Un’azione responsabile e solidale nel mondo – Predicazione di domenica 18 novembre 2017

LETTURE BIBLICHE: Luca 16, 1-10

Diceva anche ai discepoli: «C’era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L’amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d’olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.

Cari fratelli e sorelle, la parabola, proposta dal lezionario “un giorno una Parola” per la meditazione di oggi, sembra essere più ermetica di tante altre, ma sappiamo che Gesù in tutti i suoi discorsi e parabole vuol fare emergere la realtà dell’amore di Dio, l’invito al ravvedimento, l’attesa per il Regno.

Per comprendere il senso della parabola dobbiamo innanzi tutto capire le azioni dei protagonisti e trarre da queste il giusto insegnamento.
Abbiamo il ricco padrone che sembra non curarsi troppo dei propri averi, vive di rendita ed ha alle sue dipendenze un servitore che cura i suoi interessi; Abbiamo un servitore con delega da parte del padrone a condurre affari nel suo nome, infatti la sua firma sugli atti di compra – vendita era valida e legale, come quella del suo padrone.
Questo amministratore, dal momento che agisce senza controlli conduce una vita al di sopra delle sue possibilità, sperperando i soldi del padrone.

Gli ascoltatori della parabola, oltre ai discepoli espressamente citati, sono anche i farisei, noti per la loro cupidigia ed avarizia ed è verosimile che rimangano fortemente delusi nell’ascoltare di un padrone che loda un servitore chiaramente disonesto.

Poi ci sono i debitori, persone che dovevano somme notevoli al ricco padrone e che improvvisamente vengono chiamati, non per onorare i propri debiti, ma per vederseli in parte diminuiti, generando un notevole risparmio sul dovuto.

A questo punto, inquadrati i personaggi possiamo passare alla trama del racconto: qualcuno, come sempre succede, per invidia, per vendetta verso il servitore o semplicemente per far apparire il padrone come un sempliciotto va a raccontargli che il suo servitore sta sperperando la sua ricchezza.
Di fronte a questa informazione il padrone non può fare a meno di verificare se le accuse sono fondate o meno, chiama il servitore e gli ordina di portargli la contabilità aggiornata, aggiungendo che se le accuse risulteranno fondate egli non potrà più essere il suo amministratore, anzi verrà licenziato.

Il servitore si rende conto di essere stato scoperto e con sano pragmatismo unito alla lungimiranza di quel che avverrà, dopo aver presentato i conti, perfettamente consapevole di non avere la forza di svolgere un lavoro manuale e di provar vergogna nel chiedere l’elemosina, decide di prepararsi un futuro creandosi delle amicizie, ancora una volta a scapito del padrone, scontando ai debitori gli importi che essi dovevano al suo padrone.

A chi doveva 100 barili di olio fa lo sconto del 50% facendogli risparmiare circa 500 denari; a chi gli doveva cento misure di grano fa lo sconto del 20%, realizzando per lui lo stesso risparmio del primo e lo fa nella piena legalità.

Si tratta di risparmi notevoli, un favore che i debitori avrebbero ricambiato accogliendo chi li aveva concessi.
Quando il padrone viene a conoscenza di quel che aveva fatto il suo amministratore, invece di licenziarlo e mandarlo in galera lo loda perché ha agito con scaltrezza.
Perché l’ha fatto? Perché non ha denunciato le malefatte del suo servitore?

Perché Dio di fronte al nostro peccato non ci punisce? Anzi ci viene annunciata la Sua Grazia ed il Suo amore?
Il ricco padrone si comporta in modo strano, incomprensibile per la nostra logica basata sul raziocinio ed il rispetto della legge.
Il padrone sicuramente non approva il fatto che l’amministratore abbia sperperato il suo denaro, si rende conto che l’azione del servitore torna a suo vantaggio, consentendogli di apparire giusto e generoso nei confronti di coloro che gli dovevano denaro, ma loda la sua prontezza nel risolvere un suo problema personale in vista di un futuro sicuro.

Il vangelo di Luca riporta molti passi di condanna verso i ricchi, verso la ricchezza accumulata ingiustamente, a partire dall’affermazione di Gesù che è più facile ad un cammello di passare per la cruna di un ago che ad un ricco di entrare nel regno dei cieli, per finire con l’ammonimento che non si possono servire due padroni: Dio e mammona.

Gesù stupisce i suoi ascoltatori, e non è la prima volta. Li stupisce quando guarisce gli stranieri e i peccatori, quando agisce di sabato, o ancora quando presenta la figura positiva del samaritano rispetto a quelle del fariseo e del dottore della legge che passano volutamente dall’altra parte della strada per non farsi carico delle esigenze del prossimo bisognoso di aiuto.

La prosperità, la ricchezza erano considerati segni della benevolenza di Dio, ma Gesù condanna la sete di potere, l’accumulazione della ricchezza fine a se stessa, l’asservimento al dio mammona, nella vana speranza di ricavare appoggio e sicurezza dai beni, dal denaro, dal potere considerati come un idolo al quale sacrificare la propria vita.

La benevolenza di Dio esige in cambio il rispetto del comandamento d’amore che recita: “ amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua e con tutta la tua mente” , perché come scrive Bonhoeffer, se non amiamo Dio, lo odiamo. Non c’è via di mezzo: Dio è Dio, perché può essere solo amato o odiato. O ami Dio oppure i beni del mondo.

Molta gente e nazioni intere hanno amato i beni del mondo più di Dio ed hanno accumulato enormi ricchezza mediante lo sfruttamento, e l’accaparramento delle materie prime dei paesi più poveri, costringendoli poi ad indebitarsi per comprare armi, per combattere guerre tra diseredati.
Ricchezze ingiuste, accumulate solo per servire il Dio mammona, fondate sulla miseria di intere popolazioni, costrette a migrare, ad elemosinare la benevola accoglienza dei paesi ricchi.

Una cosa è sicura: saremmo ben felici se un economo un po’ furbo si proponesse di dimezzare l’importo del debito dei paesi del terzo mondo, realizzando un concetto di giustizia assai vicino alla giustizia di Dio.

E poi Gesù aggiunge un’altra parola egualmente sconvolgente, dice:
“Perché i figli del mondo attuale sono più sensati dei figli della luce con la loro generazione”. Che cosa intende Gesù? Intende dire che, in specifiche circostanze, i figli del mondo, cioè le persone che non hanno fede, possono essere dati in esempio ai figli della luce, ovvero ai credenti. Perché?

Perché appunto, in certe circostanze, è importante vivere e agire nel mondo e non disprezzarlo, quello di Gesù è un invito all’azione responsabile, sensata,
ragionevole nel mondo.
Ma allo stesso tempo Gesù rinnova la vocazione rivolta ai figli della luce affinché abbandonino definitivamente le tenebre.
Perché saremo anche figli e figlie della luce ma per il momento siamo tutti nelle tenebre.
Alla fine Gesù dice: procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.

Noi siamo ricchi poiché il Signore continua a colmarci di doni, ma la nostra ricchezza, affinché non sia disonesta, dobbiamo metterla a disposizione del nostro prossimo, dobbiamo essere onesti e fedeli, perché nessuno ci può togliere la speranza di un’altra giustizia, quella di Dio, nessuno ci può impedire di credere che da questa crisi tremenda possano rinascere un senso civico e un desiderio comune di lavorare per il bene della città.
E il bene della città consiste nell’annuncio della Grazia di Dio, donata a tutti, senza compromessi e riserve, costruendo con il nostro prossimo una trama di relazioni tessuta con la solidarietà e l’amore fraterno.
Amen

Pastora Laura Testa