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Venerdì 19 gennaio, incontro di approfondimento: “I Valdesi: chi sono, cosa professano.”

Venerdì 19 gennaio, con inizio alle ore 16.45, presso il tempio valdese di Verona -via Duomo, angolo via Pigna, si terrà un incontro di approfondimento a cura della Past. Laura Testa sul tema: “I Valdesi, chi sono, cosa professano”. Si tratta di un appuntamento che vuole costituire un’occasione non solo per chi già appartiene alla chiesa valdese ma anche per tutti coloro che desiderano comprendere una  realtà di fede presente nel nostro Paese da otto secoli. Un modo diverso di essere chiesa rispetto a quello maggioritario in Italia e che ha profondissime radici evangeliche e storiche.

Si tratterà della fede, delle tradizioni, della storia e delle vicende di un popolo-chiesa che nella sua fedeltà all’Evangelo continua a confessare la Signoria di Cristo nel solco della tradizione evangelica riformata.

Verso la fine del XII secolo un mercante di Lione di nome Valdo predicò la povertà e l’imitazione degli apostoli: i valdesi furono scomunicati, perseguitati, dispersi, la fede fu spesso vissuta in maniera clandestina; l’adesione alla Riforma protestante di impronta calvinista nel XVI secolo sancì ulteriormente la rivendicazione di adorare Dio in libertà e secondo coscienza. Solo a partire da poco più di un secolo e mezzo iniziarono  le prime tutele ed il riconoscimento civile.

Oggi la chiesa valdese si connota per essere chiesa di  minoranza certamente, ma con una vitalità e presenza nel tessuto italiano che non è mai inosservata, una Chiesa che non cessa di professare come suo unico capo e salvatore Cristo.

 

Meravigliamoci! – Predicazione su Genesi, 8:20-9:1

LETTURE BIBLICHE: Genesi 8:20-9:1
20 Noè costruì un altare al SIGNORE; prese animali puri di ogni specie e uccelli puri di ogni specie e offrì olocausti sull’altare.
21 Il SIGNORE sentì un odore soave; e il SIGNORE disse in cuor suo: «Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, poiché il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza; non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
22 Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai».

Carissimi fratelli e sorelle,
questo testo mi è molto caro e ricordo ancora la prima volta che lo studiai con attenzione.
Ero una giovane impegnata in Chiesa, come molti dei nostri figli, e come fanno anche loro non frequentavo tanto la Chiesa locale, ma non perdevo mai l’occasione per partecipare o anche per organizzare i campi della FGEI o nei centri giovanili di Adelfia, o di Ecumene o di Agape.
In quegli anni, un grave conflitto era scoppiato tra gli adulti della mia chiesa e tutti noi ragazzi non riuscivamo a trovare il nostro spazio in Chiesa. Fino ad alcuni anni prima il nostro spazio era stato quello dell’organizzazione del bazar, dei canti del coro dei giovani, eravamo pochi, ma la nostra insegnante era magistrale nel prepararci e ci sembrava che la Chiesa fosse un luogo perfetto.
Alcune di figure di riferimento però negli anni vennero meno, alcuni morirono e “gli adulti” non riuscivano a vivere una vita comunitaria in maniera serena, anzi, talvolta non si salutavano neppure quando si incontravano per strada o al Culto.
Molti anni dopo, confrontandomi con gli altri giovani della Chiesa, con i quali il rapporto era rimasto congelato agli anni del coro giovanile, riuscimmo a dirci che ci eravamo un po’ tutti allontanati dalla Chiesa perché ci sentivamo inadeguati..
Non ci sentivamo pronti a prendere le nostre responsabilità in una Chiesa tanto difficile, dove anche gli adulti non riuscivano a destreggiarsi bene, dove le critiche reciproche erano feroci e poco fraterne. . non avevamo né il coraggio, né l’istruzione adeguata per poterci assumere la nostra responsabilità.
Ognuno di noi però “circuitava” attorno alla Chiesa dei padri e delle madri senza riuscire mai veramente ad allontanarsene, ma nemmeno ad avvicinarsi.
Fu in quel periodo che contattai il pastore in maniera diretta: insieme ad altri giovani organizzavamo un campo studi di una settimana sulla creazione e a me era toccato il compito di preparare gli studi biblici, ma da sola non ero in grado e chiesi al Pastore Klaus Langeneck che subito mi diede una mano.
Ci incontrammo alcuni pomeriggi in cui mi spiegò per filo e per segno la teologia dei primi undici capitoli del libro della Genesi e quelle che erano le “questioni” salienti sulle quali generazioni di credenti si erano interrogate, ma più di tutti mi rimase impresso questo meraviglioso finale poetico del racconto del diluvio: Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai».
L’intero creato viene giudicato da Dio, l’umanità è profondamente intrisa di peccato, e per questo merita la distruzione, il Diluvio è proprio l’espressione del dolore di Dio di fronte al peccato dell’umanità, ma l’amore è la cura ad ogni dolore, l’amore di Dio e la sua Grazia infinita sono più grandi del peccato dell’umanità.
Non è infatti una colpa specifica quella che Dio voglia punire, ma un’attitudine: il cuore degli uomini trama il male sin dalla giovane età… il peccato è connaturato con gli esseri umani, nemmeno Noè e la sua famiglia ne sono immuni, non esiste infatti nemmeno uno che sia veramente giusto, se non colui o colei che sono resi giusti da Dio nella fede in lui.
Dio dunque decide di amare la sua creatura così com’è… fallace e “fallata”, Dio decide di amare te e di amare me proprio così come siamo, non perché le nostre vite sono sante, ma perché Egli è il Santo, l’Eterno Amore che può condurre tutto a sé e cambiare il corso della nostra vita.
Non ci meravigliamo quindi se le nostre Chiese non sono un luogo dove l’armonia regna sempre sovrana, non ci meravigliamo se nel mondo ci sono le guerre, non ci meravigliamo se esiste il razzismo, lo sfruttamento sul lavoro, gli omicidi, la cattiveria, l’odio e la divisione: no, non ci meravigliamo di questo, perché il nostro cuore è malvagio, e (come ribadiva anche Giovanni Calvino) l’essere umano è figlio del peccato.
Meravigliamoci invece per la promessa di Dio, meravigliamoci perché Egli è fedele, meravigliamoci perché l’amore di Dio ci incontra ogni giorno della nostra vita, meravigliamoci perché in Cristo siamo figli e figlie di Dio riscattati dal peccato!
Meravigliamoci perché finché dura la terra semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai.
In una meravigliosa danza di vita che accompagna i tempi della svariata grazia di Dio che si dispiega nella nostra vita.
Meravigliamoci anche oggi per un piccolo gesto di gentilezza, per il dono della vita che non è mai scontato e per l’amore di Cristo che una volta per tutte ci libera dal peccato.
AMEN

Pastora Laura Testa

Un’azione responsabile e solidale nel mondo – Predicazione di domenica 18 novembre 2017

LETTURE BIBLICHE: Luca 16, 1-10

Diceva anche ai discepoli: «C’era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L’amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d’olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.

Cari fratelli e sorelle, la parabola, proposta dal lezionario “un giorno una Parola” per la meditazione di oggi, sembra essere più ermetica di tante altre, ma sappiamo che Gesù in tutti i suoi discorsi e parabole vuol fare emergere la realtà dell’amore di Dio, l’invito al ravvedimento, l’attesa per il Regno.

Per comprendere il senso della parabola dobbiamo innanzi tutto capire le azioni dei protagonisti e trarre da queste il giusto insegnamento.
Abbiamo il ricco padrone che sembra non curarsi troppo dei propri averi, vive di rendita ed ha alle sue dipendenze un servitore che cura i suoi interessi; Abbiamo un servitore con delega da parte del padrone a condurre affari nel suo nome, infatti la sua firma sugli atti di compra – vendita era valida e legale, come quella del suo padrone.
Questo amministratore, dal momento che agisce senza controlli conduce una vita al di sopra delle sue possibilità, sperperando i soldi del padrone.

Gli ascoltatori della parabola, oltre ai discepoli espressamente citati, sono anche i farisei, noti per la loro cupidigia ed avarizia ed è verosimile che rimangano fortemente delusi nell’ascoltare di un padrone che loda un servitore chiaramente disonesto.

Poi ci sono i debitori, persone che dovevano somme notevoli al ricco padrone e che improvvisamente vengono chiamati, non per onorare i propri debiti, ma per vederseli in parte diminuiti, generando un notevole risparmio sul dovuto.

A questo punto, inquadrati i personaggi possiamo passare alla trama del racconto: qualcuno, come sempre succede, per invidia, per vendetta verso il servitore o semplicemente per far apparire il padrone come un sempliciotto va a raccontargli che il suo servitore sta sperperando la sua ricchezza.
Di fronte a questa informazione il padrone non può fare a meno di verificare se le accuse sono fondate o meno, chiama il servitore e gli ordina di portargli la contabilità aggiornata, aggiungendo che se le accuse risulteranno fondate egli non potrà più essere il suo amministratore, anzi verrà licenziato.

Il servitore si rende conto di essere stato scoperto e con sano pragmatismo unito alla lungimiranza di quel che avverrà, dopo aver presentato i conti, perfettamente consapevole di non avere la forza di svolgere un lavoro manuale e di provar vergogna nel chiedere l’elemosina, decide di prepararsi un futuro creandosi delle amicizie, ancora una volta a scapito del padrone, scontando ai debitori gli importi che essi dovevano al suo padrone.

A chi doveva 100 barili di olio fa lo sconto del 50% facendogli risparmiare circa 500 denari; a chi gli doveva cento misure di grano fa lo sconto del 20%, realizzando per lui lo stesso risparmio del primo e lo fa nella piena legalità.

Si tratta di risparmi notevoli, un favore che i debitori avrebbero ricambiato accogliendo chi li aveva concessi.
Quando il padrone viene a conoscenza di quel che aveva fatto il suo amministratore, invece di licenziarlo e mandarlo in galera lo loda perché ha agito con scaltrezza.
Perché l’ha fatto? Perché non ha denunciato le malefatte del suo servitore?

Perché Dio di fronte al nostro peccato non ci punisce? Anzi ci viene annunciata la Sua Grazia ed il Suo amore?
Il ricco padrone si comporta in modo strano, incomprensibile per la nostra logica basata sul raziocinio ed il rispetto della legge.
Il padrone sicuramente non approva il fatto che l’amministratore abbia sperperato il suo denaro, si rende conto che l’azione del servitore torna a suo vantaggio, consentendogli di apparire giusto e generoso nei confronti di coloro che gli dovevano denaro, ma loda la sua prontezza nel risolvere un suo problema personale in vista di un futuro sicuro.

Il vangelo di Luca riporta molti passi di condanna verso i ricchi, verso la ricchezza accumulata ingiustamente, a partire dall’affermazione di Gesù che è più facile ad un cammello di passare per la cruna di un ago che ad un ricco di entrare nel regno dei cieli, per finire con l’ammonimento che non si possono servire due padroni: Dio e mammona.

Gesù stupisce i suoi ascoltatori, e non è la prima volta. Li stupisce quando guarisce gli stranieri e i peccatori, quando agisce di sabato, o ancora quando presenta la figura positiva del samaritano rispetto a quelle del fariseo e del dottore della legge che passano volutamente dall’altra parte della strada per non farsi carico delle esigenze del prossimo bisognoso di aiuto.

La prosperità, la ricchezza erano considerati segni della benevolenza di Dio, ma Gesù condanna la sete di potere, l’accumulazione della ricchezza fine a se stessa, l’asservimento al dio mammona, nella vana speranza di ricavare appoggio e sicurezza dai beni, dal denaro, dal potere considerati come un idolo al quale sacrificare la propria vita.

La benevolenza di Dio esige in cambio il rispetto del comandamento d’amore che recita: “ amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua e con tutta la tua mente” , perché come scrive Bonhoeffer, se non amiamo Dio, lo odiamo. Non c’è via di mezzo: Dio è Dio, perché può essere solo amato o odiato. O ami Dio oppure i beni del mondo.

Molta gente e nazioni intere hanno amato i beni del mondo più di Dio ed hanno accumulato enormi ricchezza mediante lo sfruttamento, e l’accaparramento delle materie prime dei paesi più poveri, costringendoli poi ad indebitarsi per comprare armi, per combattere guerre tra diseredati.
Ricchezze ingiuste, accumulate solo per servire il Dio mammona, fondate sulla miseria di intere popolazioni, costrette a migrare, ad elemosinare la benevola accoglienza dei paesi ricchi.

Una cosa è sicura: saremmo ben felici se un economo un po’ furbo si proponesse di dimezzare l’importo del debito dei paesi del terzo mondo, realizzando un concetto di giustizia assai vicino alla giustizia di Dio.

E poi Gesù aggiunge un’altra parola egualmente sconvolgente, dice:
“Perché i figli del mondo attuale sono più sensati dei figli della luce con la loro generazione”. Che cosa intende Gesù? Intende dire che, in specifiche circostanze, i figli del mondo, cioè le persone che non hanno fede, possono essere dati in esempio ai figli della luce, ovvero ai credenti. Perché?

Perché appunto, in certe circostanze, è importante vivere e agire nel mondo e non disprezzarlo, quello di Gesù è un invito all’azione responsabile, sensata,
ragionevole nel mondo.
Ma allo stesso tempo Gesù rinnova la vocazione rivolta ai figli della luce affinché abbandonino definitivamente le tenebre.
Perché saremo anche figli e figlie della luce ma per il momento siamo tutti nelle tenebre.
Alla fine Gesù dice: procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.

Noi siamo ricchi poiché il Signore continua a colmarci di doni, ma la nostra ricchezza, affinché non sia disonesta, dobbiamo metterla a disposizione del nostro prossimo, dobbiamo essere onesti e fedeli, perché nessuno ci può togliere la speranza di un’altra giustizia, quella di Dio, nessuno ci può impedire di credere che da questa crisi tremenda possano rinascere un senso civico e un desiderio comune di lavorare per il bene della città.
E il bene della città consiste nell’annuncio della Grazia di Dio, donata a tutti, senza compromessi e riserve, costruendo con il nostro prossimo una trama di relazioni tessuta con la solidarietà e l’amore fraterno.
Amen

Pastora Laura Testa