Vigilare: quando Dio è lasciato solo a morire aggrappato a un legno. Predicazione di domenica 5 agosto 2018.

6 Sulle tue mura, Gerusalemme, io ho posto delle sentinelle; non taceranno mai, né giorno né notte. Voi che destate il ricordo del SIGNORE, non abbiate riposo,

7 non date riposo a lui, finché egli non abbia ristabilito Gerusalemme, finché non abbia fatto di lei la lode di tutta la terra.

8 Il SIGNORE l’ha giurato per la sua destra e per il suo braccio potente: «Io non darò mai più il tuo frumento per cibo ai tuoi nemici; i figli dello straniero non berranno più il tuo vino, frutto delle tue fatiche;

9 ma quelli che avranno raccolto il frumento lo mangeranno e loderanno il SIGNORE; quelli che avranno vendemmiato berranno il vino nei cortili del mio santuario».

10 Passate, passate per le porte! Preparate la via per il popolo! Aggiustate, aggiustate la strada, toglietene le pietre, alzate una bandiera davanti ai popoli!

11 Ecco, il SIGNORE proclama fino agli estremi confini della terra: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco la tua salvezza giunge; ecco egli ha con sé il suo salario, la sua retribuzione lo precede”».

12 Quelli saranno chiamati Popolo santo, Redenti del SIGNORE, e tu sarai chiamata Ricercata, Città non abbandonata.

(Isa 62:6-12 NRV)

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

Il Signore ci rassicura, così come rassicurava gli esuli che tornati in patria erano affaticati dall’immane lavoro di ricostruire la nazione.

6 Sulle tue mura, Gerusalemme, io ho posto delle sentinelle; non taceranno mai, né giorno né notte. Voi che destate il ricordo del SIGNORE, non abbiate riposo,7 non date riposo a lui, finché egli non abbia ristabilito Gerusalemme, finché non abbia fatto di lei la lode di tutta la terra. Ma chi sono queste sentinelle? Sono i credenti, siamo noi!

Il Signore ci pone però come sentinelle sulle mura della città e ci chiede di essere vigilanti in maniera incessante, finché la pienezza del Regno di Dio e la sua presenza sulla terra non sia giunta.

Non smettete di proclamare il messaggio della salvezza, non tacete né di giorno né di notte! Cari fratelli e sorelle, per me, che sono una donna nata in Sicilia, questa è una parola incredibilmente forte, perché provengo da una cultura in cui l’omertà, il valore del silenzio e soprattutto il fatto che le donne debbano tacere è dominante. La chiamata del Signore a non tacere, a proclamare la sua salvezza giorno e notte è invece una chiamata a rompere qualunque schermo di silenzio e di omertà e di andare oltre a quelli che sono i nostri pregiudizi e i nostri condizionamenti culturali.

Ciò che ha rilevanza è solo la chiamata del Signore che ci pone come guardie e sentinelle a vigilare affinché ciò che di bello è stato fatto fino a qui non perisca, ma possa continuare a crescere.

Coloro che erano tornati dall’esilio erano felici e si erano messi alacremente all’opera, ma poi dopo aver superato tutti i rischi del viaggio, dopo aver cominciato a ricostruire, si scoraggiarono perché il lavoro ancora da fare era tanto, troppo per loro.

Certe volte forse capita anche a noi di scoraggiarci, la predicazione evangelica nel nostro paese è stata accolta con entusiasmo nel periodo del Risorgimento, le nostre chiese sono nate un po’ dovunque e addirittura cercate con entusiasmo. Poi nel dopoguerra c’è stato nuovamente un grandissimo interesse per l’evangelo, le chiese crescevano, e sebbene ci fosse tanta povertà, il sentimento predominante era quello della gioia, perché la guerra era finita e l’oppressore non c’era più.

Dalla guerra però era uscito un paese giovane e forte, con tanta voglia di fare e di ricostruire. Il sessantotto, di cui quest’anno ricorre il cinquantennale fu un’occasione per riformare il paese, par cambiare le dinamiche sociali, ma fu anche un momento di crisi e di scontro non sempre costruttivo.

Le stesse dinamiche travagliarono le chiese che iniziarono un faticoso percorso che conduce fino ad oggi: oggi è il tempo della chiamata ad essere sentinelle, a vigilare, e a non scoraggiarci.

Il percorso di ricostruzione e di annuncio che sembrava volgesse al termine ha presentato degli ostacoli inaspettati, ma tu fratello, tu sorella non ti scoraggiare.

Se pensiamo anche a quello che è stato il percorso culturale del paese, ci renderemo conto che è avvenuta un’involuzione, non si è mantenuta la memoria di quelli che sono stati gli sforzi del passato e si assiste a discorsi d’odio, a bande che ci fanno tornare alla mente lo squadrismo, e soprattutto c’è incitamento implicito alla violenza e all’impunità che molti non aspettavano altro di sentire per sfogare i propri istinti di primordiale natura.

L’amore di Dio per noi con cui il Signore ci rassicura è invece un balsamo per lo spirito: esso ci permette di elevarci, di santificarci e di agire al suo santo servizio.

10 Passate, passate per le porte! Preparate la via per il popolo! Aggiustate, aggiustate la strada, toglietene le pietre, alzate una bandiera davanti ai popoli!

11 Ecco, il SIGNORE proclama fino agli estremi confini della terra: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco la tua salvezza giunge; ecco egli ha con sé il suo salario, la sua retribuzione lo precede”».

Oggi come non mai nella storia delle nostre chiese in Italia è urgente una predicazione che coinvolga tutti e ciascuno e non più solamente i ministri. E’ indispensabile che ogni anima che vive, respira e crede nel Signore Gesù, accolga questa chiamata ad essere vigilante e ad alzare la propria voce per annunciare la salvezza del Signore.

Questo annuncio cambia il mondo, perché rischiara di luce ciò che oggi ci appare essere avvolto di tenebra e di morte: dire la salvezza oggi significa preparare la strada di Dio che cura le ferite di coloro che stanno male, che accoglie amorevolmente coloro che hanno bisogno di un rifugio; Dio si mette dalla parte degli ultimi, Dio è nero oggi, Dio è straniero, Dio è migrante, Dio è lasciato solo a morire aggrappato ad un legno.

Destate il ricordo del Signore fratelli e sorelle in quelli che sono scoraggiati o confusi, perché quel legno è salvezza ed è monito per noi tutti e tutte, affinché l’umanità sappia di essere parte della famiglia di Dio, affinché anche chi oggi è aggrappato ad una speranza flebile sappia che non è abbandonato, che non è sola.

Il nostro annuncio oggi ridesta la memoria della Croce di Cristo, non per appenderla a un muro, ma per portarla nel nostro cuore, per vivere in quella salvezza che è data per tutti.

12 Quelli saranno chiamati Popolo santo, Redenti del SIGNORE, e tu sarai chiamata Ricercata, Città non abbandonata.

Popolo santo, redenti del Signore, coloro che ricostruiscono, che accolgono, che parlano, che pregano , che aggiustano, che passano per le porte, che aprono i porti, che alzano una bandiera per i popoli nel nome del Signore; una bandiera che dice: benvenuto, questa in Dio è casa tua. Amen

Past. Laura Testa