,

I corridoi umanitari, quando le vittime non sono numeri: l’esperienza della casa evangelica valdese di Vittoria.

Volentieri riportiamo l’esperienza di accoglienza di profughi siriani della Casa Evangelica Valdese di Vittoria (RG), raggiungibile al link sottoriportato.

Rappresenta un vivace e concreto esempio di cosa avviene quando non ci si arrende alla guerra ed al senso di impotenza e ineluttabilità che spesso essa induce. Le vittime di ogni guerra, di ogni povertà, di ogni orrore non sono statistiche, sono persone con nomi e cognomi, famiglie, storie, dolori e speranze, sogni infranti e sogni ancora possibili.

Il nostro nemico non è lontano, sui campi di battaglia, è qui, molto vicino a noi  : è l’indifferenza!

C’è chi non si arrende.

https://sites.google.com/a/diaconiavaldese.org/newsletter-diaconia-valdese-aprile-2018/corridoi-umanitari-a-vittoria

, ,

La posizione della chiesa valdese sulla guerra

In questi giorni in cui i venti di guerra soffiano violentemente sulla Siria, il messaggio di pace di Gesù e delle sue chiese interpella ancora e sempre l’umanità intera. La Siria: terra martoriata da anni in cui in nome della strategie planetarie, dell’appropriazione e della gestione delle risorse naturali della terra, si perpetrano  incessanti massacri ai danni della popolazione. Nel breve video pubblicato sul canale youtube della chiesa evangelica valdese, il pastore Jens Hansen risponde sinteticamente alla domanda: “Che posizione ha la chiesa valdese sulla guerra e sull’obbligo di un servizio militare quando questa non vi è?” , ricordando che attualmente vi sono ben 67 stati nel mondo in stato di guerra e che -come ebbe a scrivere il teologo Juergen Moltmann- siamo chiamati a trasformare l’energia criminale in energia dell’amore.

Ascoltiamo …

,

“Semi di pace” a Verona, mercoledì 11 aprile: testimonianze di chi costruisce pace in Israele e nei Territori palestinesi.

Appuntamento di spessore mercoledì 11 aprile, con inizio alle ore 20.30, presso il tempio valdese di Verona, in via duomo, angolo via Pigna: si terrá un incontro aperto a tutti gli interessati in relazione al Progetto Semi di pace, XX edizione.

Nella profonda convinzione che Dio non appartenga ad una religione in particolare e che la regola aurea del “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te stesso” sia patrimonio comune delle fedi che animano l’umanità intera, volentieri sosteniamo e diamo spazio come chiesa valdese di Verona a occasioni di questo tipo. Esse infatti consentono testimonianze preziose, momenti da divulgare e custodire, possibilità di riflessioni non superficiali e rare occasioni di confrontarsi con persone che vivono e sono impegnate nella costruzione di percorsi di pace in contesti indubbiamente difficili, dove andare controcorrente non è certo scontato. Sono momenti che non possono non riportarci alle parole stesse del Maestro: “Beati gli operatori di pace …”.

Semi di Pace è un progetto promosso dalla rivista Confronti con il sostegno dell’8 per mille della Chiesa valdese (Unione delle chiese valdesi e metodiste), per dare voce a israeliani e palestinesi impegnati nell’educazione alla pace e al dialogo interreligioso.

Il progetto si propone di mostrare la complessità della situazione in Medio Oriente attraverso la viva testimonianza di persone che lavorano quotidianamente per il dialogo nelle diverse realtà in Israele e nei Territori palestinesi.

Semi di Pace è, infatti, un programma di incontro tra testimoni di pace, opinion leader, rappresentanti di comunità religiose, intellettuali, studiosi e rappresentanti di organizzazioni, israeliani e palestinesi, che vengono in Italia sia per mettere a confronto le proprie esperienze, sia per condividere con il pubblico italiano le loro analisi.

La formula che caratterizza il progetto è la divisione dei testimoni in coppie composte sempre da un israeliano e un palestinese, che si mettono a disposizione per incontrare i gruppi, le associazioni e le istituzioni che richiedano la loro testimonianza.

In virtù di questa caratteristica, Semi di Pace rappresenta per il pubblico italiano un’occasione unica per venire a conoscenza e confrontare i diversi punti di vista sulla situazione e sulla politica in Israele e nei Territori palestinesi così come vengono formulati e esplicitati dai diretti interessati, senza che ad essi venga posto il filtro di un’interpretazione “altra”. È altresì un modo per entrare in diretto contatto con rappresentanti di movimenti, organizzazioni e istituzioni che scelgono la via del dialogo e della riconciliazione.

Semi di Pace è un progetto giunto alla XX edizione e a cui hanno partecipato, nel corso degli anni, testimoni di pace, opinion leader, rappresentanti di comunità religiose, intellettuali, studiosi e rappresentanti di organizzazioni, fra cui: Parents Circle, Neve Shalom – Wahat al-Salam, Interfaith Encounter Association, Givat Aviva, “La via di Abramo”, NAFS, Windows for Peace, International Centre di Betlemme, Open Hause di Ramle, Peace Now, Hand in Hand, Al-Liqa, Hagar: jewish-arab education for equality, Road to Recovery…

La XX edizione di “Semi di pace”, vedrà il coinvolgimento delle seguenti organizzazioni:

Parents Circle – Families Forum (PCFF) è un’organizzazione pacifista composta esclusivamente da famiglie israeliane e palestinesi che hanno avuto in comune la sorte di vedere i propri familiari morire a causa del conflitto. Sono anche famiglie che non hanno voluto reagire al trauma del lutto con la volontà di vendetta e di odio, ma hanno preferito ricercare il dialogo e la riconciliazione con l’altro, per arrestare lo spargimento di sangue e operare a favore della pace.

Parents Circle è nata nel 1995, per iniziativa di Yitzhak Frankenthal, il cui figlio Arik era stato rapito e ucciso da affiliati ad Hamas l’anno precedente. Oggi ne fanno parte seicento famiglie israeliane e palestinesi che conducono un’azione comune per la costruzione della pace. Molte le attività promosse dall’associazione: incontri di dialogo per giovani delle due comunità, meeting pubblici tra le famiglie delle vittime, azioni di solidarietà e programmi educativi con il coinvolgimento delle due parti, sito internet in versione araba ed ebraica. La comunità di Facebook “Crack in the wall”, che conta oltre 28.000 membri, agisce per creare una crepa nel muro, impegnando palestinesi e israeliani nel dialogo e fornendo una piattaforma per esprimersi nella propria lingua, poi tradotta all’altro.

Per maggiori informazioni: http://www.theparentscircle.com

Road to Recovery è un’organizzazione binazionale fondata da Yuval Roth (già membro di Parents Circle Families Forum) al fine di fornire supporto medico alla popolazione palestinese, con particolare attenzione ai bambini che necessitano di cure e assistenza impossibili da trovare nei Territori palestinesi e a Gaza. Per questi bambini e per i propri genitori, infatti, i costi per il trasporto in ospedale sono proibitivi, specialmente nei casi in cui le cure devono essere reiterate. Questo importante lavoro è fatto perlopiù su base volontaria ed è portato avanti da israeliani che riconoscono l’importanza nella missione dell’associazione e hanno deciso di donare il proprio tempo e l’utilizzo dei personali mezzi di trasporto per trasportare palestinesi bisognosi. Uno dei compiti più delicati, in tal senso, è “scortare” i palestinesi dai propri luoghi di abitazione attraverso i checkpoint fino agli ospedali israeliani. Questo lavoro, chiaramente, non potrebbe essere possibile senza il supporto di palestinesi che svolgono il lavoro di facilitatori con i pazienti. Road to Recovery è affiliata ad altre organizzazioni attive nel dialogo fra israeliani e palestinesi, fra le quali: Doctors for Human Rights, Basmat el Amal, Rabbis for Human Rights.

Per maggiori informazioni: http://www.roadtorecovery.org.il

I due testimoni dell’associazione israelo-palestinese Road to recovery che interverranno quindi in occasione dell’incontro di Verona saranno:

Piera Edelman , israeliana, ha 56 anni ed è madre di 3 figli. Originaria del Sud Africa, Piera è emigrata in Israele nel 1979, all’età di 17 anni. È assistente sociale in case di cura per anziani e vive nel nord di Israele. Piera sul piano religioso si definisce osservante con una visione pluralista. Piera ha sposato il suo primo marito, Chovav Menachem Landau quando aveva 20 anni. Erano sposati da 6 mesi e aspettavano il loro primo figlio quando Chovav è stato ucciso in battaglia il 10 giugno 1982, nella prima guerra del Libano. Aveva 23 anni. Il suo funerale si è tenuto nel 21° compleanno di Piera, il 17 giugno 1982. Un anno dopo è nato Menachem (che significa in ebraico “conforto”). Piera si è risposata quando Menachem aveva quasi 2 anni e ha avuto altri due figli. Diversi anni dopo è nato in lei l’interesse di conoscere gli arabi presenti nel quartiere, per capire chi fossero e quale fosse la loro visione del mondo. Si è unita a diversi gruppi interreligiosi, ma presto si fatta strada in lei la volontà di incontrare i palestinesi della Cisgiordania.

Dopo aver partecipato a uno degli incontri di dialogo fra israeliani e palestinesi, Piera si è unita al Parents Circle – Families Forum sentendo di aver finalmente trovato quello che cercava. Piera crede fermamente nel messaggio di tolleranza, dialogo e riconciliazione del PCFF: “Mi sento sempre ispirata quando sono con i miei amici palestinesi, e in particolare quando condividono i loro percorsi individuali, che dimostrano con certezza che abbiamo un partner per fare la pace”.

Rasha Obeid , palestinese ha 31 anni e ha ottenuto un bachelor in amministrazione aziendale e contabilità. Vive e lavora a Betlemme.

Rasha ha perso suo nonno, Zein Aldein, nella battaglia di Al-Karameh nel 1968. Zein a quel tempo faceva l’autista e lavorava tra Giordania e Palestina, trasportando cibo e merci a favore dei rifugiati palestinesi. La famiglia di Rasha non sapeva che Zein fosse impegnato nei luoghi della battaglia e quando sparì senza dare notizie o informazioni. Dopo aver cercato nei vari ospedali si ebbe la speranza potesse essere stato arrestato dal governo israeliano ma ben presto anche questa ipotesi fu da scartare. Solo alla fine degli anni ’90 è stato rilasciato un certificato di morte ufficiale per Zein Aldein, senza che fossero consentite ulteriori indagini riguardo alle circostanze della sua morte o luogo di sepoltura.

Rasha è diventato membro di PCFF dopo aver partecipato alle sessioni di narrazione parallela. Sebbene inizialmente Rasha fosse riluttante ad aderire al PCFF, si è presto sentita parte di una grande famiglia: “La nostra storia non finisce mai, in ogni famiglia palestinese c’è una storia e ogni storia è unanuova vita per una nuova generazione”.

,

Quando la fede si oppone alla strumentalizzazione politica.

Quando oggi da un podio si vedono politici agitare un Vangelo,  nella mente di chi guarda a Cristo come Signore e Salvatore non possono non risuonare dei campanelli d’allarme. Ci si potrebbe chiedere perché in campagna elettorale spuntino i Vangeli branditi come fossero una bandiera di partito, o ci si erga a paladini dell'”Europa cristiana” mentre di difesa di Cristo si parla poco, o per niente. Sì perché per parlare di difesa di Cristo si dovrebbe  trattare di difesa degli ultimi, dei diseredati, degli immigrati, dei reietti di questa terra, dell’ “orfano e della vedova” del XXI secolo.

Sono stati molti i momenti della storia in cui la chiesa è stata chiamata ad ergersi contro qualsiasi strumentalizzazione.  In ambito protestante, nel 1934, l’anno successivo all’avvento al potere del nazismo, fu pubblicata la Dichiarazione Teologica di Barmen in cui teologi e pastori che si riconoscevano nella Chiesa Confessante (Bekennende Kirche)  si opposero alla Chiesa Evangelica Tedesca di stampo nazista. Le sei tesi della dichiarazione di Barmen intendevano esprimere una netta opposizione verso chi riteneva che Dio agisse promuovendo e sostenendo il nazismo, avversando la Chiesa Evangelica Tedesca che era stata creata dai nazisti ed operava secondo il Fuehrerprinzip (principio del duce) con a capo il “vescovo del Reich” Ludwig Mueller.

Tra le tesi di Barmen -che ebbero tra i loro estensori Dietrich Bonhoeffer e come redattore finale Karl Barth–  leggiamo che “Gesù Cristo è l’unica parola di Dio che dobbiamo ascoltare”  e che “respingiamo la falsa dottrina secondo cui la chiesa sarebbe autorizzata a lasciar determinare la configurazione del suo messaggio … dal variare delle convinzioni ideologiche e politiche di volta in volta dominanti”, inoltre è definito che “La Scrittura ci dice che lo Stato … ha il compito … di provvedere al diritto e alla pace”.

Si esprimeva in sostanza “una chiesa che esce dalla neutralità complice o semplicemente pavida e si pone decisamente nella società come spazio di responsabilità critica anche in campo economico e sociale” (P. Ricca in Filoramo Menozzi: “Storia del cristianesimo, l’età contemporanea”).

Non possiamo non rilevare oggi l’attualità della dichiarazione di Barmen che -nata come documento all’interno delle chiese- risuona ancora oggi come monito verso chi intende usare la fede cristiana come oggetto di strumentalizzazione politica  e non certo per ciò che essa é : un annuncio liberante, un annuncio di salvezza, la rivelazione dell’amore di Dio in Cristo: “Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi” (Mt, 25,37-37).

Alessandro Serena

Sui fatti di Macerata

Sui fatti del 3 FEBBRAIO 2018 a MACERATA
La sparatoria di Macerata non è un gesto di follia, ma di terrorismo che vuole condizionare la competizione elettorale. Spostare lo smarrimento della crisi economica su posizioni violente e xenofobe.
Noi, Chiesa valdese di Verona difendiamo con ogni convinzione la possibilità di vivere e crescere assieme; famiglie di diversa provenienza in una fratellanza di fede, individui di diversa cultura in una sororità di accoglienza reciproca.
Esprimiamo tutta la nostra ansia per l’avvenire dei nostri bambini, ora che lo “ius soli” è stato espulso dal panorama delle proposte elettorali.
Chiediamo che vengano difese le fondamentali libertà tutelate dalla Costituzione, ricordando che la libertà di culto è uno strumento importantissimo di riconciliazione e di pace.
Un gesto isolato che non nasce dal nulla: la pistola,l’odio razziale,la bandiera per coprire il nuovo sovranismo, il saluto romano , il tiro a segno sugli immigrati, ogni cosa indica la volontà di disperdere il sentimento repubblicano, di annullare il patto costituzionale.
Il disprezzo dei principi costituzionali di libertà, i troppi episodi di intolleranza coperti da chi ha responsabilità pubbliche hanno costruito muri che lasciano un popolo isolato , dimentico di ogni solidarietà, pronto al dileggio di chi pratica la integrazione.
Occorre uscire da una crisi che è culturale e spirituale, occorre abbattere il muro della separazione, fare argine ad ogni politica violenta, costruire corridoi e oasi umanitarie.

Fede e musica: l’ultimo numero di Gioventù evangelica

Marco Rostan presenta l’ultimo numero della rivista della Federazione Giovanile Evangelica in Italia.
Da Riforma, settimanale delle Chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi, n. 3/2018

Chi canta prega due volte. Così si intitola uno degli articoli della rivista Gioventù Evangelica (n. 238, inverno 2016). Un titolo che riassume il tema fede e musica, sviluppato sotto diversi punti di vista, e introdotto da Samuele Carrari e Sara Rivoira. Il titolo citato è una frase di Agostino d’Ippona nel suo commento al Salmo 72. Ma quale musica è adatta alla preghiera ed esiste veramente una musica evangelica? (Enrico Parizzi).
Analogo interrogativo è quello di Nicola Sfredda, che esamina la Riforma sotto questo punto di vista: da Lutero, che voleva che tutto il popolo cantasse e quindi spesso adottava melodie conosciute, a Calvino, preoccupato che una eccessiva emotività potesse essere troppo coinvolgente e distrarre dalla Parola predicata. Questa riflessione sfocia nei canti e nelle musiche raccolte negli ultimi anni, al di fuori di quelli contenuti nell’innario della Federazione delle chiese evangeliche.
Cantare o non cantare non è comunque la stessa cosa: lo documentano i tre musicisti intervistati da Matteo De Fazio. Non dobbiamo farci sedurre alla fede dalla musica, ma farci aiutare da essa a servire Cristo.
Qui può essere di grande aiuto la presenza di un ministerio musicale: Carlo Lella, che di questo ministero è Coordinatore per conto dell’Unione delle chiese battiste, racconta la sua esperienza e anche le difficoltà (32 anni) per decidere sull’istituzione di tale ministerio.
La musica può essere anche un ponte aperto verso la città. A Napoli questa esperienza è stata vissuta dall’Euphoria Gospel Choir ed è raccontata da Emanuela Riccio.
Infine Debora Michelin Salomon presenta il lavoro che si sta facendo nel I Distretto delle chiese valdesi e metodiste, con la costituzione di una commissione musica e nelle giornate della musica (una all’anno, con vari laboratori e la partecipazione delle corali)

,

Venerdì 19 gennaio, incontro di approfondimento: “I Valdesi: chi sono, cosa professano.”

Venerdì 19 gennaio, con inizio alle ore 16.45, presso il tempio valdese di Verona -via Duomo, angolo via Pigna, si terrà un incontro di approfondimento a cura della Past. Laura Testa sul tema: “I Valdesi, chi sono, cosa professano”. Si tratta di un appuntamento che vuole costituire un’occasione non solo per chi già appartiene alla chiesa valdese ma anche per tutti coloro che desiderano comprendere una  realtà di fede presente nel nostro Paese da otto secoli. Un modo diverso di essere chiesa rispetto a quello maggioritario in Italia e che ha profondissime radici evangeliche e storiche.

Si tratterà della fede, delle tradizioni, della storia e delle vicende di un popolo-chiesa che nella sua fedeltà all’Evangelo continua a confessare la Signoria di Cristo nel solco della tradizione evangelica riformata.

Verso la fine del XII secolo un mercante di Lione di nome Valdo predicò la povertà e l’imitazione degli apostoli: i valdesi furono scomunicati, perseguitati, dispersi, la fede fu spesso vissuta in maniera clandestina; l’adesione alla Riforma protestante di impronta calvinista nel XVI secolo sancì ulteriormente la rivendicazione di adorare Dio in libertà e secondo coscienza. Solo a partire da poco più di un secolo e mezzo iniziarono  le prime tutele ed il riconoscimento civile.

Oggi la chiesa valdese si connota per essere chiesa di  minoranza certamente, ma con una vitalità e presenza nel tessuto italiano che non è mai inosservata, una Chiesa che non cessa di professare come suo unico capo e salvatore Cristo.

 

, ,

Venerdì 1 dicembre ultimo appuntamento del ciclo di conferenze sulla Riforma

Venerdì 1 dicembre, con inizio alle ore 21 presso il tempio valdese di Verona (Via Duomo, angolo via Pigna), si terrà l’ultimo della serie di quattro incontri organizzati dalla chiesa valdese di Verona e dalla comunità evangelica luterana di Verona, in occasione del 500. anniversario della Riforma protestante.

Interverrà Mons. Franco Buzzi con la relazione dal titolo: “La Riforma dal punto di vista cattolico a 500 anni dall’evento”.

La partecipazione è  libera ed aperta a tutti.

,

Fondamentalismo d’oltreoceano: dalle origini a “Jesus camp”.

Jesus Camp (sottotitolo: America is being born again) è un documentario realizzato nel 2006 da Rachel Grady e Heidi Ewing che, in uno stile immediato e diretto, senza commento alcuno, permette alle immagini, al loro montaggio ed alle parole dei protagonisti di fornire allo spettatore un’idea di quell’evangelismo nordamericano che anima, religiosamente e politicamente una parte importante degli USA. Sappiamo che sotto l’ampia definizione di protestantesimo si comprendono denominazioni anche molto diverse tra loro, nella teologia, nell’esegesi e nella prassi, contribuendo a caratterizzare quella diversità che fino dalle sue origini è intrinseca alla libertà della Riforma e che responsabilizza in maniera particolare il credente protestante. Responsabilità che viene decisamente meno nella dottrina evidenziata nel documentario.

Il documentario

Il controverso documentario racconta vari momenti di un campo estivo evangelicale per ragazzi, segue tre bambini al “Kids on Fire summer camp”  nella piccolo centro di Devil’s Lake nel Nord Dakota. Il film causò reazioni forti negli Stati Uniti, in particolare in quel mid-west dove il fondamentalismo ha forti radici. Colpiscono le reazioni emotive dei bambini, i toni militareschi, i temi trattati: dal coinvolgimento dei bambini alla lotta contro l’aborto, alla benedizione di una sagoma di George Bush, dai bimbi che incitati gridano “Giudici giusti!”,  alle loro lacrime in quelli che paiono, più che momenti di preghiera, delle fonti di  shock emotivo. La responsabile del campo evidenzia la necessità che i minori siano l’esercito di Dio per fare tornare l’America ai “valori cristiani” conservatori, affermando tra le altre cose che Harry Potter, in quanto mago, nell’epoca dell’Antico Testamento sarebbe stato messo a morte (sic).

Le immagini si commentano da sole e consentono a noi di comprendere meglio uno degli elementi che ha probabilmente contribuito a portare al potere l’attuale amministrazione americana ma anche di  riflettere sul fondamentalismo  come fenomeno storico.

Il fondamentalismo

L’interessante testo “Elogio del dubbio. Come avere convinzioni senza diventare fanatici. ” di P. Berger, A. Zijderveld (edizioni Il Mulino, 2011) ci aiuta a contestualizzare il fondamentalismo di oggi, osservandone la genesi. Gli autori riportano infatti come una serie di opuscoli, diffusi all’inizio del XX secolo negli Stati Uniti, a difesa del protestantesimo conservatore , “i fondamenti”, abbia originato il termine. Il fondamentalismo è descritto come  fenomeno reattivo che a differenza della tradizione sorge quand’essa è messa in discussione, ovvero minacciata; di conseguenza chi costituisce tale minaccia deve essere convertito, segregato, reso innocuo.  Il modello reconquista è quello in cui i fondamentalisti tentano di conquistare una società , alternativo a quello settario in cui si cerca di consolidare le proprie certezze in una comunità ristretta. Il primo modello si declina nel totalitarismo , necessario alla sua sussistenza, che a differenza dell’autoritarismo penetra ogni ambito della vita civile. Il modello settario, se da un lato ha una forza intrinseca legata a barriere mentali non facili da superare per gli adepti che volessero liberarsene, vede nella sua istituzionalizzazione e trasformazione in chiesa (sia che si tratti di valori religiosi o secolari) la sua possibile evoluzione e quindi la sua fine. Due le condizioni imposte dai gruppi fondamentalisti: nessuna comunicazione con gli esterni, nessun dubbio. Gli strumenti dispiegati per la tutela del fondamentalismo sono tristemente noti: l’isolamento della setta, la reinterpretazione della vita passata, gli istruttori, i funzionari, l’imposizione di comportamenti condizionanti, l’annichilazione. La pericolosità del fondamentalismo è percepibile secondo gli autori non solo in questi strumenti ma nel fatto che rappresenti una minaccia alla libertà, in particolare dove la libertà è stata istituzionalizzata come nelle democrazie liberali.

Quale sia il modello applicato nel caso del camp evangelicale lo si potrà desumere facilmente visionando il documentario sottoriportato, in inglese sottotitolato in italiano.

Alessandro Serena

, ,

Incontri ecumenici in Trentino dal 3 al 31 ottobre

Serie di incontri ecumenici a cura del Centro Diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso di Trento: 

martedì 3 ottobre, ore 18.30, Trento, da piazza Dante a piazza D’Arogno: Camminata in memoria nella giornata per le vittime delle migrazioni

 martedì 3 ottobre, ore 21.00 [come ogni martedì] Trento, Cappella universitaria, via Prepositura:  Preghiera ecumenica nello stile di Taizé

 giovedì 5 ottobre, ore 18.00 Trento, Biblioteca Comunale, via Roma 55: Dante tra induismo ed eresie medievali, anteprima del Religion Today con Maria Soresina

 venerdì 6 ottobre, ore 17.30, Rovereto, Centro Beata Giovanna, via Conciatori : Gruppo ecumenico di lettura biblica

 venerdì 6 ottobre, ore 20.30, Trento, Cattedrale di san Vigilio: Preghiera ecumenica straordinaria con il vescovo Lauro Tisi e il vescovo luterano Karl-Hinrik Manzke nell’ambito del convegno CEI – ELKI, Federazione Chiese Ev. Luterane in Italia  

 lunedì 9 ottobre, ore 17.30, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Il tempo del silenzio. San Romedio e dintorni, in anteprima con il Religion Today filmfestival

 martedì 10 ottobre, ore 19.00, Trento, Cappella universitaria, via Prepositura: Culto evangelico luterano

 domenica 15 ottobre, ore 17.45, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Religion Today filmfestival. Sguardi con il buddista Stefano Bettera, don Mario Gretter, l’imam Kamel Layachi, la pastora Lidia Maggi

 lunedì 23 ottobre, ore 18.00,Trento, Sala Fondazione Caritro, via Garibaldi 33: Mostra. Incontri. Dibattiti nel Centenario della Riforma a cura delle Chiese Ev. Riformate Battiste in Italia

 domenica 29 ottobre, ore 18.00, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Le religioni nella città, incontro del Tavolo delle Appartenenze Religiose

 martedì 31 ottobre, ore 17.30, Trento, Vigilianum, via Endrici 14: Lutero. Mendicante di Dio, dagli scritti a cura di Alfonso Masi