Non accolto, indifeso: è il Salvatore. Predicazione del culto di Natale, domenica 25 dicembre 2016

(immagine: madre e figlio di Aleppo scampati a un bombardamento)

 

 

LETTURE BIBLICHE: Luca 2, 1-21
1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
8 C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10 ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 13 E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
15 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16 Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
21 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

Carissimi fratelli e sorelle,
Con la nascita di Gesù, la salvezza entra nella storia del mondo, come un fatto “normale”, benché inserito in un censimento “ecumenico”, questo termine intendeva l’intero mondo allora conosciuto, ma per noi ha un valore di fede ben più potente: la nascita del bambino Gesù è un fatto che attiene all’ecumene, qualcosa che riguarda e che unifica tutti e tutte i credenti. Tale censimento fu registrato all’anno 6 dC, quindi con buona probabilità si svolse qualche anno prima ed ebbe base regionale.
Queste piccole “differenze” tra la storia degli annali “romani” e quella della salvezza, sono degli indicatori forti, che ci dicono la fede dell’Evangelista Luca e l’Evangelo che egli ci racconta stamattina. La nascita di Gesù coinvolge il mondo e lo trasforma, la nascita di Gesù ci interpella come credenti indipendentemente dalla nostra confessione religiosa, familiare o ecclesiastica: Gesù nasce per ognuno di noi!
Sappiamo già che la sua situazione familiare non era “perfettamente tradizionale”, giacché Giuseppe non è il padre biologico del bambino e non è ancora il marito di Maria, ma l’Evangelista insiste sul fatto che Giuseppe sia della famiglia di Davide, proprio come il messia promesso dai profeti; Il significato del nome Giuseppe è “che sia aggiunto”, è il nome che simboleggia l’adozione da parte d’Israele dei figli nati sotto l’oppressione straniera e proprio a Giuseppe, viene “aggiunto” un altro figlio, Gesù, che ci renderà tutti eredi e figli di Dio.
L’amore e la cura amorosa di Giuseppe per Maria e la loro fede nel messaggio angelico è sorprendente anche oggi, una giovane appena adolescente ed un uomo impregnato di cultura semita e mediterranea, che non si comportano secondo i canoni della legge, ma insieme affrontano un viaggio e una nascita senza aiuto alcuno se non quello della grazia e della forza data loro dalla promessa di Dio. Infatti, la discendenza davidica di Giuseppe dimostra la continuità della storia della salvezza e la fedeltà di Dio che porta a compimento le promesse già fatte ad Israele, promesse che non hanno bisogno di sangue, ma di amore e di fede.
Di fatto la registrazione congiunta per il censimento sancisce l’unione dei due a livello legale.. Potremmo forse descriverlo come il primo pacs della storia del cristianesimo.. o forse come un matrimonio civile, in quanto, dal censimento Giuseppe e Maria pagheranno le tasse assieme.
La nascita di Gesù avviene proprio a Nazareth dove doveva avvenire “secondo le scritture” affinché la profezia messianica si adempisse (2 Sam. 5,7; Michea 5,1). Il tempo è compiuto, poiché è il Salvatore, il Messia e il Signore sta venendo al mondo.
Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, che ci porta ad intuire che se Gesù è il primogenito e non l’unico, a sconfessare quella “mater” sempre vergine entrata molto presto nella storia tradizionale. Infatti già il protovangelo di Giacomo (leggenda posteriore) racconta che la levatrice constata la verginità intatta della madre. Il racconto biblico però testo non conferma la presenza di una levatrice, anzi sottolinea come dopo il parto sia la stessa mamma stanca e provata ad avvolgere il bimbo in fasce. Un bimbo per cui non c’era posto, che non ha trovato un qualunque luogo dove essere ospitato. Gesù è un bimbo nato nell’indigenza estrema, un bimbo non accolto dal mondo. Il bambino Gesù non ha posto dove venire al mondo poiché il mondo non lo accoglie e non lo riceve. Molti sono gli analoghi confronti con i tanti bambini che pure oggi non sono ricevuti, nonché sulle tante situazioni di estrema indigenza e miseria materiale, spirituale e culturale nella quale vengono al mondo i poveri di oggi. Questo riferimento non è, a parere mio una banalizzazione, ma una occasione che il testo Lucano offre ai tanti che sperimentano ed hanno sperimentato tale indigenza, per potersi identificare. Anche il bambino Gesù, il re pastore, il Messia atteso ed aspettato, non è stato ricevuto, eppure Egli è effettivamente la potenza di Dio incarnata. Un bambino è la potenza della vita nella sua massima espressione, ha pochissimo passato, ed ha tutto il futuro di fronte. Il bimbo Gesù, Potenza del Dio Vivente, offre ai tanti che non hanno un futuro, o ai quali il futuro non si prospetta in maniera rosea, la speranza di un futuro che non è governato “esclusivamente” dai criteri nostri, bensì da quelli di Dio. Un bimbo circondato però dall’amore: non ci sarà una stanza bella e sfarzosa per lui, ma ci sono per lui una serie di gesti amorevoli di cura.
In quella stessa regione c’ erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. I pastori in questo modo, indicano coloro che sono considerati importanti responsabili per il benessere della comunità, conoscono il territorio, lo sorvegliano, avvertono i cambiamenti prima degli altri, affrontano il pericolo dello stare all’aperto, offrono una risorsa alla comunità. Loro sono i primi che ricevono il messaggio evangelico e incontrano “il sommo pastore” che cura e veglia il “gregge” umano per l’eternità.
L’ angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: Quando lo Spirito di Dio è la presenza più autentica nel mondo, allora la gioia è in particolar misura conseguenza di questa presenza di Dio negli uomini: lo spirito produce, oltre che giustizia e pace, la gioia come suo frutto.. Un atteggiamento totale, complesso, dotato di valore, che al pari della giustizia rappresenta la summa dell’atteggiamento cristiano. La gioia indica l’aspetto soggettivo dell’approssimarsi del regno di Dio. Accanto all’annuncio resta la parola di conforto bella e rassicurante: non temete, che è valida pure oggi: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. Il motivo della gioia e della consolazione sono certezza e speranza fondate in Dio (I know where I belong, or to Whom I belong). E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”», e questo segno non è un evento “straordinario”, ma è uno degli eventi più comuni che dovevano manifestarsi nella Palestina del tempo: un bimbo in fasce e nella mangiatoia. Gesù viene riconosciuto nell’umiltà, nella povertà e nella sobrietà, che mostrano però la cura e l’amore.
Cielo e terra sono uniti in una celebrazione cosmica per la nascita del bimbo Gesù.
Dopo che i pastori hanno ricevuto la bella notizia non restano immobili, ma si mettono in cammino per vedere “l’evento/parola” di cui loro hanno avuto dal Signore rivelazione diretta. La conoscenza della Parola/Evento di Dio non è un fatto che “scopriamo” per caso, ma è frutto di un incontro e di un annuncio. Prima di tutto parlano tra loro, e si consultano reciprocamente su quello che è l’agire comune: Essi concordemente, dopo aver parlato tra loro, seguono la via di Gesù.
Seguire Gesù è sempre infatti luogo di rispetto, di reciprocità, di confronto dialogico e di fraternità.
Questo invito al comunicare in maniera sempre più stringente, come fanno i pastori, è un passaggio importante, poiché tutto il brano dei pastori è permeato dal motivo della parola e forse potrebbe essere uno stimolo anche per noi a parlarci maggiormente e a non cadere nell’immobilità dopo avere espresso le proprie opinioni, bensì a ricondurre le parole comunicate verso un agire fruttuoso.
Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo.
Ci sono due diversi aspetti di ciò che suscita la parola/evento Gesù, da una parte l’annuncio fatto dai pastori e dall’altro la riflessione interiore all’incontro con la Parola Vivente.
E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’ era stato loro annunziato.
Portiamo con noi questo annuncio e lasciamo che si faccia spazio nelle nostre storie ordinarie, nelle nostre vite quotidiane, che ci porti a meditare o ad annunciare, a cantare o a restare in silenzio, che in ogni caso ci faccia sperare, perché in Gesù Cristo, nato a Nazareth, Dio il Signore nostro Salva. Amen.

Past. Laura Testa

Dear Brothers and Sisters, the birth of Jesus Christ is something that unifies all believers.
The birth of Jesus involves and transforms the world, the birth of Jesus challenges us as believers regardless of our confession, family or church: Jesus is born for each of us!
We already know that his family situation was not “perfectly traditional”, since Joseph is not the biological father of the child, he is not yet the husband of Mary, but the Evangelist Luke insists that Joseph is from the family of David, just like the messiah promised by the prophets; The meaning of the name Joseph is “it is added,” that name symbolizes the adoption by Israel of children born under foreign oppression.
Joseph is being “added” a son by God; and God in his son Jesus will make us all his children and heirs. The love and the loving care of Mary and Joseph and their faith in the angelic message is surprising even today: just a young teenager girl and a man of Semitic and Mediterranean culture, who do not behave according to the rules of the law, but together they face a trip and give birth without any help except that of grace and strength given to them by God’s promise.
The birth of Jesus takes place right in Nazareth “according to the Scriptures” so that the Messianic prophecy was fulfilled (2 Sam. 5.7; Micah 5.1). The time is fulfilled, since it is the Savior, the Messiah and the Lord that is coming into the world. Mary gave birth to her firstborn son, a child for whom there was no room, which did not find any place to be hosted. Jesus is a child born in extreme poverty, a child whom is not accepted by the world.
The baby Jesus has no place to be born because the world does not welcome him. There are many similar children who even today are not welcome, as well as many who live in situations of extreme poverty in the world today. This reference is not, in my opinion a trivialization, but one occasion that the Lucan text offers to many people who underwent such poverty, in order to identify. Even the baby Jesus, the Shepherd King, the awaited Messiah and waited, has not been accepted, yet He is indeed the power of God incarnate. A child has the power of life at its best, has no past, and has all the future ahead. The baby Jesus, Power of the Living God, offered to the many who do not have a future, the hope of a future that is not governed by our standards, but by God’s standards.
In that region the shepherds were in the fields and kept watch by night over their flock. The shepherds are those that are considered important for the welfare of the community, they know the territory and face the danger of being outdoors, they really offer a resource to the community. They are the first to receive the Gospel message and meet “the High Priest” who carefully watches the human “flock” for eternity.
The angel told them, “Fear not, for I bring you good news of a great joy to all the people. When the Spirit of God is the most authentic presence in the world, then the joy is in particular a result of this presence of God in men: the Spirit produces justice and peace and joy as its fruits .. a total stance, which represents the stance of a Christian.
The angelic word of beautiful and reassuring comfort: “fear not” is valid even today: “Today, in the city of David, a Savior is born to you, who is Christ the Lord, and this shall be a sign: you will find a baby lying in a manger ‘ “; that sign is not an” extraordinary one “, but it is one of the most common events that were to occur at that time in Palestine: Indeed Jesus Christ is recognized in humbleness, in poverty and modesty. Heaven and earth are united in a cosmic celebration for the birth of baby Jesus; The shepherds, after talking to each other, follow the way of Jesus. To follow Jesus is always in fact a place of respect, reciprocity, of dialogic confrontation and fellowship.
This invitation to communicate in a more and more pressing way, like the shepherds did, is an important step, an invitation for us to speak more and not to fall into stasis, but to bring the words communicated to a fruitful action. They came with haste, and found Mary and Joseph, and the Babe lying in the manger; and saw Him, they made known abroad what had been told them concerning this child. And all who heard it were amazed of the things told them by the shepherds. Mary treasured in herself all these things and pondered them in her heart. Let’s announce together with the angel and the shepherds the good news, let it take place in our ordinary stories, in our daily lives, the good news will lead us to meditate or to announce, to sing or remain silent but together we rejoice in hope, because in Jesus Christ, born in Nazareth: the Lord our God will save us! Amen