Sottolineiamo inoltre, che oggi molti governi stanno rientrando in una crisi debitoria e faticano per finanziare gli obiettivi di sviluppo sostenibile; ciò è dovuto in parte alla corruzione, all’evasione delle imposte da parte delle imprese, alle agevolazioni fiscali e al restringimento della basi imponibili.
Rimarchiamo inoltre che l’urgente sfida dei cambiamenti climatici esige un sistema finanziario ed economico globale che applichi nuovi indicatori economici (diversi dal prodotto interno lordo incentrato sulla crescita) che tengano conto degli impatti sociali ed ecologici, che privilegino gli investimenti nella sostenibilità ecologica; un sistema che riduca la dipendenza dal debito in modo da liberare risorse per il rinnovamento sociale ed ecologico. Questa sfida è stata drammaticamente sottolineata di recente da una relazione speciale del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) delle Nazioni Unite sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, la quale documenta che evitare impatti catastrofici dei cambiamenti climatici richiederà la trasformazione del l’economia mondiale a una velocità e portata senza precedenti.
Il comitato esecutivo del CEC pertanto:
Rinnova il proprio ripetuto appello a una nuova architettura finanziaria ed economica internazionale; verso un’economia della vita che colleghi la finanza all’economia reale, che tenga conto degli impatti sociali ed ecologici e ponga limiti efficaci all’avidità.

Chiede una regolamentazione efficace e una vera rendicontazione per quei soggetti ed istituti- comprese le società transnazionali e le istituzioni finanziarie considerate “troppo grandi per fallire” – la cui avidità e le cui pratiche corrotte hanno creato e continuano a creare rischi di dilaganti e disastrose crisi ed instabilità economica e di privare le nazioni delle risorse necessarie per uno sviluppo equo e sostenibile.

Incoraggia gli sforzi del CEC, della Comunione Mondiale delle Chiese Riformate (WCRC), del Consiglio per la Missione Mondiale (CWM) e della Federazione Luterana Mondiale (LWF) per una Nuova Architettura Finanziaria ed Economica Internazionale (NIFEA), e di tutte le chiese e dei partner ecumenici e interreligiosi che operano in questa direzione.

Conferma il lavoro del gruppo ecumenico su NIFEA e la Scuola Ecumenica su “Amministrazione, Economia e Gestione a favore di un’Economia della Vita allo scopo di creare cultura e competenze economiche all’interno delle chiese dotando i partecipanti di strumenti e linguaggio atti a promuovere efficacemente le stringenti e necessarie trasformazioni nel settore finanziario ed economico globale.

Domanda al CEC di collaborare con i vari interlocutori ecumenici ed altri nella convocazione di concertazioni più ampie per la trasformazione economica e finanziaria – coinvolgendo le diverse categorie di competenze rappresentate all’interno delle chiese – anche nei settori della (1) tassazione come strumento per promuovere la ridistribuzione, la responsabilità e la sostenibilità; (2) regolazione e democratizzazione della finanza; e (3) economia post-crescita.

 

Lo scorso 5 dicembre la chiesa valdese, unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia,

ha diffuso a mezzo del moderatore della tavola valdese Past. Eugenio Bernardini e della presidente

dell’OPCEMI Past. Mirella Manocchio

il documento del Consiglio ecumenico delle

Chiese (CEC) sul tema della violenza contro le donne.

 

Il documento, redatto in occasione della
consultazione mondiale sul “Decennio delle chiese in solidarietà con le donne” che si è tenuta
a Kingston (Giamaica) dal 1 al 6 ottobre 2018, è stato approvato dal comitato esecutivo del
CEC conclusosi a Uppsala (Svezia) lo scorso 8 novembre.
Si tratta di un documento importante che riguarda un tema delicato e di assoluta
attualità. Alla sua stesura ha partecipato anche la pastora Letizia Tomassone, presente alla
consultazione di Kingston per conto della Tavola Valdese e dell’Opcemi.

Sono state quindi esortate Le chiese membro e i
partner ecumenici  a condannare la violenza sessuale e di genere e ogni
forma di violenza contro donne, bambini e persone vulnerabili e a dare loro sostegno, nonché
a contrastare i comportamenti che predispongono alla violenza.

Il documento esorta le chiese membro del CEC e i partner ecumenici:
– A condannare o reiterare le loro condanna della violenza sessuale e di genere e di ogni forma di
violenza contro donne, bambine, bambini e persone vulnerabili.
– A dichiarare tale violenza un peccato.
– A compiere sforzi costruttivi per superare gli atteggiamenti che predispongono a tale violenza, tra
cui lo sviluppo di chiare politiche sulle molestie sessuali che dicano chiaramente le conseguenze
per chi compie tali molestie.
– A continuare a lavorare con organizzazioni e gruppi locali che si oppongono a tutte le forme di
violenza sessuale e di genere.
– A dare sostegno nelle diverse forme, anche elaborando percorsi di guarigione dai traumi subiti da
donne, ragazze e altri soggetti vulnerabili a tali violenze nelle loro comunità.

Al link il documento integrale:

dichiar_wcc_violenze_genere2018

 

Qualcuno l’ha definita “teologia pop”, cercando di identificare un genere che accosta senza timori i temi teologici ad elementi della cultura popolare: dal fantasy alla fantascienza e , perchè no, al fumetto d’autore. L’accostamento a prima vista ardito è quello capace -scardinando approcci tradizionali- di spingere alla riflessione. Chi ha detto che la profondità del pensiero non possa essere favorita dalla rottura di schemi consolidati?   In questo solco si muove il testo “Il vangelo secondo Mafalda” di Marco Dal Corso, che lunedì 17 dicembre 2018 alle ore 20,30 presso il tempio valdese di Verona di via Duomo angolo via Pigna, sarà presentato dall’autore in dialogo con la Pastora Laura Testa della chiesa valdese di Verona.

L’ingresso è libero.

Al link la locandina dell’evento:

DalCorso-Mafalda-locandina-b3

Un video per trasmettere il senso della nostra fede cristiana a tutti, in modo nuovo e aperto. Con frasi e gesti molto semplici, amici e membri delle chiese valdesi e metodiste spiegano il perché della loro fede e ci raccontano cosa significa per loro il Padre Nostro.

Ideazione e sceneggiatura di Roberto Davide Papini. Riprese e montaggio a cura di Daniele Vola.

[chiesavaldese.org]

Per la serie “Una chiesa che risponde” pubblicata sul canale youtube della chiesa evangelica valdese, riportiamo un breve messaggio del pastore Marcello Salvaggio che intende rispondere al quesito del titolo.

Il grande ruolo delle donne è in ogni occasione stato riconosciuto da Gesù con grande chiarezza, non dimentichiamo che sono state le donne le prime a ricevere l’annuncio della resurrezione, in una società in cui la testimonianza delle donne non aveva alcun valore in tribunale. In una chiesa in cui si prende molto sul serio il sacerdozio universale dei credenti, come riporta la prima lettera di Pietro: “Ma voi siete una discendenza eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo acquistato perché proclamiate le opere meravigliose di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (2,9), siamo convinti che il pastorato delle donne costituisca una grande ricchezza e fonte di pluralità.

Vediamo …

In questi giorni in cui i venti di guerra soffiano violentemente sulla Siria, il messaggio di pace di Gesù e delle sue chiese interpella ancora e sempre l’umanità intera. La Siria: terra martoriata da anni in cui in nome della strategie planetarie, dell’appropriazione e della gestione delle risorse naturali della terra, si perpetrano  incessanti massacri ai danni della popolazione. Nel breve video pubblicato sul canale youtube della chiesa evangelica valdese, il pastore Jens Hansen risponde sinteticamente alla domanda: “Che posizione ha la chiesa valdese sulla guerra e sull’obbligo di un servizio militare quando questa non vi è?” , ricordando che attualmente vi sono ben 67 stati nel mondo in stato di guerra e che -come ebbe a scrivere il teologo Juergen Moltmann- siamo chiamati a trasformare l’energia criminale in energia dell’amore.

Ascoltiamo …