La mano di Dio è potente – Sermone di domenica 21 gennaio 2018

LETTURA BIBLICA

Esodo 15:1-21

1 Allora Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico al SIGNORE:
«Io canterò al SIGNORE, perché è sommamente glorioso;
ha precipitato in mare cavallo e cavaliere.
2 Il SIGNORE è la mia forza e l’oggetto del mio cantico;
egli è stato la mia salvezza.
Questi è il mio Dio, io lo glorificherò,
è il Dio di mio padre, io lo esalterò.
3 Il SIGNORE è un guerriero,
il suo nome è il SIGNORE.
4 Egli ha gettato in mare i carri del faraone, e il suo esercito;
e i suoi migliori condottieri sono stati sommersi nel mar Rosso.
5 Gli abissi li ricoprono;
sono andati a fondo come una pietra.
6 La tua destra, o SIGNORE, è ammirevole per la sua forza.
La tua destra, o SIGNORE, schiaccia i nemici.
7 Con la grandezza della tua maestà,
tu rovesci i tuoi avversari;
tu scateni la tua ira,
essa li consuma come stoppia.
8 Al soffio delle tue narici le acque si sono ammucchiate,
le onde si sono rizzate come un muro,
i flutti si sono fermati nel cuore del mare.
9 Il nemico diceva: “Inseguirò, raggiungerò,
dividerò le spoglie,
io mi sazierò di loro;
sguainerò la mia spada, la mia mano li sterminerà”;
10 ma tu hai soffiato il tuo vento
e il mare li ha sommersi;
sono affondati come piombo in acque profonde.
11 Chi è pari a te fra gli dèi, o SIGNORE?
Chi è pari a te, splendido nella tua santità,
tremendo anche a chi ti loda,
operatore di prodigi?
12 Tu hai steso la destra,
la terra li ha ingoiati.
13 Tu hai condotto con la tua bontà
il popolo che hai riscattato;
l’hai guidato con la tua potenza
alla tua santa dimora.
14 I popoli lo hanno udito e tremano.
L’angoscia ha colto gli abitanti della Filistia.
15 Già sono smarriti i capi di Edom,
il tremito prende i potenti di Moab,
tutti gli abitanti di Canaan vengono meno.
16 Spavento e terrore piomberà su di loro.
Per la forza del tuo braccio
diventeranno muti come una pietra,
finché il tuo popolo, o SIGNORE, sia passato,
finché sia passato il popolo che ti sei acquistato.
17 Tu li introdurrai e li pianterai sul monte che ti appartiene,
nel luogo che hai preparato, o SIGNORE, per tua dimora,
nel santuario che le tue mani, o Signore, hanno stabilito.
18 Il SIGNORE regnerà per sempre, in eterno».
19 Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico quando i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono nel mare,
e il SIGNORE fece ritornare su di loro le acque del mare,
ma i figli d’Israele camminarono sulla terra asciutta in mezzo al mare.
20 Allora Maria, la profetessa, sorella d’Aaronne, prese in mano il timpano e tutte le donne uscirono dietro a lei, con timpani e danze.

 21 E Maria rispondeva:
«Cantate al SIGNORE, perché è sommamente glorioso:
ha precipitato in mare cavallo e cavaliere».

SERMONE

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, Cantiamo al Signore perché ha precipitato in mare cavallo e cavaliere: cantiamo anche noi al Dio vittorioso che permette ad un popolo di esuli, di diseredati di schiavi afflitti e soggiogati di attraversare il mare e di essere sopravvissuti. Dopo il canto di lode di Miriam un nuovo popolo nasce, un popolo che rappresenta simbolicamente l’azione di Dio Creatore, Redentore e Liberatore con la gioia liturgica espressa dalla danza, dal canto e dalla musica. Quando il popolo di Dio si mette in cammino tutti i popoli oppressori e malvagi, ogni despota, ogni schiavista, ogni idolatra servo del male e di mammona ammutolisce.

Una canzone di gioia che è la stessa che cantano le donne, gli uomini e i bambini che anche oggi attraversano il mare e le frontiere quando arrivano sani e salvi dall’altra parte: nessuno garantisce loro che la vita da “questa” parte sarà semplice, il viaggio certamente non è finito, il deserto è ancora lì di fronte, ma la volontà e l’azione salvifica di Dio si è manifestata pienamente una volta per tutte!

Dopo la “vittoria al mare”, i conflitti con i popoli avversari sono decisi per sempre, ed Israele ha già la sua terra promessa.

Questa è la stessa fede che noi riponiamo in Cristo, che estende questa vittoria a tutti e a tutte noi oggi. La vittoria è infatti per i popoli afflitti, per le genti affamate, per coloro che soffrono nella schiavitù moderna.

Noi però, da che parte del mare stiamo?

E’ facile, forse troppo facile indicare quali sono i popoli esuli, schiavi e fuggiaschi di oggi.. ma noi che facciamo? Balliamo con Miriam o cavalchiamo con gli Egiziani?

Due simboli potentissimi – la festa di vita celebrata dalle donne e la marcia di guerra e di morte dei cavalli e dei cavalieri egiziani – contrapposti per raccontare l’azione di Dio.

Il Signore infatti è un guerriero potente, sovverte il caos creato dalla sete di possesso e dominio umane e annichilisce la potenza militare senza utilizzare alcuno strumento di guerra e di morte.

L’acqua, il fuoco, il vento e la terra rispondono alla Parola Creatrice, che come soffio libera l’umanità dal male e dai suoi adepti.

Il Signore fa rinascere l’umanità, un popolo nuovo, che riemerge dalle acque di un metaforico Battesimo lavata e liberati dal male e dall’oppressione come ci ricordava Sant’Agostino, Vescovo d’Ippona.

Un Battesimo che ci unisce, cristiani credenti in Cristo Gesù salvatore e redentore della storia e del mondo, ma anche salvatore e redentore nostro personale.

Gesù che ci invita e ci permette di essere trasformati e trasformate in persone nuove, rinnovate per opera dello spirito Santo. Coscienti e consapevoli che per ogni dramma odierno, per ogni bambino morto in mare, per ogni clochard bruciato, per ogni atto di razzismo, per ogni ragazzo morto sul lavoro noi abbiamo una parte di responsabilità e rischiamo di essere anche noi come gli egiziani.

La mano di Dio però è potente, Egli prende su di sé la nostra colpa, mettiamo nelle sue mani misericordiose e potenti ogni nostro retaggio egiziano, ogni nostro peccato, ogni nostra schiavitù morale e chiediamo al Potente di rinnovare in noi la fede, l’amore e la speranza che Lui ha riposte in noi in Cristo. Rinasciamo in Lui a vita nuova: vita accogliente, pacificata, in cui la tua esistenza mi interessa, in cui non siamo più fratelli separati, ma confratelli, in cui i muri anche culturali, sociali ed economici hanno poco valore, ma ciò che conta è l’amore che Cristo ha riposto in noi.

Allora sì, cantiamo e balliamo con Maria sulle note della riconciliazione

Amen

Pastora Laura Testa