Nelle chiese valdesi sparse nel territorio italiano, come pure in quelle metodiste e battiste, a ridosso del Natale si tiene la tradizionale Festa dell’Albero. A Verona, normalmente, la facciamo nella terza domenica d’Avvento, ma quest’anno si è dovuta anticipare alla prima, lo scorso 3 dicembre.
Si tratta della festa di Natale dei bambini: i piccoli della scuola domenicale, compresi in un’età che va dalla scuola materna alle medie inferiori, che durante l’orario del culto si appartano con i loro monitori per conoscere la Bibbia, diventano protagonisti della giornata con canti, a volte giochi o altre attività, e soprattutto con la tradizionale recita di Natale.
La giornata è stata tutta intera all’insegna di una festosa convivialità: dopo il culto e un’agape fraterna con piatti della tradizione italiana e ghanese, abbiamo accolto l’entrata dei pastori, degli angeli e delle altre figure del presepe, agghindati in stoffe colorate. Gli occhi emozionati e impauriti, il cuore che batte all’impazzata dei più piccini, la spavalderia dei più grandi, sono fonte di orgoglio e tenerezza per la comunità riunita insieme.

I piccoli salgono in cattedra e per un giorno raccontano ai grandi la bellezza di stare insieme ed il tesoro prezioso racchiuso nella storia sempre uguale e sempre nuova del bimbo nato a Betlemme, il mistero della Grazia che si fa essere umano, ma nella forma di un esserino tenero e indifeso che tutti vorremmo avere tra le braccia per cullarne il sonno. In quei momenti, noi grandi cerchiamo di guardare con gli occhi dei nostri bambini, con la loro purezza, la loro capacità di arrivare dritti al senso profondo e misterioso della venuta di Gesù, senza passare per la ragione; per avvicinarci a quel cambiamento che ci è prescritto in Matteo 18:3:

“se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”

È bello vedere questi due gruppi, i grandi e i piccoli, che si fronteggiano e si specchiano gli uni negli altri, due generazioni di una comunità che festeggia con gioia condivisa nella diversità e nella pluralità di età, tradizioni e lingue il rinnovarsi del patto con il comune Signore.

Enrico Parizzi