Entriamo nella terra promessa – Predicazione su Giosuè 1,1-9

LETTURE BIBLICHE: Giosuè 1,1-9
1 Dopo la morte di Mosè, servo del SIGNORE, il SIGNORE parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse: 2 «Mosè, mio servo, è morto. Àlzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d’Israele. 3 Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè, 4 dal deserto, e dal Libano che vedi là, sino al gran fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti sino al mar Grande, verso occidente: quello sarà il vostro territorio. 5 Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. 6 Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro. 7 Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. 8 Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. 9 Non te l’ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».

Carissimi fratelli e sorelle,
nelle Chiese protestanti, in particolare in quella valdese, che non praticano quindi il culto dei defunti, non si celebrano messe di suffragio o di ricordo dei cari scomparsi, ma nell’uso tradizionale almeno una volta l’anno si ricordano tutti i fratelli e le sorelle nel Signore, che non ci sono più e che ci hanno lasciati proprio nell’anno trascorso.
Quest’anno 2017 è stato un anno incredibile, abbiamo celebrato la Riforma e ci siamo ricordati di tanti e tante testimoni nella fede, ma le Chiese di Mantova e Verona, legate dalla stessa cura pastorale, sono state particolarmente benedette, poiché siamo ancora tutti qui magari con qualche acciacco in più, ma vivaci e attenti all’ascolto della Parola del Signore.
Stamattina però è proprio la Parola del Signore che ci dice che Mosè è morto, e che qualcun altro dovrà prendere il testimone e portare a buon fine il viaggio verso la terra promessa.
Un passaggio ed una nomina ufficiale da parte di Dio a Giosuè, che gli dà una missione precisa di conduzione del popolo.
«Alzati, attraversa il Giordano, ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè.»
Un passaggio simbolico quindi tra un prima e un dopo, tra la terra in cui si era stranieri alla terra promessa, che Dio dona loro automaticamente, una promessa meravigliosa che si realizza al passaggio dei loro calzari. Immediatamente mi sono venuti in mente i tanti passaggi di frontiere che avvengono anche oggi da parte di svariati popoli, e il fatto che coloro che arrivano troppo spesso non ricevono la stessa certezza che avevano Giosuè ed il popolo d’Israele.
Sono tanti infatti coloro che muoiono nel passaggio, tanti quelli che non ce la fanno ad ambientarsi, troppi quelli che finiscono nelle maglie della malavita, tanti quelli che nascono e a cui è rifiutata cittadinanza e ancora di più quelli che si inseriscono, che trovano un lavoro onesto, o vanno a scuola ogni giorno, come tanti tra noi, e che però subiscono quotidianamente episodi di disarmante odio razzista.
Questo passaggio di Giosuè e del popolo non è un passaggio facile, non è un passaggio indolore perché passare una frontiera significa anche lasciare dietro di sé tante cose e tante certezze, ma significa anche concentrarsi sul futuro, perché indietro ci sono il deserto e la schiavitù egiziana.
Un passaggio doloroso e per niente pacifico, perché Giosuè non porta con sé il peccato originario di Mosè… Giosuè non ha ancora mai ucciso nessuno e non conosce il rimorso per aver causato la morte di un essere umano che aveva trasformato l’intera esistenza di Mosè.
Giosuè è un giovane condottiero, armato di ogni buona intenzione, ma certamente armato, e attraversando il Giordano porta con sé lo zelo e la forza della Conquista.
Il libro di Giosuè è il libro biblico forse maggiormente intessuto di guerre, di scontri, di violente uccisioni. Lapidazioni, roghi, distruzione, tutto in nome di un Dio che sembra approvare la guerra santa. Certamente gli scontri sono sovente il modello “tipo” per gli incontri interculturali; proviamo a riportare a qualche migliaio di anni fa i dibattiti attuali, anche molto “civilizzati”, rispetto alla questione dello Ius Soli, o all’accoglienza dei rifugiati, alle polemiche e alle ronde contro gli stranieri. Ad esempio intuiamo la pericolosità e la tensione nella dinamica tra Israele e Palestina nello scenario politico internazionale degli ultimi mesi, rispetto alla questione di Gerusalemme come capitale.
Cari fratelli e sorelle, ma davvero Dio approva la guerra? Veramente Dio spalleggia Giosuè in questa sua campagna militare? Io non ne sono così convinta. Non sono convinta che basti scrivere Gott mit Uns sulla fibbia della cintura mentre si va a far guerra o dichiarare Dominus nobiscum prima di partire per le crociate per avere Dio dalla propria parte.
Molta della teologia ebraica ha definito un’eresia il fatto che esista uno Stato d’Israele moderno, poiché ritiene che esso debba essere unicamente frutto del dono di Dio all’ultimo giorno e non frutto dell’azione umana.
Come si concilia questa fede nel Dio di Gesù, che inizia il proprio mandato terreno proprio con le parole di cura, di salvezza e di amore per gli esseri umani, con il Dio che è portato in guerra sulle insegne?
Sorelle e fratelli, il Signore parla con Giosuè e gli dice:  «solo sii forte e coraggioso abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. 8 Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. 9 Non te l’ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».
Dio non comanda di sterminare i nemici, dice di restare fedeli, di resistere nella fede, di non allontanare mai la Santa Parola di Dio dalla propria bocca, dalla propria mente dal proprio cuore. Una Parola che è amore, che è salvezza, che è Pace.
Giosuè e Gesù due forme gemelle dello stesso nome: Dio salva.
Giosuè però non coglie la profondità dell’appello di Dio solo sii forte e coraggioso, perché ci saranno tempi in cui sarà difficile vivere in una terra nuova, abitata già da altri, sii forte e coraggioso, perché solo attraverso il coraggio e l’inventiva si possono immaginare forme di convivenza nuove in cui gli essere umani si possano riscoprire come sorelle e fratelli.
Giosuè interpreta la vicinanza e la benedizione di Dio come un comando a distruggere il comando di Dio è invece quello di alzarsi e dia andare oltre la terra di schiavitù e del peccato che ci precede. Certamente una lezione difficile quella di oggi, che ci incontra proprio in un momento di passaggio tra un anno ed un altro, un ponte simbolico tra il passato ed il futuro. Se vogliamo accogliere il messaggio dell’Evangelo non possiamo essere come Giosuè tout court, dobbiamo fare memoria della vita di chi ci ha preceduti nella fede come Mosè. Lui, il grande condottiero e servo del Signore sapeva bene discernere tra il Dio della liberazione e il dio della conquista. Non per farci dei santi protestanti, ma per ricordarci, come diceva Bernardo di Chiaravalle, che siamo solo dei nani seduti sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto nella storia.
E’ una lezione di grande umiltà quella dell’Evangelo di oggi, poiché la muscolosità e lo zelo nazionalista conducono solo a chiusura, ad incomprensioni, a violenze e ad odio.
L’umiltà invece di coloro che si affidano al Signore, e confidano nella sua presenza costante per tutta la loro esistenza è di coloro che si aggrappano alla fede di Cristo sulla Croce.
Qualcuno certamente potrà obiettare che così però si sceglie un messaggio al posto di un altro in maniera arbitraria, ma non è così: il libro di Giosuè fu composto nel periodo successivo al ritorno d’Israele dall’esilio e descrive in maniera ribaltata ciò che il popolo fu costretto a subire dagli assiri prima e dai babilonesi poi. È il tentativo di ricostruire la memoria di un’età dell’oro in cui tutto era più bello e in cui i giovani non erano stati uccisi, ma guidavano gli eserciti in battaglia. Un urlo di dolore celato, che non può esprimersi, perché fa troppo male.
Dio il Signore è davvero con Giosuè e con il popolo, è con il popolo degli sconfitti, è con noi che proviamo a stare disarmati e vicini a chi soffre ed ha bisogno.
Il Signore è il Dio della vita e della salvezza donate in Cristo, che ancora oggi si accosta a noi con questa Parola che ci consola. Mosè è morto e anche i grandi condottieri del passato non ci sono più tocca a te attraversare il fiume e condurre il popolo, tocca a te raccontare la storia di salvezza, tocca a te essere l’esempio morale che gli altri seguiranno. Oggi tocca a te seguire il Signore… solo sii forte e coraggioso, forte dell’amore e della speranza di Cristo, coraggioso poiché colui che ha vinto la morte ti resterà a fianco tutti i giorni della tua vita.

Pastora Laura Testa