predicazione del culto di Natale, 25 dicembre 2017

LETTURA BIBLICA: 1 Giovanni 3, 1-6

Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com’egli è puro. 4 Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge. 5 Ma voi sapete che egli è stato manifestato per togliere i peccati; e in lui non c’è peccato. 6 Chiunque rimane in lui non persiste nel peccare; chiunque persiste nel peccare non l’ha visto, né conosciuto.

SERMONE:

Carissimi fratelli e sorelle, oggi noi celebriamo il Santo Natale, probabilmente la festa più bella che la Chiesa celebra: la festa che avviene nel cuore dell’inverno e che riscalda i cuori ed unisce le famiglie. Ci siamo però chiesti che cosa è il Natale, cosa è che noi veramente celebriamo? La data prima di tutto è importante, dovendo spiegare a un bambino il giorno di Natale è quasi ovvio dire che è il compleanno di Gesù.. cosa in realtà non vera, perché il 25 dicembre fu scelto poiché in esso si celebrava il solstizio d’inverno e la festa del Sol invictus, Mitra, che rinasceva a nuova vita, ed era anche il periodo in cui si celebravano i Saturnali. Il Natale di Cristo è quindi la celebrazione del dono di Dio che scende fino a noi per salvarci. Coloro che credono in Cristo non hanno più bisogno di compiere i riti legati ai culti misterici con i sacrifici di sangue al procedere delle stagioni: il vero sole, che fa sorgere l’alba di un giorno nuovo è in realtà il Signore Gesù, Redentore e Salvatore del mondo. A questo proposito il prof. Enrico Benedetto sull’ultimo numero di Riforma scrive che il Natale è un innesto, ma che è anche un innesco. Un innesto, perché non è il compleanno di Gesù che si celebra, ma è la sostituzione di un pensiero ad un altro, di una fede con un’altra maggiormente radicata e più forte in quella già preesistente in Mitra ma dall’altra parte non è solo un innesto è anche un innesco che fa nascere una consapevolezza nuova: il Natale è la festa della nascita di un uomo, di un corpo, che è veramente Dio che assume la realtà umana, che si rende simile (per dirla come la prima Giovanni) a noi. Dio decide di entrare nella storia umana non più come uno spettatore o come una potenza ex machina che agisce fuori campo in maniera sovrannaturale. Dio prende corpo, prende parte, compartecipa ai nostri drammi, alle nostre passioni, alle nostre gioie, e anche alle nostre piccole e grandi delusioni e disillusioni umane. Il Signore Iddio s’incarna e nasce e questa nascita è la testimonianza incontrovertibile della vita di Gesù che muore sulla croce per i nostri peccati. Non è un fantasma quello che ci salva, non è una potenza mistica astratta, ma carne e sangue di un nato da donna. Questa nascita abilita tutti gli esseri umani ad essere chiamati figli e figlie di Dio. “Vedete con quanto amore ci ha amati?” dice il testo della prima Giovanni, l’amore di chi si spoglia dell’onnipotenza per farsi piccolo, per abbassarsi all’altezza nostra, per farsi ascolto della nostra umanità che fatica a vedere il bene. Vedete? Noi siamo figli di Dio, ma saremo simili a Lui si chiede l’autore … saremo simili a Dio seguendo la via che Egli ci ha manifestata e ci ha data da percorrere? Giovanni confuta un pensiero che allignava in alcuni membri della sua comunità: basta la visione di Cristo per “diventare” Cristo, proprio come avveniva durante i Culti misterici. Una simile idea fu poi usata anche nella Chiesa medievale, laddove al nascere delle grandi cattedrali non si potevano offrire le specie del pane e del vino a tutti e i teologi dissero che “bastava” la visione dell’eucarestia per prendervi parte. Questa idea non è quella di Giovanni, lui ha ben presente che Dio non si può vedere, perché non può essere compreso pienamente dagli esseri umani. La visione di Dio però è donata nell’amore di Cristo. La nascita di Gesù è la possibilità per tutti e per tutte di “vedere” l’amore di Dio e di partecipare ad esso. Vedere però non è conoscere, vedere non è necessariamente comprendere o anche aderire ad un progetto … la Visione non basta, è necessario anche “somigliare” a Cristo, ovvero porsi alla sua stregua, nella sequela e nel servizio. C’è un tempo che intercorre tra questa nascita umana di Dio e la nostra nascita a Dio ed è il tempo della croce. Abbiamo infatti bisogno di rinascere in Cristo a Dio, per essere creature nuove in lui. Nella tradizione cristiana antica il giorno di Natale si celebrava un Culto particolarissimo, che cominciava alla vigilia e continuava fino al giorno successivo. I neofiti che si apprestavano a divenire cristiani vegliavano in preghiera tutta la notte e il giorno di Natale ricevevano il Santo Battesimo e con esso il perdono da tutti i peccati. L’adesione a Cristo è simbolicamente il lavacro da tutti i peccati, e molto presto nella tradizione si diffuse l’uso di farsi battezzare verso la fine della vita in modo da ottenere il perdono dei peccati, uso che venne presto sostituito dal battesimo dei bambini come ingresso simbolico nella comunità cristiana. La speranza cristiana risiede proprio nell’incarnazione, proprio in questa nascita corporea … il soggetto dell’amore è anche un oggetto d’amore, Colui che mi offre il suo amore salvifico mi chiama anche all’amore, insegnandomelo e donandomi la possibilità di amare. L’amore di Dio in Cristo è la speranza del credente, speranza fondata che cambia radicalmente la nostra vita e la nostra mentalità. Questa conversione è già la remissione del peccato, perché indirizza nuovamente l’esistenza verso il bene. La redenzione e l’adesione a Cristo permettono quindi una esistenza di constante santificazione del credente. Il peccato è invece la manifestazione della distanza da Dio. Come ci rapportiamo noi con questa Parola? Siamo anche noi senza peccato? Certamente no, la nostra umanità ne è intrisa ma in Cristo nostra speranza il nostro peccato è perdonato e la nostra vita è rinnovata per sempre. Gioiamo allora per il bell’annuncio del Natale e accogliamo la possibilità che Egli ci offre: una vita in cui possiamo spezzare il pane con chi non ne ha, in cui possiamo prestare ascolto a chi ha il cuore spezzato, dare aiuto a chi non sa fare da solo, fasciare le ferite di chi è malato, fare il bene e riconoscere Cristo nell’altro e nell’altra figlio e figlia di Dio come noi.

Amen.

Past. Laura Testa