“Il Regno di Dio tra di voi, oggi”. Predicazione di Domenica 23 ottobre 2016.

Luca, 17,22-30
22 Disse pure ai suoi discepoli: «Verranno giorni che desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, e non lo vedrete. 23 E vi si dirà: “Eccolo là”, o “eccolo qui”. Non andate, e non li seguite; 24 perché com’è il lampo che balenando risplende da una estremità all’altra del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. 25 Ma prima bisogna che egli soffra molte cose, e sia respinto da questa generazione.
26 Come avvenne ai giorni di Noè, così pure avverrà ai giorni del Figlio dell’uomo. 27 Si mangiava, si beveva, si prendeva moglie, si andava a marito, fino al giorno che Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio che li fece perire tutti. 28 Similmente, come avvenne ai giorni di Lot: si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si costruiva; 29 ma nel giorno che Lot uscì da Sodoma piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece perire tutti. 30 Lo stesso avverrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà manifestato.

Accanto alla nostra vita che scorre nella normalità del mondo occidentale europeo, accadono fatti straordinari( cioè fuori dell’ordinario).
Il recente terremoto in centro Italia o la morte traumatica di un conoscente, o di converso la vita minacciata di un bambino che, guarito, torna a crescere.
La nostra reazione a questi fatti è molto spesso la paura, lo sgomento, l’apprensione o lo stupore. Questi sentimenti, ci distolgono dal nostro tempo secolarizzato, ci allontanano dalla tecnologia che tutto disperde nella comunicazione virtuale.
Rientriamo in noi stessi, ascoltiamo il nostro intimo, chiediamo aiuto all’alto, una preghiera ci sale alle labbra. Può essere un grido di rabbia, una invocazione o la espressione della nostra fiducia, della nostra riconoscenza.
Il fatto straordinario rompe il nostro tempo, scombussola le nostre priorità, affiorano in noi e in chi si prende cura degli altri, qualità riposte che non si conoscevano.
Nell’ordinario ogni vita ha un suo costo: reddito, età, opportunità di guadagno determinano con precisione quanto debba rimborsare una assicurazione in un caso di morte.
Nella emergenza, ogni vita che rischia di spegnersi, vale la pena di uno sforzo corale anche a costo di grandi pericoli
Nella emergenza si applica una logica diversa dalla vita comune, innanzi tutto bisogna aiutare gli scampati, poi si valuteranno i costi e le responsabilità.
Il sermone della scorsa settimana diceva appunto “ dobbiamo essere pronti ad accogliere lo straordinario”.
.
Il testo del profeta Gioele che abbiamo letto è articolato anche lui in due registri molto lontani uno dall’altro Il Dio dell’antico patto che retribuisce l’adempimento della legge con la prosperità e lo Spirito Santo che si effonde nei giorni dell’unto del Signore. L’ordinario e lo straordinario. Da un lato:
“ L’Eterno vi dà la pioggia in giusta misura ……le aie saranno piene di grano……..mangerete a sazietà…il vostro Dio avrà operato meraviglie.” Dall’altro:
“Nei cieli e sulla terra, sangue fuoco e colonne di fumo….i vostri vecchi avranno dei sogni…i giovani delle visioni………….il sole sarà mutato in tenebre.”
Questo contrasto lo troviamo anche nel passo di Luca che abbiamo letto: “si mangiava si beveva si prendeva moglie…Noè…..e venne il diluvio, che li fece tutti perire. Anche ai giorni di Lot, si vendeva si comprava…..piovve dal cielo fuoco e zolfo”.
Cosa c’è tra queste due logiche, tra questi due registri, uno ordinario e uno straordinario?
Non possiamo leggerli come due vicende naturali che si susseguono nel tempo. Ce lo impediscono i testi di Luca nel vangelo e negli Atti.
Quale è il profilo che rende conto del salto di qualità nella storia del popolo di Dio?
Gioele parla del giorno di Jaweh, della sua vittoria sulle potenze malvagie; Luca scrive del giorno o dei giorni del Figliuol dell’Uomo.
Gioele profetizza non solo la vittoria del Padre, ma la presenza dello Spirito, anzi la sua effusione su ogni carne.
Luca annuncia il regno di Dio, un momento non osservabile che però cambia radicalmente il rapporto tra Dio e l’umanità.
Il regno di Dio, i giorni del Figliuol dell’Uomo sono dunque fatti straordinari di cui aver paura? Solo dopo che saremo sconvolti, potremo ricevere lo Spirito Santo, potremo inseguire dei sogni, credere in una visione alternativa al mondo contemporaneo? Per tutto questo dobbiamo attendere la fine dei tempi?
Anche i farisei chiedono: “I giorni del Figliuol dell’Uomo quando saranno?”
Gesù risponde “Il Regno di Dio non viene in maniera da attirar gli sguardi”.
In questo contrasto tra Gesù e i farisei, l’ansia della attesa si trasforma in paura del giudizio. Il tempo che è dato ai farisei, il tempo che è dato a noi oggi, rischia di essere il tempo della disperazione oppure il tempo dell’impazienza. Gesù si preoccupa del fanatismo, di quella tendenza, sempre presente, a trasformare l’attesa del Regno in un insieme di falsi allarmi, di calcoli avventati, di confusione tra le nostre battaglie e le battaglie di Dio. Tra queste battaglie quella decisiva per Dio e per l’umanità, è proprio la Passione. Dunque più che proiettarsi fanaticamente verso un futuro trionfo, bisogna fondarsi consapevolmente sulla realtà della croce.
Anche Pietro nel suo discorso citato nel capitolo secondo degli Atti dà questa lettura del fatto che rompe il tempo e scombussola le priorità. Cita proprio il passo del profeta Gioele che abbiamo letto, per concludere:“ Sappia dunque sicuramente, la casa di Israele, che Iddio ha fatto, Signore e Cristo, quel Gesù che avete crocifisso”.
I giorni del Figliuol dell’Uomo sono dunque i giorni della croce e della resurrezione. Questa è la vicenda che impone il salto da una logica ordinaria ad una logica straordinaria, da un rapporto retributivo con la legge di Dio ad un rapporto gratuito con la presenza dello Spirito Santo.
Gesù risponde ai farisei “il Regno di Dio non viene in maniera da attirar gli sguardi . Né si dirà eccolo qui, eccolo là; perché ecco il regno di Dio è entòs himòn.
Questa espressione greca può essere legittimamente tradotta il regno di Dio “è dentro di voi” oppure il regno di Dio “è tra voi”.
La traduzione dentro di voi è intimista, il regno di Dio è un avvenimento interiore.
La traduzione tra voi è messianica, il regno di Dio si è manifestato nel nostro tempo con Gesù il nazareno.
Entrambe le traduzioni hanno trovato appoggio nella teologia passata. Sant’Agostino afferma “ la verità abita nell’interiorità dell’uomo. Lutero da buon agostiniano mantiene la stessa linea, e traduce “ il regno di Dio è in animis vestris.”
Karl Barth non ha dubbi, il regno di Dio è in mezzo a voi, in quanto Gesù è in mezzo a voi: “Gesù stesso è il regno in persona” scrive il noto teologo.
Io ho scelto questa seconda lettura, il regno di Dio, la effusione del suo Spirito su giovani, vecchi e servi non possiamo rinchiuderlo nel nostro intimo, non possiamo trattenerlo o metterlo da parte per richiamarlo in tempi futuri, quando fossimo disperati.
Il regno di Dio viene a noi dopo i giorni del Figliuol dell’Uomo, dopo la croce e la resurrezione,il regno di Dio va speso immediatamente per gli altri, per il nostro prossimo, per gli ultimi.
Il regno di Dio affiora nella storia e cambia le priorità umane , scombussola le nostre vite, il regno di Dio si intravede nel comportamento umano davanti alle tragiche emergenze.
Il regno di Dio è tra noi, senza una sua evidenza solare che ci permetta di indicarlo con sicurezza. La fede in Gesù Cristo ci dà le orecchie per avvertirlo, la agape del Signore ci dà il coraggio per farci coinvolgere.

Gesù ha ricordato ai suoi discepoli di vigilare e di vegliare in attesa del giorno in cui il Figliuol dell’Uomo sarà pienamente manifestato. La tensione escatologica verso la parusia finale non deve mai abbandonarci.
Nel Cristo risorto,accanto al trono del Padre troveremo la verità, in Cristo c’è tutta la verità, e un giorno o l’altro questa verità finirà per imporsi a tutti i livelli. La storia umana sarà conclusa, o per meglio dire, giudicata, trasformata e riassorbita nella eterna storia di Dio. Gesù Cristo sarà accanto a noi anche in quel giorno. Amen

Ruggero Mica