Nelle tempeste della vita il Signore è sulla barca con noi. Predicazione di domenica 24 giugno 2018.

LETTURA BIBLICA

35In quello stesso giorno, alla sera, Gesù disse loro: «Passiamo all’altra riva». 36E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano delle altre barche con lui. 37Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che questa già si riempiva. 38Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. Essi lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?» 39Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia. 40Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» 41Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?» (Marco 4, 35-41)

SERMONE

Lailaps”, parola greca dal suono esotico, perfino dolce, evoca serenità, ha una propria suadente musicalità. In realtà significa tutt’altro: è il vocabolo usato per “tempesta”. Ma mica una tempestina, lo troviamo anche nel libro di Giobbe nella sua traduzione greca dei LXX quando Dio gli parla “dal seno della tempesta”. Ricordate la tempesta di Giobbe? Una serie di disgrazie sconvolgenti, perdita di affetti, salute, beni … .

Avete mai affrontato una traversata , lunga o breve che fosse, con il mare agitato ? Un mare in tempesta, il vento che soffia impetuoso, le onde spumeggianti, gli schizzi che ti bagnano la faccia e soprattutto quella sensazione di disagio, di incertezza, di insicurezza. Certamente le navi moderne offrono standard di sicurezza elevati ma quella linea dell’orizzonte inclinata ti dice un’altra cosa: ti dice che nulla è stabile, che ogni elemento della vita si muove, ondeggia, oscilla. Niente tiene: un lutto, una malattia, relazioni che terminano, la nostra identità stessa che sentiamo minacciata quando cambia qualcosa: cambia il lavoro, andiamo in pensione … la linea dell’orizzonte non è stabile. La tempesta evocata dal racconto marciano ha inoltre una caratteristica peculiare: é improvvisa e violenta, questo perché le tempeste del lago di Tiberiade sorgevano repentinamente a causa dell’incontro tra i venti del Mediterraneo e quelli provenienti dal deserto siriano. Un attimo prima la quiete, un attimo dopo la tempesta . Suona familiare no? In un film interessante degli anni 90 “The big Kahuna” in un bel monologo finale si dice: “Non preoccuparti del futuro, oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum poter risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio” , … tempeste improvvise … .

Torniamo sulla barca di Gesù, le barche dei pescatori di allora non erano certo il massimo della sicurezza, lunghe 7-8 metri, avevano un solo albero ed una sola vela, governarle non era facile, in particolare in caso di maltempo, infatti si tendeva a navigare non lontano dalla riva e solo con buone condizioni meteo. Pensiamo allora a come vedere entrare l’acqua in una barca del genere riempisse di terrore gli occupanti. Gesù cosa fa? Dorme. Noi vediamo la nostra barca riempirsi di acqua ed il Signore dorme? Siamo sicuri che dorma? E quando la barca della nostra vita si riempie di acqua cosa proviamo? A volte neghiamo quanto accade: non é possibile che la mia barca rischi di affondare. Altre volte ci arrabbiamo: perché proprio a me? E quante volte ci arrabbiamo con Dio per quello che ci capita. I discepoli fanno lo stesso, anzi, lo rimproverano: Non ti importa che noi moriamo? La frase é dura, é un’accusa, tant’è vero che Matteo la cambierà, scrivendo “Signore salvaci”.

La malattia, la morte, l’infelicità sono quei fenomeni che sono qui rappresentati dalla tempesta.

Il racconto, se volesse essere una mera cronaca, conterrebbe tratti non credibili, dormire della grossa (su un cuscino) su un guscio di noce in un mare in tempesta non è proprio possibile. Cosa significa che Gesù dorme allora? Che lui dorma è una percezione, un’ impressione che possiamo avere quando le onde della vita incombono, ma non possiamo mai dimenticare che il Signore è innanzitutto un Dio di misericordia, difatti Gesù interviene: sgrida il vento, dice al mare : “Taci, calmati”. Ma se noi vedessimo uno in piedi su una barca, in mezzo al mare, gridare controvento una frase del genere , cosa penseremmo? E’ pazzo. Grida inutilmente. Cosa significa? Significa che il Signore non agisce come magari ci aspetteremmo. Un marinaio che farebbe? Tenterebbe di ammainare la vela , afferrerebbe il timone. Lui fa altro. Lui parla … ed ordina “Taci”. Esattamente quanto Gesù dice anche nel primo capitolo di Marco all’indemoniato: “Taci ed esci da lui”. Vediamo quindi unire fatti della vita dolorosi -tempeste- e le loro conseguenze fatte di sofferenza interiore. Mali esteriori e interiori sono insieme … e Gesù vi si oppone. Dio si oppone. “Taci, adesso basta, stai cheto ora, stai calmo”, è la reazione di Cristo ad ogni disordine che ci sconvolge la vita. Gesù parla a noi, si occupa dei nostri dolori, non è lontano, è sulla barca, esattamente con noi. Gesù è sulla barca , non è a riva, non è nella sua casa a Cafarnao, è in mezzo alla tempesta, come noi, e lo è fino alla croce.

Parlare nella Bibbia è un fatto, la parola compie sempre qualcosa, non è mai solo una chiacchiera. Il “taci” è un fatto, è il Signore che agisce e la sua azione ha sempre un effetto. Come abbiamo letto nel brano del profeta Isaia: “Così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto senza aver compiuto ciò che io voglio”. Il mare infatti si calma, arriva una “gran bonaccia” . Anche qui, non solamente il vento che si calma o il sereno che torna , letteralmente il Vangelo parla di “gran bonaccia”; la bonaccia è lo stato di quiete assoluta, quando il mare non è increspato da alcuna onda, quando non un alito di vento di vento si solleva, nessuna brezza, solo … quiete. Il termine greco tradotto come bonaccia si può tradurre anche come pace, calma, quiete interiore, serenità.

Le nostre tempeste ci lasciano sgomenti, ci sentiamo sballottati dalle onde, spesso di fronte ai problemi o alle difficoltà li rifiutiamo, o anche ci fanno arrabbiare – o siamo assaliti dalla depressione, ci sentiamo soli … ma c’è anche un’altra possibilità che è quella della bonaccia, della pace che il Signore ci vuole donare, che con le sue parole, che nella Parola, in ogni modo, anche con il brano di oggi, ci vuole trasmettere e lo fa interpellandoci. Un Gesù che infatti dopo ci dice: “Ma come? Non hai fiducia in me ?”. Lo possiamo davvero immaginare con quell’atteggiamento materno di Dio che ci invita a confidare in Lui, così come appare anche nel salmo che abbiamo letto, il 131 che è un salmo di fiducia: “in verità l’anima mia è calma e tranquilla . Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l’anima mia”: ci invita a fidarci ad addormentarci sazi sul seno di Dio, senza sospetti.

La fede cui il testo di Marco si riferisce è proprio intesa come fiducia in Gesù, nelle sue parole, nella sua azione, invitandoci a non avere paura ad avere fiducia in lui perché il Signore è sulla barca con noi ed opera. Che il Signore doni ad ogni creatura che affronta le tempeste della vita, fuori o dentro che siano, la sua bonaccia, la sua pace, la sua voce risuoni nei nostri cuori per dire “Calma la tua anima figlio mio, calma la tua anima figlia mia, stai tranquilla, stai tranquillo, sono qui con te”.

Amen

Alessandro Serena