Un nuovo cielo e una nuova terra – Sermone di Domenica 25 marzo 2018

LETTURA BIBLICA

Ap 21,1-7; 10-18

Ap 21:1 Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2 Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

«Ecco la dimora di Dio con gli uomini!

Egli dimorerà tra di loro

ed essi saranno suo popolo

ed egli sarà il “Dio-con-loro”.

4 E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;

non ci sarà più la morte,

né lutto, né lamento, né affanno,

perché le cose di prima sono passate».

5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

6 Ecco sono compiute!

Io sono l’Alfa e l’Omega,

il Principio e la Fine.

A colui che ha sete darò gratuitamente

acqua della fonte della vita.

7 Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;

io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

10 Egli mi trasportò in spirito su una grande e alta montagna, e mi mostrò la santa città, Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, 11 con la gloria di Dio. Il suo splendore era simile a quello di una pietra preziosissima, come una pietra di diaspro cristallino. 12 Aveva delle mura grandi e alte; aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli. Sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figli d’Israele. 13 Tre porte erano a oriente, tre a settentrione, tre a mezzogiorno e tre a occidente. 14 Le mura della città avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi di dodici apostoli dell’Agnello.

15 E colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura. 16 E la città era quadrata, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza erano uguali. 17 Ne misurò anche le mura ed erano di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, adoperata dall’angelo.

18 Le mura erano costruite con diaspro e la città era d’oro puro, simile a terso cristallo.

SERMONE

Qualche tempo fa sentii un comico, uno sagace, capace di una satira intelligente, riferirsi un po’ sprezzantemente ai cristiani come a coloro che credono ad un libro che racconta “Favolette”. Penso che allora riterrebbe l’intero libro dell’Apocalisse come il non plus ultra della fantasia. Bestie, città celesti, stagni di fuoco. Nella peggiore delle ipotesi un corteo carnevalesco, nella migliore una storiella consolante che promette felicità future in grado di ripagarci per le sofferenze di questa vita, magari invitandoci a sopportarle, a rassegnarsi.

Il brano naturalmente non è nulla di tutto questo, in realtà è molto concreto e attuale. Dietro una simbologia ricca ed imponente trasmette messaggi che parlano della realtà di allora, di quando il brano fu scritto, e che valgono oggi più che mai. Attraverso il simbolo ed il linguaggio liturgico che permea l’intero libro dell’Apocalisse, l’autore getta un altro sguardo sulla realtà che non si riduce a quanto si constata con la visione umana. L’autore non sa solo guardare oltre, guarda anche attraverso.

Sono tre gli aspetti del testo sui quali ci soffermeremo oggi:

1.LA LIBERTA’: Chi imprigiona l’uomo e chi lo libera

2.IL NOSTRO PRESENTE: Di fronte ai poteri di questo mondo cosa possiamo fare noi e soprattutto come: ecco il messaggio di interpellanza dell’Apocalisse, che ci interroga riguardo il nostro presente;

3.IL NOSTRO FUTURO: il messaggio di speranza, che ci invita a non distogliere lo sguardo dal futuro che ci attende e di viverlo da ora perchè è già iniziato

Primo punto: chi ha il potere, chi governa i destini dell’umanità? Roma in quei tempi. Giovanni è un esiliato, scrive dall’isola di Patmos, un’isoletta del Mar Egeo dove la potenza imperiale romana lo aveva confinato. Era pratica comune allora, sotto l’imperatore Domiziano, destinare appunto al confino i colpevoli -diremmo oggi- di reati di opinione. Opinioni che Giovanni , il Veggente, continua ad esprimere anche nella prigionia. Non favolette dunque, magari delle quali sorridere, ma temi che Roma prende molto sul serio. Egli scrive di Gerusalemme, che era stata rasa al suolo circa vent’anni di prima al termine di una guerra che aveva decimato la popolazione della Giudea, e che egli vede, non solo risorgere ma addirittura scendere dal cielo, in un momento in cui il suddito romano dabbene, meglio avrebbe fatto a non nominarla neppure. Giovanni difatti è allontanato perché nella nuova Gerusalemme che lui vede, si dichiara che la fine dei tempi è la fine delle potenze, la nuova Gerusalemme sostituisce i tentacolari spazi umani rappresentati da Roma. Quando? In un giorno lontano? In un futuro incerto? Non è quanto il Signore vuole farci sapere, abbiamo letto: “Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro … “ è il tema della presenza di Dio con gli uomini che è inaugurata da Cristo, sentiamo qui risuonare le parole del Vangelo di Giovanni: “La Parola è diventata carne ed ha abitato per un tempo tra noi”. Quanto minaccia il potere degli uomini, espresso come oppressione, violenza, sfruttamento, sradicamento, dominio sui corpi e sulle menti, asservimento, non è quindi una liberazione che ci sarà ma che c’è! Riguarda anche noi, oggi! La liberazione è già inaugurata, da Cristo. Una liberazione che nessuno può togliere. La liberazione interiore quando si realizza non è qualcosa che viene concesso, e che quindi può essere ripreso ed è sempre feconda, foriera di rinnovamento. Questo Roma lo aveva capito benissimo, ecco la pericolosità di Giovanni, la pericolosità di Cristo, in grado di sconvolgere il sistema imperiale, in grado di sconvolgere il sistema attuale!

Arriviamo al secondo punto: cosa possiamo fare noi di fronti a i poteri di questo mondo. Il libro dell’Apocalisse ci interroga, come interrogava le comunità cristiane della fine del primo secolo cui si rivolgeva. La società romana funzionava bene, il diritto romano si studia ancora oggi, per l’epoca era finanche accogliente, massacri e crocifissioni in grande stile a parte. Era -tutto sommato- piuttosto facile adagiarvisi: una pax romana che garantiva i commerci, quel minimo di ossequio all’autorità (un piccolo sacrificio all’imperatore, ma tanto per farlo) , il rispetto delle leggi -qualunque esse fossero- ma ve n’erano di peggio, assolutamente niente di sovversivo per carità e la vita scorreva tranquilla. Bastava tenere gli occhi un po’ socchiusi, di fronte a quanto sfruttava in realtà l’umanità e ne conquistava anche le menti. Accontentarsi, adagiarsi nella società del periodo, conformarsi alle pratiche sociali romane: che bello! Non è bello anche oggi? Chiudere gli occhi è facile, ed è facile diventare pigri, rassegnati, tiepidi -come ci dice in un altro passo l’Apocalisse. E’ facile farsi addormentare da notizie distraenti, facile credere a quanto ci viene raccontato dai media, facile essere manipolati, facile pensare che l’economia o la politica attuali siano buone, solo perché tengono al caldo e sfamata una parte dell’umanità, l’importante è essere dalla parte giusta. Essere cristiani dovrebbe vederci come una pietra, salda, in mezzo a un torrente, che non rotola e non segue la corrente, che vi si oppone. Ma certo l’acqua si infrange con forza contro la pietra. Sappiamo essere pietra senza rotolare a valle trascinati dall’acqua? Sappiamo in vista del tempo nuovo, vivere saldamente ed instancabilmente il tempo della testimonianza missionaria ed il tempo della presenza del Risorto? Per opporsi alla forza dell’acqua che ci vuole trascinare a valle occorre una forza che non è nelle possibilità umane. La buona volontà non basta, le intenzioni nemmeno, cosa allora? La Grazia lo rende possibile! La Grazia. Calvino parlava della “nostra totale incapacità di fare il bene”, occorre saperlo, allora quanto facciamo sarà guidato dalla Grazia.

Terzo punto: il messaggio di speranza. “Cielo nuovo e terra nuova”, un rinnovamento del creato, l’eliminazione delle cose vecchie, il mare -che simboleggia il male- sparisce. Sono parole che ci comunicano con grande sobrietà che assisteremo ad una nuova creazione, basta su un nuovo ordine e rigenerata da Dio. Sono parole di grande tenerezza dove possiamo cogliere qualcosa della infinita misericordia divina, del profondo amore che nutre per noi: “Asciugherà ogni lacrima…non vi sarà morte, lutto , affanno perché le cose di prima sono passate”. Il rinnovamento del creato quindi che, attenzione, non è disgiunto dal rinnovamento delle persone. Il nuovo creato inizia con le nuove creature, oggi, in Cristo . Come abbiamo letto anche nell’epistola di Paolo si dichiara che le cose vecchie sono passate perché in Cristo si è persone nuove! Cielo e terra nuovi non rappresentano quindi solo uno sguardo su un futuro lontano ma anche il rinnovamento del nostra vita attraverso la comunione completa e perfetta col Signore. Il tabernacolo di Dio con gli uomini significa proprio questo. Significa che il viaggio verso la nuova Gerusalemme è già iniziato, in Cristo! Pensiamo allora a quando siamo in procinto di partire per un viaggio, cosa facciamo ? Ci informiamo su voli aerei, treni, soggiorno, hotel. Se è un viaggio di piacere studiamo le guide turistiche, le località da ammirare, i musei da visitare. Mentre lo facciamo in qualche modo ci vediamo già lì, proviamo già alcune delle emozioni che ci attendono. Pensiamo ad esempio di prevedere una visita ad un capolavoro dell’arte: alla pietà di Michelangelo, oppure un quadro di Van Gogh, la notte stellata ad esempio. Pregustiamo la bellezza di quanto ammireremo e ci emozioniamo. Studiando queste meravigliose opere dell’ingegno umano a casa, osservando le foto, ne comprendiamo la grandezza e tutto questo è già parte del momento in cui le vedremo di persona. Analogamente quanto viviamo oggi in Cristo fa già parte del mondo che verrà, ne è un anticipo. Cristo nelle nostre vite anticipa la nuova Gerusalemme che infatti non avrà tempio come recita il testo più avanti, perché la presenza di Dio con i suoi sarà una presenza viva e reale , costante.

Dobbiamo stare quindi molto attenti care sorelle e cari fratelli che lo sguardo rivolto al futuro non ci ponga in una situazione di stallo. Siccome lì arriveremo, speriamo di arrivarci presto: sarebbe un ragionamento che ci porta a fuggire da quel viaggio che in Cristo si è già intrapreso e che va vissuto pienamente perché questo è quanto il Signore ci chiede. Questo non significa che non dobbiamo pensare alla meta finale, alla Gerusalemme celeste, è infatti una visione stupenda e piena, meravigliosa. Il libro dell’Apocalisse descrive la nuova Gerusalemme e lo fa in maniera trascendente e concreta al tempo stesso. Trascendente: un cubo di 2500 km di lato, lo immaginate? Come se un lato iniziasse a Verona e terminasse a Mosca; con mura di 180 metri. La città è un cubo d’oro tempestato di pietre preziose. Non dobbiamo interpretarlo letteralmente la descrizione è simbolica. Si tenta di descrivere qualcosa di diverso da quanto ci circonda , di difficile rappresentazione ma che è altro rispetto ad una comune città, completamente diverso da Roma, dalla società dal in cui viviamo. al tempo stesso la città è descritta concretamente , ne possiamo percepire la solidità: massiccia, robusta, ricca di dettagli. Cosa significa? Che sarà un mondo nuovo, libero da oppressioni, morte e dolore ma che sarà reale!

In conclusione sorelle e fratelli,

-LIBERTA’. La risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio: chi libera le donne e gli uomini? E’ Cristo, che è potere di Dio che libera dai poteri terreni che imprigionano e che nessuno può toglierci.

-IL NOSTRO PRESENTE:Siamo chiamati a non adeguarci , non adagiarci in una società che magari ci accontenta ma che non è giusta: gli ultimi non mancano di certo. Come? Non contando sulle nostre forze ma affidandoci alla Grazia, fiduciosi che Dio agisce e quindi vivendo questo tempo come quello della testimonianza, della missione, in Cristo, per gli altri.

– IL NOSTRO FUTURO: lasciamoci rassicurare dalle promesse divine della nuova Gerusalemme, Dio stesse intende sottolinearlo: “queste parole sono certe e vere”, come a dirci: “Fidati, sarà così, sarà lo spettacolo più bello del mondo e sai cosa? E’ già iniziato in mio Figlio, vivi la tua vita. Con le sue difficoltà ma pienamente, in Cristo, fino in fondo, ne vale la pena , io pongo la mia tenda nella tua esistenza, non perderti nulla del viaggio, da subito!

Amen

Alessandro Serena