Vieni! – Predicazione del 3 settembre 2017

LETTURE BIBLICHE: Neemia 9, 9.11-12.15-20; Romani 10,9-11; Matteo 14,22-33

9 Tu hai visto l’afflizione dei nostri padri in Egitto e hai udito il loro grido presso il mar Rosso. 11 Hai aperto il mare davanti a loro, ed essi sono passati in mezzo al mare all’asciutto; tu hai gettato nell’abisso quelli che li inseguivano, come una pietra in fondo ad acque vorticose. 12 Di giorno li guidavi con una colonna di nuvola, e di notte con una colonna di fuoco per illuminare loro il cammino da percorrere. 15 Davi loro pane dal cielo quand’erano affamati, e facevi scaturire acqua dalla roccia quand’erano assetati, e hai detto loro che andassero a prendere possesso del paese che avevi giurato di dar loro. 16 Ma i nostri padri si sono comportati con superbia, irrigidendo i loro colli, e non ubbidendo ai tuoi comandamenti. 17 Hanno rifiutato di ubbidire, e non si sono ricordati delle meraviglie da te fatte in loro favore; e hanno irrigidito i loro colli e, nella loro ribellione, si sono voluti dare un capo per tornare alla loro schiavitù. Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira e di gran bontà, e non li hai abbandonati. 18 Anche quando si erano fatti un vitello di metallo fuso, dicendo: “Ecco il tuo Dio che ti ha fatto uscire dall’Egitto!”, e ti avevano oltraggiato gravemente, 19 tu, nella tua immensa misericordia, non li hai abbandonati nel deserto: la colonna di nuvola che stava su di loro non cessava di guidarli durante il giorno, lungo il loro viaggio, e la colonna di fuoco non cessava di illuminare loro il cammino da percorrere di notte. 20 Hai dato loro il tuo buono Spirito per istruirli, e non hai rifiutato la tua manna alle loro bocche, e hai dato loro acqua quando erano assetati.
Neemia 9, 9.11-12.15-20

Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; 10 infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. 11 Difatti la Scrittura dice:«Chiunque crede in lui, non sarà deluso».
Romani 10,9-11

22 Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. 23 Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo. 24 Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. 25 Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. 26 E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. 27 Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» 28 Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua». 29 Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù. 30 Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» 31 Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» 32 E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. 33 Allora quelli che erano nella barca lo adorarono, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!»
Matteo 14,22-33

Quello che abbiamo letto oggi è il racconto di uno dei più famosi miracoli di Gesù: celebre, letto e conosciuto, ma apparentemente diventato incomprensibile, inaccettabile. Gli uomini e le donne di oggi non solo fanno fatica a credere in qualcosa che sia contro le leggi delle scienze cosiddette esatte, per come le conosciamo, ma sono addirittura un po’ infastiditi e turbati dal fatto che la Bibbia contenga degli eventi miracolosi. E’ una delle accuse che viene spesso rivolta ai cristiani: credete ancora nelle favole, roba da uomini e donne arcaici, antiche superstizioni! Come se la fede nascesse, in queste anime candide che sarebbero i credenti, dopo aver assistito ad un miracolo, ad un evento prodigioso. Ma in realtà, al di là di quello che possiamo pensare a livello personale sui miracoli, tutta la Bibbia attesta il fatto che non sono loro a far nascere la fede, semmai, è vero il contrario: la fede permette di vedere il miracolo là dove altri non lo vedono. Il miracolo è infatti un bisogno dell’umanità, forte, fortissimo, ma non produce la fede, benché spesso venga richiesto proprio a questo scopo, proprio come prova dell’esistenza di Dio. Nella nostra preghiera, infatti, non chiediamo solo di essere liberati da qualcosa (la fame, la malattia, la morte), ma anche che Dio si manifesti e che lo faccia attraverso un cenno potente, inconfondibile, che non lasci dubbi. Ma (tutta la Bibbia ce lo racconta) questo in realtà non è sufficiente: il giorno o il mese, o l’anno dopo la vita riprende il suo corso normale e il miracolo è del tutto dimenticato. Ricordate l’uscita degli israeliti dall’Egitto? Le piaghe del Faraone, l’apertura del mar Rosso, la manna, piuttosto che l’acqua che sgorga dal monte? Tutti segni fortissimi ed inequivocabili che non hanno mancato di suscitare forti risposte di fede, ma poi? Immancabilmente, ogni volta, il popolo è tornato a dimenticare, e a vivere come se Dio non esistesse: nonostante la presenza potente del Signore, gli Israeliti sono tornati a dubitare e hanno costruito il vitello d’oro. E così facciamo anche noi.

Quindi non è a causa dei suoi miracoli che noi crediamo in Gesù: del resto, molti maghi e guaritori vivevano in Palestina ai suoi tempi e in fondo ancora oggi, nonostante tutta la nostra scienza e la nostra razionalità, esistono ancora maghi e fattucchiere che promettono salute, soldi, gioia in amore. Il nostro compito quindi non è di stabilire se effettivamente Gesù e Pietro abbiano camminato sulle acque, ma cosa Matteo volesse trasmetterci attraverso questo episodio, un episodio che rimanda al cuore della questione del nostro rapporto con Dio, perché rimanda alla fede di Pietro, a quella di coloro che stavano sulla barca e quindi a quella di tutti noi.

La fede. Cosa significa avere fede? Cosa significa per noi uomini e donne del Duemila credere con tutti noi stessi nel Padre che ci ha creati ed amati, nel Figlio che ha dato Sua vita per noi e nello Spirito Santo che ci guida, consola e sostiene in questo nostro pellegrinaggio sulla terra?
Immaginiamo dunque la scena, così come ce l’ha trasmessa Matteo: Gesù ha predicato davanti a cinquemila persone e si ritira in solitudine per pregare: i discepoli sono lasciati da soli e obbedendo alle indicazioni del Maestro salgono sulla barca e si avviano verso il largo.
Anche noi siamo inviati da Gesù: il Signore ci dona la fede e ci manda nel mondo a testimoniarla, e noi, raccolto il nostro coraggio e le nostre forze, partiamo. Forse qualcuno tra noi non sente di essere davvero partito, forse qualcuno è in procinto di farlo, ma tutti noi sappiamo che la nostra fede non va nascosta sotto il letto, come un altro famosissimo passo ci ricorda, ma posta in alto perché possa illuminare la nostra e la altrui esistenza. Dunque partiamo, ma poco dopo il vento comincia a soffiare e noi abbiamo paura. A volte poca, spesso molta. Siamo in mezzo all’acqua, tutt’intorno è buio e noi non sappiamo più cosa fare. A causa della tempesta non vediamo più neppure la stella polare. Alle volte ci rendiamo conto di questo, ma più spesso ci lasciamo lentamente andare, ci rifugiamo nel conforto che ci possono dare le piccole cose umane di cui ci siamo circondati e ritroviamo il nostro equilibrio, ma dimentichiamo il Signore.
Ma Lui non si dimentica di noi e viene a cercarci. Viene a cercarci, ma noi stentiamo a riconoscerlo perché siamo immersi nel buio: nel buio della paura, dell’indifferenza, dell’ateismo, del “si è sempre fatto così”, della fatica quotidiana e non vediamo nulla o se vediamo qualcosa non lo riconosciamo come il Signore, non sappiamo più che sia lui e gridiamo spaventati. Non vogliamo essere distolti dalla nostra quotidianità, abbiamo paura di qualsiasi cosa ci appaia come nuova, irriconoscibile, incerta.

Ma il Signore è paziente e si fa riconoscere. Si fa riconoscere. Ma noi siamo in grado? Forse no. Anche Pietro non lo è e sfida il suo Signore: se sei davvero tu, dimostramelo, fammi vedere di cosa sei capace! Fai camminare anche me sull’acqua! E noi? Non facciamo anche noi sempre questa domanda? Intorno a me vedo tanto dolore, tanta fatica, tanto scoraggiamento, dammi una prova che tu che mi stai parlando sei davvero Dio. Dimostrami che sei tu, calma le acque che mi circondano, permettimi di camminarci sopra, cioè di dominarle, di essere più forte degli eventi che mi circondano e rischiano di sopraffarmi. E il Signore torna a chiamarmi, torna a chiamarci e ci incoraggia ad andare da lui. Pietro lo fa. Guarda Gesù e si incammina. Anche noi spesso abbiamo sentito la chiamata e siamo partiti. Anche noi abbiamo preso la nostra valigia e siamo andati verso il Signore. Sono certa che ognuno di voi lo ha fatto una, dieci, mille volte. Ma poi? Ma poi bisogna camminare e continuare ad avere fiducia e sapersi affidare nonostante il vento e la paura. La fede è anche questo: non si tratta di diventare tutti eroi, tutti semidei, uomini e donne straordinari. No, si tratta di affidarsi nonostante il vento, nonostante la paura, nonostante le innumerevoli cadute. Sì, perché le cadute sono davvero innumerevoli: anche Pietro cade, anche Pietro, in questo bellissimo racconto che è stato scritto per tutti noi, per ognuno e ognuna di noi, cade e rischierebbe di annegare se con l’ultimo fiato non gridasse “Signore, aiutami!” Signore, aiutami! Ecco la fede di Pietro: niente di granitico, nessuna azione da supereroe, ma qualcosa di piccolo, di fragile. Proprio come la nostra: qualcosa che rischiamo sempre di perdere, tanto è piccola e fragile, ma che possiamo sempre recuperare, perché il Signore resta comunque al nostro fianco. Quando siamo spaventati, arrabbiati, avviliti, quando il mondo ci fa orrore, il Signore è ancora lì al nostro fianco. Certo ci riprende, ci sgrida: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Donna di poca fede, perché hai dubitato?» Perché hai dubitato? Abbiamo dubitato perché siamo nella notte e il mare è in tempesta, perché la vita è difficile e ci sono bambini che muoiono, anziani abbandonati, donne uccise da coloro che amavano, perché l’umanità continua a fare le guerre che sono inutili e distruttive, abbiamo dubitato perché abbiamo spostato il nostro sguardo altrove cercando soluzioni alla nostra portata, perché ci facciamo tentare dalle mille altre possibilità che il mondo sembra offrirci. Abbiamo dubitato e rischiamo di affondare perché ci siamo allontanati dalla barca, ma davanti a noi non vediamo più il Signore, rischiamo di annegare ma (ed è questa la notizia straordinaria che oggi voglio portarvi) anche in quel momento, nell’attimo in cui tutto sembra perduto, nel momento della nostra debolezza e fragilità, il Signore è lì al nostro fianco, ci stende la mano e ci afferra. Ci stende la mano e ci afferra.
Il Signore sa che la fede non è un dato acquisito per sempre, conosce la nostra fatica e il nostro tormento, ma Egli ci aspetta, anzi ci vuole aspettare e ci chiama: “Vieni!”
Amen!

Erica Sfredda