La presenza di Dio che libera dalla paura. Predicazione del 2 dicembre 2018, prima domenica di Avvento

LETTURA BIBLICA

67 Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo: 68 “Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, 69 e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, 70 come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; 71 uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano. 72 Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo patto, 73 del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre, 74 di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, 75 in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita.
76 E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti al Signore per preparare le sue vie, 77 per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati, 78 grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio; per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà 79 per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace”. (Luca 1,67-79)

 

SERMONE

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
questa bellissima preghiera, che Zaccaria pronuncia per benedire il Signore alla nascita di suo figlio Giovanni è anche una dichiarazione di fede. L’affermazione della fede nel Dio che farà conoscere la salvezza al proprio popolo è la Parola che restituisce la voce a Zaccaria, che era stato reso muto all’annuncio dell’angelo che prometteva la nascita di Giovanni.
Questo mutismo di Zaccaria mi ha molto colpito, perché mi sembra tanto simile al mutismo che colpisce le nostre chiese cristiane oggi: talvolta restiamo zitti perché siamo talmente stupiti e meravigliati che abbiamo bisogno di un tempo per elaborare le nostre esperienze di fede, altre volte ci troviamo ad essere confrontati con dimensioni realtà di fede diverse da quelle che ci sono state insegnate e in cui abbiamo creduto con tanto zelo e così non riusciamo a dare una testimonianza, restiamo muti come Zaccaria. In questa storia però, proprio durante la cerimonia in casa in cui si deve dare il nome al bambino Zaccaria abbraccia il messaggio di novità portato dall’Evangelo e conferma la dichiarazione di Elisabetta sul nome del bambino: non si chiamerà Zaccaria, bensì Giovanni.
Un passaggio importante perché questa cerimonia che avviene a casa di Zaccaria, mi ha tanto ricordato la cerimonia del nome che avviene anche nella tradizione Ghanese: l’uso di riunirsi a casa e di chiedere ad un membro anziano della famiglia quale sia il nome del bambino.
Un uso che è tipico del mondo della Bibbia, che è rimasto nell’uso tradizionale Ghanese, e che nelle nostre chiese Valdesi e Metodiste è stato inserito nel momento del battesimo, che era anche il momento in cui si dava il nome al bambino o alla bambina.
Quante aspettative entrano in gioco quando si inizia a pensare ad un nome da dare ad un nascituro, si pensa ai nomi belli, ai nomi che hanno un significato, a quelli di un personaggio importante o famoso talvolta nomi epici, storici, biblici, talvolta anche nomi di Hollywood o addirittura inventati, per essere più originali degli altri.
Qui però il mondo di significato è diverso, perché il nome rappresenta la storia di fede della famiglia e la sua trasmissione alle generazioni future. Il nome Zaccaria racconta di una fede nel Dio che sempre si ricorda del proprio popolo, della memoria di un passato di fedeltà, il nome Giovanni invece apre la prospettiva della Grazia, testimonia non soltanto di un passato di fedeltà, ma di un’attualità in cui il Signore è presente e si prende cura delle nostre piccole e grandi storie personali.
Conosco personalmente il dolore delle tante coppie che non riescono ad avere figli, della ricerca di una soluzione, del senso di colpa e anche del profondo senso di fallimento quando mese dopo mese le speranze di genitorialità vengono disilluse.
Il mutismo di Zaccaria è quindi simile al riso di Sara all’annuncio dell’angelo è l’affermazione dell’incredulità di fronte a Dio che si manifesta. Sembra quasi che dicano: Ho tanto sofferto che non riesco più neppure a sperare che possa esserci una realtà diversa da quella che ho già vissuto e ho paura di sperare ancora per paura di essere disilluso di nuovo.
Sono curiosa però e forse anche un po’ impertinente, nell’associare i sentimenti di Sara, di Abramo, di Elisabetta e di Zaccaria a quelli delle nostre chiese di oggi: tante volte anche noi non siamo disponibili ad aprirci alla novità dell’Evangelo.
C’è una frase che tutti i pastori e tutti i ministri della chiesa conoscono molto bene: “ si è sempre fatto così”, oppure la sua versione gemella “questo non si è mai fatto prima”. Queste frasi esprimono pienamente il sentimento di Zaccaria, che porta con sé il ricordo di una tradizione potente e strutturata, mentre la seconda racconta dell’incredulità dei familiari, alla cerimonia del nome, quando viene annunciato il nome di Giovanni, il Dio di Grazia, il Dio che si prende cura con misericordia.
Qui è l’Evangelo della Resurrezione che prende piede, nel bel mezzo dei prodromi del racconto di Natale: Dio che promette di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita. La presenza di Dio è una certezza, possiamo vivere finalmente liberati dalla paura.
Questa è la grande proclamazione, il messaggio del Cantico di Zaccaria il compimento delle promesse fatte a Davide.
La salvezza è dunque libertà dai nemici, ma anche avvento del Salvatore che è la Luce delle Nazioni, il Messia, il Cristo.
La lunga attesa è già finita perché l’adempimento delle promesse di Dio è già iniziato: Dio ha innalzato il corno della nostra salvezza, ovvero quella forza travolgente che può superare qualsiasi ostacolo. Gesù è il compimento della promessa fatte ad Israele. Una promessa in continuità con le liberazioni avvenute in passato e con la chiamata ad uscire fatta al popolo e ad Abramo. Tanti certamente videro in Gesù un capo esclusivamente politico, senza comprendere invece l’avvento di una novità tanto grande da rassicurarci e da riconciliarci anche con i nostri spettri e con i nostri nemici interiori. La liberazione dal nemico ha quindi una dimensione cosmica e personale al tempo stesso, e ogni giorno possiamo vivere e servire Dio in giustizia e santità.
Giovanni e i suoi seguaci sono inseriti in questa storia di salvezza, come precursori del Figlio dell’Altissimo, banditori della salvezza e annunciatori del perdono.
Sorelle e fratelli credo che in questo cantico, più che in altri, ci siamo anche noi, che non siamo come Gesù, ma possiamo essere come Zaccaria e come Giovanni e i suoi discepoli coloro che preparano il campo all’avvento del Cristo. L’opera di Giovanni è infatti descritta come un invito al ravvedimento, alla conversione e soprattutto al perdono dei peccati e all’esperienza della salvezza.
Anche nel nostro oggi c’è bisogno di un annuncio forte, che richiami alla conversione, all’interconnessione, al perdono dei peccati, alla pace. l’Aurora dall’alto ci visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace”.
L’aurora dall’alto è l’inizio del nuovo giorno, in cui anche noi rinasciamo per fede riconciliati con Dio, con gli altri esseri viventi e con il creato intero e nel rapporto con noi stessi.
Se accoglieremo questa liberazione anche il nostro servizio a Dio sarà diverso perché non ci sarà più la paura del giudizio e delle critiche che troppo spesso si ha timore di ricevere anche nei nostri ambienti, un dono offerto con gioia e in gratitudine, senza paura anche di noi stessi e delle nostre incapacità, dei nostri limiti e delle nostre debolezze, poiché apparteniamo pienamente a Dio ogni giorno della nostra vita. Dio ridà la parola a Zaccaria e lo fa anche con noi affinché possiamo testimoniare della possibilità di una vita nuova e della speranza del Regno che viene.
Amen

 

Past. Laura Testa