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Sinfonia della Riforma

209 anni fa, il 3 febbraio 1809, nacque ad Amburgo Jakob Ludwig Felix Mendelssohn-Bartholdy.

Felix era nipote del grande filosofo ebreo Moses Mendelssohn. Crebbe senza un credo religioso fino all’età di sette anni, quando venne battezzato come cristiano riformato.

Da adulto, la sua adesione al cristianesimo fu convinta e consapevole, ma nonostante ciò fu vittima di antisemitismo sia in vita che dopo la morte.

Nel 1830, per il trecentesimo anniversario della Confessione augustana, Mendelssohn scrisse la Sinfonia n. 5 in re minore, Op. 107, conosciuta con il titolo “La Riforma”. Il tema dell’ultimo movimento (Chorale) della sinfonia è costituito dal famoso corale di Martin Lutero Ein feste Burg ist unser Gott (La forte rocca è il mio Signor, n. 45 dell’Innario Cristiano).

Presentiamo qui il Chorale nell’esecuzione dell’orchestra Anima Eterna, diretta da uno dei maggiori specialisti della musica romantica su strumenti d’epoca, Ios van Immerseel.

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Venerdì 19 gennaio, incontro di approfondimento: “I Valdesi: chi sono, cosa professano.”

Venerdì 19 gennaio, con inizio alle ore 16.45, presso il tempio valdese di Verona -via Duomo, angolo via Pigna, si terrà un incontro di approfondimento a cura della Past. Laura Testa sul tema: “I Valdesi, chi sono, cosa professano”. Si tratta di un appuntamento che vuole costituire un’occasione non solo per chi già appartiene alla chiesa valdese ma anche per tutti coloro che desiderano comprendere una  realtà di fede presente nel nostro Paese da otto secoli. Un modo diverso di essere chiesa rispetto a quello maggioritario in Italia e che ha profondissime radici evangeliche e storiche.

Si tratterà della fede, delle tradizioni, della storia e delle vicende di un popolo-chiesa che nella sua fedeltà all’Evangelo continua a confessare la Signoria di Cristo nel solco della tradizione evangelica riformata.

Verso la fine del XII secolo un mercante di Lione di nome Valdo predicò la povertà e l’imitazione degli apostoli: i valdesi furono scomunicati, perseguitati, dispersi, la fede fu spesso vissuta in maniera clandestina; l’adesione alla Riforma protestante di impronta calvinista nel XVI secolo sancì ulteriormente la rivendicazione di adorare Dio in libertà e secondo coscienza. Solo a partire da poco più di un secolo e mezzo iniziarono  le prime tutele ed il riconoscimento civile.

Oggi la chiesa valdese si connota per essere chiesa di  minoranza certamente, ma con una vitalità e presenza nel tessuto italiano che non è mai inosservata, una Chiesa che non cessa di professare come suo unico capo e salvatore Cristo.

 

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Venerdì 1 dicembre ultimo appuntamento del ciclo di conferenze sulla Riforma

Venerdì 1 dicembre, con inizio alle ore 21 presso il tempio valdese di Verona (Via Duomo, angolo via Pigna), si terrà l’ultimo della serie di quattro incontri organizzati dalla chiesa valdese di Verona e dalla comunità evangelica luterana di Verona, in occasione del 500. anniversario della Riforma protestante.

Interverrà Mons. Franco Buzzi con la relazione dal titolo: “La Riforma dal punto di vista cattolico a 500 anni dall’evento”.

La partecipazione è  libera ed aperta a tutti.

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L’ecumenismo nel 500. anniversario della Riforma: la dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione.

Nel 2017 è accaduto qualcosa di meraviglioso, unico , impensabile anche solo  fino a pochi decenni fa: le celebrazioni dei 500 anni della Riforma sono state occasione di dialogo, confronto, ecumenismo vero. Ciò non si è verificato come fenomeno isolato ma come risultante di un costante impegno e forte desiderio di testimoniare come, nella diversità vi sia comunque “Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione!” (Ef. 4,4)

Impegno ecumenico che viene da lontano e che  nasce in seno al protestantesimo. Urgente agli inizi del XX secolo la necessità di confrontarsi a fronte dei nuovi quesiti imposti dall’attività missionaria. Non a caso fu nel 1910 , in occasione della conferenza missionaria mondiale di Edimburgo, che si iniziò un cammino che portò poi alla creazione di quelle organizzazioni accomunate dalla necessità di arrivare all’unità visibile della chiesa: nel 1948 il CEC (consiglio ecumenico delle chiese), nel 1959 la KEK, (conferenza europea delle chiese), nel 1973 la CPCE (commissione delle chiese protestanti in Europa-concordia di Leuenberg) per arrivare infine ad un documento condiviso anche con la chiesa cattolico-romana (Charta Oecumenica, 2001) .

In questo contesto la Chiesa evangelica valdese, tramite il suo sinodo (delle Chiese valdesi e metodiste), produsse nel 1998 il documento sull’ecumenismo, in grado di affrontare in maniera organica il tema ecumenico, dalle motivazioni, allo stato dell’arte delle relazioni con le altre chiese, fino agli obiettivi e linee guida. Il documento evidenzia come la cristianità si sia divisa più volte e come la varietà e la diversità facciano parte della natura stessa della Chiesa una, in quanto esse sono caratteristiche umane: Il fatto stesso che nella Bibbia si abbiano diverse concezioni e teologie illustra tale concetto, rilevando come siano illustrati i molteplici aspetti di una unica realtà e verità : la rilevazione di Dio in Gesù. L’uniformità infatti contraddice l’azione dello Spirito che si manifesta nella varietà dei doni. La Chiesa come corpo di Cristo non è divisa, perché Cristo non è diviso (1 Cor 1,13), è la Chiesa come realtà storica e umana ad essere divisa. Interessante in questa sezione come alcuni termini identifichino l’atteggiamento adeguato al percorso ecumenico: Chiese che sinceramente desiderano manifestare unità, che hanno iniziato un cammino di pentimento e rinnovamento, imparando ad accogliersi gli uni gli altri, non ignorando e banalizzando le divisioni, consapevoli che nessuna chiesa esaurisce la “pienezza di Dio” (Ef. 3,19). Senza perdere di vista che la principale ragione dell’ecumenismo è che “il mondo creda” (Gv, 17,21).

Un ulteriore passo avanti non poteva che cadere proprio nel 2017: il 5 luglio è stato firmato con Cattolici, Luterani e Metodisti  a Wittenberg un documento congiunto in seno al WCRC (World Communion of Reformed Church – Comunione mondiale delle Chiese Riformate) riguardo la dottrina della giustificazione. In sostanza le 225 chiese protestanti riformate che aderiscono al WCRC si associano alla dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione che venne sottoscritta nel 1999 da parte della Federazione Mondiale delle Chiese Luterane (LWF) e dalla Chiesa Cattolico-romana.

Il testo riporta chiaramente un’assunzione di responsabilità che impegna tutti noi: “Ci impegniamo a restare uniti per approfondire la nostra comune comprensione della giustificazione nello studio teologico, nell’insegnamento, nella predicazione. La presente attuazione di ciò e l’impegno profuso sono considerati da cattolici, luterani, metodisti e riformati come parte della loro ricerca della piena comunione e della testimonianza comune di fronte al mondo della volontà di unità per i cristiani”.

Viene inoltre comunemente definito che : “Siamo in accordo sulla comune affermazione che la giustificazione è l’opera del Dio trinitario. La buona novella dell’Evangelo è che Dio ha riconciliato il mondo con sé stesso attraverso il Figlio e nello Spirito. … Secondo la comprensione riformata la giustificazione e la santificazione, che non possono essere separate, provengono entrambe dall’unione con Cristo. … . Per sola grazia, attraverso la fede nell’opera salvifica di Cristo – e non per alcun merito da parte nostra- siamo accettati da Dio. In Cristo lo Spirito rinnova i nostri cuori e ci fornisce gli strumenti per compiere le buone opere che Dio ha preparato come nostro cammino.”

Al link il testo completo in inglese, francese, tedesco e spagnolo: dichiarazione congiunta giustificazione

La dichiarazione ha una grande valenza e, forse, si è un po’ persa tra le molteplici occasioni e celebrazioni. Non dimentichiamo che nei secoli scorsi si moriva per difendere il principio della salvezza per sola grazia attraverso la fede.

Alessandro Serena

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Incontri ecumenici in Trentino dal 3 al 31 ottobre

Serie di incontri ecumenici a cura del Centro Diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso di Trento: 

martedì 3 ottobre, ore 18.30, Trento, da piazza Dante a piazza D’Arogno: Camminata in memoria nella giornata per le vittime delle migrazioni

 martedì 3 ottobre, ore 21.00 [come ogni martedì] Trento, Cappella universitaria, via Prepositura:  Preghiera ecumenica nello stile di Taizé

 giovedì 5 ottobre, ore 18.00 Trento, Biblioteca Comunale, via Roma 55: Dante tra induismo ed eresie medievali, anteprima del Religion Today con Maria Soresina

 venerdì 6 ottobre, ore 17.30, Rovereto, Centro Beata Giovanna, via Conciatori : Gruppo ecumenico di lettura biblica

 venerdì 6 ottobre, ore 20.30, Trento, Cattedrale di san Vigilio: Preghiera ecumenica straordinaria con il vescovo Lauro Tisi e il vescovo luterano Karl-Hinrik Manzke nell’ambito del convegno CEI – ELKI, Federazione Chiese Ev. Luterane in Italia  

 lunedì 9 ottobre, ore 17.30, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Il tempo del silenzio. San Romedio e dintorni, in anteprima con il Religion Today filmfestival

 martedì 10 ottobre, ore 19.00, Trento, Cappella universitaria, via Prepositura: Culto evangelico luterano

 domenica 15 ottobre, ore 17.45, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Religion Today filmfestival. Sguardi con il buddista Stefano Bettera, don Mario Gretter, l’imam Kamel Layachi, la pastora Lidia Maggi

 lunedì 23 ottobre, ore 18.00,Trento, Sala Fondazione Caritro, via Garibaldi 33: Mostra. Incontri. Dibattiti nel Centenario della Riforma a cura delle Chiese Ev. Riformate Battiste in Italia

 domenica 29 ottobre, ore 18.00, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Le religioni nella città, incontro del Tavolo delle Appartenenze Religiose

 martedì 31 ottobre, ore 17.30, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Lutero. Mendicante di Dio, dagli scritti a cura di Alfonso Masi

 

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“Da Martin Lutero a Martin Luther King” a Mantova dal 3 al 28 ottobre.

Serie di incontri organizzati dall’I.I.SS. “Carlo d’Arco – Isabella d’Este” di Mantova:

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Serie di incontri: Lutero, 500 anni dalla Riforma.

Il 31 ottobre 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero, secondo la tradizione,  affisse sul portale della chiesa del castello di Wittenberg le sue famose 95 tesi.  L’immagine è suggestiva ed è rimasta nell’immaginario collettivo come un’icona: il temerario monaco che affigge con vigore,  a colpi di martello il documento che riportava con altrettanta forza le tesi destinate a tracciare un solco all’interno della cristianità. In realtà le tesi nacquero come documento accademico: Lutero, professore di Sacra Scrittura presso la locale università pose alla discussione della comunità accademica, come era in uso all’epoca, le proprie idee. Proprie, ma come ebbe occasione di dichiarare pochi anni più tardi di fronte all’imperatore Carlo V nel corso della dieta di Worms, radicate nella fede ed avvinte alla Scrittura: “Io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della Parola di Dio”. L’intento di Lutero era in realtà non quello di creare una frattura ma di ri-formare:  discutere sulla necessità di  tornare ad un cristianesimo maggiormente conforme alle sue origini.

A quattordici anni di distanza da quel fatidico 31 ottobre,  la chiesa valdese avrebbe aderito alla Riforma protestante nella sua impronta calvinista. Una chiesa già esistente: nel XII secolo un ricco commerciante di Lione cedette tutti i suoi averi per vivere nella povertà evangelica e professare   la fede cristiana con la propria vita e con le proprie parole nella predicazione della Parola di Dio.

Di questo e di altro si parlerà in occasione della serie di  incontri, organizzati in occasione del 500. anniversario della Riforma, che avranno luogo nel corso dei mesi di settembre ed ottobre e promossi dall’ISTITUTO  DI ISTRUZIONE SUPERIORE STATALE MARIE CURIE
di Garda Bussolengo e dall’UNIVERSITÀ DEL TEMPO LIBERO di Garda.

Giovedì 21 settembre 2017, ore 17:30
DEFORMATA REFORMARE
la riforma prima della Riforma
relatore
GIULIO RAMA Liceo Marie Curie

Giovedì 28 settembre 2017, ore 17:30
POTERE E IMMAGINAZIONE
l’incontro (e lo scontro) tra Carlo V e Lutero
relatore
CARLO SANDRELLI Liceo Marie Curie

Giovedì 12 ottobre 2017, ore 17:30
FEDE GRAZIA SCRITTURA
il cuore della Riforma Luterana
relatore
URS MICHALKE, Verona, Pastore della Chiesa Evangelica Luterana in Italia

Giovedì 19 ottobre 2017, ore 17:30
PIETRO VALDO E LA CHIESA VALDESE
una Chiesa della Riforma in Italia
relatrice
LAURA TESTA Pastora della Chiesa Valdese
di Verona

Gli incontri si terranno presso il PALAZZO MUNICIPALE DI GARDA, nella  sala consiliare, Lungolago Regina Adelaide, 15.

L’ingresso è libero.

locandina incontri 500 anni riforma

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I 5 SOLA – Soli Deo Gloria (5)

Narrano i cieli la gloria di Dio, gli spazi annunziano l’opera delle sue mani
(Salmo 19)

«È privo di fondamento (…) questo legare l’uomo a se stesso, anziché fargli prendere coscienza del fatto che un corretto orientamento dell’esistenza scaturisce da una volontà di ricercare, accrescere, esprimere la gloria del Signore». Questa la risposta, cioè «Soli Deo gloria», solo a Dio la gloria, che Giovanni Calvino manda da Ginevra nel settembre del 1539 al cardinale di Carpentras Jacopo Sadoleto. Quest’ultimo, nella sua lettera del marzo dello stesso anno, aveva invitato pubblicamente i ginevrini, con i quali Calvino viveva in quel momento tutta la novità della Riforma, a ritornare sulla «retta via» della Chiesa cattolica. A rendere quindi «gloria», piuttosto, alla sua Chiesa, alla disciplina, alla dottrina, ai dogmi.
Senza i dogmi e i sacramenti della tradizione cattolica, aveva scritto il cardinale, sarebbe preclusa la vita eterna ai credenti ribelli. Una minaccia terribilissima che, come Calvino sottolinea, tende a tenere imprigionate le anime a cui non sia permessa una propria originale «lettura» della Parola delle Scritture, e quindi un dialogo libero, personale, confidente e responsabile, con il Dio che la Riforma vuole recuperare in tutta la sua gloria «esclusiva».

Soli Deo gloria diventa uno dei cinque «Sola» della Riforma, fondamentale e fondante degli altri quattro. Perché per rendere gloria a Dio, che vuol dire amarlo per la sua bontà e la sua creazione di cui facciamo parte, bisogna ascoltare la propria vocazione, cioè la Fede, nutrirla con la Scrittura, gioire della Grazia, riferirsi costantemente all’esempio di Cristo. Ed esprimere e declinare sempre nuovi contenuti e comportamenti in modo appunto che Soli Deo gloria possa continuare e ribadire il proprio significato nelle varie e mutevoli condizioni storiche.
Cambiano infatti nel corso della storia gli idoli a cui opporsi, ma Soli Deo gloria indica di epoca in epoca la loro inconsistenza, anche quando la massa umana li sacralizza. Oggi questi idoli sono il profitto e la finanza, lo sfruttamento di una parte del mondo su un’altra, la tecnologia fine a se stessa, quella scienza che si autorizza e si compiace con arroganza dei propri risultati. Abilità e conoscenze, e il potere che ne deriva, illudono gli uomini di essere centrali e autosufficienti. È l’eterna e diabolica superbia che si incarna, a seconda dei tempi e dei luoghi, in diversi personaggi e diverse ideologie autocelebrative. Desiderio di superare il limite posto all’essere umano, che ha le proprie radici nella preistoria, come ci insegna il mito di Adamo ed Eva. Tentata prima Eva, forse perché il matriarcato ha illuso le donne di un proprio potere nel generare la vita, poi Adamo quando, sempre nella notte dei tempi, il «maschile» ha ribaltato la situazione di potere sottomettendo il «femminile».

Tutto l’Antico testamento racconta come Dio, nella sua assoluta libertà, ha scelto, tra popolazioni adoranti dee madri, animali, feticci e faraoni, il popolo ebraico perché era quello con cui Egli si poteva più facilmente relazionare. Il patto della circoncisione forse segna proprio questo rendere gloria all’unico vero potere generativo che appartiene a Dio e non all’uomo, siglato attraverso un segno visibile nella carne.

Dio assegna al popolo ebraico in quei tempi il compito di tramandare il proprio messaggio d’amore. Che si esprime nella consegna a questo sparuto e spaventato gruppo di esuli della prima incontrovertibile testimonianza, appunto, della paterna attenzione verso l’umanità, che si dibatte dentro le proprie debolezze e fragilità e confusioni: i dieci Comandamenti, che fanno una lapidaria chiarezza su ciò che è bene e ciò che è male, e che iniziano proprio con «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me». Un Dio che, andando a ritroso nel racconto, aveva già insegnato attraverso l’episodio di Abramo, disposto a uccidere il proprio figlio, che i sacrifici umani, che al tempo erano una pratica comune, non erano necessari alla sua gloria, non erano graditi, non erano permessi.

Se la parola «gloria» ci sembra impegnativa, se può condurre a immaginare un Dio Padre lontano nell’«alto dei cieli», possiamo correggere la sensazione tornando, nella Trinità, alla figura e all’esempio illuminante di Gesù, che, intervenendo nella storia, ha allargato il messaggio divino a tutti. E ricordandoci che lo Spirito di Dio è con noi quotidianamente, agisce in noi direi maternamente come suggerisce la sua etimologia ebraica al femminile: ruah.
Non a caso Johann Sebastian Bach, cantore della Riforma, siglava le sue composizioni musicali all’insegna del Soli Deo Gloria. Intuiamo infatti che certi risultati umani, eccezionali come quelli delle bachiane Passione secondo Giovanni e Passione  secondo Matteo, ma anche assolutamente più quotidiani quali sono quelli che sperimentiamo noi credenti quando siamo chiamati a fare piccole e grandi scelte, non possono attuarsi se non con l’aiuto di Dio. Che agisce dentro di noi e che ci illumina la via.
Tutto quello che riusciamo a realizzare non è per noi. È per la sua gloria

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Lutero – 500 anni dalla Riforma

 

Giovedì 21 settembre 2017, ore 17:30
DEFORMATA REFORMARE
la riforma prima della Riforma
relatore
GIULIO RAMA Liceo Marie Curie

Giovedì 12 ottobre 2017, ore 17:30
FEDE GRAZIA SCRITTURA
il cuore della Riforma Luterana
relatore
URS MICHALKE Pastore della Chiesa Luterana di Verona e Gardone

Giovedì 28 settembre 2017, ore 17:30
POTERE E IMMAGINAZIONE
l’incontro (e lo scontro) tra Carlo V e Lutero
relatore
CARLO SANDRELLI Liceo Marie Curie

Giovedì 19 ottobre 2017, ore 17:30
PIETRO VALDO E LA COMUNITÀ VALDESE
una Chiesa della Riforma in Italia
relatore
LAURA TESTA Pastora della Chiesa Valdese di Verona

 


Sede degli incontri

PALAZZO MUNICIPALE DI GARDA
sala consiliare
Lungolago Regina Adelaide, 15

INGRESSO LIBERO

 

Iniziativa promossa da
ISTITUTO ISTRUZIONE SUPERIORE STATALE MARIE CURIE
Garda Bussolengo
UNIVERSITÀ DEL TEMPO LIBERO DI GARDA


 

 

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I 5 SOLA – Sola Fide (4)

«Dio ha così amato il mondo che ha dato il suo unico figlio perché tutti coloro che credono in lui non muoiano, ma abbiano vita eterna. Dio non ha mandato suo figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma per salvarlo attraverso di lui» (Giovanni 3, 16-17)
Parlare di fede, forse, può essere ambiguo e poco comprensibile, poiché spesso questo termine si utilizza per indicare manifestazioni di fanatismo religioso oppure per esprimere varie forme di superstizione; inoltre la nostra è una società fortemente secolarizzata e, dunque, la «fede in Dio» interessa poco, semmai appartiene alla dimensione privata dell’individuo. Senza dubbio non si può ridurre il Dio dei Cristiani a una spiegazione razionale e i dogmi della chiesa, a partire dalla Trinità, appaiono talora complicati e oscuri per chi è alieno dal linguaggio filosofico e teologico. Al contrario, l’uomo Gesù continua ad affascinare perché offre qualche certezza storica, almeno in alcuni dati fondamentali e, soprattutto, per il messaggio trasmessoci, che rimane attuale.

Tuttavia l’etica dell’ebreo Gesù, per quanto rivoluzionaria ed anticonformista, non rappresenta in toto il suo messaggio di salvezza, perché avere fede non significa esclusivamente sforzarsi di seguire i suoi insegnamenti morali (per quanto ciò sia già un ottimo proposito, valido per tutti, atei e credenti); piuttosto – ancora prima di agire – significa, illuminati dalla Grazia divina, affidarsi per intero alla «buona notizia» ed essere sicuri che quell’oscuro figlio di un falegname, probabilmente falegname anche lui nei primi trent’anni della sua vita, è morto in croce per la liberazione degli esseri umani dal male, per iniziare il nuovo regno, per riconciliare noi – umanità corrotta e incapace di essere davvero giusta e onesta, incapace di amare il prossimo senza riserve o autocompiacimenti – con l’Eterno. La fede diventa allora il fondamento delle nostre azioni, perché da sole non basterebbero a renderci uomini e donne completi, nel senso biblico dell’espressione, giacché «Iddio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn. 1, 27): e come potremmo essere a immagine del nostro Signore, se non specchiandoci nella sua immagine proprio attraverso la fede in Cristo, intesa alla latina come la «fiducia» che nel suo sguardo d’amore ritroveremo l’integrità originale?

Lutero, con uno straordinario paradosso, dichiarava che l’essere umano in Cristo è simul iustus et peccator, «contemporaneamente giusto e peccatore», quasi a dire che la luce del bene ci viene anticipata grazie all’abbandono fiducioso in Dio. E, attraverso una seconda provocazione, diceva pecca fortiter, sed crede fortius, «pecca profondamente, ma credi più profondamente»: dunque la fede/fiducia è più forte del male giacché, se è accolta, ci orienta e dà un senso altro, una prospettiva diversa alle nostre vite.
«Soltanto la fede» perciò non esprime né la superstizione religiosa né le credenze miracolistiche, che rifiutiamo considerandole inutili e pericolose, ma è un atto di affidamento che non chiede dimostrazioni, è la scoperta dell’amore di Dio per ciascuno di noi. E tutto questo si fonda sull’ascolto della Parola biblica, sulla sua lenta meditazione, in un cammino di ricerca ininterrotto e promosso dal dubbio: il ragionamento umano non è in grado di comprendere fino in fondo e, quindi, di racchiudere in un sistema l’Eterno e l’evento della Croce e della Resurrezione, dato che lo Spirito di Dio è sovranamente libero. Come scrive Giovanni, «lo sprito soffia dove vuole e si sente la sua voce, ma non si sa da dove venga e dove vada» (Gv, 3, 8).

«Soltanto la fede» ci invita a sciogliere i cuori induriti per affidarci a Cristo, in cui solo possiamo trovare una vera dimensione di libertà perché sapere abbandonarsi all’amore, superando le sovrastrutture della ragione, ci permette poi di essere e di vivere nel mondo da persone davvero libere, che indirizzano le loro azioni senza vincoli, fuori dalle logiche del tornaconto: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt. 10, 8).
«Soltanto la fede» fa risuonare l’insegnamento dell’apostolo Paolo, che scriveva: «Non mi vergogno della buona notizia, […] poiché la giustizia di Dio è stata rivelata in essa da fede in fede» (Rom. 1, 16-17). La buona notizia, che noi siamo abituati a chiamare «Evangelo», ci è stata rivelata «di fede in fede» perché il giusto vivrà attraverso la fede e questa catena di fede/fiducia, trasmessa nei secoli, ci interpella ancora oggi – forse più di ieri, in quanto essa non è data per scontata, ma ci impone il confronto con una cultura e con un mondo in cui da un lato Dio (fortunatamente) non è più un obbligo e dall’altro assistiamo a devianti forme di fanatismo in nome di Dio.