Gesù ci chiama per nome. Predicazione di domenica 3 giugno 2018.

LETTURA BIBLICA
1 Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, 3 cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. 4 Allora per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via. 5 Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua». 6 Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. 7 Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» 8 Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo». 9 Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d’Abraamo; 10 perché il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto». (Lc 19,1-10)

TESTO SERMONE
Gesù cammina a Gerico in Palestina, una folla lo scorta, lo stringe da ogni lato, Gesù è famoso nella regione, tutti vogliono vedere le cose straordinarie che avvengono al suo passaggio. I malati, i pazzi, i rifiuti della società accorrono per chiedere che lo straordinario irrompa nella loro vita, e cambi la società del tempo che li ha emarginati.
Il vangelo di Luca è particolarmente sensibile a questa tematica e infatti è l’unico che riporta questo episodio di conversione del capo dei pubblicani di Gerico, Zaccheo.
Nella folla di personaggi della bibbia , c’è un unico Zaccheo, tra i molti pubblicani citati nei vangeli, solo lui è chiamato per nome, insieme a Matteo l’apostolo che riceve la sua vocazione e segue Gesù.
Zaccheo è la versione ellenica del nome ebraico Zaccai, presente solo due volte in tutto l’antico testamento.
Allora, questa storia racconta di una folla e di una persona unica, Zaccheo. Una persona molto caratterizzata:
per il suo ruolo sociale, infatti è il capo di coloro che estorcono le tasse per i romani, e anche per il suo aspetto fisico, è basso e grasso.
Cosa fa questo omino? Cerca un posto dove restare sicuro a vedere cosa succede, cerca un posto in prima fila, come recitava, anni fa, uno slogan pubblicitario della RAI.
Lo trova su un albero, si accomoda e aspetta, il sicomoro lo protegge con la sua ampia chioma e gli permette di vedere senza essere notato.
Tutti noi ci accomodiamo per vedere senza essere visti. Guardiamo la televisione, ascoltiamo questo mondo contemporaneo che non ha mai avuto così tanti mezzi per rappresentarsi. Tutti noi siamo spettatori, adesso con i social media possiamo anche commentare, sempre comodi e da lontano, SINGOLI DISPERSI NELLA FOLLA VIRTUALE.
GESU’ VEDE UN SINGOLO NELLA FOLLA lassù sull’albero – I LORO OCCHI SI INCROCIANO – GESU’ CHIAMA UN NOME – NELLA CATEGORIA DEI RICCHI, NELLA CATEGORIA DEI PUBBLICANI, NELLA CATEGORIA DEGLI IMPURI- GESU’ CHIAMA UN NOME – L’ANNUNCIO CHE GESU’  PORTA ALLE FOLLE CHE ASCOLTANO ORA SI FA PERSONALE, UNICO.
TI GUARDO – TI CHIAMO – TI STIMOLO A MUOVERTI – TI ANNUNCIO LA PRESENZA DELLA SALVEZZA A CASA TUA – OGGI – PER TE CHE PENSAVI DI RESTARE UNO SPETTATORE – PER TE CHE SAPEVI DI ESSERE ODIATO DALLA FOLLA – OGGI vengo da DA TE, OSPITAMI, questo dice Gesù.
Zaccheo scende dall’albero e si precipita a casa, GESU’  ENTRA IN CASA di Zaccheo, LA SALVEZZA, IL PERDONO, DIO STESSO IN CARNE ED OSSA, LO VISITA
ZACCHEO è cambiato da questo incontro, questa salute che dilaga al passare di GESU’ LA GRAZIA, lo coinvolge e lo stravolge, non è più lo stesso omino di prima, è UN CONVERTITO.
Pochi versetti prima di questo episodio ne vangelo di luca viene narrato un altro incontro, Gesù, e il giovane ricco
Il giovane ricco è un osservante della legge, scrupoloso, ricerca lui Gesù, lo interroga . Non è un semplice spettatore, è in ricerca attenta, ma la sua consapevolezza, il suo status lo bloccano. Il vangelo di Luca non riporta il suo nome, rimane uno dei tanti interessati che pensa di raggiungere la salvezza con i propri mezzi, con la propria volontà. Uno dei tanti che non raccolgono l’appello di Gesù, che non riconoscono il regno di Dio che cammina nella sua strada. Uno dei tanti che non abbandonano la propria sicurezza e il proprio privilegio.
NEL NOSTRO EPISODIO E’ GESU’ CHE ENTRA IN CASA di Zaccheo, il quale gli apre la porta, LA SALVEZZA, LA GRAZIA, DIO STESSO IN CARNE ED OSSA viene ospitata a casa sua.
Questa ospitalità che scandalizza per la impurità del padrone di casa e per il rischio di una connivenza con i romani occupanti, produce SALVEZZA.
Dalla gratitudine, la risposta – quello che non riesce a fare il giovane ricco osservante, lo fa il pubblicano – si separa dalla propria ricchezza, la usa per riparare i danni sociali che ha prodotto, la usa con estrema generosità
LA GRAZIA IRROMPE NELLA SUA VITA E PRODUCE IL FRUTTO, PRODUCE LA FEDE – ZACCHEO CREDE . Infatti Gesù dice: «Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio”. Dal vangelo di Matteo.” (Matteo 21 31).
Fratelli e sorelle non raggiungeremo la perfezione con i nostri sforzi di santificazione, non raggiungeremo la salvezza dai nostri errori, con uno sforzo intellettuale, questa strada è un vicolo cieco.
DIO PER PRIMO CI HA AMATO, noi dobbiamo solo aprire la nostra porta a questo annuncio. Questo amore di Dio, che si è incarnato duemila anni fa, continua a visitarci, a chiamarci. Noi possiamo solo scendere dall’albero e aprire la porta. Questa possibilità di conversione ci è offerta personalmente, uno per uno siamo chiamati per nome, un nome che nella sapienza di Dio è unico, come Zaccheo.
GESU’  CI CHIAMA PER NOME, CI RICONOSCE, CI FA USCIRE DALLA FOLLA PER AGIRE SPINTI DALLA SUA GRAZIA.
GESU’ CI CHIAMA PER NOME, CI RICONOSCE, CI FA USCIRE DALLA FOLLA PER AGIRE SPINTI DALLA SUA GRAZIA.
Ognuno di noi è seduto sul ramo della propria sicura identità, ognuno di noi vorrebbe rimanere spettatore per applaudire e/o giudicare. Lo Spirito Santo ci interpella, scuote l’albero su cui stiamo seduti, ci annuncia : “oggi debbo fermarmi a casa tua”.
Per alcuni il sicomoro su cui stare seduto è la storia della chiesa di appartenenza, per altri il sicomoro è la realtà di un paese ormai lontano, scendiamo dall’albero su cui ci siamo arrampicati, la salvezza non ci viene dalla sicurezza del passato, ma da la promessa di un nuovo avvenire.
FRATELLI E SORELLE SCENDETE DAL VOSTRO ALBERO, APRITE LA PORTA DEL VOSTRO CUORE.
Questo episodio, dentro al grande afflato sociale del vangelo di Luca, sottolinea che LA CONVERSIONE è PERSONALE, ZACCHEO, personaggio unico nei quattro evangeli, SCENDE DALL’ALBERO E SI FA SOGGETTO DEL REGNO DI DIO. GESU’  PORTA IL SUO ANNUNZIO, AI PECCATORI AGLI SFRUTTATORI, AGLI AVARI CHE DIVENTANO GENEROSI E CONDIVIDONO LE PROPRIE RICCHEZZE ANDANDO OLTRE QUANTO RICHIESTO DALLA LEGGE.
Lo Spirito Santo visita ognuno di noi, oggi é in questa chiesa, ci chiama per nome, riscatta la nostra singola storia personale. Questo perdono ci rende unici, ci strappa dall’anonimato e ci fa uscire dalla folla. L’amore di Dio, l’agape, di cui l’amore del padre e della madre sono un pallido riflesso, ci dona una vita nuova, ci chiama con un nome unico, il nostro.
Che la redenzione della grazia accompagni i nostri passi fuori da questo locale ecclesiastico.

Amen.

 

Ruggero Mica