“I quattro pilastri della chiesa” . Predicazione del culto di domenica 22 gennaio.

LETTURE BIBLICHE: Atti 3, 25-26.

25 Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio fece con i vostri padri, dicendo ad Abraamo: “Nella tua discendenza tutte le nazioni della terra saranno benedette”. 26 A voi per primi Dio, avendo suscitato il suo Servo, lo ha mandato per benedirvi, convertendo ciascuno di voi dalle sue malvagità».
Oggi parleremo della chiesa, cosa è la chiesa? Abbiamo ricevuto dalle precedenti generazioni un modello di chiesa, noi lo abbiamo mantenuto o al contrario lo abbiamo abbandonato? Cosa ci ristora lo spirito nel radunarsi con i fratelli e le sorelle di chiesa? Cosa ci manca nel nostro culto che è la principale assemblea pubblica della chiesa locale?
Già chiesa, in greco ecclesia, vuol dire assemblea del popolo, ma Gesù ha mai pronunziato questa parola? Basta usare una chiave biblica per accorgersi che tre vangeli non la nominano mai e il quarto la cita solo tre volte.
Ma allora a Gesù non interessava la nascita di una chiesa cristiana?
Negli atti invece troviamo spesso questa parola e ancora di più nelle epistole.
Questo significa che la chiesa è la risposta storica alla adesione di tanti credenti al nucleo ristretto dei discepoli. Il piano dell’agire di Gesù è diverso dalla organizzazione che i credenti si sono dati. Quel piano interseca la risposta umana a Pasqua, con la croce e la resurrezione. Dopo inizia il cammino della chiesa, un cammino lungo e tormentato. Andiamo allora ai primi passi di questo cammino.
Nei primi capitoli degli Atti vediamo aggiungersi successivamente persone e persone conquistate dal vangelo. Al capitolo 2, Pentecoste, tremila persone, al capitolo 3 altre duemila persone.
Siamo agli albori della chiesa, i discorsi di Pietro annunciano nel Tempio la messianicità di Gesù il nazareno; il primo miracolo di Pietro, uno zoppo che torna a camminare, richiama tutto il popolo presso le porte di Gerusalemme. La conclusione del secondo discorso di Pietro, tenuto lì davanti, è una sintesi potente di cosa sarà la chiesa dei primi abitanti di Gerusalemme convertiti. Questa definizione sintetica è valida anche oggi.
Rileggiamo i due ultimi versetti “Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra. 26 A voi per primi Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato per portarvi la benedizione, e perché ciascuno si converta dalle sue iniquità”.
Pietro richiama la continuità con il patto che Jahvè ha offerto ad Abramo, un patto che si estende a tutte le nazioni, e usa quattro parole che sono i pilastri della chiesa di Cristo. Le quattro parole sono: Gesù il servo dell’Eterno, la sua resurrezione, la benedizione che discende dal Padre e il ravvedimento. Ma percorriamo insieme l’ultimo versetto.
A voi per primi: siamo proprio ai primi passi della chiesa, Pietro e Giovanni vanno avanti e tutti gli altri seguiranno le loro orme.
Dio: la azione viene solo da lui non dalla umanità, Dio è colui che suscita e risuscita il servo.
Il servo: tra tanti nomi usati dai vangeli per umanizzare in Gesù la speranza messianica, viene scelto questo: il servo dell’Eterno. La figura, annunciata dal profeta Isaia, raccoglie la eredità di tutti i sacrifici, da Isacco alla festa delle espiazioni. Il servo sostituisce tutta l’umanità nel subire l’ira del Signore per l’infedeltà al patto stabilito.
Resuscitato: si potrebbe tradurre suscitato e resuscitato, queste sono le azioni di Dio sul suo servo!
Benedizione: dalla croce viene la buona volontà del Signore che ci annuncia i tempi di ristoro, i tempi della consolazione.
Conversione: come conseguenza delle azioni di Dio, nel nome del servo dell’eterno è possibile il ravvedimento di tutte le famiglie della terra. Questa è la risposta umana all’annuncio dell’apostolo.
Per la volontà del Signore noi possiamo partecipare alla morte e alla resurrezione del Servo,e ricevere la benedizione che ne viene, che ci riconcilia con Jahvè.
Le parole finali del discorso di Pietro definiscono i quattro pilastri su cui edificare la chiesa.
Su questi pilastri la chiesa è cresciuta in tanti diversi modi. Pensate a come è fatto un edificio di culto: ci sono quelli circolari come questa sala, ci sono quelli a croce latina. Ci sono i grandi e fastosi e quelli piccoli e semplici. Alcuni hanno un chiostro, altri hanno un grande portale. Ma tutti sono stati costruiti partendo da poche fondamenta.
Potremmo definire i quattro pilastri con quattro parole dal suono simile, facile da tenere a memoria. SOSTITUZIONE, PARTECIPAZIONE, CONVERSIONE, BENEDIZIONE.
SOSTITUZIONE: Gesù morendo in croce si sostituisce alla umanità e ad ogni offerta sacrificale per le infedeltà commesse.
PARTECIPAZIONE: la grazia del Signore ci rende partecipi di questo sacrificio e ci rende oggetto della riconciliazione di Dio con l’umanità.
BENEDIZIONE: il Dio riconciliato ci colma del suo amore, la sua volontà benefica illumina le nostre esistenze.
CONVERSIONE: la riconoscenza per questo amore divino, donato gratuitamente, ci porta a ravvederci, a comprendere i nostri errori, a mutare atteggiamento verso gli altri e verso tutta la natura.
Nei nostri culti questi quattro pilastri sono continuamente rivisitati: nella cena del signore troviamo SOSTITUZIONE e PARTECIPAZIONE. Nella confessione di peccato troviamo la CONVERSIONE. Nelle parole di grazia e nella chiusa finale troviamo la BENEDIZIONE.
Questi sono i pilastri che reggono tutta la chiesa, tutto passa, tutto può cambiare, ma non questi pilastri che restano fondanti per ogni modello di chiesa.
Tante cose importanti nella nostra vita di chiesa restano fuori. Ad esempio: la liturgia, i meccanismi democratici, la autorità esercitata nei rapporti umani, la spiritualità, la musica, lo studio della parola, la storia delle nostre chiese, la tradizione degli atti ecclesiastici. Per non parlare del servizio, della accoglienza, delle offerte economiche, delle missioni.
Tutto queste attività, tutti questi valori sono cambiati e ancora cambieranno, non i quattro pilastri. Conoscendoli si vive meglio il cambiamento, si comunica meglio con le diverse tradizioni. (riflessione libera)
La chiesa locale, le chiese con la loro storia lunga e significativa somigliano ad una via percorsa da generazioni di credenti. Ogni predicatore, ogni catechista, ogni teologo ha lasciato le proprie impronte; siamo di fronte ad una strada fangosa, seccata dal sole, vediamo le impronte di un esercito di credenti che hanno percorso questa via. Non per niente la prima chiesa viene chiamata negli Atti quelli della via.
Noi dobbiamo sforzarci e distinguere, ritrovare, valorizzare le impronte dei piedi di Giovanni e di Pietro. Quattro impronte: PARTECIPAZIONE, SOSTITUZIONE, BENEDIZIONE e CONVERSIONE.
Ciascuno di noi è coperto dal sacrificio del servo dell’eterno che ci sostituisce nella condanna, riceviamo la sua benedizione che ci riconcilia con Dio e la fede in queste due cose ci porta alla conversione.
La chiesa degli atti cresce per dare risposte al popolo stupito dal miracolo. La nostra chiesa cresce per dare risposta a chi è in ricerca di ciò che trascende il piano umano. La risposta in tutti i casiè il nome che diamo a Gesù il nazareno, il servo dell’eterno che è morto al nostro posto. Dalla croce spoglia viene la benedizione, la conseguenza è la conversione di tutta la chiesa.
Siamo all’inizio di un nuovo anno, il 2017, abbiamo appena concluso una settimana di preghiera per l’unità delle chiese . Ora viene il nostro compito che si riassume nel pronunziare, nel testimoniare il nome di Gesù.
Il servo dell’eterno.
Colui che è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione.
Colui che Dio il padre innalzerà a luce delle nazioni, strumento della sua salvezza fino alla estremità della terra.

Ruggero Mica