Il mio ricordo di Marianita.

Letto nell’incontro pubblico in ricordo di Marianita Montresor, nella sala riunioni del Tempio Votivo di Verona, 18 dicembre 2016;

di Nicola Sfredda.

 

Porto a voi il saluto di mia moglie Elisa e della Chiesa Valdese di Verona. Ho frequentato Marianita per molti anni. La conobbi per la presentazione che fece di lei la carissima amica Paola Rossi Peloso, grande testimone dell’ecumenismo a Verona e in ambito nazionale. Paola fu la prima a credere nelle capacità di Marianita e nel contributo che avrebbe saputo dare alla causa ecumenica. Cosi ho avuto modo di frequentare Marianita per molti anni, avendo la possibilità di approfondire l’amicizia innanzitutto a livello familiare, con mia mamma Florestana, con mia moglie Elisa e con mio figlio Davide. L’amicizia si è concretizzata in particolare in due ambiti: il Coro Ecumenico di Verona e il SAE. Nel Coro Marianita ha militato praticamente per tutto il periodo della sua attività, per nove anni, dal 2006 al 2015. Il suo contributo è stato importante soprattutto nell’approfondimento dei contenuti teologici della nostra iniziativa, chiarendo spesso cose importanti agli altri membri del Coro. Ricordo in particolare le necessarie chiarificazioni portate da Marianita in occasione della preparazione di un programma dedicato a Maria di Nazareth, proprio qui nel Tempio Votivo di Verona. Chiarificazioni utili e necessarie per tutti, sia per la componente cattolica che per quella protestante. Nel SAE Marianita mi aveva scelto come membro protestante nel Comitato Esecutivo nazionale. È stata una esperienza difficile e faticosa, ma anche entusiasmante, nell’organizzazione di tre convegni nazionali ai quali hanno partecipato grandi esperti e che sono stati seguiti da un gran numero di persone. Purtroppo non ho concluso il quadriennio del mandato conferitomi, essendomi trovato in minoranza in un CE che non aveva potuto accogliere le istanze di rinnovamento dell’associazione, di cui ero portatore. Ma ricordo con riconoscenza i tentativi di mediazione di Marianita, ribaditi anche in un’ultima cena che abbiamo avuto il piacere di condividere con lei a casa mia, con la mia famiglia, pochi mesi fa. Vorrei concludere ricordando la straordinaria umanità di Marianita con due episodi piccolissimi ma, credo, molto significativi. Il primo episodio è stato alla fine di una prova serale del Coro Ecumenico. Marianita si è avvicinata a me e con un sorriso disarmante mi ha detto che le era stato diagnosticato un brutto male, anche se lei non sentiva sintomi. Nei giorni successivi, parlando con Elisa, le ha detto che aveva notato il mio turbamento alla notizia. Questo mi sembra un esempio bello di attenzione all’altro, in una situazione che avrebbe potuto prevedere la massima concentrazione su se stessa. L’attenzione per l’altro: testimonianza cristiana espressa in una situazione concreta. L’altro episodio, più che altro un’immagine che ho sempre negli occhi e nel cuore: grande celebrazione eucaristica nella chiesa di Paderno del Grappa, circa duecento convegnisti del SAE ad assistere alla Messa presieduta da un vescovo e officiata da una ventina di sacerdoti; la Presidente sta seduta accanto ad un ragazzino di dodici anni, che, lei dice spesso, è un suo grande amico (mio figlio Davide). Nel momento di massima esposizione pubblica Marianita sapeva stare vicino ai più piccoli e più deboli. La stessa scena si è ripetuta in occasione del culto di celebrazione della Riforma, qui a Verona, l’ultima domenica di ottobre di quest’anno. È stato, per me e per Davide, l’ultimo incontro con Marianita: ancora una volta attenta ai più piccoli e ai più deboli. Per questi motivi il ricordo di Marianita sarà sempre vivo nel mio cuore.