Accogliamo i segni del Signore! – Predicazione della Vigilia di Natale

LETTURE BIBLICHE: Isaia 7,13-15, Matteo 1,18-25, Ebrei 13,1-2

13 Isaia disse: «Ora ascoltate, o casa di Davide! È forse poca cosa per voi lo stancare gli uomini, che volete stancare anche il mio Dio? 14 Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele. 15 Egli mangerà panna e miele finché sappia rigettare il male e scegliere il bene.
Isaia 7,13-15

18 La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. 20 Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. 21 Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».
22 Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio,al quale sarà posto nome Emmanuele», che tradotto vuol dire: «Dio con noi». 24 Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.
Matteo 1,18-25

1 L’amor fraterno rimanga tra di voi. 2 Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli.
Ebrei 13,1-2

Oggi vorrei cercare di capire insieme a voi cosa possa aver significato la realtà e la concretezza dell’Incarnazione per coloro che l’hanno vissuta da vicino, nel momento storico in cui probabilmente essa non appariva affatto come un evento diverso da molti altri. Diamo per scontata per un attimo, ma solo per un attimo, la nostra fede nel fatto che quel bimbo nato a Betlemme fosse il Figlio di Dio, lui stesso Dio incarnato per noi. Diamolo per scontato e cerchiamo di immaginare cosa questo evento può aver significato per gli altri attori di questa vicenda, per Giuseppe e per Maria. In Luca la protagonista è Maria, una giovane donna che incontra un angelo e che accetta con fiducia e con fede il piano che il Signore le annuncia. Non ha una parte attiva, nel senso stretto del termine, ma accoglie la decisione del Signore e con ciò diventa un modello di obbedienza nella fede per l’intera cristianità, anche per noi evangelici, anche se nell’ansia di distinguerci dai cattolici, talvolta ce ne dimentichiamo. Giuseppe è sullo sfondo, un po’ come alcune statuine del presepio: ha un ruolo definito, ma in un certo senso non ha personalità. Maria accetta con fiducia il piano che Dio ha per lei e obbedisce con gioia. Rispondere a Dio, in questo caso, significa mettersi in ascolto e accettare le decisioni del Signore, anche quelle incomprensibili, o inaccettabili.

In Matteo, invece, è Giuseppe ad essere il protagonista ed è tutt’altro che passivo: egli si trova di fronte a una decisione molto difficile, davvero molto, in quanto la sua fidanzata, la bella e giovanissima Maria gli ha comunicato che è incinta, pur non avendo ancora conosciuto uomo. Giuseppe non sa cosa fare: non vuole esporre ad infamia la sua promessa sposa, ma probabilmente non vorrebbe più neppure quella sposa e soprattutto il suo bambino. La Legge gli impone di ripudiarla: se ama più Dio che la sua giovane fidanzata, deve ripudiarla, ma Giuseppe, dice il nostro testo, è un uomo giusto, e quindi non vuole esporla a infamia e pertanto decide di lasciarla segretamente. Indubbiamente Maria non si salverà comunque, essendo incinta, situazione che non potrà nascondere a lungo, ma il suo fidanzato cerca, per quanto può, di proteggerla. Giuseppe, badate bene, non sa ancora di essere un tassello nella storia della salvezza, è un uomo qualsiasi, un falegname a cui è cascato il mondo addosso. Come credere a Maria? Come accogliere questo evento straordinario ed incomprensibile? “Ma – dice il nostro testo – mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno.” e l’angelo gli conferma le parole di Maria e gli chiede di non ripudiarla, ma di tenerla con sé. Tutto ciò avvenne perché si adempisse quello che Isaia, il profeta, aveva detto: Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.
Un segno. E che segno! Certo sublime, straordinario, ma difficile da capire, da accettare, da accogliere. Unico nel suo genere, ma non unico in assoluto, perché il Signore ha continuato a mandare i suoi segni. Cosa fare di fronte ad essi? Come riconoscerli? Come rispondere a un Dio che talvolta chiede qualcosa di incomprensibile, o forse addirittura di inaccettabile?
Giuseppe accoglie il volere del Signore, anzi, in primo luogo lo riconosce come tale e poi, di conseguenza, agisce. Sa che ha sognato un angelo e gli obbedisce. Faremmo anche noi la stessa cosa? Di fronte a una richiesta incomprensibile come quella che ha ricevuto Giuseppe, come reagiremmo?

Tutti starete pensando che la vicenda di Giuseppe è talmente estrema, che non è possibile confrontarsi con essa. Come collocarla nella nostra esistenza? Cosa significa per noi, oggi, la straordinaria vicenda di cui Giuseppe è stato protagonista? Certo è la nascita di nostro Signore Gesù Cristo, ma questo evento in sé, questo evento straordinario, cosa significa per noi oggi? Ci indica un percorso che può riguardare anche noi, qui, in Italia, in Europa, nel nostro mondo? Io dico di sì, perché penso che il Signore abbia continuato in tutti questi secoli ad operare al nostro fianco e ci abbia chiesto via via di riconoscere la Sua volontà. A volte sembra facile, ma spesso non lo è: non è facile riconoscerla come volontà del Signore e ancora meno operare di conseguenza. Proviamo per un attimo ad immaginare una situazione diversa da quella di Giuseppe, ma dove il Signore ci interroga e ci chiede prima di avere fiducia in Lui e poi di operare.

Pensiamo per esempio ad una tragedia che ci è molto vicina, di cui sentiamo parlare spesso, ma dalla quale molti di noi cercano di non farsi troppo coinvolgere. Sto alludendo a tutti i fratelli e le sorelle, i bambini, gli uomini e le donne che cercano di arrivare in Europa attraverso il Mediterraneo. Uomini, donne e bambini che certamente non sono partiti dai loro Paesi per il piacere di viaggiare, non sono partiti affrontando un percorso facile e comodo. No, hanno fronteggiato mille pericoli e tantissima fatica per arrivare fino alle rive del Mediterraneo. Cosa stanno cercando? Cosa pensano di trovare? Cosa li spinge ad affrontare tutto questo? Io credo che partano perché sono disperati. Chi di voi affronterebbe a cuor leggero l’attraversata del deserto del Sahara con mezzi di fortuna? Chi si farebbe maltrattare pur di arrivare al mare? Chi sottoporrebbe i propri figli a rischi enormi? Solo delle persone disperate, solo delle persone che non hanno prospettive neppure un po’ migliori, oppure persone che sono state imbrogliate, persone a cui è stato fatto credere che spendendo una certa cifra si può arrivare, magari con un po’ di fatica, ma si può arrivare in Europa. Persone che hanno creduto che in Europa avrebbero trovato una casa, un lavoro, un’accoglienza. Oppure persone che hanno davanti a sé una sola alternativa: la morte. E che quindi rischiano il tutto per tutto. Tanto, l’unica alternativa sarebbe la morte.
A persone che partono con questo fardello sulle spalle noi cosa rispondiamo? Se siamo italiani cosa facciamo? Se siamo immigrati a nostra volta, cosa facciamo? Cosa pensiamo?

Ecco, io credo che preparandoci al Natale dovremmo riflettere sul fatto che di fronte a questa enorme richiesta di aiuto, di fronte a questa sfida, noi siamo per lo più capaci di sollevare dubbi e questioni: alcune forse anche valide, validissime, almeno dal nostro punto di vista, ma che forse non sono la risposta che il Signore si aspetta da noi, che si aspetta da persone che vogliono praticare l’amore perché si sentono figli e figlie di Dio. Mentre siamo nelle nostre case, con le nostre famiglie, il Signore ci chiede di pensare a coloro che una casa non ce l’hanno e che vivono lontani dalle loro famiglie. Il Signore ci chiede di scardinare il nostro modo di pensare e di aprirci al nuovo che ci viene incontro. Vorrebbe che ascoltassimo l’angelo che ci chiede di accogliere la volontà del Signore, in modo obbediente come Maria o agendo attivamente come Giuseppe, perché anche noi, come quelli della casa di Davide, dovremmo ascoltare Isaia quando ci dice:

«Ora ascoltate, o casa di Davide! È forse poca cosa per voi lo stancare gli uomini, che volete stancare anche il mio Dio? 14 Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele. 15 Egli mangerà panna e miele finché sappia rigettare il male e scegliere il bene. (Isaia 7,13-15).

Che il Signore ci doni la capacità di rigettare il male e, seguendolo, di scegliere il bene. Amen!

Erica Sfredda