“Signore dove vai?” Predicazione del culto di domenica 14 maggio 2017.

LETTURE BIBLICHE:

Giovanni 13, 36-38; 14, 1-27

36 Simon Pietro gli domandò: «Signore, dove vai?» Gesù rispose: «Dove vado io, non puoi seguirmi per ora; ma mi seguirai più tardi». 37 Pietro gli disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!» 38 Gesù gli rispose: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte.


1 «Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».
5 Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» 6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se mi aveste conosciuto avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete visto».
8 Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”? 10 Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 

SERMONE: 
ESPERIENZA DI ASSENZA

Diversi anni fa un mio amico mi raccontò di un momento particolarmente intenso della sua vita, la scomparsa di una persona a lui molto cara, di suo padre. Figlio, credente, cristiano militante, buon frequentatore della Bibbia. Quella sera, la sera in cui morì il padre era con lui, ebbe questa fortuna. Quella sera, mi disse tempo dopo: “Dio non c’era, era assente, sentivo solo un gran vuoto”. Avevo la Bibbia in mano ma Dio non lo sentivo vicino in quel momento. Questa era la sua percezione, avvertiva solo un grande freddo. Mi ricordo disse … ma non mancava solo Dio mancavano le persone ero in un periodo di lontananza dalla mia comunità. ASSENZA di DIO, COMUNITA’, parleremo di questo questa mattina.

 

IL VANGELO DI OGGI

Il lezionario di oggi ci propone un brano dall’Evangelo di Giovanni. Un Vangelo che parla dell’incarnazione del Figlio, della Rivelazione della gloria del Figlio ed è orientato verso la croce. Cristo è rivelatore di Dio nel mondo, è amore di Dio in atto. La lettura odierna appartiene alla seconda parte del libro, quella in cui si rivela ai suoi , quello in cui iniziano i discorsi di commiato, preceduti dalla lavanda dei piedi, dall’annuncio del tradimento E’ il momento in cui Gesù si appresta a lasciare i suoi, qualcosa sta per finire … forse. Sono appena accaduti fatti sconcertanti, lavare i piedi … il gesto degli ultimi degli schiavi, Gesù ha appena alluso a qualcosa di definitivo: “Il Figlio dell’uomo sta per essere glorificato… ancora per poco sono con voi… ”. Non diremmo, oggi, :”un momento cosa sta per succedere?” E poi ““Dove vai?”. Insomma, saremmo preoccupati, confusi … , allarmati. “Dove vai ?! Maestro di che parli ?”

 

In realtà chi scrive vive circa 70-80 anni dopo Gesù e parla della situazione che l’autore ha presente in quel momento , Gesù non c’è, è stato crocifisso decenni addietro. Il tema di questi passi è l’ASSENZA, l’assenza. Avete mai sperimentato l’assenza? Sicuramente, l’assenza di una persona cara che non c’è più, l’assenza per un amore o un’amicizia terminata. Come ci sentiamo ? Male. Abbiamo nostalgia, pensiamo a momenti del passato felici, magari li ricordiamo anche più belli di quanto non fossero e ci mancano tanto. E che dire dell’assenza di Dio! Il Dio che c’è? Eppure non c’è in quei momenti in cui ci sentiamo soli, in cui il cielo è chiuso il male sembra prevalere, in cui NON CI SEI , NON CI SEI, NON TI SENTO, NON SONO IN GRADO; NON POSSO SENTIRTI! Dove SEI? Dove sei andato ?! Che sarà di noi, che sarà di ME!?

 

Il brano di oggi in realtà fa parte di una sezione più ampia che va dagli ultimi passi del 13mo capitolo alla fine del 14mo. Sono quattro le domande che risuonano:

Pietro: «Signore, dove vai?»

Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?»

Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta»

Giuda: «Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?»

I discepoli, Pietro, Tommaso, Filippo e Giuda (non il traditore) rivolgono quindi a Gesù delle domande che sono attuali ancora oggi, perché sono le nostre. E così, trasportati nella Palestina del primo secolo ci scopriamo attanagliati dalle stesse loro domande. Che in realtà sono quindi quelle di una chiesa della fine del primo secolo, che non è quella vincente, quella possidente che ha sempre la risposta e che sempre , nella storia, si ripresenta regolarmente. Anche la nostra Riforma protestante nasce sulla base di domande. Il Vangelo di Giovanni come quello di un Riformatore, dicevamo, che pone domande e che accoglie le domande. Una chiesa che non accoglie le domande è pericolosa perché diviene assolutista, perché cessando di interrogarsi rischia di porre al centro sé stessa e di allontanare dalla fede.

Pietro chiede: “ Signore dove vai?” Ma la vera domanda dell’estensore del Vangelo “Dove sei andato, come mai non ti vediamo più?” . E Gesù risponde, non rispondendo come Pietro si aspettava. Lo concentra sul presente e lo spiazza: “mi seguirai dopo”, Pietro ora non può andare dove è lui, restano molte cose da fare. Gli annuncia il tradimento imminente, sconcertante, ci sentiamo sempre immuni dalla capacità di tradire, eppure capita, ci fidiamo di noi stessi eppure succede…, quando? Nel presente.

Filippo chiede: “mostraci il Padre”, e Gesù risponde: “chi ha visto Me ha visto il Padre”. Già bisogna saperlo vedere in Gesù, Gesù pone una distanza; vuoi vedere il Padre? Adesso? Guarda me, che il tuo sguardo passi attraverso me, quello che ti ha appena lavato i piedi. Dov’è la distanza? In un Dio difficile da riconoscere, . Dio è oltre le nostre possibilità di vederlo, di afferrarlo e non è come noi vorremmo fosse. Quindi dove è nel tempo presente? E’ un Dio nascosto tra le pieghe di un’umanità nemmeno ordinaria, ma umile e sottomessa , sconfitta.

Giuda chiede : “come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?”, domanda che contiene due aspetti: la comunità ed il mondo. Ed anche qui, una risposta sconcertante, che ignora la seconda parte della domanda. Gesù non si avventura a parlare del mondo , ora parla alla sua comunità “ se uno mi ama osserverà la mia Parola e il padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Dio prende dimora in un ambiente di amore, Dio lo vedi in un luogo dove si esercita l’amore: certo , nella comunità cristiana -anche- SE questa è la dimora, lo spazio dove fiorisce l’amore. Dio non è vincolato al nostro amore, è sempre libero di agire, indipendentemente da come ci comportiamo noi, (lo Spirito soffia dove vuole) ma qui risuona una promessa : nella comunità che ama , che si rende strumento della Parola e dell’azione di Gesù la presenza di Dio è reale, nel tempo presente ECCO DOVE E’ . DOVE SEI ANDATO GESU’ . MA SONO QUI, SONO QUI.

Abbiamo saltato una domanda , la seconda, probabilmente la più importante. Tommaso chiede : Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?” . Gesù risponde “Io sono la via , la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre mio; anzi lo conoscete fin d’ora e lo avete visto” La Via, così era chiamata la nostra fede nella chiesa primitiva, noi tutti siamo seguaci della Via. Che bella parola, c’è un percorso, una strada. Che caratteristica ha una strada? Porta a destinazione, ha un traguardo. Percorrere una strada non è vagare in cerchio, non è continuare a girare a vuoto. L’esodo biblico è percorrere una via, seguire un profeta, seguire un maestro è percorrere una via, ma Gesù cambia le regole: LUI è la via. LUI stesso è le direzione. Cosa devo fare? Guarda me! Ci dice. Quando? OGGI, nel tempo presente. Non dice “sarò la via la verità a la vita”, dice “SONO”.

Gesù E’ la Verità e la verità è Dio ma quale Dio ? Quello rivelato in Gesù, quello sofferente, sporco, vinto. Allora DOVE SEI Dio, chiedevamo all’inizio. Non avere dubbi, non è nel potere, non è nella protervia, non è nella limpidezza del buon senso, è dove non te lo aspetti. Dove non te lo aspetti, non come e quando vorresti tu arriva l’inaspettato, ma arriva perchè Lui sta alla porta e bussa.

Non a caso però l’ultima delle tre parole è VITA. L’ultima parola è la vita. La vita ha l’ultima parola . La vita di Gesù che ritorna per associare i suoi alla sua gloria e che non ha bisogno di aspettare la fine dei tempi, la vita di Gesù è oggi. Nel tempo presente. In quell’oggi eterno che accomuna noi ai primi discepoli.

 

DALL’ASSENZA ALLA PRESENZA

Due i temi di oggi che avevo anticipato: Assenza di Dio e comunità, per parlare in realtà di presenza di Dio e di comunità.

Vorrei farlo con le parole di Kurt Marti, poeta, pastore svizzero del ‘900, a proposito di Gesù che è anche il titolo di questa poesia di cui cito solo la parte conclusiva:

Gesù

spesso ora ci coglie la paura che egli possa

essersi da lungo tempo perduto e smarrito

scomparso per sempre nello scoramento forse –

o egli torna

di nuovo (come allora a Pasqua) dall’esilio?

 

e dunque continuiamo a raccontare di Lui

le storie del suo amore ribelle

che ci risuscitano dalla morte quotidiana –

e davanti a noi resta: ciò che ancora potrebbe essere.

 

Gesù torna e continua a tornare. Dove Sei ? Non smettiamo di chiederlo e di chiederlo ancora di più quando non riusciamo a sentirlo. Non smettiamo di chiedere perché dove e quando non ce lo aspettiamo arriva l’inaspettato, che è Lui, lo scorgiamo, pronto a rendere la nostra vita un vita vera, come? Nella comunione con Lui . Cosa significa comunione? Essere uniti a Lui. E Lui cosa faceva? Dove passava Lui trasformava le esistenze, portava Luce, conforto, riapriva alla speranza, metteva in comunione.

 

E quindi noi cosa dobbiamo fare, cosa possiamo fare ? Portare luce , speranza, gioia. La vita è anche agire nel quotidiano, un sorriso, una mano stretta, ascoltare senza fretta, fermarsi. E come lo incontro Gesù? Nei gesti che compio. Dove? Qui, qui! Dio risiede dove fiorisce l’amore, in questa comunità, fuori da quella porta, perché la comunità dell’amore di Dio si estende oltre qualsiasi porta. Dio si manifesta attraverso i nostri gesti: mani che dall’essere rivolte verso noi con la domanda “Signore, sono qui, Tu dove sei? “, si aprono verso l’altro e allora, allora udiamo una Voce che, sommessa, dice “eccomi” ; ecco la gioia, ecco la forza, lo sapete, la proviamo, la gioia di essere servi che entra in noi ecco il Signore che trasforma le nostre vite.

Io sono la verità ha detto e la verità è che non siamo mai soli, non siamo abbandonati, non lo siamo in questa vita e non lo saremo per l’eternità.

Amen

Alessandro Serena

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I corridoi umanitari al Festival Biblico 2017

Il Festival Biblico 2017 di Verona avrà come tema la strada. La strada come cammino che segna l’esistenza, quella concreta, ma anche quella psicologica aperta davanti ad ognuno e ognuna di noi. Avere il cammino nel cuore significa non stare fermi, chiusi in un (rassicurante?) immobilismo fatto di abitudini e luoghi comuni, ma mettersi in moto, facendosi coinvolgere non solo dalla meta, ma anche dal cammino stesso. Gioire della e nella strada, significa dare importanza anche al percorso, vivere il “qui ed ora” del viaggio come un dono e una possibilità.
Questo è tanto più vero in un percorso di fede, che non può essere statico, ma che presuppone una continua volontà di conversione al Signore. Questa apertura al cambiamento e la curiosità, la voglia di conoscere, sono stati il presupposto non solo di ogni percorso di fede, ma anche della storia stessa dell’umanità.

Gli uomini e le donne hanno sempre cercato di andare oltre i limiti angusti dei loro territori, con la fantasia e la creatività, ma spesso anche con le gambe. A indurre l’umanità a spostarsi ci sono state cause diverse: la curiosità che ha spinto l’uomo addirittura a esplorare l’universo, intraprendendo viaggi spaziali, la voglia di cercare una vita migliore, la fuga dalla fame o dalle guerre o da una vita ritenuta non adeguata alle proprie aspettative. Un fenomeno che ha caratterizzato la storia di tutti i popoli in tutte le latitudini e che ha sempre arricchito i luoghi di arrivo: si pensi a cosa sarebbero oggi gli Stati Uniti d’America se non avessero ricevuto, per secoli, uomini e donne da tutti i continenti, ma, dall’altra, si pensi a quale contributo massiccio hanno dato gli italiani  al fenomeno migratorio: regioni come il Veneto o la Puglia avrebbero oggi un aspetto totalmente diverso se le loro popolazioni non avessero goduto della possibilità di andare in giro per il mondo a cercare un lavoro migliore, una possibilità concreta, un futuro diverso.

Oggi però il fenomeno migratorio ha assunto tali dimensioni da aver suscitato in molti uomini e donne sentimenti di rifiuto e di paura. E questo ha fatto sì che, proprio nel momento in cui maggiore è stata la richiesta di accoglienza, si sia ridotta moltissimo la capacità di ospitalità di quei paesi che maggiormente rappresenterebbero una speranza per coloro che sono stati scacciati dalla loro terra. Perché accanto a coloro che viaggiano perché vogliono cercare migliori condizioni di vita (come per esempio molti nostri giovani che vanno in Europa o in USA per avere un lavoro più adatto alla loro preparazione), altri sono costretti dalla guerra o da una carestia a lasciare, magari disperati, il proprio Paese. Molti cercano la Vita, semplicemente. E spesso, invece, incontrano la Morte. Perché quando si scappa da un paese in guerra spesso non si ha il tempo di organizzare il viaggio, perché quando si fugge da una carestia, spesso non si hanno i soldi per un biglietto aereo. Perché, infine, i Paesi che dovrebbero accoglierli invece che coordinare e organizzare gli arrivi per tutelare la vita di chi giunge e la sicurezza di chi accoglie, si limitano a impedire l’accesso, chiudendo gli occhi di fronte alle morti disperate, ma soprattutto di fronte ai traffici che uomini e donne senza scrupoli fanno sulla pelle di che cerca aiuto.

I cristiani come possono porsi di fronte a questa enorme richiesta di accoglienza?
Possono restare sordi all’ordine esplicito e più volte espresso sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento (non opprimete la vedova né l’orfano, lo straniero né il povero; nessuno di voi, nel suo cuore, trami il male contro il fratello – Zaccaria 7,10).
Possono non accogliere il comandamento dell’amore, considerato da Gesù il più importante fra tutti e non accogliere in loro l’amore stesso di Cristo (Efesini 3,14-19), che ha dato la propria vita per tutti e tutte?
Evidentemente no! I corridoi umanitari sono un piccolo, minuscolo tentativo di invertire la rotta. La volontà di dare un esempio di quello che si può fare, se solo lo si vuole. Con i corridoi umanitari famiglie particolarmente in difficoltà vengono selezionate e portate in tutta sicurezza in Italia, dove sono inserite in contesti di prima accoglienza, per imparare l’italiano e per conoscere la nostra realtà, e poi avviati a una stabilizzazione maggiore (seconda accoglienza). Questo progetto, nato per primo in Europa, ma oggi imitato dalla Francia e dalla Polonia e ripetuto da altri qui in Italia, è una risposta concreta, fattibile, sicura, per chi arriva e per chi accoglie, una soluzione che chiude il lavoro dei trafficanti, che impedisce le morti, la prostituzione dei corpi, la disperazione di tanti fratelli e sorelle.

A Verona, all’interno del Festival Biblico, sabato 20 maggio alle 18.30 ci sarà un momento di preghiera gestito dalla Chiesa Valdese, che è la finanziatrice del progetto, attraverso una quota importante dei propri fondi 8 per mille, la comunità di sant’Egidio e la Caritas che organizzano nelle varie città italiane, insieme alla Commissione Sinodale per la Diaconia della Chiesa Valdese (l’organismo preposto alle opere diaconali) e alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (che riunisce molte chiese protestanti italiane e che è stata la promotrice e la ideatrice del progetto stesso) l’enorme lavoro di accoglienza e collocamento delle persone in arrivo.
Valdesi e cattolici insieme hanno concretizzato questo importante esperimento di accoglienza e ora insieme pregano il Signore, per chiedere perdono per tutti coloro che sono morti, e per ringraziare per tutti coloro che sono stati salvati. Un momento di riflessione e di preghiera che vuole incoraggiare tutti i presenti e le presenti a vivere in modo diverso, più coerente con la loro fede, questo straordinario fenomeno che è il viaggio e il trasferimento di migliaia di uomini  e donne. Un invito a vedere nell’accoglienza non solo un imperativo per chi si dice cristiano, ma anche una straordinaria possibilità di crescita e di arricchimento.
Erica Sfredda

ciclo di conferenze sulla Riforma

In occasione del 500. anniversario della Riforma protestante, tra le numerose iniziative che rappresentano una importante occasione per fare conoscere la spiritualità protestante,  si desidera evidenziare quanto organizzato dalla nostra Chiesa Valdese di Verona e dalla Chiesa Evangelica Luterana di Verona:

Past. Urs Michalke, Comunità Evangelica Luterana Verona:
“La riforma protestante: motivi – svolgimenti – risultati”
Venerdì 12 maggio ore 21.00
Chiesa San Domenico, Via del Pontiere, 30 Verona

Prof. Martin Wallraff, Università Monaco di Baviera:
“La riforma protestante e la cultura italiana”
Venerdì 16 giugno ore 21.00
Chiesa San Domenico, Via del Pontiere, 30 Verona

Mons. Franco Buzzi, Accademia di San Carlo,
Biblioteca Ambrosiana di Milano
“La Riforma dal punto di vista cattolico
a 500 anni dall’evento”
Venerdì 6 ottobre ore 21.00
Tempio Valdese Verona (angolo Via Pigna / Via Duomo)

Prof. Fulvio Ferrario, Facoltà Valdese di Roma
Venerdì 10 novembre ore 21.00
”Ecclesia semper reformanda est…”
Tempio Valdese Verona (angolo Via Pigna / Via Duomo)

E’ in particolare lo sviluppo dei temi che permette di mantenere quella visione articolata, interconfessionale, ecumenica che sta caratterizzando le iniziative della ricorrenza. Ricordare come occasione per confrontarsi, comprendersi, capirsi, nella piena consapevolezza che la Scrittura è plurale, come diversificate sono le chiese.

In Italia in particolare, dove la conoscenza della Riforma è tendenzialmente scarsa, conoscere significa  realizzare come quanto Lutero originò 500 anni fa, abbia costituito e continui ad essere uno stimolo per le coscienze, un motivo di ricchezza, un porsi di fronte alla propria fede.

La diversità ed il dialogo interpellano la fede di ciascuno perché una chiesa, di qualsiasi denominazione, che intenda essere vitale deve essere sempre alla ricerca della propria riforma, percependo nella sclerotizzazione un pericolo costante.

Locandina ciclo di conferenze valdese-luterane 2017