Quando verrò e vedrò il volto di Dio? Predicazione di domenica 11 marzo 2018

LETTURE BIBLICHE: salmo 42 , 43; Esodo 33,18-23; Giovanni 20, 11-18

Salmo 42

Sal 42:1 Al direttore del coro.

Cantico dei figli di Core.

Come la cerva desidera i corsi d’acqua,

così l’anima mia anela a te, o Dio.

2 L’anima mia è assetata di Dio,

del Dio vivente;

quando verrò e comparirò in presenza di Dio?

3 Le mie lacrime sono diventate il mio cibo giorno e notte,

mentre mi dicono continuamente:

«Dov’è il tuo Dio?»

4 Ricordo con profonda commozione il tempo in cui camminavo con la folla

verso la casa di Dio,

tra i canti di gioia e di lode

d’una moltitudine in festa.

5 Perché ti abbatti, anima mia?

Perché ti agiti in me?

Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;

egli è il mio salvatore e il mio Dio.

6 L’anima mia è abbattuta in me;

perciò io ripenso a te dal paese del Giordano,

dai monti dell’Ermon, dal monte Misar.

7 Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle tue cascate;

tutte le tue onde e i tuoi flutti sono passati su di me.

8 Il SIGNORE, di giorno, concedeva la sua grazia,

e io la notte innalzavo cantici per lui

come preghiera al Dio che mi dà vita.

9 Dirò a Dio, mio difensore: «Perché mi hai dimenticato?

Perché devo andare vestito a lutto per l’oppressione del nemico?»

10 Le mie ossa sono trafitte

dagli insulti dei miei nemici

che mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?»

11 Perché ti abbatti, anima mia?

Perché ti agiti in me?

Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora;

egli è il mio salvatore e il mio Dio.

SERMONE

L’anima mia è assetata di Dio, dell’Iddio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

questa affermazione e questa domanda sono la traduzione cattolica dell’inizio del Salmo 42.

Queste parole saranno il centro della mia predicazione di questa mattina.

L’anima mia è assetata di Dio, dell’Iddio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Solo quando l’acqua ci manca, ci accorgiamo che è indispensabile per la vita. Che la sete è insopportabile. Il caldo, l’abbandono, lo sforzo troppo prolungato generano stress e disidratazione. Il nostro corpo è costituito per l’90% di acqua, se perdiamo troppa acqua, mettiamo a rischio la nostra stessa vita. Una grande sete viene sempre dopo uno stress ambientale o fisico.

Anche il salmista canta il salmo sotto stress, si trova lontano da casa sua, lontano da Gerusalemme, non ha nessuno che condivida la sua fede, che conosca i suoi inni. Isolato sulle montagne nel nord della Galilea, ha una grande nostalgia del proprio paese, del trovarsi nel tempio, di cantare quelle lodi del Signore che ha conosciuto nella sua infanzia. Una situazione che è vissuta da ogni migrante costretto lontano da casa.

Ma non si trova solo nostalgia in questo salmo, al quel credente non manca solo il suono della cetra, piange calde lacrime perché i suoi avversari lo deridono e lui si sente con le ossa rotte. Anzi la sua sete viene ristorata solo dal suo pianto, notte e giorno. Vive oppresso dagli altri, abbandonato e solo. La sua vita è diventata un abisso oscuro, e lui si sente sprofondare sommerso dalle difficoltà, dal male che patisce ogni volta che chiede ad una altra persona.

Stress post-traumatico, questa sarebbe la diagnosi medica, che incasella i sintomi e prescrive una cura.

Nella vita di tutti noi è passato lo spettro di uno stress che abbiamo sentito come insopportabile: un lutto, una diagnosi medica preoccupante, la rottura definitiva di legami di affetto, sono situazioni dove ci sentiamo mancare l’aria o, restando nella metafora del salmo, siamo assetati di tenerezza e di giustizia.

Nella chiesa locale ogni lutto, ogni trauma personale suscita una eco di empatia tra i fratelli e le sorelle, le visite e la preghiera comune sostengono lo svolgimento dei sentimenti.

Dopo questi eventi amarezza, nostalgia e rabbia sono i sentimenti che commuovono tutti noi!

La domanda scritta dal salmista: “O Dio perché mi hai dimenticato?” “Perché mi hai rigettato” alberga con forza nelle nostre menti.

Così come sentiamo la sfida della domanda degli avversari del salmista che lo scherniscono dicendo :” Dove è il tuo Dio?”

Dentro la commozione per la tragedia vissuta, si insinua il dubbio, la lontananza da ogni fede trascendente che avvertiamo nella nostra società, ci sfida con il suo cinismo. Siamo schiacciati tra il dolore e la rinunzia.

Quando viviamo una tragedia, quando vediamo il male che trionfa con la morte di umani estranei ad ogni conflitto, quando riflettiamo sulle stragi e le deportazioni della storia recente, una domanda si affaccia alla nostra mente: “ Ma Dio dove era, perché succedono queste cose?”

Sulle pareti di una cantina di Colonia, in Germania, rifugio di ebrei perseguitati durante la seconda guerra mondiale, era scritta questa breve poesia.

Credo nel sole, anche quando non splende.

Credo nell’amore, anche quando non lo sento.

Credo in Dio anche quando tace.

Non intendo con questa testimonianza chiudere la discussione, anzi dal salmo emerge senza sosta la richiesta : “L’anima mia è assetata di Dio, dell’Iddio vivente.” Così come emerge la risposta ripetuta per tre volte, a responsorio: “Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora ; egli è la mia salvezza e il mio Dio.”

Questa è la condizione del credente in crisi, del salmista che prega. Questa è anche la nostra condizione.

La nostra vita va avanti tra sentimenti negativi che ci affliggono con domande di sfida, da un lato, e dall’altro propositi di speranza che ci vengono dalla fede nel patto di Dio con l’umanità.

Continuiamo ad udire questo sostegno da parte dei fratelli e delle sorelle in Cristo. Spera in Dio, Spera in Dio.

La fede nella vittoria di Gesù sulla morte, e nella sua resurrezione, ci permette di sperare , ci permette di pregare con forza, anche di litigare con l’Iddio altissimo.

Se ripercorriamo tutto il salmo vediamo che questa preghiera è percorsa da amarezza per i torti e i lutti subiti, da nostalgia per le riunioni al tempio, per le lodi cantate in coro e infine da rabbia per il silenzio del Signore, per la sua assenza dalla scena delle violenze.

Ecco amarezza, nostalgia, rabbia hanno pieno diritto di cittadinanza nelle preghiere che possiamo rivolgere al Padre al Figlio ed allo Spirito.

Il Signore ascolta e accompagna il credente nella elaborazione del lutto.

Questo spazio di preghiera che ci si apre davanti non risponde alla domanda : “Perché Dio lo ha permesso?” ma risponde alla domanda :”Come faccio a sopravvivere?”

Sopravvivere, continuare a vivere, vivere nuovamente. Vivere guardando a una qualche speranza.

Preghiamo, chiediamo a Dio che mandi la sua luce e la sua verità a prenderci per mano e a mostrarci la via che porta sul suo monte santo.

Dio nel deserto ha condotto il popolo con un fuoco di notte e con una nuvola di giorno; ha fatto sgorgare acqua da una roccia per dissetarlo, li ha portati con Mosè fino al monte Sinai, il suo monte santo!.

E lì si è rivelato!

In quella rivelazione forse possiamo trovare la risposta alla domanda : “Dove è il tuo Dio?” La domanda che assilla il salmista, la domanda che risuona nella mente di chi sente perduto e travolto dal male.

Anche Mosè vuole vedere in faccia Jahvè, vuole cioè conoscere la volontà di Dio nell’attimo in cui si realizza. Anche Mosè come il salmista è assetato della presenza dell’Iddio vivente.

Il teologo dell’Esodo ci dà la risposta, chi è umano, fosse anche Mosè, non può vedere il volto di Dio, ma solo le sue spalle, una volta che è passato. Esodo racconta che Dio parla così a Mosè :

Mentre passerà la mia gloria, ti coprirò con la mia mano finché io sia passato, poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere.

Riconosciamo la presenza del Dio della vita, solo dopo che Egli ha agito.

Anche Maria Maddalena sente la voce e riconosce Gesù risorto solo dopo tre richiami, quando si volta e risponde Rabbunì. Essa però non può abbracciarlo, né toccarlo anche se è stata chiamata per nome.

Il nostro sentimento religioso vorrebbe trattenere il Signore, sapere dove sta di casa, contemplare il suo viso anche se di lontano. Siamo come i discepoli durante la trasfigurazione, vorremmo fare una tenda dove ricoverare Gesù, con Elia e Mosè.

Così nella crisi, nel dolore, nella tragedia sapremmo dove trovarlo

Ci è data solo questa speranza, in ogni crisi, in ogni errore, lo Spirito, il Consolatore ci parla in preghiera.

Spera in Dio, ….. egli è la mia salvezza. ripete per tre volte il salmo. Questa salvezza che il salmista vedeva nel Patto del Sinai, noi la riponiamo nella croce e nella resurrezione. Il Figlio di Dio mostrò il suo volto in mezzo alle sofferenze umane, il Figlio di Dio ha sconfitto la morte allora e per sempre. Questo è ciò che basta alla nostra salvezza, la promessa che in Lui risorgeremo, la morte non sarà più e ogni lacrima sarà asciugata.

E infine un particolare che forse qualcuno avrà notato. La nostra nuova riveduta, che abbiamo usato per la lettura del salmo completo, recita Quando verrò e comparirò al cospetto di Dio? La bibbia cattolica scrive Quando verrò e vedrò il volto di Dio? La differenza viene da manoscritti latini o ebraici e illustra bene lo sforzo della comunità degli antichi credenti di intendere cosa possiamo o cosa potremo contemplare della presenza di Dio, cosa possiamo nella nostra vita terrena ridurre a misura della nostra ragione.

Per rispondere a domande così difficili e impegnative è necessaria una elaborazione teologica che richiede anni, e che è riflessa nei differenti manoscritti. La nostra traduzione riveduta privilegia un sentire conforme al passo dell’Esodo.

Anche nel tempo di Dio, che si estende dopo la nostra morte, noi saremo alla sua presenza e tanto ci basti.

Dio ci volgerà ancora le spalle? Non lo sappiamo, ma siamo certi che ci accoglierà nella casa del Padre. L’amore del padre del figlio e dello spirito scioglierà ogni nostalgia, addolcirà i nostri sentimenti, scaricherà la rabbia umana compiendo il tempo che abbiamo vissuto.

Noi conosceremo il suo amore, questa è la promessa che ci può accompagnare in ogni nostra preghiera, in ogni nostro stress, in ogni nostro lutto.

Amen.

Ruggero Mica