Dio mio, dove sei? – Predicazione di domenica 2 aprile 2017

LETTURE BIBLICHE: Salmo 22
Cari fratelli e care sorelle, oggi ci confronteremo con un salmo difficile da leggere ed ascoltare, un salmo che ci sfida a riflettere sulla passione di Gesù, ma anche in generale sulla sofferenza. Non si tratta, semplicemente, di leggere e commentare dei passi che conosciamo bene e che fanno parte della tradizione legata a questo periodo dell’anno. Si tratta di entrare, insieme a Gesù, nella sofferenza e nella morte, si tratta di sentire, ognuno e ognuna di noi, il dolore lacerante che ci circonda e che spesso fingiamo di non sentire, come quello delle donne maltrattate e ferite, quando non uccise, dei bambini abusati, dei disoccupati, di coloro che vengono in Europa alla ricerca di un futuro migliore e vi trovano razzismo, indifferenza, fame, povertà, o quello dei malati, di coloro che sono rimasti soli. Solo accettando il paradosso inaccettabile che prima della resurrezione c’è la croce e che Dio ha scelto, per sé, di percorrere lui stesso questa strada, dolorosa e difficile, solo così potremo vivere a pieno anche la gioia della Resurrezione. Oggi vogliamo riflettere con tutti noi stessi, con la mente, ma anche con il cuore e con tutto il nostro corpo, su questa scelta fortissima, radicale, compiuta da Gesù: solo accogliendo fino in fondo questa sfida, impediremo a noi stessi di trasformare questo tempo di preparazione in un periodo banale e di nessun significato per la nostra crescita spirituale.
1 Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!
2 Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione.
Il salmista è disperato, forse è gravemente ammalato, chiaramente non ha più speranze terrene e si rivolge a Dio. Così come forse è successo anche a noi in qualche momento in cui abbiamo dovuto affrontare un dolore profondo, un lutto incomprensibile, una malattia nostra o di chi ci sta molto caro.
3 Eppure tu sei il Santo, siedi circondato dalle lodi d’Israele.
4 I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti.
5 Gridarono a te, e furon salvati; confidarono in te, e non furono delusi.
A chi ci si può rivolgere quando tutto è perduto se non a Dio? Dio che trascende la nostra umanità, Dio che tante volte ha fatto sentire la sua presenza, ai nostri padri, ad altri fratelli e sorelle, Dio in cui crediamo e su cui abbiamo riposto la nostra fiducia. Ma – ed è questa la cosa più terribile – quando anche Lui tace? Quando a noi non fa sentire la Sua presenza. Quando Noi ci sentiamo soli, disperati, abbandonati. Quando lo stesso Dio che ci ha fatto nascere, che ha salvato tanti prima di noi, ora è assente? Lo chiamiamo, ma sembra non ascoltarci. Forse anche Gesù si è sentito così. Perfino Gesù! Se è vero, come attestano il vangelo di Marco e quello di Matteo, che prima di morire ha recitato proprio questo salmo in preghiera: Signore dove sei? Signore non sentiamo la tua voce. Signore non ci abbandonare.
6 Ma io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, e il disprezzato dal popolo.
7 Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo:
8 «Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!»
9 Sì, tu m’hai tratto dal grembo materno; m’hai fatto riposare fiducioso sulle mammelle di mia madre.
10 A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal grembo di mia madre.
11 Non allontanarti da me, perché l’angoscia è vicina, e non c’è alcuno che m’aiuti.
12 Grossi tori mi hanno circondato; potenti tori di Basan m’hanno attorniato;
13 aprono la loro gola contro di me, come un leone rapace e ruggente.


E mentre noi viviamo il profondo sconforto di questo devastante silenzio, ecco che da fuori arriva rumore di gente allegra, di gente che sta vivendo una vita piena di gioia. Di gente che ci vede tristi, in silenzio, abbandonati e non solo non ci accoglie, non ci aiuta, ma al contrario ci deride, si fa beffe di noi. In chi hai creduto? Su chi hai fondato la tua fiducia? Su chimere, su illusioni. Il tuo Dio ti ha abbandonato. Ma in realtà il tuo Dio forse non esiste neppure. E il dubbio, tremendo, più doloroso del dolore, ci assale, ci prende le gambe:
14 Io sono come acqua che si sparge, e tutte le mie ossa sono slogate; il mio cuore è come la cera, si scioglie in mezzo alle mie viscere.
15 Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi si attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte.
16 Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi.
17 Posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano e mi osservano:
18 spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica.
Gli uomini e le donne che ci vivono accanto, come bestie feroci, ci assalgono, ci addentano, ci deridono: non è solo la vita che se ne sta andando e anche la fede. In chi ho riposto la mia fiducia, se ora sono solo, abbandonato e sgomento? Ci guardiamo intorno e vediamo un mondo triste, egoista, prepotente, un mondo che si proclama cristiano nel quale si costruiscono muri per difendersi dai poveri, dai diseredati, da coloro che fuggono dalle guerre, dove chi allunga la mano in cerca di aiuto, spesso riceve insulti, dove ci succede di sentirci soli, senza energie, senza coraggio, delusi da noi stessi e da quello che ci circonda, che è così lontano da quello che proclamiamo, da quello in cui crediamo.
19 Ma tu, SIGNORE, non allontanarti, tu che sei la mia forza, affréttati a soccorrermi.
Ma non tutto è perduto: il salmo è grido a Dio, è accorata ricerca sul senso che permea la realtà. Dio mio perché mi hai abbandonato? Dio mio: a te rivolgo la mia preghiera, a te che sembri lontano, distratto, indifferente. A te, che non posso abbandonare, nonostante mi senta abbandonato. Guardami, o Signore e rispondici: Perché? Perché, perché ci sono le malattie, la povertà, i bambini che muoiono o che vengono sfruttati, abusati, maltrattati. Perché le nostre chiese si svuotano. Ognuno di noi può aggiungere i propri perché, li può forse trovare nella propria storia, o guardando il telegiornale, li può leggere negli occhi dei bambini che muoiono nel Mediterraneo, o in Palestina o in qualsiasi territorio di guerra. Li può sentire nei corpi martoriati di tante donne. Perché? Sappiamo che alle volte le nostre preghiere non vengono esaudite, perché?
20 Libera la mia vita dalla spada, e salva l’unica vita mia dall’assalto del cane;
21 salvami dalla gola del leone. Tu mi risponderai liberandomi dalle corna dei bufali.

Non abbiamo una risposta, cari fratelli e sorelle, possiamo solo affidarci a Dio e perseverare nella nostra fede. “Salva l’unica vita mia” L’unica. Possiamo continuare e continuare a pregare. Non cercherò di inventare qualche spiegazione sul perché della sofferenza: nella storia ce ne sono state molte, ma forse non così convincenti, o meglio, non convincenti per coloro che si sono già allontanati, che hanno già rinunciato. Ma il salmista oggi ci rammenta che possiamo, che abbiamo il diritto, di dire insieme a Gesù “allontana da me questo calice amaro”; Abbiamo il diritto di dire, ho paura, sono angosciato, sono disperato, sono arrabbiato, non capisco… e poi, dopo aver gettato sulle Sue  spalle la nostra fatica, il nostro dolore, le nostre domande, possiamo, come il salmista dire
20 Libera la mia vita dalla spada, e salva l’unica vita mia dall’assalto del cane;
21 salvami dalla gola del leone. Tu mi risponderai liberandomi dalle corna dei bufali.
Possiamo dunque ancora affidarci a Dio, consapevoli, però, che Gesù dice “non la mia volontà, ma la tua sia fatta”. Non è una risposta consolatoria, ma è quella del Getsemani, quella di Gesù. Gesù, la cui preghiera non è stata esaudita, ma che ha saputo affidarsi e, fidarsi. Non sappiamo se e quale sia la risposta giusta. Non lo sappiamo. Ma il salmo non si conclude nella disperazione, non ci lascia ai piedi della croce, perché non siamo soli, non siamo abbandonati, e una risposta la possiamo udire, se solo siamo disponibili con le orecchie, con il cuore, con la mente, con tutti noi stessi.
22 Io annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea.
23 O voi che temete il SIGNORE, lodatelo! Voi tutti, discendenti di Giacobbe, glorificatelo, temetelo voi tutti, stirpe d’Israele!
24 Poiché non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del sofferente, non gli ha nascosto il suo volto; ma quando quello ha gridato a lui, egli l’ha esaudito.
25 Tu sei l’argomento della mia lode nella grande assemblea; io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti temono.
Il salmista una risposta l’ha ricevuta. Forse è guarito, o forse ha ritrovato la fede che temeva di aver smarrito. Non si sente più solo, non si sente più abbandonato e inizia un canto di lode:
26 Gli umili mangeranno e saranno saziati; quelli che cercano il SIGNORE lo loderanno; il loro cuore vivrà in eterno.
27 Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE e si convertiranno a lui; tutte le famiglie delle nazioni adoreranno in tua presenza.
28 Poiché al SIGNORE appartiene il regno, egli domina sulle nazioni.
29 Tutti i potenti della terra mangeranno e adoreranno; tutti quelli che scendon nella polvere e non possono mantenersi in vita s’inchineranno davanti a lui.
Un canto di lode che diventa corale, addirittura universale, un canto di lode che coinvolgerà perfino i morti e tutte le nazioni, cioè tutti gli abitanti della terra. Coloro che oggi sono distratti, nel dolore, nella fatica, nell’indifferenza, tutti coloro che non si sentono chiamati, sentiranno la lode e si assoceranno in questo banchetto di gioia e lode.
30 La discendenza lo servirà; si parlerà del Signore alla generazione futura.
31 Essi verranno e proclameranno la sua giustizia, e al popolo che nascerà diranno com’egli ha agito.
Amen!

Erica Sfredda