“Dove sono i tuoi fratelli e le tue sorelle?” Predicazione di domenica 29 gennaio 2017.

LETTURE BIBLICHE: Luca 10, 25- 37; 1 Giovanni 4, 7-12; Genesi 4, 1-16a
Luca 10, 25- 37 

Ed ecco, un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova, e gli disse: «Maestro, che devo fare per ereditar la vita eterna?» Gesù gli disse: «Nella legge che cosa sta scritto? Come leggi?» Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’ anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso». Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa’ questo, e vivrai». Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?» Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s’ imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Così pure un Levita, giunto in quel luogo, lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Ma un samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede all’ oste e gli disse: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”. Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’ imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia». Gesù gli disse: «Va’ , e fa’ anche tu la stessa cosa».


1 Giovanni 4, 7-12 

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’ amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’ amore di Dio: che Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l’ amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi.


Genesi 4, 1-16a

Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: «Ho acquistato un uomo con l’ aiuto del SIGNORE». Poi partorì ancora Abele, fratello di lui. Abele fu pastore di pecore; Caino lavoratore della terra. Avvenne, dopo qualche tempo, che Caino fece un’ offerta di frutti della terra al SIGNORE. Abele offrì anch’ egli dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. Il SIGNORE guardò con favore Abele e la sua offerta, ma non guardò con favore Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato, e il suo viso era abbattuto. Il SIGNORE disse a Caino: «Perché sei irritato? e perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!» Un giorno Caino parlava con suo fratello Abele e, trovandosi nei campi, Caino si avventò contro Abele, suo fratello, e l’ uccise. Il SIGNORE disse a Caino: «Dov’ è Abele, tuo fratello?» Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» Il SIGNORE disse: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra. Ora tu sarai maledetto, scacciato lontano dalla terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra». Caino disse al SIGNORE: «Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà». Ma il SIGNORE gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui». Il SIGNORE mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse. Caino si allontanò dalla presenza del SIGNORE
Cari fratelli e care sorelle,

il racconto del primo fratricidio della storia dell’umanità è molto noto ed è una storia apparentemente semplice. Ci sono un padre ed una madre, Eva ed Adamo, che finalmente “acquistano” un figlio, caino, poi con un secondo parto di Eva nasce anche Abele, la cui esistenza dura solo tre versetti, quasi un soffio nel racconto. Abele si dedica alla cura degli animali mentre Caino, suo fratello maggiore si dedica all’agricoltura. Di entrambi si dice che sono devoti al Signore, poiché entrambi offrono le proprie primizie a Dio. Eppure il racconto ci informa che il Signore, inspiegabilmente, gradisce l’offerta di Abele rispetto a quella di Caino e questo è il motivo scatenante per il primo fratricidio e anche per il primo assassinio dell’umanità.

Ovviamente sin da molto presto nella storia dell’interpretazione ci si è chiesti il perché.. sia dell’assassinio, sia soprattutto della palese preferenza di Dio nei confronti dell’uno piuttosto che dell’altro. Una domanda che può essere espressa sotto altre forme, ma che ha un significato esistenziale profondo: Perché il Signore gradisce uno e non l’altro a parità di condizioni? Perché dove a noi è concesso di avere da mangiare tanti pasti al giorno, di avere una bella casa, di vivere delle vite tutto sommato serene ed ad altri questo non è possibile? Perché ci sono cose che noi desideriamo ardentemente e prove alle quali siamo ogni giorno sottoposti ogni giorno ed altri non sono forzati ad affrontare le stesse difficoltà? In un racconto apparentemente molto semplice, scritto da credenti che cercavano di parlare della loro fede, ma soprattutto della loro idea di come il Signore interagisce nella storia personale del mondo e delle creature che lo popolano, leggiamo fin dall’inizio una delle domande di senso più rilevanti che l’essere umano si sia posto:

Perché capita a me? perché il Signore non gradisce il frutto del mio lavoro e del sudore della mia fronte, mentre gradisce quello di mio fratello?

L’ottica della quale parlo è ovviamente quella di Caino, nella quale mi riconosco, poiché è un uomo che esprime il proprio sentimento in maniera fortissima egli si irrita, si dispera ed è talmente tanto geloso della sorte del proprio fratello tanto da volerlo eliminare.

Un sentimento terribile, ma che sembra essere divenuto alquanto comune.. nella società, nel mondo.. e perché no …nelle comunità di fede, tra persone anche credenti.. la violenza e la legge del più forte hanno ancora l’ultima parola… una parola mortale, perché non ammette repliche, è autoritaria e afferma il Sé contro un generico Tu, dimenticandosi che nella comunità di fede il Signore dà alla luce un Noi (Sanctorum Communio , D. Bonoeffer).

In molti casi nella Bibbia si parla di smania di potere, ma qui si esprime un concetto significativamente differente: Caino non ha un desiderio di potere, bensì un bisogno d’amore nei confronti di Dio che non sente ricambiato. Caino è l’essere umano autentico in questa storia che si sdegna e che contesta l’operato del Signore perché non lo comprende fino a volerlo sovvertire.

Certo il rischio di essere anche moralisti o superficiali parlando di Caino ed Abele è molto alto, perché sarebbe facile dire che ognuno di noi qualche volta nella propria vita si è sentito come Caino, inadeguato o inadatta, sdegnato o incredula delle azioni di Dio ovvero anche desideroso di cambiare una realtà che interpreta come il rifiuto da parte di Dio, sarebbe facile accusare o giustificare Caino a seconda della nostra predisposizione d’animo e del nostro vissuto, sarebbe facile dunque schierarsi o con l’ucciso o con l’uccisore, con la vittima o con l’assassino, con un fratello contro l’altro.

Forse invece è meglio fare un passo indietro e sospendere il giudizio e ammettere che ognuno di noi ha paura del rifiuto e della disapprovazione dell’altro, poiché quando offriamo il meglio che abbiamo, mettiamo noi stessi in gioco, completamente a nudo e corriamo il rischio di essere disapprovati o di essere rifiutati, ed è questo che accade anche a Caino.

Di certo questo non lo giustifica, ma lo rende autenticamente umano. Un essere che per mestiere doveva avere un’attitudine mite, dedito all’agricoltura e l’altro invece, l’allevatore Abele, aveva offerto animali i quali aveva uccisi per sacrificarli.

Caino l’agricoltore, colui che si prendeva cura della terra arando e dissodando il suolo si sente ora abbattuto, deluso forse, o forse ancora possiamo immaginare che si vergogni di camminare a testa alta, come se si sentisse colpevole o mancante nei confronti di Dio.

Alcuni Midrash ebraici hanno spiegato la disapprovazione di Dio nei confronti di Caino proprio come il risultato di un’offerta peggiore rispetto a quella del fratello, ma questo il testo non lo dice.

Altri hanno parlato della competizione naturale tra fratelli maschi e dell’aggressività che a volte si manifesta nel loro rapporto, ma anche di questo il racconto non dice.

Dice invece che Caino aveva il volto abbattuto, che nonostante il Signore non avesse guardato con favore alla sua offerta, gli rivolge la parola.

Caino ha un privilegio grande rispetto anche a noi, il Signore si rivolge a lui e lo mette in guardia da sé stesso e gli domanda amorosamente «Perché sei irritato? e perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!». Il Signore esorta Caino, parlandogli come si parlerebbe ad un bimbo da consolare, se agisci bene non rialzerai il volto? Per spiegargli che esiste il bene ed il male, ma la scelta tra bene e male la può compiere solamente lui.

Il Signore con grande amore e dolcezza spiega a Caino che la bramosia, quasi come se fosse un mostro primordiale, lo attende sulla soglia di casa, il luogo dove si esce per incontrare l’altro ovvero per accoglierlo in casa. Nell’incontro con l’altro c’è una scelta possibile tra il bene ed il male, un bene senza ricompensa, che però ci fa andare a testa alta, che la sera ci permette di dormire, che ci fa guardare con gioia ai fratelli ed alle sorelle intorno a noi, e un male insidioso, che rivolge i suoi desideri contro chi si appressa alla soglia e all’incontro con l’altro. Un male che, dice il Signore, è doveroso dominare: Tu dominalo dice a Caino, ma questo non avviene, Caino non domina la propria irritazione e la propria bramosia, resta rannicchiato e piegato con il volto abbattuto uccidendo il proprio fratello, il proprio alter ego, colui con il quale è verosimilmente più intimo e vicino rispetto a chiunque altro.

In effetti è molto più semplice entrare in conflitto con coloro che ci sono vicini, con il nostro prossimo che è vicino alla soglia della nostra casa, rispetto a coloro che sono lontani. Con chi è lontano è facile avere un buon rapporto, al massimo ci facciamo una telefonata ogni tanto, ci scriviamo delle lettere, ci stimiamo genericamente e se per caso ci incontriamo allora manifestiamo la nostra amicizia. Chi ci è vicino invece no, sta vicino a noi, accanto, preme sui nostri confini, appoggia la sua casa sul nostro muro perimetrale, ruba la nostra acqua, sposa le nostre figlie o i nostri figli, chi è vicino esprime opinioni e forse anche Dio talvolta gradisce la sua offerta più della nostra. Chi ci sta vicino, Abele, la cui vita dura un soffio, puzza, così come puzzano gli armenti e gli animali che alleva, e noi, che gli siamo vicini avvertiamo il suo odore e ci dà fastidio.

Nel Corano, come in molte interpretazioni allegoriche della Bibbia, Abele appare come il giusto, martire e nonviolento che mai alzerebbe un dito su Caino per difendersi, ma non è sulla presunta santità di Abele che si sviluppa un rapporto con Dio, ma sul tormento interiore di Caino.

Quando Gesù dice in Matteo 9,13 “Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamar dei giusti, ma dei peccatori» si rivolge metaforicamente anche a Caino.

Caino, non solo non ha avuto misericordia, ma ha anche negato i legami più intimo che aveva: quello con suo fratello, con il quale aveva condiviso il ventre della madre, il legame con la terra, che lavorata e curata amorosamente gli donava i suoi frutti, inquinandola con il sangue del fratello, con un nutrimento inadeguato ad un rapporto d’amore, infine Caino rompe il legame con il Signore, il quale gli mostrava un’alternativa alla violenza, alla bramosia e al peccato.

Il SIGNORE disse a Caino: «Dov’ è Abele, tuo fratello?» Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» Il SIGNORE disse: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra. Ora tu sarai maledetto, scacciato lontano dalla terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra».

IL Signore ode l’urlo delle vite spezzate e dei rapporti non vissuti, ode la preghiera di coloro che soffrono nel silenzio di esistenze negate e mette Caino di fronte alla propria responsabilità e all’orrore che ha commesso.

Sono forse arrogante nell’affermare che quella che è comunemente intesa come una maledizione da parte del Signore a Caino è invece l’atto amorevole del genitore che spiega al figlio le conseguenze tremende che producono le azioni umane.

Dio, padre e madre nostro, spiega a Caino che egli è il guardiano di suo fratello, così come è il guardiano della terra, e così spiega anche a noi domandandoci: Dove sono i tuoi fratelli e le tue sorelle?

Certamente nessuno di noi è assimilabile al Caino biblico, e non credo che nessuno di noi sia un fratricida nel senso fisico della parola, ma qui si parla di responsabilità. Il Signore spiega a noi come a Caino che non esiste un’azione che non abbia conseguenza e che siamo responsabili di agire il bene o il male di fronte a Dio. Questa responsabilità nei confronti del Signore passa attraverso la relazione che intessiamo e nella quale viviamo, con i fratelli e le sorelle, e questa relazione è parte imprescindibile del mio rapporto con Dio.

Paradossalmente, se Caino non avesse ucciso Abele, ma lo avesse visto cadere, stare male, o altro e si fosse girato “dall’altra parte” sarebbe stato responsabile comunque agli occhi del Signore. Nel testo c’è poi una particolarità.. Abele non parla mai, non si difende, ma neanche comunica con Caino.. lo fa perché lo “snobba”? o soltanto perché non ne è capace? Perché è PIù DEBOLE DI LUI? o magari è solo spaventato..

Queste sono domande che il testo non scioglie, per l’autore era di certo più interessante parlare di Caino .. anche se come comunità è importante interrogarci su questo silenzio tra i due fratelli che si traduce in tragedia.. perché, visto che ci siamo identificati con Caino, il nostro fratello tace? E come possiamo fare invitarlo a comunicare con noi senza essere invadenti, aggressivi o inopportuni non desiderati?

O se ci sentiamo come Abele.. vittime e senza difesa, perché non parliamo con nostro fratello, con nostra sorella? Perché non chiediamo aiuto?

Certo il silenzio di Abele ci deve fare riflettere.. che abbia parlato qualche volta? Che semplicemente Caino non lo abbia ascoltato?

Se poi invece, quella di Caino fosse solo invidia? Quale sentimento sarebbe più umanamente comprensibile, addirittura nel vangelo di Marco ed in quello di Matteo, parlando della decisione che Pilato doveva fare tra Gesù e Barabba, si dice chiaramente che Pilato “sapeva che glielo avevano consegnato per invidia” (Mt. 27,18. Mc. 15,10).

Allora ancora con più determinazione e chiarezza il Signore ci mette in guardia, perché il rapporto con nostro fratello e con il nostro prossimo, che sovente è troppo vicino, che è insopportabilmente presente, che talvolta è più motivato di noi e che spesso è anche più bravo di noi a fare le cose, è contemporaneamente la nostra sfida e la nostra vocazione.

Una vocazione all’amore, alla comprensione, al rispetto ed alla misericordia. Ed è proprio la misericordia l’ultima parola di questo racconto, quando Caino non riesce a sopportare il peso e le conseguenze della propria colpa e dice «Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà». Ma il SIGNORE gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui». Il SIGNORE mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse. Caino si allontanò dalla presenza del SIGNORE.

Il Signore mise un segno su Caino, ed è il segno dell’umanità, che non sa affrancarsi dalla propria colpa e che non la riesce a sopportare.

Amen.
Past. Laura Testa