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Rendene in Bosnia. La transumanza della pace. Giovedì 22 novembre 2018 ore 20.30; con Gianni Rigoni Stern.

Giovedì 22 novembre, con inizio alle 20.30, si terrà presso la chiesa Valdese di Verona in via Duomo – angolo via Pigna, la proiezione del video documentario “Rendene in Bosnia. La transumanza della pace”, per la regia di Nicolò Salvini.

Il progetto di solidarietà sarà presentato da Gianni Rigoni Stern.

 

Protagonisti sono la comunità dei contadini ed allevatori di Suceska (Bosnia Erzegovina) e le manze e manzette di razza Rendena.

Tre stalle ed il film sono stati realizzati con i fondi donati alla chiesa valdese con l’8 per mille.

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Camminata per la pace a Rovereto: quando la memoria è difesa innanzitutto dei più deboli.

Sabato 6 ottobre 2018, in occasione dell’avvicinarsi della ricorrenza del termine della prima guerra mondiale, si è tenuta la camminata per la pace a Rovereto, organizzata dal tavolo delle religioni, dal comune di Rovereto e dalla zona pastorale della Vallagarina . Il prof. Camillo Zadra, direttore del museo della guerra di Rovereto ha illustrato all’interno dell’ossario la sua genesi e la funzione, come esso raccolga le spoglie degli innumerevoli soldati i cui resti la terra delle nostre montagne (e non solo),  ha restituito per anni dal termine della guerra. La pioggia non ha impedito ai partecipanti, uniti dalla profonda pietà per i caduti e dal rifiuto di ogni conflitto di recarsi alla campana dei caduti, percorrendo sentieri che un tempo correvano tra le trincee ed oggi sono percorsi da operatori di pace di ogni confessione.

Toccante, coinvolgente, un vero grido con la guerra, stonatura drammatica per l’umanità , lo spettacolo offerto dall’associazione 2GiGa “Armonicamente dal fronte”: la guerra non solo di chi ha combattuto, ma di chi ha atteso a casa, la guerra delle donne, consumate dall’ansia per la sorte dei  mariti , figli e padri lontani. Il dramma di chi ogni giorno aspettava una lettera , una notizia, testimonianza delle donne trentine, di un popolo tacciato spesso di tradimento durante il conflitto dall’una e dall’altra parte;  donne  simbolo di come  le vittime della storia siano sempre e comunque nel mezzo.

E’ seguita la dichiarazione comune per la pace, condivisa dalle singole confessioni presenti (testo nel libretto della manifestazione al link in calce all’articolo). Le note dell’ottimo minicoro di Rovereto hanno risuonato, inframezzando le preghiere dei singoli rappresentanti delle religioni che animano il tavolo: un vero richiamo alla pace da chi per primo ne ha diritto, i bimbi .

Di seguito la preghiera rivolta al Signore a nome della chiesa valdese (scritta dalla past. Laura Testa e pronunciata dal fratello Alessandro Serena):

10 La bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate.

11 La verità germoglia dalla terra e la giustizia guarda dal cielo.

12 Anche il SIGNORE elargirà ogni bene e la nostra terra produrrà il suo frutto.

13 La giustizia camminerà davanti a lui, e seguirà la via dei suoi passi.

(Sal 85:10-13 NRV)

Carissimi fratelli e sorelle riuniti qui oggi vogliamo metterci in ascolto reciproco ed elevare insieme le nostre preghiere al Dio della pace, dell’amore, della verità e della misericordia.

Signore Iddio nostro siamo giunti in questo luogo da strade e da percorsi di vita diversi, ognuno ed ognuna di noi ti ha incontrato in una tradizione specifica, in una religione diversa, eppure ci riconosciamo come parte dell’unica famiglia umana.

Il nostro essere qui stasera indica un cammino che abbiamo intrapreso insieme e che ti chiediamo di benedire e di accompagnare con la tua Presenza: ci ha guidati la speranza comune che Tu desideri la felicità, la realizzazione umana, la comprensione reciproca, e la fine di ogni conflitto.

In questi giorni difficilissimi in cui ancora si parla di confini contesi, di frontiere chiuse, di luoghi in cui rinchiudere gli esseri umani al fine di ergere barriere sempre più alte, noi ci appelliamo a Te, che solo puoi salvare le nostre esistenze, apri i nostri occhi affinché sappiamo riconoscere in ogni anima che vive e respira, il soffio vitale che tu hai messo in noi. Dacci o Signore di poter trovare la via dell’accoglienza di Te, attraverso l’amore per i nostri simili.

Desideriamo ripudiare la guerra, e per farlo abbiamo bisogno di amarci, conoscerci, stimarci e rispettarci: insegnaci o Signore i gesti che incontrano senza ferire, le parole che chiedono senza invadere, l’amore che permette la libertà e la diversità.

Stasera abbiamo ascoltato il suono di una campana molto particolare, perché è stata formata dalla fusione dei cannoni utilizzati per sparare ed uccidere in guerra, una campana che con il suo rintocco in queste valli , ricorda a tutti coloro che l’odono l’orrore della guerra e la calma serena della pace.

Ti chiediamo Signore, sopra ogni cosa, di fare di noi le tue campane viventi, donne e uomini credenti di religioni diverse, che con timbri diversi ricordano e insegnano la pace: attraverso il segno del nostro incontro stasera, attraverso le nostre relazioni affermiamo la fine di ogni settarismo, di volontà di dominio e di scomunica reciproca.

Dio della Vita accogli le nostre preghiere e insegnaci la strada.

Amen

Al termine sono risuonati 100 rintocchi della campana dei caduti: un “mai più” che risuona ogni sera nella valle , perchè risuoni ogni giorno nelle anime.

Di seguito il libretto completo dell’iniziativa distribuito ai partecipanti.

Libretto preghiera interreligiosa – 6 ott 2018

 

 

[foto articolo della fondazione opera della campana]

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Camminata per la pace a Rovereto, sabato 6 ottobre 2018.

Un secolo fa stava per terminare la grande guerra. Un orrore che sconvolse il mondo intero per quattro lunghi anni provocando infiniti lutti e devastazione. Furono tra i 15 e i 17 milioni i morti  militari e civili del conflitto, oltre 20 milioni i feriti e mutilati, cui si sommano i 20 milioni di decessi per l’influenza spagnola che seguì la guerra.   Rovereto era allora una città in prima linea, le cannonate si avvertivano distintamente e le famiglie erano spesso divise vedendo i propri figli  combattere su fronti opposti. Una guerra tra fratelli di sangue che assurge a simbolo di quello che ogni conflitto rappresenta: una guerra tra fratelli di umanità .

Nel centenario del conflitto si propone quindi a Rovereto (TN), una camminata che partirà alle 18.15 di sabato 6 ottobre da un luogo simbolo della guerra : il sacrario monumentale di Casteldante che conserva i resti di ventimila caduti di diverse  nazionalità, per raggiungere il colle di Miravalle dove sorge la campana dei caduti, che venne fusa nel 1924 con il bronzo dei cannoni e che da allora ogni sera suona con i suoi 100 rintocchi come monito e richiamo all’intera umanità della necessità di unirsi nella pace.

Si prevedono gli interventi del Prof. Camillo Zadra, direttore del museo della guerra di Rovereto, la rappresentazione di “Armonicamente dal fronte” dell’associazione  2 GiGa teatro musicato. Infine si udranno le preghiere dei rappresentanti delle singole religioni che animano il tavolo delle religioni della Vallagarina dove è presente anche la nostra chiesa. Sarà  l’occasione per la proclamazione di una dichiarazione comune per la pace, sottoscritta dalle diverse confessioni.

Un’opportunità di spessore quindi alla quale tutti sono invitati, che assume ulteriore valore alla luce del ruolo che le diverse fedi hanno per costruire la pace, allora come oggi, dove una società multietnica e multireligiosa rende ancor più necessario il dialogo.

Ci sembrano attuali come non mai le parole di Hans Kueng:

Non c’è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni.

Non c’è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni.

Non c’è dialogo tra le religioni senza criteri etici globali.

Non c’è sopravvivenza del nostro globo senza un ethos globale, un’etica mondiale.

 

 

(vedi locandina per dettagli)

Alessandro Serena

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Contro ogni violenza e discriminazione: comunicato della chiesa metodista e valdese di Verona.

La chiesa metodista e valdese di Verona condanna duramente gli attacchi sia omofobi sia razzisti che si stanno ripetendo sempre più di frequente nella nostra città. Gesti che sono fondati su una cultura di rifiuto di ogni diversità e sulla violenta omologazione. Come credenti in Cristo Gesù affermiamo l’amore e la cura per ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio.

 

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CONFERENZA II DISTRETTO 15-17 GIUGNO 2018 A TORRE PELLICE

Con la partecipazione di 100 persone tra pastori, presidenti dei consigli di chiesa e deputati delle comunità, si è tenuta a Torre Pellice (To), dal 15 al 17 giugno, la Conferenza del II Distretto della Chiesa Valdese, comprensivo delle comunità dell’Italia del Nord, escluso il Piemonte.

Si tratta di un parlamento “zonale” che riflette e delibera ad un livello intermedio tra l’assemblea delle chiese locali e il Sinodo, assemblea nazionale.

In evidenza quest’anno due questioni:

1) l’esito di una indagine condotta con i metodi statistici della sociologia, sulla consistenza della chiesa, sulla partecipazione al culto ed alle attività; è possibile ricondurre i dati presentati dal prof. Paolo Naso, uno dei principali curatori, a due elementi essenziali posti all’attenzione delle chiese: siamo in un processo di “stabile decrescita”, in particolare nelle comunità del sud Italia, crisi segnalata soprattutto dalla mancanza di Scuole Domenicali (scuola biblica per i bambini) di cui molte chiese sono prive. Pur consapevoli che il dato quantitativo non può spiegare da solo la complessità di vita di una confessione di minoranza né tanto meno rappresentare l’azione dello Spirito che sfugge a misurazioni di questo tipo, si è detto che l’importanza di questa fotografia statistica sta nello stimolo a guardarsi, a scegliere in quale direzione si vuole andare, a ripartire su nuove progettualità che rilancino, in particolare, l’attenzione alla narrazione della fede ai bambini, accogliendo anche la domanda di una formazione biblica ai loro figli, che viene da genitori esterni alle comunità, che non sono membri di chiesa, come avvenuto in una delle chiese presenti.

2) Lo stato del dialogo ecumenico con la chiesa cattolica romana è stato il secondo grande focus della conferenza, all’indomani del forum organizzato a Bergamo lo scorso mese di marzo.

L’introduzione al dibattito proposta della pastora Maria Bonafede ha segnalato la necessità attuale del dialogo ecumenico perché non è possibile sottrarsi ad esso in una società dove numerose sono le proposte attive (Islam, pentecostalismo, Unione atei e razionalisti…) sia perché un’identità religiosa senza dialogo rischia l’autoreferenzialità: l’idea di aver ragione da soli è cosa fuori tempo.

Circa le differenze dottrinarie con la chiesa cattolica sulla concezione della chiesa e dei ministeri, esse permangono ma al loro interno si è visto che è possibile fare dei pezzi di strada insieme, come è successo nell’accordo tra cattolici e luterani sulla giustificazione per fede; questi percorsi di strada comune attivano sentimenti che si possono praticare. Accanto a questo la chiarezza delle posizioni non deve essere oscurata, al contrario essa deve accompagnare il percorso ecumenico che procede secondo un “consenso differenziato” e con delle “asimmetrie teologiche”, per usare le parole del pastore Clavairoly, presidente della Federazione protestante di Francia e relatore al forum di Bergamo.

Elisa Vicentini

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I corridoi umanitari, quando le vittime non sono numeri: l’esperienza della casa evangelica valdese di Vittoria.

Volentieri riportiamo l’esperienza di accoglienza di profughi siriani della Casa Evangelica Valdese di Vittoria (RG), raggiungibile al link sottoriportato.

Rappresenta un vivace e concreto esempio di cosa avviene quando non ci si arrende alla guerra ed al senso di impotenza e ineluttabilità che spesso essa induce. Le vittime di ogni guerra, di ogni povertà, di ogni orrore non sono statistiche, sono persone con nomi e cognomi, famiglie, storie, dolori e speranze, sogni infranti e sogni ancora possibili.

Il nostro nemico non è lontano, sui campi di battaglia, è qui, molto vicino a noi  : è l’indifferenza!

C’è chi non si arrende.

https://sites.google.com/a/diaconiavaldese.org/newsletter-diaconia-valdese-aprile-2018/corridoi-umanitari-a-vittoria

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La posizione della chiesa valdese sulla guerra

In questi giorni in cui i venti di guerra soffiano violentemente sulla Siria, il messaggio di pace di Gesù e delle sue chiese interpella ancora e sempre l’umanità intera. La Siria: terra martoriata da anni in cui in nome della strategie planetarie, dell’appropriazione e della gestione delle risorse naturali della terra, si perpetrano  incessanti massacri ai danni della popolazione. Nel breve video pubblicato sul canale youtube della chiesa evangelica valdese, il pastore Jens Hansen risponde sinteticamente alla domanda: “Che posizione ha la chiesa valdese sulla guerra e sull’obbligo di un servizio militare quando questa non vi è?” , ricordando che attualmente vi sono ben 67 stati nel mondo in stato di guerra e che -come ebbe a scrivere il teologo Juergen Moltmann- siamo chiamati a trasformare l’energia criminale in energia dell’amore.

Ascoltiamo …

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“Semi di pace” a Verona, mercoledì 11 aprile: testimonianze di chi costruisce pace in Israele e nei Territori palestinesi.

Appuntamento di spessore mercoledì 11 aprile, con inizio alle ore 20.30, presso il tempio valdese di Verona, in via duomo, angolo via Pigna: si terrá un incontro aperto a tutti gli interessati in relazione al Progetto Semi di pace, XX edizione.

Nella profonda convinzione che Dio non appartenga ad una religione in particolare e che la regola aurea del “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te stesso” sia patrimonio comune delle fedi che animano l’umanità intera, volentieri sosteniamo e diamo spazio come chiesa valdese di Verona a occasioni di questo tipo. Esse infatti consentono testimonianze preziose, momenti da divulgare e custodire, possibilità di riflessioni non superficiali e rare occasioni di confrontarsi con persone che vivono e sono impegnate nella costruzione di percorsi di pace in contesti indubbiamente difficili, dove andare controcorrente non è certo scontato. Sono momenti che non possono non riportarci alle parole stesse del Maestro: “Beati gli operatori di pace …”.

Semi di Pace è un progetto promosso dalla rivista Confronti con il sostegno dell’8 per mille della Chiesa valdese (Unione delle chiese valdesi e metodiste), per dare voce a israeliani e palestinesi impegnati nell’educazione alla pace e al dialogo interreligioso.

Il progetto si propone di mostrare la complessità della situazione in Medio Oriente attraverso la viva testimonianza di persone che lavorano quotidianamente per il dialogo nelle diverse realtà in Israele e nei Territori palestinesi.

Semi di Pace è, infatti, un programma di incontro tra testimoni di pace, opinion leader, rappresentanti di comunità religiose, intellettuali, studiosi e rappresentanti di organizzazioni, israeliani e palestinesi, che vengono in Italia sia per mettere a confronto le proprie esperienze, sia per condividere con il pubblico italiano le loro analisi.

La formula che caratterizza il progetto è la divisione dei testimoni in coppie composte sempre da un israeliano e un palestinese, che si mettono a disposizione per incontrare i gruppi, le associazioni e le istituzioni che richiedano la loro testimonianza.

In virtù di questa caratteristica, Semi di Pace rappresenta per il pubblico italiano un’occasione unica per venire a conoscenza e confrontare i diversi punti di vista sulla situazione e sulla politica in Israele e nei Territori palestinesi così come vengono formulati e esplicitati dai diretti interessati, senza che ad essi venga posto il filtro di un’interpretazione “altra”. È altresì un modo per entrare in diretto contatto con rappresentanti di movimenti, organizzazioni e istituzioni che scelgono la via del dialogo e della riconciliazione.

Semi di Pace è un progetto giunto alla XX edizione e a cui hanno partecipato, nel corso degli anni, testimoni di pace, opinion leader, rappresentanti di comunità religiose, intellettuali, studiosi e rappresentanti di organizzazioni, fra cui: Parents Circle, Neve Shalom – Wahat al-Salam, Interfaith Encounter Association, Givat Aviva, “La via di Abramo”, NAFS, Windows for Peace, International Centre di Betlemme, Open Hause di Ramle, Peace Now, Hand in Hand, Al-Liqa, Hagar: jewish-arab education for equality, Road to Recovery…

La XX edizione di “Semi di pace”, vedrà il coinvolgimento delle seguenti organizzazioni:

Parents Circle – Families Forum (PCFF) è un’organizzazione pacifista composta esclusivamente da famiglie israeliane e palestinesi che hanno avuto in comune la sorte di vedere i propri familiari morire a causa del conflitto. Sono anche famiglie che non hanno voluto reagire al trauma del lutto con la volontà di vendetta e di odio, ma hanno preferito ricercare il dialogo e la riconciliazione con l’altro, per arrestare lo spargimento di sangue e operare a favore della pace.

Parents Circle è nata nel 1995, per iniziativa di Yitzhak Frankenthal, il cui figlio Arik era stato rapito e ucciso da affiliati ad Hamas l’anno precedente. Oggi ne fanno parte seicento famiglie israeliane e palestinesi che conducono un’azione comune per la costruzione della pace. Molte le attività promosse dall’associazione: incontri di dialogo per giovani delle due comunità, meeting pubblici tra le famiglie delle vittime, azioni di solidarietà e programmi educativi con il coinvolgimento delle due parti, sito internet in versione araba ed ebraica. La comunità di Facebook “Crack in the wall”, che conta oltre 28.000 membri, agisce per creare una crepa nel muro, impegnando palestinesi e israeliani nel dialogo e fornendo una piattaforma per esprimersi nella propria lingua, poi tradotta all’altro.

Per maggiori informazioni: http://www.theparentscircle.com

Road to Recovery è un’organizzazione binazionale fondata da Yuval Roth (già membro di Parents Circle Families Forum) al fine di fornire supporto medico alla popolazione palestinese, con particolare attenzione ai bambini che necessitano di cure e assistenza impossibili da trovare nei Territori palestinesi e a Gaza. Per questi bambini e per i propri genitori, infatti, i costi per il trasporto in ospedale sono proibitivi, specialmente nei casi in cui le cure devono essere reiterate. Questo importante lavoro è fatto perlopiù su base volontaria ed è portato avanti da israeliani che riconoscono l’importanza nella missione dell’associazione e hanno deciso di donare il proprio tempo e l’utilizzo dei personali mezzi di trasporto per trasportare palestinesi bisognosi. Uno dei compiti più delicati, in tal senso, è “scortare” i palestinesi dai propri luoghi di abitazione attraverso i checkpoint fino agli ospedali israeliani. Questo lavoro, chiaramente, non potrebbe essere possibile senza il supporto di palestinesi che svolgono il lavoro di facilitatori con i pazienti. Road to Recovery è affiliata ad altre organizzazioni attive nel dialogo fra israeliani e palestinesi, fra le quali: Doctors for Human Rights, Basmat el Amal, Rabbis for Human Rights.

Per maggiori informazioni: http://www.roadtorecovery.org.il

I due testimoni dell’associazione israelo-palestinese Road to recovery che interverranno quindi in occasione dell’incontro di Verona saranno:

Piera Edelman , israeliana, ha 56 anni ed è madre di 3 figli. Originaria del Sud Africa, Piera è emigrata in Israele nel 1979, all’età di 17 anni. È assistente sociale in case di cura per anziani e vive nel nord di Israele. Piera sul piano religioso si definisce osservante con una visione pluralista. Piera ha sposato il suo primo marito, Chovav Menachem Landau quando aveva 20 anni. Erano sposati da 6 mesi e aspettavano il loro primo figlio quando Chovav è stato ucciso in battaglia il 10 giugno 1982, nella prima guerra del Libano. Aveva 23 anni. Il suo funerale si è tenuto nel 21° compleanno di Piera, il 17 giugno 1982. Un anno dopo è nato Menachem (che significa in ebraico “conforto”). Piera si è risposata quando Menachem aveva quasi 2 anni e ha avuto altri due figli. Diversi anni dopo è nato in lei l’interesse di conoscere gli arabi presenti nel quartiere, per capire chi fossero e quale fosse la loro visione del mondo. Si è unita a diversi gruppi interreligiosi, ma presto si fatta strada in lei la volontà di incontrare i palestinesi della Cisgiordania.

Dopo aver partecipato a uno degli incontri di dialogo fra israeliani e palestinesi, Piera si è unita al Parents Circle – Families Forum sentendo di aver finalmente trovato quello che cercava. Piera crede fermamente nel messaggio di tolleranza, dialogo e riconciliazione del PCFF: “Mi sento sempre ispirata quando sono con i miei amici palestinesi, e in particolare quando condividono i loro percorsi individuali, che dimostrano con certezza che abbiamo un partner per fare la pace”.

Rasha Obeid , palestinese ha 31 anni e ha ottenuto un bachelor in amministrazione aziendale e contabilità. Vive e lavora a Betlemme.

Rasha ha perso suo nonno, Zein Aldein, nella battaglia di Al-Karameh nel 1968. Zein a quel tempo faceva l’autista e lavorava tra Giordania e Palestina, trasportando cibo e merci a favore dei rifugiati palestinesi. La famiglia di Rasha non sapeva che Zein fosse impegnato nei luoghi della battaglia e quando sparì senza dare notizie o informazioni. Dopo aver cercato nei vari ospedali si ebbe la speranza potesse essere stato arrestato dal governo israeliano ma ben presto anche questa ipotesi fu da scartare. Solo alla fine degli anni ’90 è stato rilasciato un certificato di morte ufficiale per Zein Aldein, senza che fossero consentite ulteriori indagini riguardo alle circostanze della sua morte o luogo di sepoltura.

Rasha è diventato membro di PCFF dopo aver partecipato alle sessioni di narrazione parallela. Sebbene inizialmente Rasha fosse riluttante ad aderire al PCFF, si è presto sentita parte di una grande famiglia: “La nostra storia non finisce mai, in ogni famiglia palestinese c’è una storia e ogni storia è unanuova vita per una nuova generazione”.

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Quando la fede si oppone alla strumentalizzazione politica.

Quando oggi da un podio si vedono politici agitare un Vangelo,  nella mente di chi guarda a Cristo come Signore e Salvatore non possono non risuonare dei campanelli d’allarme. Ci si potrebbe chiedere perché in campagna elettorale spuntino i Vangeli branditi come fossero una bandiera di partito, o ci si erga a paladini dell'”Europa cristiana” mentre di difesa di Cristo si parla poco, o per niente. Sì perché per parlare di difesa di Cristo si dovrebbe  trattare di difesa degli ultimi, dei diseredati, degli immigrati, dei reietti di questa terra, dell’ “orfano e della vedova” del XXI secolo.

Sono stati molti i momenti della storia in cui la chiesa è stata chiamata ad ergersi contro qualsiasi strumentalizzazione.  In ambito protestante, nel 1934, l’anno successivo all’avvento al potere del nazismo, fu pubblicata la Dichiarazione Teologica di Barmen in cui teologi e pastori che si riconoscevano nella Chiesa Confessante (Bekennende Kirche)  si opposero alla Chiesa Evangelica Tedesca di stampo nazista. Le sei tesi della dichiarazione di Barmen intendevano esprimere una netta opposizione verso chi riteneva che Dio agisse promuovendo e sostenendo il nazismo, avversando la Chiesa Evangelica Tedesca che era stata creata dai nazisti ed operava secondo il Fuehrerprinzip (principio del duce) con a capo il “vescovo del Reich” Ludwig Mueller.

Tra le tesi di Barmen -che ebbero tra i loro estensori Dietrich Bonhoeffer e come redattore finale Karl Barth–  leggiamo che “Gesù Cristo è l’unica parola di Dio che dobbiamo ascoltare”  e che “respingiamo la falsa dottrina secondo cui la chiesa sarebbe autorizzata a lasciar determinare la configurazione del suo messaggio … dal variare delle convinzioni ideologiche e politiche di volta in volta dominanti”, inoltre è definito che “La Scrittura ci dice che lo Stato … ha il compito … di provvedere al diritto e alla pace”.

Si esprimeva in sostanza “una chiesa che esce dalla neutralità complice o semplicemente pavida e si pone decisamente nella società come spazio di responsabilità critica anche in campo economico e sociale” (P. Ricca in Filoramo Menozzi: “Storia del cristianesimo, l’età contemporanea”).

Non possiamo non rilevare oggi l’attualità della dichiarazione di Barmen che -nata come documento all’interno delle chiese- risuona ancora oggi come monito verso chi intende usare la fede cristiana come oggetto di strumentalizzazione politica  e non certo per ciò che essa é : un annuncio liberante, un annuncio di salvezza, la rivelazione dell’amore di Dio in Cristo: “Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi” (Mt, 25,37-37).

Alessandro Serena

Sui fatti di Macerata

Sui fatti del 3 FEBBRAIO 2018 a MACERATA
La sparatoria di Macerata non è un gesto di follia, ma di terrorismo che vuole condizionare la competizione elettorale. Spostare lo smarrimento della crisi economica su posizioni violente e xenofobe.
Noi, Chiesa valdese di Verona difendiamo con ogni convinzione la possibilità di vivere e crescere assieme; famiglie di diversa provenienza in una fratellanza di fede, individui di diversa cultura in una sororità di accoglienza reciproca.
Esprimiamo tutta la nostra ansia per l’avvenire dei nostri bambini, ora che lo “ius soli” è stato espulso dal panorama delle proposte elettorali.
Chiediamo che vengano difese le fondamentali libertà tutelate dalla Costituzione, ricordando che la libertà di culto è uno strumento importantissimo di riconciliazione e di pace.
Un gesto isolato che non nasce dal nulla: la pistola,l’odio razziale,la bandiera per coprire il nuovo sovranismo, il saluto romano , il tiro a segno sugli immigrati, ogni cosa indica la volontà di disperdere il sentimento repubblicano, di annullare il patto costituzionale.
Il disprezzo dei principi costituzionali di libertà, i troppi episodi di intolleranza coperti da chi ha responsabilità pubbliche hanno costruito muri che lasciano un popolo isolato , dimentico di ogni solidarietà, pronto al dileggio di chi pratica la integrazione.
Occorre uscire da una crisi che è culturale e spirituale, occorre abbattere il muro della separazione, fare argine ad ogni politica violenta, costruire corridoi e oasi umanitarie.