Missione e responsabilità – Predicazione di domenica 18 giugno 2017

LETTURE BIBLICHE:

Romani 5,1-8; Matteo 9,35-10,8

1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; 3 non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, 4 la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza. 5 Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.
6 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Rm 5,1-8)

 

35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
36 Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. 38 Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».
1 Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono questi:
il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.
5 Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni:
«Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. (Mt 9,35-10,8)

 

PREDICAZIONE:

Il lezionario comune riveduto oggi ci propone la lettura di un brano tratto dall’Evangelo secondo Matteo. Quello di Matteo è un Vangelo strutturato su 5 grandi discorsi, i versetti di oggi appartengono al secondo discorso: quello missionario. Parleremo di missione oggi.

Prima però di addentrarci nel testo vorrei parlare di un fatto storico. Non so ci chi voi abbia avuto modo di ammirare il tempio valdese di Piazza Cavour a Roma. Venne inaugurato oltre 100 anni fa, nel 1914. Nell’architettura religiosa protestante italiana rappresenta un unicum, per il pulpito e l’organo, stupendi, per le 16 meravigliose vetrate che adornano le pareti laterali, sei su un lato, dieci sull’altro, che richiamano e illustrano passi e temi biblici. Nel 1914 fu la prima chiesa evangelica a Roma che aveva l’aspetto di una chiesa, prima, a norma di legge, non potevano averlo. I nostri luoghi di culto non dovevano distinguersi tra i palazzi romani, non ci dovevano vedere. La polemica antiprotestante di allora definiva il tempio di Piazza Cavour una “sala”, il termine “chiesa” non veniva usato. Il tempio di Piazza Cavour era un segno visibile della nostra presenza. Sorge allora una prima domanda: “OGGI, NEL 2017 COME FANNO A VEDERCI?” E la risposta non può certo essere “attraverso un edificio”.
La predicazione di quel giorno fu tenuta dal pastore Giovanni Luzzi, allora professore di Nuovo Testamento alla facoltà valdese di teologia, noto nella storia dell’Evangelismo e autore della traduzione della Bibbia nota come “Riveduta” che ha accompagnato fino a pochi anni fa il popolo evangelico italiano. Luzzi, il giorno dell’inaugurazione predicò chiamando alla nostra responsabilità: “Bisogna mettere mano all’aratro, disse, bisogna impegnarsi per la missione cristiana nel mondo, TUTTI dobbiamo farlo”; aggiunse: “Chi tra i mortali che abbia il diritto di sentirsi escluso da quel tutti dell’apostolo … chi può tirarsi indietro … . Rientri ciascuno nel santuario della propria coscienza e si domandi “Qual’è la parte che Dio MI affida in quest’opera immensa del progresso del suo Regno nel mondo ?”
Due domande antiche e nuove, che interpellano noi cristiani e lo fanno da quando Gesù e i suoi discepoli camminavano sulle strade polverose della Palestina, della Siria e poi di tutto il mondo.

Torniamo allora all’Evangelo di oggi. L’autore è un giudeo di origine, cita spesso l’Antico Testamento, si rivolge alle comunità cristiane della Siria. Ci concentreremo su quanto raccomanda ai discepoli, ai credenti. In un altro passo dell’Evangelo di Matteo, Gesù chiama i discepoli “gente di poca fede” e raccomanda loro “cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia”. POCA FEDE E GIUSTIZIA DI DIO, ovvero MISERIA E GRANDEZZA del discepolo, la miseria della nostra poca fede, la grandezza che ci deriva dalla chiamata alla missione di cercare il Regno e la giustizia di Dio. Anche l’apostolo Paolo, nel brano tratto dall’epistola ai Romani ci mette di fronte a questa ambivalenza del credente: “Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”: siamo peccatori , ecco la miseria, Cristo morto per noi: ecco che ci dona grandezza, che però non è nostra, è Sua.
Il Regno di Dio, è un termine che ricorre oltre 50 volte in Matteo, la Giustizia è centrale in questo Evangelo. Ma cosa rappresentano Giustizia e Regno? Esse sono l’esistenza umana rivendicata dalla volontà di Dio, la nostra vita sotto lo sguardo di Dio. Sono quindi un richiamo alla responsabilità del cristiano, ma la responsabilità è strettamente connessa alla libertà, l’una richiama l’altra.

Allora alla luce di questi due fari: la nostra vita rivendicata, chiamata dal Signore, la nostra libertà nel servizio, gettiamo uno sguardo sui versetti di oggi.

Discorso missionario dicevamo: Nei primi passi si descrivono l’ambiente e l’azione di Gesù. Vediamo i verbi: Gesù percorre, insegna, predica e guarisce, è il Maestro itinerante che vede le folle e ne ha compassione. In particolare vede che le pecore non hanno pastore; è un’immagine anticotestamentaria: sono le pecore perdute di Israele. Pochi versetti dopo Gesù raccomanda di non andare tra i pagani e non andare tra i samaritani. Ma come, potremmo chiederci, Gesù che esclude? Non è così in realtà, se Gesù qui appare come il Maestro e la guida di Israele in un Vangelo rivolto essenzialmente a comunità giudaiche, nello stesso Vangelo, al capitolo 15 nel celebre episodio della donna cananea alla quale dice “non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” (il cane è un animale impuro nell’antico Israele, nella Bibbia usato sovente per indicare i pagani) aggiunge “Donna, è grande la tua fede”. Anche qui Gesù scandalizza, spiazza, coglie in contropiede, parla di cani -parola scontata quando riferita i pagani- ma poi riconosce una grande fede (parole rare , ricordiamo che il Vangelo di Matteo è quello dove risuona il  “gente di poca fede”). Allora abbiamo un Gesù che in realtà è universalista, si apre ai pagani, si apre al mondo, va contro il pensare comune.

Maestro itinerante che invita a pregare perchè servono operai per la messe che è abbondante. La messe, il raccolto , è il momento della mietitura, immagine che nella Bibbia definisce il giudizio di Dio dei tempi finali , in cui si distingue il grano buono. I tempi finali ed il giudizio hanno però luogo in quel momento di fronte a Gesù, perchè il Regno dei cieli è vicino, molto vicino, Cristo ne annuncia l’irruzione imminente . Quindi quando servono gli operai? Allora e soprattutto ora! Ora, oggi, nel 2017, perchè il Regno inaugurato da Gesù è presente nei nostri giorni, ovunque si realizzi la sua Parola. E’ una chiamata quella di Cristo che fa ai suoi discepoli di ieri e di oggi: Chiama i 12 apostoli , a rappresentare le 12 tribù di Israele ma in quei nomi: Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni etc … , si odono -per chi li vuole ascoltare- i nostri nomi, nostri di chi è in questo tempio oggi, 18 giugno 2017. Nei versetti conclusivi di questo brano tornano una serie di verbi: stavolta rivolti a noi: predicate, guarite, risuscitate, purificate, scacciate, date. Le azioni di Gesù, con cui è iniziata la sezione, le azioni nostre, con cui si conclude: tutto è racchiuso qui dentro, in questa cornice di fatti. I verbi di Gesù , i verbi nostri. Fateci caso: sono due i verbi che ritornano nell’elenco dei versetti 9,35 (quelli delle azioni di Gesù) e 10,7-8 (quelli delle azioni che Dio raccomanda di compiere) : PREDICARE e GUARIRE. La parola e l’azione, l’annuncio e la cura del prossimo. Se non annunciamo il Regno e se non guariamo a cosa serviamo? Se non difendiamo la vedova e l’orfano di oggi a cosa serviamo? Se non accogliamo la Grazia che ci rende capaci e dona grandezza alla nostra miseria a cosa serviamo ? La Grazia che non si traduce infatti è “Grazia a buon mercato” per dirla con Bonhoffer, che non è grazia.

Torniamo allora a quell’inaugurazione del nostro tempio di Roma: quella chiesa rese visibile la nostra presenza a Roma, ora quanto facciamo e diciamo ci rende visibili oggi. Sia come cristiani che come protestanti . Siamo una minoranza nella minoranza, care sorelle e fratelli, la cui voce, se non forte, si estingue; invisibile, se mancano azioni concrete e risposte alla chiamata ad essere operai, inutile se la nostra esistenza umana non risponde alla chiamata della volontà di Dio.

Ascoltiamo allora il quesito che ci pone l’Evangelo di oggi: qualè il MIO ruolo nella costruzione del Regno?

Preghiamo perchè il Signore ci aiuti a rispondere a questa domanda che qui, oggi, viene posta a chiunque è presente in questo tempio, nessuno escluso.
Amen.

A.Serena