“Vi darò un cuore nuovo”. Predicazione del culto di domenica 8 gennaio 2017.

LETTURE BIBLICHE: Ezechiele 36, 22-26; Filippesi, 4, 4-9; Giovanni 3, 1-8

22 Perciò, di’ alla casa d’Israele: Così parla il Signore, DIO: “Io agisco così, non a causa di voi, o casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni dove siete andati. 23 Io santificherò il mio gran nome che è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l’avete profanato; e le nazioni conosceranno che io sono il SIGNORE”, dice il Signore, DIO, “quando io mi santificherò in voi, sotto i loro occhi. 24 Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese; 25 vi aspergerò d’acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. (Ez. 36, 22-26)

4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
5 La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. 6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. 7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. 8 Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. 9 Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.
(Fil 4, 4-9);

1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 2 Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui». 3 Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». 4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». (Gv 3, 1-8)

Care sorelle e fratelli,
oggi riceviamo un invito a riflettere sulla nostra vita cristiana. Parleremo di noi stessi , o meglio, di come rispondiamo allo Spirito, o di come non rispondiamo, se siamo svegli, o se dormiamo, se siamo aperti, o se siamo chiusi, se vediamo o se non vediamo, se guardiamo a Dio o se guardiamo altrove. Cari fratelli e sorelle, siamo in crisi oppure no? E se siamo in crisi, se non riusciamo più a parlare con Dio, se non riusciamo a guardarlo, a sentirlo, se facciamo fatica, se siamo scarichi se le difficoltà quotidiane incombono, se le tenebre ci circondano, che cosa possiamo fare? -basta guardare ai fatti di cronaca: le guerre, la miseria, l’indifferenza- e ci sentiamo vinti e inutili e la speranza è ridotta al lumicino, soffocata dai nostri mille problemi: il lavoro, i figli, i genitori, le incombenze giornaliere, se abbiamo perso il lavoro, se arrivare alla fine del mese è difficile, a chi possiamo rivolgerci? Se ci sentiamo inermi, Cosa possiamo fare?

Da soli … niente. Non possiamo fare niente. Sentirsi soli è drammaticamente frequente ma non è la verità. L’Evangelo di stamattina ci annuncia che Dio non ci lascia, che Dio non ci lascia, la verità è che ci dona la sua grazia, perché Dio è fedele, perché Dio è il Vivente: la nostra vita non è mai, mai abbandonata a noi stessi o alle tenebre.
Il profeta Ezechiele, vive in tempi terribili, ed attraversa una crisi personale e morale incredibile. Ezechiele è un sacerdote, deportato a Babilonia tra i primi, ha perso l’adorata moglie , Israele è in esilio, i deportati piangono sulle rive del canale Chebàr, sopravvissuti alla fine della loro nazione; il tempio di Salomone, la sede del Santissimo è stato distrutto, la gloria di Dio l’ha abbandonato, la terra promessa non appartiene più ad Israele. Cosa rimane tranne il pianto? Perché è successo tutto questo? Dio, dov’è? Ce lo chiediamo anche noi, quante volte ce lo siamo chiesti, quante volte ce lo chiederemo perché anche noi talvolta abbiamo l’impressione di restare da soli, ma … Dio non abbandona il suo popolo, e non abbandona noi. Ezechiele è l’esempio di come anche in momenti terribili continuino a sorgere profeti in Israele, Profeti che annunciano che Il Signore non guarda ai nostri errori, ai nostri peccati, alla nostra infedeltà. Ezechiele ci racconta che Dio parla e agisce e che lo fa per amore, solo per amore. Dio ci dona la forza, anzi, Dio fa anche di più: ci dona un cuore nuovo, mette dentro di noi uno spirito nuovo, per liberarci, per darci speranza e futuro. Questa è la promessa: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo”. Assaporiamo queste parole; “metterò”: è Dio che agisce, che prende l’iniziativa; “un cuore nuovo”: ci vuole dare un nuovo fondamento alla vita: la nostra essenza, i nostri pensieri, le nostre emozioni, vengono nuovamente e continuamente rinnovati da Dio. “Uno spirito nuovo” secondo l’Antico Testamento significa molto più della perspicacia o dell’intelligenza, è una forza di rinnovamento che rende capaci di fare qualcosa di nuovo, che ci permette di vivere secondo gli insegnamenti di Dio.
Consapevoli: Ecco quindi un invito alla riflessione: quanto è profonda la consapevolezza che Dio ci rinnova? Inoltre : quanto gli permettiamo di farlo o quanto invece siamo sempre simili all’uomo vecchio? Perché se è vero che Lui “sta alla porta e bussa” è anche vero che il rischio è quello di rimanere sul divano perché il volume del televisore è troppo alto. Il rumore, quanto rumore ci circonda, facciamo silenzio, ascoltiamo, troviamo il tempo di guardare a Dio ed avremo modo di sentire battere con forza il cuore che lui mette nel nostro petto.
Se il cuore batte significa una sola cosa: che siamo vivi, perché anche a noi Dio, per mezzo di Ezechiele ha rivolto il suo grande annuncio di salvezza e l’ha reso vitale in Cristo Gesù.
Coraggio allora!, coraggio! E con gioia, perché anche quella ci promette il Signore. Lo fa tramite l’Apostolo Paolo che scrive ai Filippesi. E’ la lettera della gioia! Consideriamo che Paolo la scrive dalla prigionia. Paolo è in catene eppure usa termini come “rallegrarsi”, “contentezza”, “godimento” , mentre contempla la sua probabile condanna a morte. Ma allora di quale gioia parla? Di quale mansuetudine che -notiamo- deve essere nota, ovvero reale, visibile. Di quale pace? Dell’unica gioia che non è mai in discussione, che il mondo non può togliere perché non ha radici nel nostro mondo. In un mondo dove niente tiene: la pace, le relazioni tra persone, il lavoro, i princìpi, dove tutto sembra venire meno, Dio continua ad annunciare la salvezza, Dio fedele. Una gioia fondata in Cristo dove … DIO NON HA CONCESSO ALLE TENEBRE L’ULTIMA PAROLA … : CRISTO È IL SIGNORE!

Gioiosi: Ecco un altro punto rilevante di riflessione : quanto riusciamo a cogliere che la gioia e la comunione, proprio perché fondate in Cristo, possono inondare la nostra vita in ogni momento, se glielo permettiamo?

Ricordiamo qual era era la nostra domanda iniziale: ” Cosa fare quindi di fronte allo scoramento e all’inazione? ” Ezechiele e Paolo ci hanno aiutato a comprendere come , protetti dalla fedeltà del Dio Vivente e dalla sua promessa, a noi spetta fermarci ad ascoltare, alzare lo sguardo … perché lo Spirito ci pervada, perché la gioia risuoni … .

Lo Spirito, Ecco la parola dell’Evangelo di Giovanni, che parla di Spirito e di rinascita: Giovanni è il Vangelo dell’incarnazione del Figlio, della Rivelazione del Figlio, della missione di Gesù interamente consacrata alla salvezza: “Non sono venuto per condannare il mondo ma per salvare il mondo”. CHE PROMESSA GRANDIOSA!
Nicodemo, membro del sinedrio ebraico, si reca, di notte, da Gesù. Egli prenderà discretamente le difese di Gesù, che parteciperà alla sua sepoltura, ma ha timore di esporsi. Un atteggiamento ben noto anche oggi: In tanti hanno paura di testimoniare la propria fede pubblicamente, perché pericoloso o perché imbarazzante. Ai tempi di Calvino si parlava di “nicodemiti”, come di coloro che avevano abbracciato in cuor loro la Riforma ma non lo esprimevano pubblicamente per timore di ritorsioni o peggio. Nicodemo non ha ben capito chi è Gesù ma ha compreso che Dio gli è vicino.
Tra Gesù e Nicodemo si verifica subito un malinteso, poiché non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Gesù parla di rinascita e Nicodemo pensa alla rinascita in un parto: mica si può. E invece sì ! Si può! Si può nascere di nuovo da acqua e Spirito. Se l’acqua è un richiamo al battesimo e alla vita comunitaria, lo Spirito soffia dove vuole, ed è paragonato al vento come nell’Antico Testamento : “Ruah” in ebraico, significa soffio, vento, ed indica l’azione divina , la potenza di Dio: lo Spirito è all’origine dell’esistenza cristiana e dei comportamenti che essa implica.

Aperti allo Spirito: Ecco quindi l’ ultima riflessione che ci interpella profondamente: chi siamo noi per impedire allo Spirito di soffiare o per ritenere di imbrigliarlo? …
A noi sta cercarlo, riconoscerlo, nei momenti o nei luoghi più impensati, anche dove non ci piacerebbe o ci è scomodo , nella sorella o nel fratello, nel creato, nel culto, in una riunione di chiesa, nel prossimo, in noi stessi. Fare finta che non soffi … non è essere servi. Fare finta che non possa cambiare il nostro agire , non è essere servi. Qui l’ultima risposta al “che fare” iniziale: non ignorare lo Spirito, accoglierlo e respirarlo a pieni polmoni farsi rendere servi da Lui rinnovati e gioiosi.
Sorelle e fratelli Siamo invitati a portare speranza, a impegnarci a ridurre l’ingiustizia in questo mondo, nelle piccole e grandi cose, nel dialogo fraterno con l’altro ma anche nello schierarci dalla parte delle vittime della storia, perché il Dio di Israele e Dio nostro non assiste indifferente allo sterminio delle sue figlie e dei suoi figli.

Cosa fare allora? Ricorda, fermati, ascolta provando a non lasciarti distrarre dal rumore, Alza lo sguardo, vivi la gioia, apriti come un fiore, impara a riconoscere e accogliere lo Spirito, accogli con riconoscenza l’abbraccio di Dio, e servi con amore, per il Suo amore, perché non puoi fare altrimenti. Amen

Alessandro Serena