“Cristo è risorto! Alleluja!” – Predicazione della domenica di Pasqua

LETTURE BIBLICHE: I Corinzi 1,20-25; Matteo 28,1-8

Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.
(I Corinzi 1,20-25)

1Dopo il sabato, verso l’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a vedere il sepolcro. 2 Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra. 3 Il suo aspetto era come di folgore e la sua veste bianca come neve. 4 E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte. 5 Ma l’angelo si rivolse alle donne e disse: «Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. 6 Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva. 7 E andate presto a dire ai suoi discepoli: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, ve l’ho detto».
8 E quelle se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunciarlo ai suoi discepoli.
(Matteo 28,1-8)

 

Cari fratelli e sorelle, la predicazione di oggi è la più difficile e la più emozionante dell’anno e si potrebbe riassumere in una sola frase: Cristo è risorto, alleluja!
Non si tratta di raccontare una predicazione o di spiegare un saggio ammonimento, non si tratta neppure del resoconto di un miracolo, per incredibile esso possa apparire, no, si tratta di dire, con tutta la propria forza e il proprio coraggio, che Gesù è risorto! Una predicazione quindi profondamente emozionante, quella di oggi, perché rappresenta il cuore stesso della nostra fede, l’angolo prospettico da cui tutto parte e prende forma, ma anche la predicazione più difficile, più sconvolgente, la più incredibile e quindi la più difficile da affermare.
Gesù è risorto. Amen!
Molti dei nostri conoscenti e colleghi di lavoro, molti dei nostri amici, e forse anche dei nostri cari, fratelli, sorelle, zie o cugini, trova aberrante questa affermazione. Come si può credere oggi, nel 2017 che un uomo, un qualsiasi uomo, sia risorto? Sarebbe più accettabile pensare che Dio sia venuto sulla terra, abbia assunto sembianze umane e poi, dopo tre anni di predicazione sia tornato in cielo. Cioè sarebbe più facile pensare che Dio è dio e gli uomini sono uomini. Punto. Dio vive in cielo, è onnipresente, onnipotente, ma infinitamente altro da noi. Lontano, invisibile e inconoscibile. Molti tra gli atei non escludono totalmente un’ipotesi del genere, cioè in fondo si può anche arrivare a credere con relativa facilità alla presenza di un essere trascendente. Qualcuno lo chiama l’ordine contrapposto al caos, oppure qualcosa di non ben definito che esiste al di là dell’uomo: una energia, una forza primordiale. Perché no? Tanti libri di fantascienza o fantasy ne parlano e senza creare nessuno scandalo, nessuno scompiglio. Purché la presenza di questo essere non entri nelle nostre vite e purché nessuno cerchi di convincerci ad alterare le leggi della fisica. Insomma in molti possono ammettere che forse esiste qualcosa che ci trascende, purché non abbia nulla a che vedere con noi e con la nostra vita reale.
Ma la fede cristiana dice altro, cari fratelli e sorelle, che ci piaccia o che non ci piaccia, che sia opportuno o che non lo sia, che sia proclamabile a voce alta oppure no. Oggi abbiamo battezzato un bimbo, cosa significa per lui e cosa significa per ognuno e ognuna di noi? Molti uomini e donne che si definiscono cristiani in realtà amano il Gesù che ammaestra, la sua saggezza e, in buona fede, si impegnano a seguire i suoi insegnamenti: l’amore, la solidarietà, l’accoglienza reciproca. Ma il messaggio di Gesù è monco se non si accoglie il cuore della sua predicazione, cioè la croce e la resurrezione. Commentando il salmo 22, 15 giorni fa, abbiamo cercato di capire cosa significhi seguire Gesù e quindi accettare anche il senso di abbandono e di angoscia che talvolta questo può significare e ha forse significato per Gesù stesso.
Ma oggi dobbiamo fare un passo avanti: Gesù, uomo fino in fondo, totalmente uomo, è morto. Gesù, uomo fino in fondo, totalmente uomo, è resuscitato.
Sì, Gesù, uomo come ognuno e ognuna di noi è risorto. Ha spezzato le catene della morte ed è resuscitato. Questo ci comunicano tutti i vangeli e poi Paolo e i primi credenti, anche se ognuno a suo modo, e sappiamo che anche allora, come oggi, questa notizia ha portato sgomento, stupore, spavento, ma anche, ed è questo che sarebbe bello potessimo provare anche noi oggi, qui, tutti insieme, grande gioia. Sì, grande gioia, enorme allegrezza, come quella degli angeli che cantavano davanti alla grotta col neonato Gesù. Una grande allegrezza perché oggi osiamo affermare che Gesù, l’uomo Gesù, è risorto dai morti. Ed è questa resurrezione ciò che ci dona la certezza che “Egli è il Signore del cielo e della terra” è questa resurrezione che illumina, di una luce nuova ed intensa, tutta la nostra vita.
Quello che oggi vi chiedo non è di credere alle mie parole, ma di non restare neutrali, di non restare in un silenzio indifferente, di non uscire da questa chiesa uguali a come siete entrati: infatti, cari fratelli e sorelle, quello di oggi è un messaggio che non si deve ascoltare per gentilezza, o per il piacere dello scambio di idee, no, quello di oggi è un messaggio che può e quindi deve essere preso sul serio, un messaggio che può e quindi deve entrare dentro ognuno e ognuna di noi e questo perché è un messaggio che può trasformare la nostra vita da oggi e per sempre. Amen!

Erica Sfredda

“Cantiamo Osanna” – Predicazione della domenica delle Palme

LETTURE BIBLICHE: Matteo 21, 1-11

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma. I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!  Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

Care sorelle, cari fratelli, l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme può essere rappresentato come l’epilogo della unilaterale storia d’amore e di riconciliazione tra Dio e l’umanità.

Della vita di Gesù si conosce poco, l’evento della nascita, la presentazione al Tempio, l’episodio a 12 anni la Sinagoga e poi attorno ai 30 l’inizio della sua missione; per circa tre anni si muove nel territorio d’Israele predicando l’amore e la giustizia a folle immense che si radunano attorno a lui e lo seguono. Gesù costituisce un gruppo di discepoli che istruisce in modo particolare, opera fatti miracolosi: guarisce gli storpi, dà la vista ai ciechi, sfama una folla di cinquemila persone con pochi pani e pochi pesci, scaccia i demoni e sana i lebbrosi, supera le tentazioni, resuscita i morti; non giudica, ma predica il superamento della legge in favore della giustizia e dell’amore.

Molti vorrebbero riconoscerlo Re, ma Gesù prosegue lungo il cammino che lo condurrà alla croce. L’episodio dell’ingresso in Gerusalemme è riportato in tutti gli evangeli; il testo di Matteo racconta del suo avvicinarsi alla città  e che, prima di giungervi, Egli manda due discepoli a prendere un’asina ed il suo puledro, affinché possa fare il suo ingresso trionfale.

Marco parla di un puledro mai montato per significare che si tratta di un animale destinato ad un uso sacro. In ogni caso, Gesù non vuole entrare in Gerusalemme come un condottiero, non cerca un cavallo, simbolo di potere e di guerra, ma cerca un asino, simbolo di mitezza e di pace, lo stesso simbolo utilizzato dai padri d’Israele.

Gesù ancora una volta dimostra di essere in continuità con quanto profetizzato da Isaia e Zaccaria. Manda i discepoli avvertendoli: se qualcuno vi chiede spiegazioni dite “il Signore ne ha bisogno”, il Signore, il padrone di ogni cosa, lo vuole semplicemente in prestito.

I discepoli fecero esattamente ciò che Gesù aveva ordinato e tornarono con l’asina ed il pulendo, si spogliarono dei loro mantelli per farne una sella e misero Gesù sull’asina, avviandosi verso Gerusalemme.

Giovanni racconta che la gran folla, che era venuta per la festa, uscì dalla città per andargli incontro, e che al suo passaggio, in segno di grande rispetto,  mettevano a terra i loro mantelli ed agitavano rami di palma gridando «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!»

Ma anche, come riporta Luca, ripetendo l’annuncio della nascita:   «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!»

L’ultimo versetto del nostro testo fa risaltare una contraddizione:  l’ingresso di Gesù getta scompiglio tra la gente di Gerusalemme, da una parte, che si chiede chi sia costui, e la folla venuta dal circondario, dall’altra,  che conosce Gesù, che lo acclama, che lo riconosce come un profeta. Una folla ondivaga e mutevole nel suo giudizio, visto che da lì a poco a Gesù preferirà il ladro Barabba.

Eppure, in questo momento è considerato come il liberatore, in grado di affrancare Israele dalla dominazione romana e riportarla all’antico splendore, come ha dimostrato di saper sfamare con niente migliaia di persone.

Chi, meglio di lui, è in grado di risolvere tutti i problemi?

Scene simili se ne vedono anche nel nostro tempo: ogni giorno  nuovi personaggi vengono osannati, idolatrati, ritenuti in grado di risolvere tutti i problemi. Ma allo stesso tempo e con la stessa rapidità vengono ripudiati e posti ai margini della società non appena la loro aura si appanna, o più semplicemente si scopre che si tratta di persone che hanno approfittato del loro potere,  corrotti e ladri.

E noi? In che modo il racconto dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme interroga la nostra coscienza di credenti? Siamo anche noi, come i discepoli, tra quelli che capiranno dopo la resurrezione, oppure ci è già chiaro che il sacrificio di Cristo ci ha liberato dal peccato e che siamo salvati dalla grazia di Dio?

Purtroppo assai spesso anche il nostro agitare rami di palma e stendere i mantelli per terra si rivela frutto di una emozione estemporanea che potremmo paragonare ad un fuoco che paglia che brucia intensamente, ma si esaurisce molto rapidamente.

Invece l’azione del credente dev’essere costante ed intensa, animata ogni giorno dalla passione della fede, resa capace di annunciare l’ingresso di Gesù nel mondo grazie ai doni personali che il Signore elargisce ad ognuno insieme alla sua chiamata.

Il racconto successivo è quello della cacciata dei mercanti dal Tempio, ragione di più perché i Sacerdoti, gli Scribi ed i Farisei tramino per eliminare questo disturbatore del sistema. Nel racconto di Giovanni, si dice che molti tra quelli che erano andati a vedere Lazzaro resuscitato avevano creduto in Gesù. Allora, i capi sacerdoti avevano deliberato di far morire anche Lazzaro: oggi diremmo che decisero di far sparire  le prove che Gesù aveva vinto la morte prima della sua resurrezione, che agiva in nome del Padre.

Esattamente quello che succede da sempre; quando il potere si sente minacciato e vuole liberarsi dei disturbatori produce prove false, occulta quelle vere, altera la verità, fa sparire le persone. Come ha fatto e continua a fare la mafia e certi servizi segreti dello Stato, dai tanti sindacalisti uccisi e fatti sparire perché incitavano le folle di contadini contro i feudatari,  all’estremo opposto, per far tacere testimoni ingombranti, come nei casi dei banchieri Sindona e Calvi al centro di un intreccio tra mafia, Stato e Chiesa.

Care sorelle, cari fratelli, oggi ricordiamo innanzi tutto l’ingresso di Gesù Cristo nei nostri cuori: mettiamo dunque  per terra al suo passaggio il nostro smisurato ego, svestiamoci della nostra sete di potere e del senso di onnipotenza che alberga in ognuno di noi e che condiziona il nostro agire.

Gridiamo anche noi: Osanna, finalmente viene il Signore e con Lui il Suo regno di pace, di giustizia e d’amore. Amen!

Pino Testa

La semplicità: dal silenzio della croce alla Pasqua

La semplicità, credo sia questo il modo  attraverso il quale la Pasqua di Risurrezione ci parli da sempre. Generazioni di cristiani e non, esegeti, studiosi dei testi sacri e delle culture del bacino del Mediterraneo  si sono impegnati per spiegare il senso della Pasqua, come la Risurrezione sia avvenuta in realtà, se si è trattato della rianimazione di un corpo, di visioni oggettive o soggettive, di fenomeni estatici, di una semplice truffa ordita da seguaci delusi o di cos’altro.

Sappiamo che il Signore, Dio nascosto, si rivela nella miseria, negli ultimi, nella debolezza, nell’infamia. Quanto celebriamo oggi, il Venerdì Santo, rappresenta il fondo , il pozzo nero del divino e dell’umano, Dio che fa una fine da schiavo, la croce: il “servile supplicium” che secondo lo storico romano Tacito non doveva nemmeno figurare sulla bocca del cittadino romano dabbene. Guardando alla croce possiamo intuire, solo intuire qualcosa dello scandalo del male, del silenzio di Dio in quel momento, di dove sia Dio di fronte ai drammi della storia e dell’uomo: è sulla croce.

Eli Wiesel ne “La notte” descrive il male assoluto, quello di fronte al quale la mente urla : un bambino messo a morte per impiccagione   in un  campo di concentramento. Ecco quanto terribilmente scrive: “E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. … “Dietro di me udii il solito uomo domandare: – Dov’è dunque Dio? E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: – Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca… .” 

Oggi, proprio oggi, non possiamo e non vogliamo dimenticare che nell’osservare Gesù osserviamo, ricordiamo, chi ieri e oggi è crocifisso. Basta aprire un giornale. I bimbi vittime di violenze, le stragi di profughi nel Mediterraneo, la Siria, le bombe in guerra e  nelle chiese in Egitto o nelle strade, le condanne a morte   (solo in uno stato degli USA si eseguiranno otto condanne a morte in 11 giorni). Non basta ricordare. I discepoli osservano da lontano, solo le donne hanno il coraggio di essere lì. Noi cosa facciamo ? A che distanza stiamo da quella croce?  E pare che il mondo non si interroghi su questo. Non più di tanto. Alla radio ed in televisione si susseguono i dibattiti sul politico di turno che mangia o meno l’agnello per Pasqua:  chi rispetta la tradizione e chi è animalista … . Che miseria. Di questo vogliamo parlare per Pasqua?

Direi di no. La Pasqua, che passa attraverso il Venerdì Santo, è altro, è il Totalmente Altro. Che sovverte le regole del mondo, che ci mostra che  quel Condannato è il  Signore della vita. Avviene in maniera semplice dicevamo, con la risposta alla morte che può essere solo divina: la sua sconfitta, la vita! Non sono necessari sofismi, non occorre accedere ad una verità mistica o raggiungere un grado di illuminazione recondito. Basta guardare al Risorto. La fede, la fiducia, può essere quella di un bambino, comprensibile a chiunque, perché si basa sulla semplicità: Chi era morto, ora è vivo! Il Vangelo di Giovanni, in un solo versetto riesce a fornirci il nocciolo, il nucleo del senso della Pasqua: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Gv 3,16) . 

Non c’è altro, è questa la Pasqua.

Non c’è vita che nasca senza essere un progetto di Dio per l’eternità, se glielo si consente; non si nasce a questo mondo, si nasce alla Vita e all’amore di Dio che è infinito, che non ha tempo, che non ha limiti.

Ieri mi interrogavo su come spiegare la Pasqua a dei bambini. Non è stato difficile. Un bruco che osservando il bozzolo vuoto lasciato da un altro bruco, può pensare che quello sia il destino dei bruchi ma può anche volgere lo sguardo in alto e osservare una meravigliosa farfalla, che è diversa ma è la stessa di prima, che è nata da quel bozzolo ma che ora vede altro. Ecco la Pasqua: Gesù Cristo che è stato resuscitato da Dio, ci indica che siamo  farfalle.

“Io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Gv 10,10)

Alessandro Serena

 

“Progetto Minibus” realizzato: Spicchi di Regno!

A partire dall’ottobre scorso abbiamo fatto appello, su questo sito, durante i culti, nel corso delle attività di chiesa, a tutte le persone di buon cuore affinché potessero contribuire all’acquisto di un Minibus a sostegno delle attività benefiche e di diaconia della Chiesa Valdese di Verona.

Si trattava di un acquisto di particolare rilevanza ed impegno, necessario per la raccolta ed il trasporto di derrate alimentari destinate a famiglie bisognose; per l’accompagnamento ai culti ed ai corsi di lingua italiana di sorelle e fratelli immigrati dal Ghana; per consentire la partecipazione ad incontri tesi a sviluppare l’interculturalità delle donne; per la distribuzione di generi di prima necessità ai senza tetto.

L’ obiettivo è stato raggiunto, prima del previsto si è potuto provvedere all’acquisto del minibus!

Il minibus Fiat acquistato.

Alle persone di buona volontà, a chi ha potuto dare, tanto o poco, a chi non è stato insensibile alla Parola di Gesù che ci insegna :“In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40), con grande gioia e con cuore colmo di gratitudine vorremmo rivolgere sentitamente il GRAZIE nostro e di tutti coloro che beneficeranno della loro generosità.


Grazie non solo per il fattivo aiuto ai bisognosi ma perché la vostra generosità guarisce; ristora l’anima di chi ne gode e di chi la osserva, da quella terribile malattia che è la resa all’indifferenza, al senso di sopraffazione che deriva talora dal male e dalla sofferenza cui assistiamo quotidianamente.

Il salmista a proposito del regno messianico recita: “Egli garantirà il diritto ai miseri del popolo, salverà i figli del bisognoso … . Egli libererà il bisognoso che grida e il misero che non ha chi l’aiuti. Egli avrà compassione dell’infelice e del bisognoso e salverà l’anima dei poveri.” (Sal. 72).

Ecco il Regno viene anche così, con orecchie che ascoltano, cuori e mani che si aprono. Sono “Spicchi di Regno” questi e Dio solo sa quanto il mondo intero ne abbisogni.

Lode al Signore, grazie ai benefattori che si sono resi servi, Dio vi benedica!

Le scritte che verranno apposte sulle fiancate.

Dio mio, dove sei? – Predicazione di domenica 2 aprile 2017

LETTURE BIBLICHE: Salmo 22
Cari fratelli e care sorelle, oggi ci confronteremo con un salmo difficile da leggere ed ascoltare, un salmo che ci sfida a riflettere sulla passione di Gesù, ma anche in generale sulla sofferenza. Non si tratta, semplicemente, di leggere e commentare dei passi che conosciamo bene e che fanno parte della tradizione legata a questo periodo dell’anno. Si tratta di entrare, insieme a Gesù, nella sofferenza e nella morte, si tratta di sentire, ognuno e ognuna di noi, il dolore lacerante che ci circonda e che spesso fingiamo di non sentire, come quello delle donne maltrattate e ferite, quando non uccise, dei bambini abusati, dei disoccupati, di coloro che vengono in Europa alla ricerca di un futuro migliore e vi trovano razzismo, indifferenza, fame, povertà, o quello dei malati, di coloro che sono rimasti soli. Solo accettando il paradosso inaccettabile che prima della resurrezione c’è la croce e che Dio ha scelto, per sé, di percorrere lui stesso questa strada, dolorosa e difficile, solo così potremo vivere a pieno anche la gioia della Resurrezione. Oggi vogliamo riflettere con tutti noi stessi, con la mente, ma anche con il cuore e con tutto il nostro corpo, su questa scelta fortissima, radicale, compiuta da Gesù: solo accogliendo fino in fondo questa sfida, impediremo a noi stessi di trasformare questo tempo di preparazione in un periodo banale e di nessun significato per la nostra crescita spirituale.
1 Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!
2 Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione.
Il salmista è disperato, forse è gravemente ammalato, chiaramente non ha più speranze terrene e si rivolge a Dio. Così come forse è successo anche a noi in qualche momento in cui abbiamo dovuto affrontare un dolore profondo, un lutto incomprensibile, una malattia nostra o di chi ci sta molto caro.
3 Eppure tu sei il Santo, siedi circondato dalle lodi d’Israele.
4 I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti.
5 Gridarono a te, e furon salvati; confidarono in te, e non furono delusi.
A chi ci si può rivolgere quando tutto è perduto se non a Dio? Dio che trascende la nostra umanità, Dio che tante volte ha fatto sentire la sua presenza, ai nostri padri, ad altri fratelli e sorelle, Dio in cui crediamo e su cui abbiamo riposto la nostra fiducia. Ma – ed è questa la cosa più terribile – quando anche Lui tace? Quando a noi non fa sentire la Sua presenza. Quando Noi ci sentiamo soli, disperati, abbandonati. Quando lo stesso Dio che ci ha fatto nascere, che ha salvato tanti prima di noi, ora è assente? Lo chiamiamo, ma sembra non ascoltarci. Forse anche Gesù si è sentito così. Perfino Gesù! Se è vero, come attestano il vangelo di Marco e quello di Matteo, che prima di morire ha recitato proprio questo salmo in preghiera: Signore dove sei? Signore non sentiamo la tua voce. Signore non ci abbandonare.
6 Ma io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, e il disprezzato dal popolo.
7 Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo:
8 «Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!»
9 Sì, tu m’hai tratto dal grembo materno; m’hai fatto riposare fiducioso sulle mammelle di mia madre.
10 A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal grembo di mia madre.
11 Non allontanarti da me, perché l’angoscia è vicina, e non c’è alcuno che m’aiuti.
12 Grossi tori mi hanno circondato; potenti tori di Basan m’hanno attorniato;
13 aprono la loro gola contro di me, come un leone rapace e ruggente.


E mentre noi viviamo il profondo sconforto di questo devastante silenzio, ecco che da fuori arriva rumore di gente allegra, di gente che sta vivendo una vita piena di gioia. Di gente che ci vede tristi, in silenzio, abbandonati e non solo non ci accoglie, non ci aiuta, ma al contrario ci deride, si fa beffe di noi. In chi hai creduto? Su chi hai fondato la tua fiducia? Su chimere, su illusioni. Il tuo Dio ti ha abbandonato. Ma in realtà il tuo Dio forse non esiste neppure. E il dubbio, tremendo, più doloroso del dolore, ci assale, ci prende le gambe:
14 Io sono come acqua che si sparge, e tutte le mie ossa sono slogate; il mio cuore è come la cera, si scioglie in mezzo alle mie viscere.
15 Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi si attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte.
16 Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi.
17 Posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano e mi osservano:
18 spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica.
Gli uomini e le donne che ci vivono accanto, come bestie feroci, ci assalgono, ci addentano, ci deridono: non è solo la vita che se ne sta andando e anche la fede. In chi ho riposto la mia fiducia, se ora sono solo, abbandonato e sgomento? Ci guardiamo intorno e vediamo un mondo triste, egoista, prepotente, un mondo che si proclama cristiano nel quale si costruiscono muri per difendersi dai poveri, dai diseredati, da coloro che fuggono dalle guerre, dove chi allunga la mano in cerca di aiuto, spesso riceve insulti, dove ci succede di sentirci soli, senza energie, senza coraggio, delusi da noi stessi e da quello che ci circonda, che è così lontano da quello che proclamiamo, da quello in cui crediamo.
19 Ma tu, SIGNORE, non allontanarti, tu che sei la mia forza, affréttati a soccorrermi.
Ma non tutto è perduto: il salmo è grido a Dio, è accorata ricerca sul senso che permea la realtà. Dio mio perché mi hai abbandonato? Dio mio: a te rivolgo la mia preghiera, a te che sembri lontano, distratto, indifferente. A te, che non posso abbandonare, nonostante mi senta abbandonato. Guardami, o Signore e rispondici: Perché? Perché, perché ci sono le malattie, la povertà, i bambini che muoiono o che vengono sfruttati, abusati, maltrattati. Perché le nostre chiese si svuotano. Ognuno di noi può aggiungere i propri perché, li può forse trovare nella propria storia, o guardando il telegiornale, li può leggere negli occhi dei bambini che muoiono nel Mediterraneo, o in Palestina o in qualsiasi territorio di guerra. Li può sentire nei corpi martoriati di tante donne. Perché? Sappiamo che alle volte le nostre preghiere non vengono esaudite, perché?
20 Libera la mia vita dalla spada, e salva l’unica vita mia dall’assalto del cane;
21 salvami dalla gola del leone. Tu mi risponderai liberandomi dalle corna dei bufali.

Non abbiamo una risposta, cari fratelli e sorelle, possiamo solo affidarci a Dio e perseverare nella nostra fede. “Salva l’unica vita mia” L’unica. Possiamo continuare e continuare a pregare. Non cercherò di inventare qualche spiegazione sul perché della sofferenza: nella storia ce ne sono state molte, ma forse non così convincenti, o meglio, non convincenti per coloro che si sono già allontanati, che hanno già rinunciato. Ma il salmista oggi ci rammenta che possiamo, che abbiamo il diritto, di dire insieme a Gesù “allontana da me questo calice amaro”; Abbiamo il diritto di dire, ho paura, sono angosciato, sono disperato, sono arrabbiato, non capisco… e poi, dopo aver gettato sulle Sue  spalle la nostra fatica, il nostro dolore, le nostre domande, possiamo, come il salmista dire
20 Libera la mia vita dalla spada, e salva l’unica vita mia dall’assalto del cane;
21 salvami dalla gola del leone. Tu mi risponderai liberandomi dalle corna dei bufali.
Possiamo dunque ancora affidarci a Dio, consapevoli, però, che Gesù dice “non la mia volontà, ma la tua sia fatta”. Non è una risposta consolatoria, ma è quella del Getsemani, quella di Gesù. Gesù, la cui preghiera non è stata esaudita, ma che ha saputo affidarsi e, fidarsi. Non sappiamo se e quale sia la risposta giusta. Non lo sappiamo. Ma il salmo non si conclude nella disperazione, non ci lascia ai piedi della croce, perché non siamo soli, non siamo abbandonati, e una risposta la possiamo udire, se solo siamo disponibili con le orecchie, con il cuore, con la mente, con tutti noi stessi.
22 Io annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea.
23 O voi che temete il SIGNORE, lodatelo! Voi tutti, discendenti di Giacobbe, glorificatelo, temetelo voi tutti, stirpe d’Israele!
24 Poiché non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del sofferente, non gli ha nascosto il suo volto; ma quando quello ha gridato a lui, egli l’ha esaudito.
25 Tu sei l’argomento della mia lode nella grande assemblea; io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti temono.
Il salmista una risposta l’ha ricevuta. Forse è guarito, o forse ha ritrovato la fede che temeva di aver smarrito. Non si sente più solo, non si sente più abbandonato e inizia un canto di lode:
26 Gli umili mangeranno e saranno saziati; quelli che cercano il SIGNORE lo loderanno; il loro cuore vivrà in eterno.
27 Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE e si convertiranno a lui; tutte le famiglie delle nazioni adoreranno in tua presenza.
28 Poiché al SIGNORE appartiene il regno, egli domina sulle nazioni.
29 Tutti i potenti della terra mangeranno e adoreranno; tutti quelli che scendon nella polvere e non possono mantenersi in vita s’inchineranno davanti a lui.
Un canto di lode che diventa corale, addirittura universale, un canto di lode che coinvolgerà perfino i morti e tutte le nazioni, cioè tutti gli abitanti della terra. Coloro che oggi sono distratti, nel dolore, nella fatica, nell’indifferenza, tutti coloro che non si sentono chiamati, sentiranno la lode e si assoceranno in questo banchetto di gioia e lode.
30 La discendenza lo servirà; si parlerà del Signore alla generazione futura.
31 Essi verranno e proclameranno la sua giustizia, e al popolo che nascerà diranno com’egli ha agito.
Amen!

Erica Sfredda