“Siate ferventi!” Predicazione di domenica 27 novembre 2016, prima di Avvento.

LETTURE BIBLICHE: Matteo 21,1-9; Apocalisse 3, 14-22

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un’asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina,
e un asinello, puledro d’asina”». I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!»
Matteo 21,1-9

«All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio: “Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca. Tu dici: ‘Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!’ Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo. Perciò io ti consiglio di comperare da me dell’oro purificato dal fuoco, per arricchirti; e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungerti gli occhi e vedere. Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”».
Apocalisse 3, 14-22
Oggi è la prima domenica d’Avvento: una giornata che dovrebbe riempire i nostri cuori di gioia e consolazione. Anzi, mi correggo: una giornata che ci riempie di gioia e consolazione. Ci prepariamo ad accogliere Gesù nelle nostre vite. Ci prepariamo a vivere la nostra vita quotidiana in un modo totalmente nuovo, perché dopo l’incontro con Cristo non si può essere gli stessi di prima, non si può rimanere sulle proprie consolidate posizioni, perché l’incontro con Gesù, che viene a noi come uomo, accogliendo e affrontando la nostra fragilità, è un incontro che stravolge tutti i nostri luoghi comuni sull’umanità e anche su Dio.
Sull’umanità, perché finalmente possiamo capire cosa significhi essere fatti a immagine e somiglianza di Dio. Non è così facile, per noi, immaginarci a immagine di Dio, eppure lo siamo e Gesù e là per dimostrarci cosa il Creatore intendeva fare, quando ci ha creati.
La venuta di Gesù ci insegna qualcosa anche su Dio, naturalmente. Qualcosa che se non avessimo la Bibbia, stenteremmo a credere, e tuttora, forse, stentiamo a capire. Infatti, Gesù non nasce potente, non nasce ricco, non nasce in un palazzo: ma come, vorremmo potergli dire: per noi l’uomo davvero realizzato è colui che è ricco e potente! Ci sono moltissimi cristiani che ritengono che la benevolenza del Signore si valuti in base alle fortune terrene. Chi è ricco è benedetto, chi è povero non è benedetto. Chi è malato, poi, ancora meno!
Gesù viene al mondo e i suoi genitori sono costretti sin da subito a scappare per metterlo in salvo. E per fortuna che tra Palestina ed Egitto non esistevano allora le stesse frontiere che noi poniamo tra la Siria e noi, tra la Somalia e noi, tra il sud Sudan e noi. Ma come? Allora anche noi dovremmo forse accogliere questi fuggitivi? Ma ci sono moltissimi cristiani che pensano che chi bussa ai nostri confini non abbia il diritto di chiedere nulla, non abbia il diritto di chiederci di condividere il pane, l’acqua, e la vita stessa. E basta possedere pochissimo per cominciare ad avere paura di perdere quel poco, per volere nascondere e trattenere quello che riteniamo sia nostro diritto tenere.
E poi, alla fine, dopo solo tre anni di predicazione, Gesù muore, condannato ad una morte atroce e maledetta. Anche questo, se lo togliamo dalla ripetizione rituale, se lo trasformiamo da un concetto vuoto ed astratto, ad una realtà concreta e materiale, ci lascia totalmente strabiliati. Se riflettessimo con serietà a questa morte terribile, ci dovremmo per forza porre delle domande sulla nostra vita. O abbiamo pensato che solo Gesù sia nato per soffrire? In effetti questa morte terribile non è che ci piaccia poi tanto, se ci pensiamo bene, anche perché in fondo forse sarebbe stato meglio che Gesù regnasse a lungo, su un bel trono, così avrebbe potuto insegnarci come si fa, avrebbe potuto farci vedere come si tiene uno stato: perché non lo ha fatto? Se ci pensiamo bene, se guardiamo le nostre vite, le nostre speranze, le nostre richieste a Dio, allora dobbiamo riconoscere che c’è qualcosa che non funziona, che non quadra.
E così devono aver pensato anche coloro che erano accorsi a incontrare Gesù che entrava a Gerusalemme a cavallo di un’asina: erano andati con gioia ad accoglierlo perché sapevano che era un grande guaritore, un uomo che sapeva parlare in un modo che incantava, un uomo dolce che sapeva essere gentile anche con i bambini e con i malati, gli storpi, i poveri. Una bella persona, che dava un senso di benessere e di pace ogni volta che parlava. Certo, ogni tanto alzava un po’ la voce, talvolta diventava un po’ eccessivo, si faceva un po’ prendere la mano. Come quella volta che aveva detto che se un vicino ti rubava qualcosa, dovevi dargli anche il resto, o quell’altra in cui si era fatto mettere in discussione da una straniera, donna per di più! Poi certamente non gli erano del tutto chiare le regole sociali e ogni tanto mangiava con gente del tutto impresentabile. Però era davvero una bella persona ed era piacevole che ora venisse a predicare anche a Gerusalemme. Come si saranno sentiti quando Gesù invece che coccolarli e aiutarli era andato a fare una piazzata al tempio. Come avranno considerato quella che probabilmente appariva loro come un eccesso di radicalità? Forse sono rimasti sconcertati, o indignati, alcuni avranno avuto paura, perché vedevano bene che Gesù stava passando il segno e le conseguenze potevano diventare solo gravissime. Insomma quel Gesù, a guardarlo bene da vicino non era più un mite guaritore con qualche stravaganza, improvvisamente appariva loro come un uomo strano, eccessivo, radicale, troppo radicale. E così gli girarono le spalle, lo abbandonarono. Qualcuno addirittura sarà stato tra coloro che poi ha gridato “crocifiggilo, crocifiggilo” a Pilato, che forse non lo sentiva come un uomo pericoloso.
E noi cosa avremmo fatto?
Cosa facciamo nella nostra vita quotidiana?
Noi assomigliamo moltissimo a quei credenti della chiesa di Laodicea, quegli uomini e donne che appartenevano ad una comunità di fede, ma che non riuscivano a vivere con piena coerenza la loro vita. Con essi il Signore è molto duro: “Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca” Essere un credente tiepido o non essere credente è la stessa cosa: anzi, no, è meglio non essere credente che credere con l’indifferenza e la non partecipazione. Parole tremende e pesantissime per tutti noi: “io ti vomiterò dalla mia bocca”
Quella di Laodicea era una comunità soddisfatta di sé, che si considerava ricca e autosufficiente. Ma ad essa il Signore dice “io ti vomiterò dalla mia bocca”. Questo ci fa sentire male. Ci fa fuggire. Non abbiamo voglia di sentire parole così dure, così radicali. Questo il Signore lo sa e accetta il rischio. Ci parla da adulti, ci prende sul serio e ci dice cosa vorrebbe da noi: che comprassimo il suo oro, cioè cercassimo la Grazia del Signore, e le sue vesti bianche, cioè il Suo perdono. Questo dovremmo cercare e nulla più: la Sua Grazia e il Suo perdono.
Ma la gioiosa notizia di oggi è che lo possiamo fare, possiamo sempre ricominciare, l’Avvento c’è ogni anno e ogni anno ci aiuta a riprendere il cammino là dove si era interrotto, la dove si era inceppato. Perché il Signore ci parla ancora e ancora perché ci ama. Ci pungola perché non vuole perderci, ci riprende e sgrida non per umiliarci, non per schiacciarci, ma al contrario perché ha fiducia in noi e vuole donarci gli strumenti perché possiamo ravvederci. Il Signore, lo stesso che si indigna di fronte alla nostra indifferenza, in realtà non ci abbandona, al contrario, continua a bussare alla nostra porta, continua ad invitarci alla Sua cena, continua ad amarci come figli e figlie scelti, voluti, seguiti con ogni benedizione. E per questo, fratelli e sorelle, non possiamo che gridare insieme il nostro Amen, Signore, Così sia!
Erica Sfredda

SERMON – (Verona, 27th november 2016) – Be fervent!

BIBLE READINGS: Isaiah 32, 1-5; Mark 4, 3-9

Today is the first Sunday of Advent: a day that fills us with joy and consolation. We prepare ourselves to welcome Jesus in our lives. We prepare to live our daily life in a totally new way, because the encounter with Christ overturns all our ideas about humanity and even of God.
About humanity because it teaches us what it means for us to be made in the image of God.
Of God because the coming of Jesus teaches us something we sometimes find hard to understand. In fact Jesus wasn’t born powerful nor rich, and so why do many Christians think that God’s kindness towards them is evaluated according to earthly riches? The rich person is blessed, the poor isn’t. The sick then, even worse! Jesus comes into the world, and his parents are forced to run away to keep him safe. And luckily in those times there weren’t the same boundaries that we place between Syria and us, between Somalia and ourselves, between south Sudan an us. Maybe this suggest that we should also welcome those who run from their homes. And then, finally, only after three years of ministry, Jesus dies, condemn to a cruel and bloody death. If we seriously think about this terrible death, 
we should necessarily ask questions about our lives. Or did we think only Jesus was born to suffer? In fact, this terrible death is not that we like it much. If we think carefully about it, if we look at our lives, our hopes, our requests to God, then we have to recognize something is wrong, something is not working.

And so this must be what those who came to meet Jesus thought, as he entered Jerusalem riding on a donkey: they went joyfully to meet him because they knew that he was a great healer, a man who could speak in a way that charmed a gentle man who could also be kind to the children and the sick, the lame, the poor. How did they have felt when Jesus instead of helping them went to the temple to make a placed? How would they consider what probably seem to them as an excess of radicalism? Maybe they were taken aback, or outraged, some will have been scared, because they saw well that Jesus was passing the sign and the consequences could only be very serious.

And what about us? What would we have done? What do we do on our daily life?

We resemble a lot to those believers of the church of Laodicea, those men and women who belonged to a community of faith, but that they could not live their lives with full consistency. With them the Lord is very hard and uses tremendous and heavy words: “I will vomit you out of my mouth”. This makes us feel bad. It makes us run. We don’t want to hear such heavy words, words so radical. But the Lord does not abandon us easily and tells us what he would like from us: he would like us to buy his gold, that means to seek for his grace, for his white garments, that is his forgiveness. This we should seek for and nothing more: His grace and His forgiveness.

The god news today is that we can do it, we can start over, the Advent is there every year and every year it helps us take back our path where it was interrupted. God goads us because he doesn’t want to lose us, he never abandons us, he continues knocking at our door and invites us to His Supper, he continues loving us as His chosen sons and daughters, taken, followed by all kind of blessings. For this reason, brothers and sisters, we cannot but shout our Amen together, Amen Lord, Amen!