Introduzione
Il centro della predicazione di Gesù è indubbiamente l’avvento del Regno dei cieli, la signoria di Dio ma quale il nucleo della sua attività? Egli ha compiuto diverse azioni simboliche: la comunione della mensa con i peccatori e pubblicani, l’invio in missione , la purificazione del tempio, l’ultima cena; sono stati però i miracoli a sconcertare, a provocare interrogativi profondi tra i quali non poteva non spiccare il: “Chi è costui?” . Come possiamo oggi valutare i miracoli? Dall’illuminismo in avanti si sono proposte molte ipotesi a testimonianza del fatto che l’uomo moderno e quello contemporaneo difficilmente possono accettare tout court una lettura che non si discosti dalla lettera. Quindi cosa rimane? Il mito? La fantasia? La redazione lontana dagli eventi e dai fatti? La favola? Sono ipotesi sufficienti a spiegare le azioni di chi ha diviso in due la storia e che è stato addirittura identificato con Dio stesso? Affronteremo un percorso che , attraverso le diverse ipotesi volte a spiegare l’irruzione del “totalmente altro” nel mondo, approda ad una delle spiegazioni più profonde ed attuali del miracoloso in Gesù. Si intende infatti presentare il frutto di quanto Gerd Theissen, -teologo evangelico tedesco, professore di Nuovo Testamento all’università di Heidelberg, specializzato in studi sul cristianesimo delle origini- ha considerato, ricorrendo a tutti gli strumenti dell’accademico: ricerca storica, sociologica, esegetica, teologica. Le conclusioni cui approda Theissen possono anche sconvolgere visioni consolidate dei miracoli di Gesù passate ormai dell’immaginario collettivo; ciò non impedisce all’autore di mantenere uno sguardo che , non rinunciando alla ragione ed alle scienze positive, rimane aperto al trascendentale, facendoci percepire un Gesù senza dubbio più umano ma -nel contempo- non meno inquietante, lasciando risuonare anche oggi la domanda: “Chi è costui?”.
La discussione sui miracoli di Gesù è divisibile in fasi, che si sono succedute dal XVIII ad oggi, vediamole brevemente.

Le fasi della discussione sui miracoli

L’interpretazione razionalistica
Non abbiamo nei miracoli un’ interruzione delle leggi di natura. Si tratta di trasposizioni nel miracoloso di fatti ordinari. Ad esempio: Gesù che cammina sulle acque ha in realtà poggiato i piedi su pezzi di legno galleggianti. Possiamo fare riferimento al teologo di Heidelberg Paulus (1761-1851) che in una forma più matura, descrive ad esempio la moltiplicazione dei pani come una semplice condivisione con i più poveri. Non viene meno il messaggio che viene veicolato dal gesto, al quale si toglie l’aspetto soprannaturale.

L’interpretazione mitica
In Strauss (1808-1874) si inizia la negoziazione sulla storicità dei miracoli. Ovvero non negati nella loro storicità (qualcosa è successo!) ma visti come rispondenti alle attese del popolo, portato a credere ai miracoli. Composizione quindi poetica, volta a dare un senso -ad esempio- alle guarigioni, viste in senso psicosomatico. Si esprime attraverso il racconto mitico un’idea che parte dall’Antico Testamento, quella messianica.

L’interpretazione storico-formale e storico-religiosa
E’ questo il nuovo approccio che si fa largo all’inizio del XX secolo. Bultmann vede l’influenza del mondo ellenistico nei racconti di miracolo. Dibelius li illustra come novelle. Bieler vede Gesù corrispondere al modello antico dell’uomo divino, un taumaturgo ben delineato . In sostanza abbiamo che i miracoli vengono “marginalizzati” : si tratta di racconti che sono serviti a dare espressione all’annuncio, al kerygma.

La relativizzazione storico-redazionale
I miracoli sono racconti che ogni evangelista, traendoli dalla tradizione ha relativizzato criticamente in funzione del loro messaggio: Marco ritiene che i miracoli si comprendano solo a partire dalla croce (ecco il segreto messianico che assume valore); Matteo vedrebbe un “Messia dell’azione” che nel rispetto dei canti del servo di Isaia assume le malattie e le guarisce; Luca li interpreta in senso storico-salvifico, racconti del successo e della volontà benefica di Dio; Giovanni li vede come segni che rimandano al vero miracolo, Gesù stesso portatore della vera vita.

Gesù taumaturgo
Si inquadra Gesù in una figura di taumaturgo carismatico, presente in ambiente giudaico, oppure in in un modello che si accosta a quello del mago in un mondo dove la magia era una sfera presente e reale. Un esorcista-guaritore quindi, che agisce in virtù della propria spiccata personalità.

L’analisi di Theissen
Il suo punto di partenza è che il cristianesimo primitivo coincideva con un periodo di grande fede nei miracoli, comune al mondo antico. Ecco che diviene necessario distinguere i miracoli in sei tipologie. Non accettando una comune chiave di lettura, Theissen riesce in base al confronto con il miracoloso nella letteratura dell’epoca, in base alla plausibilità , in base al contesto storico ed all’ambiente che ha generato i racconti, a fornire un approfondimento convincente. Si possono quindi dividere i miracoli in due macrogruppi: quelli che costituiscono riflessi del Gesù storico e quelli che presuppongono la fede pasquale. Sinteticamente:

Riflessi del Gesù storico: esorcismi, terapie, miracoli rapporti a norme
Fede pasquale presupposta: miracoli di salvazione, miracoli come dono gratuito, Epifanie

Nel primo gruppo possiamo considerare un’origine nel Gesù storico, Lui stesso li ha compiuti, per respingere l’accusa di essere alleato del diavolo (esorcismi e terapie), per il rimprovero di violare il sabato (norme). Nel secondo gruppo abbiamo la descrizione di capacità che vanno oltre il limite umano: i ricordi di eventi storici (viaggi sul lago, elargizioni di cibo) sono fusi in racconti che evidenziano la rivelazione di un essere soprannaturale, possibili alla luce di quanto vissuto dalla comunità e dai singoli dopo la Pasqua. Si parte quindi, sempre, da un nucleo storico, i miracoli avevano reso “famoso” Gesù, secondo le testimonianze di Giuseppe Flavio (storico ebreo del primo secolo che, come denunciato dal nome ebraico-romano, era passato dalla causa ebraica ad abbracciare quella imperiale). Se le guarigioni potevano essere capaci di diffondere il suo nome, nel secondo gruppo di miracoli v’era l’irruzione della luce pasquale a gettare il segno del divino su racconti quali la trasfigurazione (Mc 9,2 ss.) oppure la pesca miracolosa (Lc 5,1 ss).

 

Riflessioni conclusive
Sorge a questo punto la domanda : ma allora Gesù non ha compiuto nulla di “miracoloso”? Per rispondere si deve obbligatoriamente trascurare la Pasqua che (ancora una volta) pone di fronte all’uomo e alla donna la scelta. Se è risorto, se Dio è intervenuto, se prima era morto ed ora è vivo, poco importa se gli echi sono giunti a noi anche tramite una redazione miracolosa di nuclei storici.

Ignoriamo la Pasqua comunque e focalizziamoci sull’attività taumaturgica di Gesù: secondo Theissen si tratta di un genere letterario ampiamente documentato: sia gli evangelisti, nel materiale comune come in quello proprio, che la fonte Q (oggi persa, si tratta di una raccolta di detti di Gesù che si ipotizza abbia fornito materiale ai Vangeli di Matteo e Luca) ne trattano ampiamente. Gli esorcismi vengono nel tempo ad essere piuttosto negletti, a testimonianza del fatto che creavano forse qualche imbarazzo, avvalorando ulteriormente la storicità dei racconti di guarigione. L’originalità dei racconti inoltre risiede nella loro portata escatologica. Secondo l’autore abbiamo nel miracolo un tempo di salvezza, il segno che marca l’inizio del nuovo mondo: Gesù possedeva qualità “paranormali” che ha saputo unire al centro del suo messaggio.

Quindi le guarigioni sono miracoli oppure no? Basta la loro originalità rispetto al contesto storico e la loro documentazione a renderli elementi che spezzano le leggi di natura? Quali leggi di natura inoltre, quelle note anticamente? Quelle note oggi? Da queste domande che a mio avviso è opportuno lasciare alla riflessione di ciascuno, possiamo però trarre una conclusione che secondo me è decisiva: dal racconto di miracolo non nasce la fede. Il miracolo può essere o meno plausibile, può supportare la fede ma può anche metterla in crisi profonda: “Perché il Cristo ha guarito e sanato mentre la mia giovane amica è mancata per un tumore? Eppure io ho pregato!” . Rimane la fede che allora ancor più, ancor più di fronte al miracolo mancato è “Scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani” come diceva l’apostolo Paolo. Forse … forse, di fronte al grido di Gesù contro la sofferenza e il dolore, che si materializza nel miracolo, possiamo pensare che è lo stesso grido che risuona sulla croce: “Dio mio perchè mi hai abbandonato!”

Alessandro Serena

Bibliografia:
-Theissen G., Merz A., Il Gesù storico. Un manuale. Queriniana, Brescia 1999.
-Becker J., Paolo l’apostolo dei popoli. Queriniana, Brescia 1996
-La Bibbia TOB, Elledici Torino 2010.