Risurrezione ma quando? Come? – Predicazione di domenica 22 ottobre 2017

LETTURE BIBLICHE: 1 Cor 15, 35­-38; Matteo, 22,31­-33; Giovanni 11,17­-27; 32­-43

Cor 15, 35-38

35 Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? E con quale corpo ritornano?» 36 Insensato, quello che tu semini non è vivificato, se prima non muore; 37 e quanto a ciò che tu semini, non semini il corpo che deve nascere, ma un granello nudo, di frumento per esempio, o di qualche altro seme; 38 e Dio gli dà un corpo come lo ha stabilito; a ogni seme, il proprio corpo.

Matteo, 22,31-33

31 Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: 32 “Io sono il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe”? Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi». 33 E la folla, udite queste cose, stupiva del suo insegnamento.

Giovanni 11,17­-27; 32­-43

17 Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi, 19 e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. 21 Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; 22 e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».

32 Appena Maria fu giunta dov’era Gesù e l’ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse: 34 «Dove l’avete deposto?» Essi gli dissero: «Signore, vieni a vedere!» 35 Gesù pianse. 36 Perciò i Giudei dicevano: «Guarda come l’amava!» 37 Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?»38 Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietraera posta all’apertura. 39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?» 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

PREDICAZIONE:
L’Evangelo di oggi ci racconta la storia di Lazzaro, di un morto che torna in vita, ma ci vuole parlare di morte o di vita? Di futuro o di presente? Ci racconta di un avvenimento del passato o della nostra vita di oggi? La vita di ogni persona è oggi minacciata dalla morte, non solo corporale ma da quanto ci toglie vita, che ci svuota: dolore, sfruttamento, alienazione. Quante sono le vite che non sono definibili tali ? E poi si muore, per davvero intendo, e cosa succede? Cosa è successo ai miei cari che sono morti? Dormono? Sono vivi? Ma come?

Il racconto di Lazzaro parla a noi oggi della nostra vita. Lazzaro è morto da quattro giorni, l’evangelista ci tiene a dirlo, in una credenza di allora si riteneva che dopo quattro giorni l’anima discendesse nello Sheol, nel regno delle ombre, Giovanni lo specifica per dire che la persona di Lazzaro non è più lì. Marta e Maria piangono qualcuno che non è lì! Che non è nel luogo della morte per eccellenza: la tomba. Un momento particolarmente doloroso per chi ha perso qualcuno è proprio il momento in cui viene calata la bara nella fossa, è il senso del distacco, della separazione da chi amiamo che viene rafforzato dalla terra che vediamo ricoprire il feretro. Ma noi piangiamo qualcuno che non è lì perché Dio non è il Dio dei morti ma il Dio dei vivi come ci dice il Vangelo di Matteo! Certo soffriamo, Gesù prende molto seriamente la nostra sofferenza. Sappiamo che troppo spesso quando si tenta di consolare qualcuno per una perdita si ricorre a parole facili: “Sta meglio ora … riposa in pace …” ma questo non consola, a chi soffre un lutto la persona che non c’è più manca e basta, non lo vuole risorto, chissà quando, poi, lo vuole accanto ora, vivo e vegeto. Ce lo ricorda Marta che risponde infastidita a Gesù che le dice che risorgerà: “So che risorgerà nell’ultimo giorno”. Ci dimostra anche il dramma della preghiera non esaudita , Marta e Maria, entrambe lo rimproverano: “Se ci fossi stato non sarebbe morto”. Quante volte lo proviamo noi. Dio perché non sei intervenuto? Gesù ha a questo punto parole chiarissime:

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»

E’ questa la parte centrale del racconto. Prestiamo attenzione a due punti:

1. Il primo punto: il tempo; il cambio dei tempi dal “risorgerà” di Marta a “Io sono la risurrezione” di Gesù. La resurrezione avviene oggi, in questa vita, Dio ci fa nascere a nuova vita ora! Non attende la nostra morte. Gesù inoltre dice: “Sono la risurrezione e la vita”; non dovrebbe dire “sono la vita, poi c’è la morte e dopo sono la risurrezione”? No. Proprio perché già oggi, in Cristo, c’è prima la resurrezione che ci fa rinascere, poi la vita che non cessa. La resurrezione è un processo che origina la vera vita che ha inizio su questa terra e che e si prolunga oltre questa vita terrena. La resurrezione è l’ingresso nel Regno che non aspetta l’aldilà ma che si realizza oggi, che trasforma le vite oggi, che da senso alle vite più vuote, disperate e alienate oggi! La resurrezione è il punto preciso in cui il Signore elimina la logica del distacco, della separazione tra questa vita e quella futura, a favore della trasformazione e della continuità.

2. Il secondo punto: la fede; “Credi tu questo?” chiede Gesù. Notiamo bene, nei Vangeli è sempre la fede che precede il miracolo, la fede che apre gli occhi e fornisce uno sguardo diverso, che fa comprendere come Lazzaro non sia in realtà morto. La fede è l’antenna che ci fa cogliere i segnali che la morte, sebbene dolorosa, non sia la fine, perché la vera essenza del creato è la vita che non smette di fiorire. Ma chi è morto non lo vedo. Vero ma se io vi dico che in questo momento qui dentro si sente la musica di Bach mi credete? No. Ma se io prendo una radio e la sintonizzo su un canale di musica classica vi posso fare sentire Bach. La radio è lo strumento per sentire quello che altrimenti non sentiremmo. La fede è lo strumento per capire che chiunque crede e vive in Gesù non morirà mai!

Come cristiani riformati inoltre lo sappiamo bene: esattamente tramite la fede noi possiamo vivere, già oggi! Come mi salvo? Come ci vado in paradiso? La risposta della Riforma è semplice: grazie alla misericordia di Dio, per fede, in paradiso ci sei già oggi! Perché è Cristo che ci rende giusti, in virtù della fede in lui possiamo vivere la grazia mentre siamo in vita, nel nostro tempo, e questo significa affidarsi all’amore di Dio, perché Dio non aspetta la mia morte per concedermi il suo Regno, per offrirmi il paradiso. E cosa significa “vivere la grazia”? La grazia è affidarsi all’amore di Dio senza paura, consapevoli che siamo tutti peccatori e peccatrici ma amati e giustificati da Dio, seguendo i suoi comandamenti non perché otteniamo una ricompensa ma perché siamo liberi di servire, come dono che ci viene offerto e che di conseguenza offriamo, significa credere e vivere la vita che non si ferma con la morte, prima della morte.

Tutto questa esplosione di vita non fa prende a Gesù sottogamba la morte, non si presenta come un saggio sorridente che invita a pensare all’eternità. Gesù ci dimostra pienamente l’umanità di Dio: freme, colpito dalla morte come scandalo che assale l’umanità, piange di fronte alla morte di un amico. Sa quanto sia dura, ma al termine è la sua parola che vince, la parola creatrice, ordini imperiosi: “Togliete la pietra … Lazzaro viene fuori … scioglietelo e lasciatelo andare”, sono ordini impartiti alla comunità, sono per noi, per dirci: liberate il morto dalla morte in cui l’avete confinato, mettendogli una pietra sopra, legandolo, lasciatelo andare perché è vivo. Dobbiamo fare lo stesso: vivere la libertà dei nostri cari dalla morte, la fede ci da questo dono, a noi accettarlo e vedere: venite e vedrete (Gv 1,39).

Vediamo cosa? Un campo di grano. Ce lo dice Paolo nella prima epistola ai Corinzi parlando di risurrezione: il seme morendo diventa frumento. Chi muore non cambia identità, proviene da quel seme – è quel seme – ma è anche altro: una vita potenziata, ricca, ampliata. I nostri cari sono sempre loro ma sono trasformati, se alziamo lo sguardo della fede che ci è donata, noi semi infissi nel terreno, ma già potenzialmente frumento per opera del Signore, vedremo, capiremo, che ora, proprio ora c’è un campo di grano, quello dei nostri cari defunti, che vive, vive, come noi, immerso nell’amore di Dio.

Amen.

Alessandro Serena