“La gioia del raccolto”. Predicazione di Domenica 6 novembre 2016.

Marco 4,3-9

3 «Ascoltate: il seminatore uscì a seminare. 4 Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. 5 Un’altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; 6 ma quando il sole si levò, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. 7 Un’altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto. 8 Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno». 9 Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda».

Il passo su cui oggi rifletteremo inizia con un imperativo: Ascoltate! E si conclude con l’affermazione: «Chi ha orecchi per udire oda».
Ascoltate…. Il Signore ci richiama all’ascolto perché sa bene quanto siamo distratti e superficiali. Ascoltate! Non siate distratti, non siate presi dalle mille piccole cose quotidiane. Ascoltate, anche se siete i miei discepoli, ascoltate anche se vi ritenete buoni e fedeli, ascoltate, perché solo ascoltando potete capire. Ma soprattutto ascoltate con tutti voi stessi e quindi agite, non restate fermi come ad una conferenza, ascoltate e poi muovetevi. Non accontentatevi di stare qui, ma ascoltate e lasciatevi trasformare dall’ascolto, lasciatevi rinnovare e riconvertire. Vedo bene che siete qui intorno a me per ricevere un messaggio, dice Gesù, vedo bene che siete accalcati attorno alla barca dove sono seduto per annunciarvi la Parola, ma ascoltate, ascoltate veramente, perché il mondo vi continua a trascinare altrove. Ascoltate perché le vostre priorità sono sempre altre, ascoltate perché non posso seminare in voi nulla se non siete qui con tutti voi stessi, con la mente, ma anche con il cuore, con l’intelligenza, ma anche con il vostro corpo, le orecchie, ma anche con ogni cellula di voi. Ascoltate e fatelo volendo capire, lasciandovi interrogare e mettervi in discussione, non accontentatevi della vostra pre-comprensione, ma lasciatevi trasformare dall’ascolto.
Immaginate di avere un campo e che sia collocato, con quelli di tutti gli altri vostri vicini in un grande terreno adibito alla coltivazione. Durante i mesi invernali voi e anche gli altri contadini siete talvolta andati a vedere il vostro campo, forse qualche coppietta ci si è nascosta, forse i bambini sono andati a giocarvi e quindi si sono creati dei piccoli viottoli là dove la gente è passata. Inoltre i soliti cespugli selvatici e spinosi hanno ripreso a crescere e si sono diffusi qua e là. Ma ora è giunto il momento della semina.
All’epoca di Gesù in Palestina nessuno preparava il terreno, si cominciava col seminare. Il contadino, quindi, non si preoccupava di pulire il terreno e di ararlo, ma per prima cosa gettava i semi. Ecco perché Gesù dà per scontato che sia chiaro a tutti che non ogni seme arriverà alla buona terra. Gettandoli in quel modo, il contadino, in effetti, non sapeva esattamente dove gettava i suoi semi e il risultato era, inevitabilmente, che molti andavano perduti, in particolare quelli che cadevano là dove si era formato un piccolo sentiero o dove la terra smossa copriva delle rocce e naturalmente là dove erano ricresciuti i rovi. Voi dunque andate col vostro sacco pieno di semi e li spargete su tutto il vostro terreno, fiduciosi che comunque una parte consistente delle vostre sementi attecchirà e produrrà piante e frutti. Gettate quindi dappertutto, fiduciosi che ad ogni vostro seme che attecchisce corrisponderà un raccolto 7 o 8 volte maggiore e che avrete da mangiare per voi e per tutta a vostra famiglia.
E non è quello che fa anche il nostro Signore con noi? Egli non prepara il terreno, non guarda se la terra è già pronta, se è fertile, se è umida al punto giusto, il Signore sparge i semi e dice: Ascoltate! Ma, anche, Chi ha orecchi per udire oda. Cioè sa bene che il campo non è stato arato. Sa bene che intorno a noi c’è sempre un rumore assordante che ci distrae, sa bene che la volontà di dare la precedenza a tutto, prima che alla preghiera, è una tentazione che ci accompagnerà tutta la vita. Ma Lui semina. Semina attraverso le parole della Scrittura, semina attraverso le numerose testimonianze che ci sono nel mondo e che ci circondano e che possiamo vedere se solo apriamo i nostri occhi, se solo siamo disponibili all’ascolto, semina attraverso la predicazione e chi ha orecchi per udire oda!
Il Signore quindi ci chiede che a nostra volta seminiamo senza preoccuparci di dove cadrà il seme: l’esempio del contadino della parabola non lascia dubbi su questo. Nell’agire del testimone non deve esserci calcolo produttivistico, non deve esserci valutazione se lo sforzo sia giustificato da grandi o piccoli risultati, se ne valga la pena. Siano chiamati a seminare, non a valutare gli effetti del nostro lavoro, anche perché il risultato non dipende da noi. A noi è chiesto di seminare, non di valutare.
La parabola ci avverte che non tutto il seme porterà buon frutto, ma non dobbiamo farcene un cruccio, anche se il seme, di cui eravamo tanto orgogliosi, a cui abbiamo lavorato tanto, cade sulla strada, o sulla roccia o nelle spine. Non preoccupatevi di dove andrà il vostro seme, ci dice Gesù, ma solo di spargerlo.
In effetti tutti noi conosciamo bene la fatica, la frustrazione, il senso di inadeguatezza e di inutilità che talvolta ci pervade. Abbiamo lavorato tanto eppure dove sono i risultati? Credevamo di aver seminato bene e invece un po’ per volta tutti i frutti del nostro lavoro muoiono: le persone se ne vanno, le chiese si svuotano, nei giornali sentiamo sempre più spesso parlare dell’ateismo e dell’indifferenza nei confronti della fede. I nostri figli si allontanano e non seguono più la nostra comunità. Preferiscono divertirsi o anche cercare lavoro, danno la precedenza allo studio o magari addirittura a situazioni che non ci piacciono. Il nostro lavoro, la nostra testimonianza sembra sia stata del tutto inutile. Ma Gesù questo lo sa e lo racconta attraverso l’immagine di tutti questi chicchi che vanno perduti.
Ma la parabola non si conclude qui, non si accontenta di consolarci per l’inevitabilità della perdita di parte dei semi, Gesù prosegue e ci annuncia che non dobbiamo temere perché il raccolto sarà comunque straordinario e miracoloso. Ed è per questo che veniamo sollecitati ad ascoltare con attenzione, ad utilizzare quelle orecchie con le quali possiamo udire, quelle orecchie che Dio ci ha donato: perché si tratta di un raccolto che richiede la nostra fede, l’abbandono dei mugugni, l’abbandono della depressione e della paura, del calcolo matematico e produttivistico. Si tratta infatti di un raccolto che ha i caratteri del miracolo!
In effetti non è possibile ricavare da un seme il 30, il 60 o il 100: in Palestina ai tempi di Gesù la spiga che nasceva da un chicco poteva rendere 7 o 8 grani, oggi, con le tecniche moderne e le modifiche genetiche, possiamo arrivare ai 25, 30 grani, ma neppure oggi possiamo neppure avvicinarci ai 60 o ai 100. Quindi quella di Gesù è una iperbole per affermare che la semina apparentemente così faticosa, così talvolta frustrante, darà poi frutti e si tratterà di frutti abbondantissimi!
Con questa parabola, che è anticipata dalla richiesta di un’attenzione non formale, ma sostanziale, Gesù ci accompagna lungo un percorso durante il quale da un lato Egli è solidale con noi, perché dimostra di conoscere e comprendere la nostra fatica e le nostre possibili delusioni, ma dall’altra ci mostra che se saremo disposti ad aprire i nostri occhi e le nostre orecchie potremo vedere già ora che Egli opera in modo potente in mezzo a noi, e che il raccolto sarà grande, sarà straordinario. Gesù ci dice: guardate al contadino, non dovrebbe forse scoraggiarsi? Eppure ogni anno ricomincia con la sua fatica senza smarrirsi, né tentennare perché sa che il momento della semina e il momento del raccolto sono due momenti diversi, l’uno dipende da lui, ma l’altro no: il contadino infatti affida il suo seme alla terra con fiducia e aspetta di vedere il raccolto, già sapendo che il raccolto ci sarà e sarà in grado di sfamarlo. Allo stesso modo, noi possiamo seminare con gioia e colmi di fiducia nel fatto che il Regno di Dio si manifesterà e il raccolto sarà ricco e fertile, abbondante e miracoloso! Amen!
Erica Sfredda