La semplicità: dal silenzio della croce alla Pasqua

La semplicità, credo sia questo il modo  attraverso il quale la Pasqua di Risurrezione ci parli da sempre. Generazioni di cristiani e non, esegeti, studiosi dei testi sacri e delle culture del bacino del Mediterraneo  si sono impegnati per spiegare il senso della Pasqua, come la Risurrezione sia avvenuta in realtà, se si è trattato della rianimazione di un corpo, di visioni oggettive o soggettive, di fenomeni estatici, di una semplice truffa ordita da seguaci delusi o di cos’altro.

Sappiamo che il Signore, Dio nascosto, si rivela nella miseria, negli ultimi, nella debolezza, nell’infamia. Quanto celebriamo oggi, il Venerdì Santo, rappresenta il fondo , il pozzo nero del divino e dell’umano, Dio che fa una fine da schiavo, la croce: il “servile supplicium” che secondo lo storico romano Tacito non doveva nemmeno figurare sulla bocca del cittadino romano dabbene. Guardando alla croce possiamo intuire, solo intuire qualcosa dello scandalo del male, del silenzio di Dio in quel momento, di dove sia Dio di fronte ai drammi della storia e dell’uomo: è sulla croce.

Eli Wiesel ne “La notte” descrive il male assoluto, quello di fronte al quale la mente urla : un bambino messo a morte per impiccagione   in un  campo di concentramento. Ecco quanto terribilmente scrive: “E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. … “Dietro di me udii il solito uomo domandare: – Dov’è dunque Dio? E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: – Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca… .” 

Oggi, proprio oggi, non possiamo e non vogliamo dimenticare che nell’osservare Gesù osserviamo, ricordiamo, chi ieri e oggi è crocifisso. Basta aprire un giornale. I bimbi vittime di violenze, le stragi di profughi nel Mediterraneo, la Siria, le bombe in guerra e  nelle chiese in Egitto o nelle strade, le condanne a morte   (solo in uno stato degli USA si eseguiranno otto condanne a morte in 11 giorni). Non basta ricordare. I discepoli osservano da lontano, solo le donne hanno il coraggio di essere lì. Noi cosa facciamo ? A che distanza stiamo da quella croce?  E pare che il mondo non si interroghi su questo. Non più di tanto. Alla radio ed in televisione si susseguono i dibattiti sul politico di turno che mangia o meno l’agnello per Pasqua:  chi rispetta la tradizione e chi è animalista … . Che miseria. Di questo vogliamo parlare per Pasqua?

Direi di no. La Pasqua, che passa attraverso il Venerdì Santo, è altro, è il Totalmente Altro. Che sovverte le regole del mondo, che ci mostra che  quel Condannato è il  Signore della vita. Avviene in maniera semplice dicevamo, con la risposta alla morte che può essere solo divina: la sua sconfitta, la vita! Non sono necessari sofismi, non occorre accedere ad una verità mistica o raggiungere un grado di illuminazione recondito. Basta guardare al Risorto. La fede, la fiducia, può essere quella di un bambino, comprensibile a chiunque, perché si basa sulla semplicità: Chi era morto, ora è vivo! Il Vangelo di Giovanni, in un solo versetto riesce a fornirci il nocciolo, il nucleo del senso della Pasqua: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Gv 3,16) . 

Non c’è altro, è questa la Pasqua.

Non c’è vita che nasca senza essere un progetto di Dio per l’eternità, se glielo si consente; non si nasce a questo mondo, si nasce alla Vita e all’amore di Dio che è infinito, che non ha tempo, che non ha limiti.

Ieri mi interrogavo su come spiegare la Pasqua a dei bambini. Non è stato difficile. Un bruco che osservando il bozzolo vuoto lasciato da un altro bruco, può pensare che quello sia il destino dei bruchi ma può anche volgere lo sguardo in alto e osservare una meravigliosa farfalla, che è diversa ma è la stessa di prima, che è nata da quel bozzolo ma che ora vede altro. Ecco la Pasqua: Gesù Cristo che è stato resuscitato da Dio, ci indica che siamo  farfalle.

“Io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Gv 10,10)

Alessandro Serena