Io mi farò trovare da voi – Predicazione di domenica 21 ottobre 2018

LETTURE BIBLICHE: Geremia 29:1-14

1 Queste sono le parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme, al residuo degli anziani, in cattività, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il popolo che Nebukadnetsar aveva condotto in cattività da Gerusalemme a Babilonia.
2 (Questo avvenne dopo che il re Jekoniah, la regina, gli eunuchi, i principi di Giuda e di Gerusalemme, gli artigiani e i fabbri furono usciti da Gerusalemme).
3 La lettera fu recata per mezzo di Elasah, figlio di Shafan, e di Ghemariah, figlio di Hilkiah, che Sedekia, re di Giuda, aveva mandato a Babilonia da Nebukadnetsar, re di Babilonia. Essa diceva: 4 “Così dice l’Eterno degli eserciti, il DIO d’Israele, a tutti i deportati che io ho fatto condurre in cattività da Gerusalemme a Babilonia:
5 Costruite case e abitatele, piantate giardini e mangiate i loro frutti.
6 Prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli e date le vostre figlie a marito, perché generino figli e figlie e perché là moltiplichiate e non diminuiate.
7 Cercate il bene della città dove vi ho fatti condurre in cattività e pregate l’Eterno per essa, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere.
8 Così dice infatti l’Eterno degli eserciti, il DIO d’Israele: Non vi traggano in inganno i vostri profeti e i vostri indovini che sono in mezzo a voi, e non date retta ai sogni che fate.
9 Poiché vi profetizzano falsamente nel mio nome; io non li ho mandati”, dice l’Eterno.
10 “Così dice l’Eterno: Quando saranno compiuti settant’anni per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi ritornare in questo luogo.
11 Poiché io conosco i pensieri che ho per voi”, dice l’Eterno, “pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza.
12 Mi invocherete e verrete a pregarmi, e io vi esaudirò.
13 Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore.
14 Io mi farò trovare da voi”, dice l’Eterno, “e vi farò tornare dalla vostra cattività; vi raccoglierò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho dispersi”, dice l’Eterno; “e vi ricondurrò nel luogo da cui vi ho fatto condurre in cattività.

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
circa 500 anni prima di Cristo, nel 586 a. C., tutte le persone istruite di Gerusalemme vennero deportate a Babilonia: Anziani, sacerdoti, profeti, artigiani, scultori, i fabbri, i consiglieri, la regina, e il re Jekonia.
La potenza babilonese era vista come oppressiva e la speranza del ritorno diventava sempre più flebile.
Motivo costante, opprimente e angosciante di gran parte dell’opera di Geremia è l’annuncio della catastrofe imminente e delle terribili punizioni che colpiranno a tutti i livelli la società che si è rifiutata di piegarsi alla volontà divina. Ma se Geremia arriva alle espressioni più violente nella critica del male, in coerenza alla sua visione che non può consentire alcun compromesso, egli è anche l’uomo capace di consigliare e indirizzare i suoi fratelli in pace e serenità, nella prospettiva di tempi migliori. Il suo è un importante messaggio ai primi esuli ebrei in Babilonia, che si chiedevano come reagire alla violenza subita, se e come iniziare una nuova vita, ed erano disorientati da promesse e annunci falsi di liberazione. A loro Geremia indirizza una lettera che è un lucido documento di realismo politico, che tuttavia in nulla cede moralmente, e che chiarisce i termini della salvezza; questa vi sarà, ma non subito, per cui sarà bene che gli esuli riprendano una vita normale, costruendo case, lavorando e sposandosi, e adoperandosi per la pace della società che li ospita (29:1-15). Pochi versi come questi hanno avuto tanto impatto nelle successive vicende della storia ebraica, come guida al comportamento nella Diaspora.
Costruite case e abitatele, prendete mogli e generate figli e figlie. Moltiplicatevi e non diminuite. Cercate il bene della città dove io vi ho fatto condurre in cattività e pregate l’Eterno per essa, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere.
Resistete e integratevi, vivete: un programma che Geremia propone a coloro che sono esuli, in una terra lontana, perché la salvezza avverrà, ma non è ancora vicina.
Passeranno 70 anni e poi il Signore rivelerà la sua bontà e la sua misericordia permettendo il ritorno del popolo. Fino ad allora però il profeta chiede al popolo di vivere pienamente nel luogo dove si trova, di integrarsi pienamente, di cercare addirittura il bene, lo shalom, della città e della nazione nella quale essi vivono.
Oggi le deportazioni forzate non avvengono più come ai tempi del profeta Geremia, ma i movimenti dei popoli e delle persone umane sono anche maggiormente evidenti rispetto al passato. Le persone oggi sono costrette a muoversi per via della carestia, della mancanza di libertà o di condizioni adatte alla vita. E per tutti coloro che si trovano a vivere in terra straniera, anche oggi, per tutti i migranti o gli emigrati o i deportati vale ancora oggi questa parola del Profeta: cercate il benessere della città nella quale vivete , perché da esso dipende il vostro benessere.
Cercare il benessere di una città e di una nazione però non è cosa semplice, perché per fare del bene non basta importare i nostri modelli e la nostra cultura di origine: bisogna integrarsi, bisogna imparare a conoscersi, e in un certo modo anche a volersi bene.
Un modello certamente non facile quello che ci propone il profeta, perché significa entrare in relazione; prenderete mogli per voi e per i vostri figli e per le vostre figlie e soprattutto, vi moltiplicherete e non diminuirete.
La continuità del popolo dipende dal legame con la nazione nella quale vivono, le due cose non possono essere separate.
Infine l’amara verità, che contiene però anche una grande promessa.. dopo settanta anni.. 12 Mi invocherete e verrete a pregarmi, e io vi esaudirò.
13 Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore.
14 Io mi farò trovare da voi”, dice l’Eterno, “e vi farò tornare dalla vostra cattività; vi raccoglierò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho dispersi”, dice l’Eterno; “e vi ricondurrò nel luogo da cui vi ho fatto condurre in cattività.
70 anni però sono due o tre generazioni… probabilmente chi ricevette questa lettera dal parte del profeta Geremia non fu tra coloro che rientrarono in patria…
E questa amara promessa è trasversale alla fede biblica: chi entrò nel deserto non fu la generazione che ne uscì, così come i credenti che conobbero personalmente Gesù non sono più qui oggi a testimoniare insieme a noi.
Probabilmente non saremo i testimoni del ritorno, così come non erano gli esuli che ricevettero la lettera di Geremia, ma possiamo preparare il futuro, predisporre i cambiamenti necessari affinché le generazioni future possano prosperare e con esse la civiltà nella quale crescono. A noi spetta il compito di trasmettere la fede certa che il Signore mai ci abbandona, e che tornerà per darci un futuro e una speranza.
Amen

Pastora Laura Testa