Pregate gli uni per gli altri – Predicazione di domenica 9 luglio 2017

LETTURE BIBLICHE: Matteo 7:1-5; Giacomo 5,16

1 «Non giudicate, affinché non siate giudicati; 2 perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. 3 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? 4 O, come potrai tu dire a tuo fratello: “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? 5 Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello.
Matteo 7:1-5

Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.
Giacomo 5,16

Cari fratelli, care sorelle, anche oggi siamo venuti in chiesa, probabilmente con il desiderio di stare insieme, con la voglia di pregare, qualcuno forse per senso del dovere, oppure spinti dalla nostra fede, ma probabilmente tutti portandoci sulle spalle il peso, pesante o leggero, piacevole o spiacevole, delle nostre vite piene di preoccupazioni, di persone, di lavoro, di affetti, forse di solitudine e di fatica.
Ora cantiamo tutti insieme e mentre cantiamo cerchiamo anche di lasciare i nostri pesi, di abbandonare al Signore i nostri crucci e di diventare una comunità di fratelli e sorelle, uniti, fortemente e profondamente.

Siyahamba (Camminiamo nella luce di Dio)

Stiamo camminando e camminiamo nella luce del Signore e lo facciamo insieme perché siamo una comunità.

Ma lo siamo veramente? A dire il vero non sono certa che riusciamo tutti e tutte, indistintamente, a sentire quel collegamento caldo, forte, inconfondibile, che è dato dalla consapevolezza profonda di essere fratelli e sorelle, consapevolezza che si concretizza nella preghiera gli uni per gli altri. Anzi, nella confessione gli uni agli altri (confessione che comporta un livello di intimità, di coraggio e di fiducia reciproca ancora maggiore), ma potremmo almeno cominciare dalla preghiera, che se fatta con partecipazione genuina, è forte, potente, e quindi, come dice il nostro testo, ha grande efficacia. Essere una comunità cristiana significa essere uniti da un comune denominatore, che è Cristo, il Signore. Non si tratta di altro e la preghiera comune è il fondamento di questa relazione, vorrei dire il cemento, quello che crea il legame tra di noi.

Ma noi ci riusciamo? Siamo in grado di sentirci vicini indipendentemente dalle affinità culturali, geografiche, politiche, generazionali, indipendentemente dalle parentele, dalle amicizie? Abbiamo il coraggio di confessarci gli uni agli altri, sapendo che non saremo giudicati, ma accolti col nostro fardello di peccati?
Pregare gli uni per gli altri significa interrompere per un attimo, il continuo, incessante pensiero su noi stessi, o sui nostri cari, significa guardare l’altro, l’altra e vedere in lui un fratello, in lei una sorella, significa sentire che indipendentemente da tutto quello che ci divide, siamo accomunati dalla stessa distanza incolmabile da Gesù, che considera ognuno e ognuna di noi proprio fratello, propria sorella, che ci vuole al suo fianco e ci chiama per nome, uno per uno. La preghiera gli uni per gli altri è infatti il riflesso dell’amore di Cristo per noi, di quella cura vigile e incessante che Dio ha per ciascuno e ciascuna di noi, significa accogliere dentro di sé l’amore di Dio che non solo non ha riguardi personali, ma anche ha la forza per riplasmare e ricreare la realtà, la nostra realtà.

Avete mai provato a pregare per qualcuno che non vi piace? Provateci! Provateci perché attraverso la preghiera non solo chiedete aiuto a Dio per questa persona, ma state chiedendo di essere trasformati voi, state chiedendo di diventare capaci di accogliere l’altro, l’altra anche se non vi piace, anche se è troppo rumorosa o troppo brontolona, anche se ha idee o abitudini diverse dalle vostre, anche se percepite che la sua fede è diversa dalla vostra. E il miracolo della comunità avviene proprio là dove siamo stati capaci di abbandonarci a Dio e non a noi stessi, quando abbiamo accolto le Sue categorie e non le nostre, quando abbiamo smesso di giudicare l’altro, l’altra solo perché è diverso da noi.
Siamo in grado di riconoscere, oggi, che qualsiasi nostra relazione nasce da un giudizio sull’altro: un giudizio positivo, quando ci piace quella persona, o negativo, quando non ci piace? Ci rendiamo conto che normalmente accogliamo chi è come noi, della nostra tribù, del nostro gruppo, chi ha delle affinità con noi e respingiamo gli altri? La preghiera per l’altro, per l’altra, a partire dalla preghiera per chi ci piace di meno, per chi ci assomiglia di meno, ci mette tutti sullo stesso piano, ci rende davvero tutti fratelli e sorelle. Perché tutti, italiani o ghanesi, Ashanti o Fante, Dagomba o Veneti, colti o ignoranti, brutti o belli, giovani o vecchi, siamo tutti, ma proprio tutti, immeritevoli dell’aiuto di Dio, tutti bisognosi di essere aiutati a superare il nostro peccato, tutti nella necessità di crescere nella fede e nell’ubbidienza.

Se si prega per un fratello, non una volta, magari perché impressionati da qualcosa che è capitato, ma con perseveranza, pensando proprio a quella specifica persona, ecco che il nostro atteggiamento e il nostro stato d’animo cambiano: non si può più parlarne male o con indifferenza, perché in un balzo abbiamo azzerato o almeno ridotto la distanza che c’era tra noi e lui, tra noi e lei. Perfino il nostro modo di guardarlo, di guardarla cambia se noi preghiamo per lui, per lei. Meno ci piace una persona e più dovremmo cercare di pregare per lei, per lui e piano piano, possiamo starne certi, il miracolo avviene.
Finché non ci proviamo sul serio non possiamo misurare quello che può operare una preghiera intensa, calda, e continua per un fratello, per una sorella: la trasformazione che opera dentro di noi e nella nostra comunità.
Cerchiamo dunque, cari fratelli e sorelle, di aiutarci l’un l’altro pregando gli uni per gli altri. Possiamo tutti diventare oggetto della preghiera degli altri e contemporaneamente possiamo farci carico di chi ci sta vicino e non conosciamo ancora o non apprezziamo. Possiamo davvero diventare fratelli e sorelle, accomunati dall’amore di Dio Padre che è al nostro fianco. Il Signore ascolta le nostre preghiere e saprà trasformare i nostri cuori di pietra in cuori nuovi palpitanti di vita e di amore.
Amen!

Erica Sfredda