Lo Spirito ci fa nascere alla vita eterna. Sermone di domenica 27 maggio.

LETTURA BIBLICA

Giovanni 3,1-17

1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 2 Egli

venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore

venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è

con lui». 3 Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato

di nuovo non può vedere il regno di Dio». 4 Nicodemo gli disse: «Come può un

uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel

grembo di sua madre e nascere?» 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico

che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di

Dio. 6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito,

è spirito. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di

nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da

dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». 9 Nicodemo

replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?» 10 Gesù gli rispose:

«Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? 11 In verità, in verità ti dico

che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto;

ma voi non ricevete la nostra testimonianza. 12 Se vi ho parlato delle cose

terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose

celesti? 13 Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il

Figlio dell’uomo. 14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna

che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita

eterna. 16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo

unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia

vita eterna. 17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per

giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

SERMONE

Nicodemo, il suo nome ha originato addirittura un insulto:

Nicodemìta. Al tempi dei grandi Rifomatori era la parola

sprezzante con cui venivano definiti i protestanti che , in un

ambito a maggioranza cattolica, pur avendo abbracciato la

Riforma nascondevano la loro confessione temendo persecuzioni.

Personaggio significativo, nel Vangelo di Giovanni compare tre

volte : interpella Gesù in questo racconto , più avanti lo difende di

fronte agli altri farisei chiedendo che venga ascoltato, poi ,

insieme a Giuseppe d’Arimatea preparerà il suo corpo per la

sepoltura. Che tipo è Nicodemo? Considerato spesso un esempio

di viltà (da Gesù va di notte) Nicodemo sarebbe un vigliacco

quindi, uno senza spina dorsale, ma sarà proprio così ? Nel

colloquio che abbiamo letto è uno che non comprende , uno che

non ci arriva, che non sa vedere la novità rappresentata da Gesù ,

un testone parrebbe, sicuramente un conservatore. Pensiamo che

Nicodemo mostrerà poi coraggio, chiederà davanti a capi giudei,

farisei , guardie , in un momento che immaginiamo drammatico e

concitato , di ascoltare Gesù , appellandosi alla legge che non

prevede condanna senza ascolto. Allora, non è un vigliacco, non

sempre almeno. Nicodemo inoltre è un maestro, preparatissimo, i

farisei erano i migliori, indubbiamente perfetto conoscitore delle

Scritture. Poi, dopo la morte di Gesù si occuperà della sepoltura

portando generosamente quanto serve per trattare il corpo: 30 chili

di mirra: un capitale. Nicodemo generoso e misericordioso. Chi è

allora questo Nicodemo ? Un vigliacco? Una persona dotata di

coraggio? Un uomo generoso? Un conservatore?Eppure va dal Maestro

lo interroga, si sforza. Chi è Nicodemo insomma ?

Semplice : siamo noi Nicodemo. Noi con le nostre contraddizioni,

forze e debolezze , la nostra conoscenza della Bibbia e la nostra

poca fede, i nostri dubbi, la nostra chiusura al nuovo e la nostra

apertura, la nostra forza di testimoniare e la nostra incapacità di

farlo. I nostro dubbi … . Quanti ne abbiamo ? Dio è

misericordioso e siamo affranti dal dolore per una perdita , ma

allora? Gesù è risorto , e se fosse solo un racconto mitico? Incerti,

silenziosi quando potremmo testimoniare e poi magari ci

pensiamo: perchè sono stato zitto, perchè non ho difeso uno degli

ultimi della terra? Perchè non sono stato capace di vedere il Regno

e di testimoniarlo oggi, in chiesa, a casa, in fabbrica, in ufficio, a

scuola. E magari arrivano i sensi di colpa … . Citando Walt

Wihtmann :”Mi contraddico, benissimo allora mi contraddico,

sono vasto, contengo moltitudini” (Do I contradict myself? Very

well, then I contradict myself, I am large, I contain

multitudes). Non siamo un po’ tutti così , sicuri ed incerti,

certi e dubbiosi, forti e deboli.

Allora immaginiamoci esattamente come Nicodemo, di notte di

fronte a Gesù, coi nostro dubbi, con le nostre ansie, con le nostre

paure ed incertezze fatte di incomprensioni. Nicodemo non

capisce “nascere di nuovo” -mica si può essere partoriti un’altra

volta- e noi anche non capiamo che l’unica risposta a questi

timori ci può venire solo dal lui. Dall’incontro con lui, con

Gesù. Nicodemo è andato da Gesù, anche noi ci andiamo ma

come abbiamo visto non è sufficiente: occorre nascere dall’alto. La

traduzione più corretta non è “nascere di nuovo” ma dall’alto. Non

è la normale nascita di un neonato ma la nascita mediante lo

Spirito con l’acqua quale suo segno. Lo Spirito che, come il vento,

non sai da dove viene né dove va. Noi, non governiamo nulla,

con la nostra conoscenza o i nostri ragionamenti non possiamo

fare molto, con la nostra debolezza non possiamo fare molto, lo

Spirito può, ne abbiamo la consapevolezza? Alle paure, alla

debolezza si oppone la consapevolezza della forza dello Spirito,

basata sulle promesse di Gesù che ci parla di ovvietà : noi

parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo, come a dirci : è

semplice, te lo dico Io, te lo prometto: lo Spirito è ovunque è in

giro per il mondo, per le nostre chiese, case, per le nostre

fabbriche, per i nostri uffici, per le nostre scuole facendo la sua

opera di sostegno, consolazione, rinvigorendo, consolando,

amandoci.

La nascita è un’immagine di impatto, il momento della nascita è

qualcosa di forte, primordiale, nel parto si sprigionano energie

impensabili, inarrestabili, Gesù non la usa a caso: non ci ci

ricorda l’azione dello Spirito? In Cristo si nasce alla vita eterna .

In Cristo, nell’azione dello Spirito, apparteniamo già a quella vita

che non cesserà mai. Come un infante siamo fragili e deboli, ma

-come la forza che spinge alla vita nel parto un neonato- la forza

dello Spirito ci spinge alla vita eterna . La vita eterna che ha

inizio nella vita su questa terra, ecco La Grande Promessa: “Dio

ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo

unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non

perisca, ma abbia vita eterna.”

E’ una Promessa si cui fondare la nostra esistenza nonostante le

difficoltà della vita , che il Signore conosce, non si limita a dirci :”

tranquillo , tutto finirà bene” , ci fa una promessa di vita eterna

in grado di reggere al banco di prova della vita, di reggere

nonostante quelle scosse che ci scuotono dalle fondamenta- In

grado di reggere perchè il Signore conosce le nostre fatiche,

perchè accoglie il grido del sofferente e lo fa proprio . E’ l’esempio

di Giobbe, il giusto sofferente per antonomasia, che dopo avere

perduto tutto, famiglia, averi, salute, resistendo agli amici, falsi

consolatori e difensori di Dio,che imputano a Giobbe ed alle sue

colpe le disgrazie, confessa splendidamente la propria fede:

25 Ma io so che il mio Redentore vive

e che alla fine si alzerà sulla polvere.

26 E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo,

senza la mia carne, vedrò Dio.

27 Io lo vedrò a me favorevole;

lo contempleranno i miei occhi,

non quelli d’un altro;

il cuore, dal desiderio, mi si consuma!

Giobbe intuisce che questo Dio che non sempre riesce a

comprendere ed i cui disegni sono spesso oscuri, lo incontrerà

faccia a faccia. Giobbe intuisce, nonostante tutto, noi intuiamo,

nonostante tutto, che c’è qualcosa che va oltre questa vita, che

la morte non è l’ultima parola sulle nostre esistenze.

Anche per questo crediamo alla Grande Promessa del Vangelo di

Giovanni : La Grande Promessa di Gesù che ascoltiamo,

assaporiamo, sentiamo risuonare nella nostra anima, la vogliamo

pronunciare insieme

Leggiamo insieme i vv. 16 e 17 … . 16 Perché Dio ha tanto

amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio,

affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia

vita eterna. 17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio

nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il

mondo sia salvato per mezzo di lui.

Preghiamo allora il Signore affinchè ci doni la fiducia in Gesù

Cristo e nelle sue promesse, che queste parole ci illuminino , ci

consolino, ci diano forza e vigore e uno sguardo aperto sul futuro,

ci facciano sentire la sua grande dolcezza, la dolcezza consolatrice

dello Spirito perchè il Signore è il Signore della vita.

Amen

 

Alessandro Serena