“Cantiamo Osanna” – Predicazione della domenica delle Palme

LETTURE BIBLICHE: Matteo 21, 1-11

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma. I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!  Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

Care sorelle, cari fratelli, l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme può essere rappresentato come l’epilogo della unilaterale storia d’amore e di riconciliazione tra Dio e l’umanità.

Della vita di Gesù si conosce poco, l’evento della nascita, la presentazione al Tempio, l’episodio a 12 anni la Sinagoga e poi attorno ai 30 l’inizio della sua missione; per circa tre anni si muove nel territorio d’Israele predicando l’amore e la giustizia a folle immense che si radunano attorno a lui e lo seguono. Gesù costituisce un gruppo di discepoli che istruisce in modo particolare, opera fatti miracolosi: guarisce gli storpi, dà la vista ai ciechi, sfama una folla di cinquemila persone con pochi pani e pochi pesci, scaccia i demoni e sana i lebbrosi, supera le tentazioni, resuscita i morti; non giudica, ma predica il superamento della legge in favore della giustizia e dell’amore.

Molti vorrebbero riconoscerlo Re, ma Gesù prosegue lungo il cammino che lo condurrà alla croce. L’episodio dell’ingresso in Gerusalemme è riportato in tutti gli evangeli; il testo di Matteo racconta del suo avvicinarsi alla città  e che, prima di giungervi, Egli manda due discepoli a prendere un’asina ed il suo puledro, affinché possa fare il suo ingresso trionfale.

Marco parla di un puledro mai montato per significare che si tratta di un animale destinato ad un uso sacro. In ogni caso, Gesù non vuole entrare in Gerusalemme come un condottiero, non cerca un cavallo, simbolo di potere e di guerra, ma cerca un asino, simbolo di mitezza e di pace, lo stesso simbolo utilizzato dai padri d’Israele.

Gesù ancora una volta dimostra di essere in continuità con quanto profetizzato da Isaia e Zaccaria. Manda i discepoli avvertendoli: se qualcuno vi chiede spiegazioni dite “il Signore ne ha bisogno”, il Signore, il padrone di ogni cosa, lo vuole semplicemente in prestito.

I discepoli fecero esattamente ciò che Gesù aveva ordinato e tornarono con l’asina ed il pulendo, si spogliarono dei loro mantelli per farne una sella e misero Gesù sull’asina, avviandosi verso Gerusalemme.

Giovanni racconta che la gran folla, che era venuta per la festa, uscì dalla città per andargli incontro, e che al suo passaggio, in segno di grande rispetto,  mettevano a terra i loro mantelli ed agitavano rami di palma gridando «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!»

Ma anche, come riporta Luca, ripetendo l’annuncio della nascita:   «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!»

L’ultimo versetto del nostro testo fa risaltare una contraddizione:  l’ingresso di Gesù getta scompiglio tra la gente di Gerusalemme, da una parte, che si chiede chi sia costui, e la folla venuta dal circondario, dall’altra,  che conosce Gesù, che lo acclama, che lo riconosce come un profeta. Una folla ondivaga e mutevole nel suo giudizio, visto che da lì a poco a Gesù preferirà il ladro Barabba.

Eppure, in questo momento è considerato come il liberatore, in grado di affrancare Israele dalla dominazione romana e riportarla all’antico splendore, come ha dimostrato di saper sfamare con niente migliaia di persone.

Chi, meglio di lui, è in grado di risolvere tutti i problemi?

Scene simili se ne vedono anche nel nostro tempo: ogni giorno  nuovi personaggi vengono osannati, idolatrati, ritenuti in grado di risolvere tutti i problemi. Ma allo stesso tempo e con la stessa rapidità vengono ripudiati e posti ai margini della società non appena la loro aura si appanna, o più semplicemente si scopre che si tratta di persone che hanno approfittato del loro potere,  corrotti e ladri.

E noi? In che modo il racconto dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme interroga la nostra coscienza di credenti? Siamo anche noi, come i discepoli, tra quelli che capiranno dopo la resurrezione, oppure ci è già chiaro che il sacrificio di Cristo ci ha liberato dal peccato e che siamo salvati dalla grazia di Dio?

Purtroppo assai spesso anche il nostro agitare rami di palma e stendere i mantelli per terra si rivela frutto di una emozione estemporanea che potremmo paragonare ad un fuoco che paglia che brucia intensamente, ma si esaurisce molto rapidamente.

Invece l’azione del credente dev’essere costante ed intensa, animata ogni giorno dalla passione della fede, resa capace di annunciare l’ingresso di Gesù nel mondo grazie ai doni personali che il Signore elargisce ad ognuno insieme alla sua chiamata.

Il racconto successivo è quello della cacciata dei mercanti dal Tempio, ragione di più perché i Sacerdoti, gli Scribi ed i Farisei tramino per eliminare questo disturbatore del sistema. Nel racconto di Giovanni, si dice che molti tra quelli che erano andati a vedere Lazzaro resuscitato avevano creduto in Gesù. Allora, i capi sacerdoti avevano deliberato di far morire anche Lazzaro: oggi diremmo che decisero di far sparire  le prove che Gesù aveva vinto la morte prima della sua resurrezione, che agiva in nome del Padre.

Esattamente quello che succede da sempre; quando il potere si sente minacciato e vuole liberarsi dei disturbatori produce prove false, occulta quelle vere, altera la verità, fa sparire le persone. Come ha fatto e continua a fare la mafia e certi servizi segreti dello Stato, dai tanti sindacalisti uccisi e fatti sparire perché incitavano le folle di contadini contro i feudatari,  all’estremo opposto, per far tacere testimoni ingombranti, come nei casi dei banchieri Sindona e Calvi al centro di un intreccio tra mafia, Stato e Chiesa.

Care sorelle, cari fratelli, oggi ricordiamo innanzi tutto l’ingresso di Gesù Cristo nei nostri cuori: mettiamo dunque  per terra al suo passaggio il nostro smisurato ego, svestiamoci della nostra sete di potere e del senso di onnipotenza che alberga in ognuno di noi e che condiziona il nostro agire.

Gridiamo anche noi: Osanna, finalmente viene il Signore e con Lui il Suo regno di pace, di giustizia e d’amore. Amen!

Pino Testa