Una mano piena di sale

LETTURA BIBLICA

1Parola che Isaia, figlio di Amots, ebbe in visione, riguardo a Giuda e a Gerusalemme. 2Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del SIGNORE si ergerà sulla vetta dei monti, e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno a esso. 3Molti popoli vi accorreranno, e diranno: «Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri». Da Sion, infatti, uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del SIGNORE. 4Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra. 5Casa di Giacobbe, venite, e camminiamo alla luce del SIGNORE!

Isaia 2,1-5

13«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. 14Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, 15e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

Matteo 5,13-16

SERMONE

Carissimi fratelli e sorelle, stamattina ascoltiamo la promessa più bella che possa esistere: trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra.

Questa promessa non è solo per Israele, per Sion, ma è per i molti popoli, per le genti, questa promessa è anche per noi.

Il profeta ha una visione particolarissima, infatti ha per soggetto la Parola di Dio, Essa è visibile e diviene fatto reale!

Cari fratelli e sorelle, mi ha molto colpita questa Parola di Dio, che arriva in visione.. come infatti si fa a “vedere” la Parola?

Per essere visibile essa deve realizzare ciò che compie, deve essere affidabile, sicura, concreta, deve essere Parola incarnata, parola di verità.

Un modo di dire un po’ caduto in disuso è quello di dare la propria parola per garantire un contratto, per confermare una situazione, o semplicemente per avvalorare la veridicità di una situazione. Questo modo di dire è, a mio parere, caduto in disuso, perché la nostra parola umana, non è per niente affidabile, anzi sovente ci troviamo di fronte a pubblicità ingannevoli, a vincoli, a clausole, a note in piccolo e a una sempre maggiore deresponsabilizzazione di fronte all’agito personale che ci allontana dal mondo in cui bastava una stretta di mano per fare un “patto”.

Dare la parola ed accettare la parola di qualcuno implica infatti un rapporto di fiducia basato sulla conoscenza personale e sull’onorabilità dei contraenti.

Mi pare che il profeta Isaia, quando descrive questa Parola di Dio che viene data in visione, parli proprio di questo rapporto di fiducia: la Parola di Dio è visibile perché il Signore è degno di fiducia, e ciò che promette avviene sempre.

Un racconto dei momenti ultimi, in cui avverrà il Regno sulla terra, in cui il monte di Dio si ergerà per essere visibile a tutti ed essere guida ed indirizzo per coloro che vorranno avvicinarsi a Dio.

La Parola di Dio racconta che il creato intero è trasformato dalla grazia di Dio e che diventa compartecipe dell’azione potente di salvezza per i popoli.

Il luogo alto, il monte è il luogo metaforico per eccellenza della rivelazione di Dio, che per noi è il luogo della predicazione e dell’insegnamento di Cristo.

Proprio il discorso della montagna è infatti il momento più alto della predicazione del Signore Gesù, in cui la Parola diventa visibile per tutti i popoli e per le genti. Parola divina che ammaestra ed insegna a tutti e a ciascuno a camminare nella luce del Signore.

Quanto è importante questa luce in tutta la nostra tradizione comune di cristiani, la luce è metafora d’integrità, di bontà, di grazia, di comprensione, di compartecipazione , ma anche di integrità. Questa integrità è un concetto chiave infatti per ogni cultura che abbia un radicamento biblico: si è integri di fronte a Dio e agli uomini e ci si ancora alla Parola per vivere in essa. Integrità che è anche salute, salvezza ed è anche vita di relazione: la luce che promaniamo dipende dal nostro rapporto con il Signore e ne è frutto, determina il nostro agire e il nostro comune sentire nel processo di santificazione e di testimonianza.

Se ci riflettiamo ci accorgeremo che c’è una grande diversità tra l’atteggiamento delle culture e dei paesi che hanno un radicamento di matrice biblica e quelli che ne hanno meno, che magari hanno sviluppato delle forme di assoluzione dai peccati legate alla sacralità: l’atteggiamento nei confronti della verità.

Non intendo generalizzare naturalmente, ma nei paesi e nelle culture di matrice protestante dire la verità, anche se scomoda, anche se difficile è considerato un segno distintivo tra chi è degno di fiducia e chi non lo è. In Italia invece mi pare che la verità e di conseguenza l’onestà e l’affidabilità siano considerate materie di secondo piano. La categoria che si riconosce e che si usa è piuttosto quella della potenza, del dominio, del comando, frutto questo di una teologia sacramentale e monarchica.

Ho fatto questa considerazione, sorelle e fratelli, perché mi sono chiesta quale è il nostro specifico di metodisti e valdesi qui in Italia, quale è la portate della luce che siamo chiamati a spandere attorno a noi grazie a questo radicamento nella Parola del Signore che ci rende luminosi e visibili?

Credo fermamente che una parte importante della nostra vocazione siano la coerenza, l’integrità e l’affidabilità: queste sono componenti importantissime che rappresentano il nostro stile, ma anche la nostra fede.

Noi desideriamo essere considerati coerenti con la parola di verità di Cristo e ad essa restare fedeli: questo comporta un cambiamento nelle nostre esistenze, per cui quando prendiamo un impegno, quando facciamo un patto – e quanto è importante questo patto nella cultura metodista- poi lo manteniamo.

In questo nostra vocazione alla coerenza vogliamo però ricordarci che non siamo soli, perché è Dio che sostiene e illumina le nostre esistenze e non ci lascia soli. Il patto di verità che facciamo con Dio significa anche che Egli ci inserisce nel Suo popolo, ci rende parte della Sua famiglia e questo legame è più importante di ogni nostro legame o retaggio culturale o familiare.

Dire la verità significa anche dire il proprio peccato, saper ammettere di aver bisogno di tutti e di ciascuno, dire la verità significa agire sempre al meglio di ciò che si è, ma senza considerarsi meglio degli altri, bensì riconoscersi insieme nella luce del Signore.

Questa nuova dimensione di vita è la dimensione della speranza, che spinge a cambiare il proprio vissuto, a trasformare i propri strumenti offensivi e mortiferi, in strumenti di cura e di pace. Una pace che è dono per i popoli, pace per le genti, pace per Israele, pace tra i vicini e i lontani, ma anche e soprattutto pace interiore con noi stessi e con Dio in Cristo Gesù.

Le spade non sono infatti solo quelle materiali, fatte d’acciaio, ma sono anche le nostre parole finte, o i nostri atteggiamenti incoerenti con la fede che Dio ha riposto in noi.

Ma ecco la bella notizia fratelli e sorelle: viviamo e camminiamo nella luce del Signore; Egli ci ammaestra con amore ad accogliere il peccato altrui, come se fosse il nostro e scioglierlo con l’annuncio di Cristo che ci converte alla comunione e alla pace, affinché tutte le persone e i popoli possano godere anche essi della luce e della grazia di Dio.

Amen

Past. Laura Testa

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