LETTURA BIBLICA

30Allora essi gli dissero: «Quale segno miracoloso fai, dunque, perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi? 31I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto:
“Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo”». 32Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. 33Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo». 34Essi quindi gli dissero: «Signore, dacci sempre di questo pane». 35Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.

Giovanni 6,30-35

SERMONE

Carissimi fratelli e sorelle,
il pane è il centro di questo dialogo di Gesù con i suoi interlocutori: il pane che viene dal cielo, quello vero che il padre suo dà. Un pane che dà la vita al mondo e scende dal cielo.
Gesù parla di se stesso e della pienezza della vita: chi viene a Lui non avrà mai più fame e chi crede in lui non avrà mai più sete.
Gesù promette ed offre qualcosa di eccezionale, offre la propria vita in dono, offre pienezza dove c’è desolazione.

Chi era con Gesù in quel momento aveva fame, aveva sete, aveva bisogno di tutto e gli chiede cosa fai tu per noi affinché crediamo? Gesù risponde comprendendo i loro bisogni e superandoli: non è solo del pane sostanziale che hanno bisogno, ma di quello che va oltre, hanno bisogno del pane vero, quello che dà la vita al mondo, di quel pane che non perisce, ma che dà la vita eterna.
Mi chiedo se oggi anche noi saremmo tra questi interlocutori di Gesù, abbiamo fame noi? Abbiamo sete? O siamo soddisfatti e contenti ?

Come facciamo a comprendere queste parole se non abbiamo provato la fame e la sete? Come facciamo ad implorare Gesù in preghiera chiedendogli di darci ancora di questo pane se non abbiamo fame? Come facciamo a vedere oggi il segno del Signore Gesù?

Il teologo e pastore Karl Barth era solito affermare che bisognasse entrare in chiesa con in mano la Bibbia ed il quotidiano sotto al braccio e credo che avesse ragione: la Parola è incarnata in un luogo ed in un tempo specifico, e così può e deve essere la riflessione e la predicazione di essa. Parlare a qualcuno della Parola di Dio è incontro con i bisogni, è dialogo di conoscenza che mette al centro le persone con le loro storie personali. L’incontro con il Cristo è sempre un evento personale.

Il mondo, a cui il Signore dà la vita, è diviso: una parte del mondo vive al disopra delle proprie possibilità e l’altra parte del mondo non riesce a sopravvivere.

Tra le due parti si erge un muro fatto di paura: si ha timore di un’invasione, che le risorse non bastino per tutti, che la nostra cultura venga cancellata, ma soprattutto che la nostra tranquilla vita venga disturbata.

Tanti implorano per la fame e per la sete e la nostra società non risponde al loro diritto di una vita migliore, per mancanza di fiducia nelle parole del Cristo e per paura di dover cambiare le proprie vite.

Tutto sembra andare per il meglio nella parte di mondo in cui c’è pane ed acqua in abbondanza, ma è solo un’apparenza: si è persa l’umanità, si è smarrito il senso di interconnessione, non si riconosce più il valore della vicinanza, della lentezza, della comunione.

Le persone vivono sempre di più come individui non più legati assieme ed anche le famiglie stentano a trovarsi. Non parlo ovviamente solo della situazione italiana, ma di un degrado che ha proporzioni mondiali e che spinge le diverse forme di povertà, morali e materiali, a collidere continuamente tra di loro.

Sovente quelli che pagano le spese per questo tipo di situazione sono proprio i più fragili e i bambini, che avrebbero bisogno di essere sostenuti ed accompagnati.

Nuovi Pilato, dittatori di ultima generazione, si affacciano all’orizzonte mediatico e convincono le folle a seguirli, ma li conducono sempre più lontani dall’amore di Cristo che si dona per il mondo e per la nostra salvezza.

Il pane del mondo è ormai un pane avvelenato dall’odio, dall’orrore e dall’inquinamento, segni di un sistema diabolico che ci coinvolge e ci convince di non poter fare diversamente. Le nostre coste sono invase dalla plastica, i nostri mari sono avvelenati, le nostre campagne piene di veleni e di immondizia.. che pane mangeremo e che acqua berremo se avveleniamo tutto?

Gesù è disarmante nella semplicità del suo messaggio: il vero segno della libertà donata dal Signore Iddio e Padre è Lui stesso, il Cristo Vivente con la sua vita, con la sua morte e con la sua Resurrezione, affidarsi a Lui è la cura e la vita per il mondo e per noi, che ne siamo parte.

Fidarsi a Cristo e andare a Lui è la piena libertà di vita vera, è pane fragrante e salutare, è acqua limpida e pulita per noi e per i nostri figli. Questo pane non si esaurisce mai, perché è fatto della gentilezza, della generosità, della pace e dell’amore di Cristo per il mondo. E’ un pane che sazia sempre ed in ogni circostanza della vita, perché ci rende tutti parte di una stessa famiglia: fratelli e sorelle tra noi e con il mondo intero.
Questa è la risposta di Gesù a chi gli chiede segni potenti e, sorelle e fratelli, può essere anche la nostra se ci affidiamo a Lui.

Quando vediamo l’odio possiamo rispondere con la solidarietà, con la fraternità e con la vicinanza: Gesù non si accontenta di una soluzione “apparente”, ma ci dona il pane vero e la vita eterna!
Andiamo a Cristo e diventiamo parte del corpo di Dio, domandiamogli di darci sempre di questo pane ed Egli mai ce ne farà mancare.

Amen

Past. Laura Testa