In occasione della ricorrenza del 17 febbraio, la comunità di Verona ha organizzato una visita alle valli valdesi.

Condividiamo di seguito alcune note sulle origini della festa e informazioni logistiche per chi si è iscritto (i posti sono esauriti).

“…Fra tutte le date della propria storia la comunità valdese ha scelto come momento significativo di memoria il 17 febbraio. Si tratta del giorno in cui con Lettere Patenti Carlo Alberto poneva fine nel 1848 a secoli di discriminazione riconoscendo ai suoi sudditi valdesi i diritti civili e politici. L’evento fu segnalato allora con grandi manifestazioni e secondo la prassi del tempo con fuochi (i classici falò). 
La giornata è segnata con attività di vario genere: un servizio religioso, concerti, incontri e serate comunitarie; la sera precedente vi è l’accensione di falò sulle alture.

Negli ultimi anni però questa data è uscita dall’ambito valdese assumendo significato emblematico anche per gli altri evangelici italiani.
Anzitutto per ricordare che la libertà religiosa è la matrice non l’appendice delle libertà civili: prima c’è la coscienza religiosa poi viene la politica, l’economia, il lavoro e il pensiero. 
In secondo luogo per ricordare che la tolleranza è una concessione del Potere, ma la libertà è una conquista della coscienza. Lo Stato può concedere spazi controllati ma il vivere da uomini liberi, non solo di dire e fare liberamente ma di 
essere liberi, è il risultato di una lunga battaglia, mai conclusa.” (Fonte: chiesavaldese.org)

Informazioni utili per i partecipanti: partenza il 16 febbraio 2019 alle ore 8.15 dal parcheggio B dello Stadio; alle ore 8.30 al Tempio Votivo di fronte alla Stazione Porta Nuova ed alle ore 8.45 al casello di Verona Nord. Arrivo a Torre Pellice entro le ore 13 e pranzo al sacco (ci sono tantissimi piccoli ristorantini, bar, negozietti dove poter mangiare). Possibile visita guidata al Tempio, alla Casa Valdese e al Museo di Torre Pellice. Ore 16.30 rientro a Bobbio Pellice all’ albergo. Ore 18 raduno per la Fiaccolata Storica, canti, rievocazione storica, vin brulè e cioccolata calda. Ritorno in albergo e cena. Domenica 17 febbraio partecipazione al Culto insieme alla Chiesa di Bobbio Pellice e condivisione del pranzo tradizionale. Dopo pranzo partenza per rientrare a Verona entro le 20.

Una breve intervista, appena pubblicata, al Pastore Giorgio Tourn a cura di Sabina Baral.

Il pastore Tourn è stato presidente della società di studi valdesi, successivamente direttore e poi presidente del centro culturale valdese di Torre Pellice. E’ autore di numerose pubblicazioni tra le quali ricordiamo la traduzione e la cura dell’edizione italiana dell’Istituzione della religione cristiana di Giovanni Calvino.

L’intervista, sintetica, non è per questo meno intensa e densa di significati; risposte in grado di aprire squarci di riflessione e di luce:

Lo chiamiamo Dio, usando un linguaggio  religioso ma se volessimo usarne uno filosofico lo chiameremmo l’Assoluto, la Realtà Ultima … 

Dov’è Dio o dove sei tu rispetto a Dio …

Calvino: dove è il senso della vita del credente … 

La preghiera: non sappiamo pregare, ne facciamo una pratica religiosa, uno spazio cui dedicare un po’ di tempo, che richiede una gestualità ma pregare non è parlare a Dio, è sapere che sei davanti a Dio, è la coscienza di essere davanti a Dio …

Da ascoltare con attenzione:

 

Presso il tempio valdese in via Duomo, angolo via Pigna a Verona, il giorno 9 febbraio 2019, con inizio alle 20.30 sarà presentato dell’autore Sergio Manna il testo “L’ascolto che cura, la Parola che guarisce” . L’incontro sarà moderato dalla predicatrice Erica Sfredda.

Frutto di studi di teologia pastorale e soprattutto di riflessioni sulle esperienze maturate sul campo in vent’anni di pratica pastorale in ambito comunitario e clinico, il libro di Sergio Manna propone un approccio pratico ed efficace alla cura e all’assistenza umana e spirituale delle persone che soffrono, di anziani, malati, morenti, dei loro familiari e di quanti a diverso titolo, operano in questo ambito.

L’ingresso è libero.

Il giorno 24 gennaio 2019 si terrà a Milano presso il centro congressi della fondazione Cariplo in via Romagnosi 8, con inizio alle ore 9, il convegno nazionale della diaconia valdese dal titolo “S-CONFINATE IN LIBERTÀ”.

L’evento, con relatori d’eccezione (vedi programma sottoriportato) rappresenta l’opportunità di guardare ai cambiamenti sociali come occasioni di sviluppo alla luce dei diritti fondamentali di libertà di espatrio, ritorno, residenza e spostamento sanciti dalla dichiarazione universale dei diritti umani.

L’iscrizione (disponibile al link riportato nella locandina) è gratuita è disponibile fino ad esaurimento posti.

Nell’ambito dei corsi organizzati dall’università dell’età libera, a cura dell’assessorato alle politiche sociali del comune di Rovereto, si terrà mercoledì 23 gennaio 2019 , dalle 16.30 alle 18.30, in via Cavour angolo via Flaim a Rovereto (TN), l’incontro dal titolo “La fede cristiana evangelica nella storia e nel presente della chiesa valdese”.

Nel corso della presentazione a cura di Alessandro Serena, rappresentante per il Trentino della chiesa valdese, unione delle chiese metodiste e valdesi, saranno presentate le origini ed il presente della chiesa valdese, con particolare riferimento ai temi della fede cristiana evangelica. Un percorso che attraverserà otto secoli di storia: da Valdo di Lione a Lutero e Calvino, per approdare alla chiesa valdese come appare oggi, nei suoi contenuti e nella sua forma.

Di seguito la scheda di presentazione dell’incontro: la-fede-cristiana-evangelica.pdf .

E’ necessaria l’iscrizione -gratuita- da effettuarsi obbligatoriamente nei giorni dal 7 al 10 gennaio 2019, secondo le modalità indicate al link del comune di Rovereto riportato di seguito:

http://www.comune.rovereto.tn.it/Vivi-la-citta/Persona/Calendario-eventi-per-la-persona/Universita-dell-Eta-Libera .

LETTURA BIBLICA

1 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. 2 Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.

3 Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.

Rom 12,1-3 (N.Riv.)

SERMONE

Trasformazione

Qualcuno ricorderà forse il film Schlinder’s list, che affrontava il terribile tema della Shoah, del tentativo di sterminio degli ebrei ad opera del regime nazista. Quel film raccontava la vita di Oskar Schindler, un industriale germanico, iscritto al partito nazista che pensò di arricchirsi ulteriormente sfruttando il lavoro gratuito degli ebrei internati nei campi di concentramento. Il regime nazista infatti metteva a disposizione di imprenditori con pochi scrupoli di coscienza questi veri e propri schiavi, costretti a lavorare -letteralmente-fino alla morte. Qualcuno forse ricorderà ancora la scena finale di quel film: il nazismo è ormai sconfitto, Schindler si prepara alla fuga attorniato dagli sguardi devoti di oltre 1000 ebrei che lui ha salvato. Li ha sottratti alla morte , ha pagato per non farli finire nelle camere a gas, ha inventato mille sotterfugi per dare loro un lavoro nella sua fabbrica, lavoro che significa vivere! In quella scena gli viene regalato un anello che reca al suo interno la scritta “Chi salva una vita salva il mondo intero” : è una frase del Talmud, testo sacro per i nostri fratelli ebrei. Ecco che Schindler scoppia a piangere, sommessamente, tra le lacrime dice: “Avrei potuto salvarne altri … non ho fatto abbastanza”. E’ un pianto disperato, Schindler osserva l’auto con la quale si appresta a fuggire e aggiunge: “La macchina … per questa potevo ottenere 10 persone; la spilla d’oro che indosso: due persone , almeno una, potevo salvarne almeno una in più!

Cosa è successo a Schindler che da cinico industriale diviene la salvezza per centinaia di persone? “Potevo salvarne uno in più”, in un’Europa che ha visto uccidere sei milioni di ebrei, una guerra che ha provocato oltre 50 milioni di vittime: “una vita in più, potevo salvare una vita in più!” Schindler era cambiato, come avesse subito una metamorfosi.

Grazia

Metamorfosi: è un termine che troviamo nel brano dall’epistola ai Romani che abbiamo ascoltato: “lasciatevi trasformare”, nell’orginale greco “metamorfouste” , che significa forma (da morfos) …dopo, oltre (da meta) … . Una forma che cambia dopo che è successo qualcosa. Cosa è successo per Paolo? E’ successo Cristo! Per l’Apostolo la trasformazione è l’inevitabile conseguenza di essere con Cristo. Le buone azioni fluiscono naturalmente perché la persona che appartiene a Cristo è trasferita in un’altra sfera, appartiene già a quel mondo trasformato (appunto ) dalla grazia di Dio. Questa azione di trasformazione Dio l’ha già iniziata in Gesù . Tutto facile allora? Abbiamo Cristo, siamo trasformati, siamo buoni …, ma Paolo esorta! Scrive infatti “Vi esorto fratelli …” .Come mai esorta, come mai ci incita, ci sprona se la grazia ci ha trasformati? Perché siamo fragili, fallaci, contraddittori, perché vorremmo fare una cosa e ne facciamo un’altra, o non facciamo niente … perché c’è un potere del peccato. Ecco, dobbiamo sapere però che questo potere del peccato è infranto, il potere della grazia può realmente modificare la parte più indocile, più ribelle della creazione, che siamo noi: uomini e donne . La grazia trasformante porta con sé la capacità di dare nuova forma alla nostra vita e di ristrutturarla. In che modo ? Totale! Abbiamo letto: “offrite i vostri corpi come sacrificio vivente”. Non dobbiamo leggere il termine corpo come qualcosa di fisico, corpo e anima separati, che è un concetto greco. Paolo è ebreo, nel pensiero ebraico il corpo rappresenta la nostra totalità, con il corpo ci si relaziona, con il corpo si manifesta la nostra sfera più intima, nel corpo abbiamo anche la nostra identità: tutti noi stessi. Il termine sacrificio inoltre si riferisce al sacrificio rituale nel tempio , dove sappiamo che la vittima offerta in olocausto era completamente bruciata. Quello del cristiano è quindi un impegno che coinvolge completamente, che riguarda tutta la propria vita,una risposta conseguente alla grazia di Dio che ci cambia interamente: pensieri ed azioni; una trasformazione che plasma le nostre vite secondo la struttura della grazia e non del mondo. “Non vi conformate a questo mondo” , Paolo lo sottolinea, praticamente scrive: ”Non lasciatevi influenzare da quello che fanno gli altri, ma piuttosto lasciatevi trasformare da una maniera totalmente nuova di pensare, in modo che voi possiate identificare, distinguere, capire ciò che è conforme alla volontà di Dio, cioè quanto è buono e perfetto.” Allora la grazia trasformante, la grazia in azione significa divenire capaci di ascoltare queste esortazioni e di obbedire!

Il pensiero di questo mondo

Chi salva una vita salva il mondo intero, dicevamo. E’ anche il titolo di una conferenza stampa tenutasi giovedì scorso a cura della federazione delle chiese evangeliche in Italia e di Mediterranean Hope dove si è affrontata l’urgenza di aumentare l’impegno per i diritti umani universali perché il Mediterraneo torni ad essere un ponte tra culture, popoli e religioni e non una tomba! Gli arrivi sono nettamente diminuiti come ci dicono il giornali ma il numero dei morti è aumentato. Persone disperate: chi è disposto ad affrontare i lager o la morte scappa da qualcosa di orribile.

Questo orrore quotidiano… non è che crea assuefazione? O che perdiamo le speranze di fronte al male che sembra prevalere? Non è che termini bellicisti come “invasione” cominciano a sembrarci normali? Non stiamo parlando di eserciti, stiamo parlando di derelitti, degli ultimi della terra. “Non vi conformate a questo mondo” scrive Paolo. Qual è il pensiero di questo mondo? Il pensiero dichiarato è “Fermiamo l’invasione” ma quello più sottile, magari sottaciuto è: “Per farlo c’è un prezzo da pagare” . Contribuire a fare rinchiudere la gente nei lager libici ha un prezzo, non soccorrere in mare ha un prezzo. Sapete qual è questo prezzo? L’ONU, riferendosi ai lager in Libia in un dettagliato rapporto appena stilato e presentato a Ginevra scrive di torture, schiavismo, omicidi, cadaveri gettati come spazzatura, donne e adolescenti abusate. Quando le vittime riescono a lasciare il lager, se ricatturati dalla guardia costiera libica, vi vengono riportati e ricomincia l’incubo. Un altro prezzo ? Ecco un dato non completo, perché i numeri reali delle vittime -in mare, nel deserto- non saranno mai noti del tutto: Dal 3 ottobre del 2013, quando al largo dell’Isola di Lampedusa morirono 368 migranti, sono morte 17.000 persone in mare. In questo momento mediamente muore una persona ogni 5 che si mettono in mare. Diciassettemila vittime, se si tenessero per mano, come faremo tra poco nel recitare il Padre Nostro, formerebbero una fila ininterrotta di 20 chilometri di persone, se vi camminassimo a fianco da cima a fondo cammineremmo per quattro ore, continuando ad osservare volti, di uomini, donne, bambini. Non dimentichiamo —quarta domenica di Avvento- che noi adoriamo un profugo, nato da una famiglia di fuggiaschi, morto come uno schiavo.

Non stare in disparte

Come agisce la grazia trasformante in noi? “Almeno una, potevo salvare almeno una vita in più” , ma come facciamo noi a salvare vite? I modi non mancano, le chiese evangeliche sono in prima fila, sono diverse le possibilità di sostenere progetti di soccorso e accoglienza. Sono diverse anche le possibilità di non accettare la narrativa corrente -non conformatevi a questo mondo- innanzitutto combattendo quell’atteggiamento nefasto, apparentemente neutrale e innocente ma è subdolo, è capace di diffondersi come un virus letale: l’indifferenza! Sì perché l’indifferenza uccide, ha sempre costituito la base su cui si sono edificati i più grandi massacri della storia: è il silenzio dei più. La shoah si è consumata nell’indifferenza della maggioranza della popolazione, la strage quotidiana nel Mediterraneo? Anche … . Paolo al versetto 3 si rivolge alla comunità cristiana , invitando ad avere una considerazione di sè sobria e realistica, perchè sappiamo che Paolo rifiuta l’idea che ci siano doni dello Spirito superiori od inferiori. Ognuno , in base a quanto ha ricevuto può agire: chi per esortare, chi per servire, cose grandi o cose piccole, non importa: la fede stessa che muove i cristiani è un dono di Dio che deve essere usato per il bene degli altri, non per sé. Agire, combattere l’indifferenza, con le parole, con i fatti, con la scelta di non stare zitti, di non voltarci dall’altra parte, ognuno per come può od è capace, ognuno trasformato dalla grazia: è possibile!

Siamo alla quarta domenica di Avvento e siamo interpellati da Colui che tra poco nascerà in una stalla, da quel rifugiato indifeso. Dietrich Bonhoeffer, pastore luterano ucciso dalla barbarie nazista nel 1945 ci ha lasciato alcune parole che paiono proprio parlarci oggi, 23 dicembre 2018:

“Se vogliamo partecipare all’Avvento ed al Natale non possiamo starcene in disparte, come se fossimo in un teatro, e gioire per tutte le immagini piacevoli, bensì in questi avvenimenti che qui accadono siamo noi stessi ad essere trascinati dentro, in questa trasformazione di ogni cosa; dobbiamo essere attori su questo palco, in cui lo spettatore dell’opera è anche parte della recita; non possiamo chiamarci fuori.”

Amen

Alessandro Serena

(Foto di Marco Butera)

 

 

PREGHIERA

Eterno Iddio e Padre nostro, ti chiediamo che in ogni cosa tu ci renda
forti. Signore , Tu che in Cristo hai costituito la pietra d’inciampo, lo SKANDALON, aiutaci a mantenere la nostra capacità di scandalizzarci di fronte all’ingiustizia, alla sofferenza, alla morte dei più deboli; facci trovare la forza di non accettare l’indifferenza nostra e degli altri, di trovare gioia nel servizio verso i più deboli e gli emarginati, nell’annuncio dell’Evangelo alle persone che ti ignorano. Aiutaci a non conformarci a questo mondo e a vivere la tua grazia che ci trasforma, fiduciosi che non siamo soli . Facci trovare nella chiesa uno stimolo per la nostra immaginazione,
un’emozione che ci scuota dalla nostra pigrizia, una sorgente
di forza per fare quello che tu vuoi. Manda il tuo Spirito in mezzo a noi e armaci della tua
forza e della tua speranza. Concedi a questa comunità
la gioia che è data a coloro che hanno il cuore aperto alla tua
chiamata e al tuo Spirito.
Veniamo a te, Padre, sicuri del tuo amore, non per essere strappati dai
problemi della vita, ma per imparare da te a vivere in un festoso annuncio
dell’Evangelo e in un impegno concreto accanto ai più dimenticati.
Signore, ti chiediamo di far vivere la vita e di far morire la morte. Te lo chiediamo nel nome e per amore di Gesù Cristo, che per questo è venuto fra noi.

Amen

Le chiese metodiste e valdesi si sostengono in modo autonomo senza contributi da parte dello stato, questo perché riteniamo che l’indipendenza da finanziamenti esterni sia condizione per l’esercizio di una reale libertà. Quanto si riceve dai fondi dell’ otto per mille non viene in alcuna maniera impiegato per finalità di culto  quali la costruzione o la manutenzione delle chiese o per il pagamento degli stipendi delle pastore o dei pastori;  il ricavato infatti è impiegato per promuovere progetti sui temi della pace, dello sviluppo, dell’istruzione , dell’informazione e della solidarietà.

Le chiese metodiste e valdesi si  automantengono, secondo  il principio di responsabilità, abbracciato da chi entra a fare parte della chiesa, che impegna tutte e tutti a sostenerla anche economicamente. “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene,  come sta scritto: ha largheggiato, ha dato ai poveri; la sua giustizia dura in eterno. “(2 Cor 9,7-9)

La chiesa valdese di Verona contribuisce all’autonomia della chiesa tutta, grazie al contributo dei suoi membri, garantendo quindi anch’essa  che i soldi dei contribuenti siano impiegati solo per aiutare  il prossimo. Sostenere economicamente la nostra chiesa risponde di conseguenza non solo a necessità  economiche di pareggio di bilancio ma serve anche a professare concretamente valori che sono sì cristiani ma anche  universali: aiutare gli ultimi, in piena libertà.

Rivolgiamo quindi un appello al sostegno economico, rivolto  alle sorelle, ai fratelli, ai simpatizzanti che professano Cristo ma che riteniamo interessi tutte le persone che si identificano nei valori della  solidarietà e della fratellanza del genere umano.

I versamenti possono essere effettuati sul c/c IBAN: IT80H0200811770000011081581, intestato alla Chiesa Evangelica Valdese di Verona.

Il consiglio ecumenico delle chiese, che rappresenta a livello globale la maggior parte delle chiese cristiane, ha rilasciato il 7 novembre scorso una  Dichiarazione sull’improrogabile sfida della trasformazione economica.

Di seguito il testo del documento:

Dichiarazione sull’improrogabile sfida della trasformazione economica: a 10 anni dalla crisi finanziaria globale

Il comitato esecutivo del Consiglio Ecumenico delle Chiese riunitosi a Uppsala, in Svezia, dal 2 all’8 novembre 2018, evidenzia che quest’anno ricorre il decimo anniversario della crisi finanziaria globale, le cui conseguenze, ancora perduranti, includono: livelli crescenti di disparità di reddito, maggiore concentrazione della ricchezza nelle mani di un gruppo sempre più piccolo di élite economiche, accresciuta precarietà economica per una larga maggioranza della popolazione mondiale, disoccupazione giovanile diffusa, aumento del debito pubblico, instabilità sociale e politica e aumento delle forze politiche populiste in molti contesti a livello mondiale.

Constatiamo che praticamente nessuno dei protagonisti decisivi nelle pratiche che hanno generato la crisi sono stati ritenuti responsabili del danno globale generato, che il tempismo politico all’indomani della crisi nell’operare riforme sistemiche delle politiche e delle pratiche economiche è ampiamente mancato, e che le pochissime misure normative messe in atto dopo la crisi sono state poi ricondotte alla situazione precedente.
La spregiudicata avidità di pochi irresponsabili continua a creare rischi che minacciano il futuro di molti, e le condizioni per un’altra crisi finanziaria ed economica globale, di dimensioni ancora maggiori, stanno insorgendo velocemente.
Sottolineiamo inoltre, che oggi molti governi stanno rientrando in una crisi debitoria e faticano per finanziare gli obiettivi di sviluppo sostenibile; ciò è dovuto in parte alla corruzione, all’evasione delle imposte da parte delle imprese, alle agevolazioni fiscali e al restringimento della basi imponibili.
Rimarchiamo inoltre che l’urgente sfida dei cambiamenti climatici esige un sistema finanziario ed economico globale che applichi nuovi indicatori economici (diversi dal prodotto interno lordo incentrato sulla crescita) che tengano conto degli impatti sociali ed ecologici, che privilegino gli investimenti nella sostenibilità ecologica; un sistema che riduca la dipendenza dal debito in modo da liberare risorse per il rinnovamento sociale ed ecologico. Questa sfida è stata drammaticamente sottolineata di recente da una relazione speciale del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) delle Nazioni Unite sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, la quale documenta che evitare impatti catastrofici dei cambiamenti climatici richiederà la trasformazione del l’economia mondiale a una velocità e portata senza precedenti.
Il comitato esecutivo del CEC pertanto:
Rinnova il proprio ripetuto appello a una nuova architettura finanziaria ed economica internazionale; verso un’economia della vita che colleghi la finanza all’economia reale, che tenga conto degli impatti sociali ed ecologici e ponga limiti efficaci all’avidità.

Chiede una regolamentazione efficace e una vera rendicontazione per quei soggetti ed istituti- comprese le società transnazionali e le istituzioni finanziarie considerate “troppo grandi per fallire” – la cui avidità e le cui pratiche corrotte hanno creato e continuano a creare rischi di dilaganti e disastrose crisi ed instabilità economica e di privare le nazioni delle risorse necessarie per uno sviluppo equo e sostenibile.

Incoraggia gli sforzi del CEC, della Comunione Mondiale delle Chiese Riformate (WCRC), del Consiglio per la Missione Mondiale (CWM) e della Federazione Luterana Mondiale (LWF) per una Nuova Architettura Finanziaria ed Economica Internazionale (NIFEA), e di tutte le chiese e dei partner ecumenici e interreligiosi che operano in questa direzione.

Conferma il lavoro del gruppo ecumenico su NIFEA e la Scuola Ecumenica su “Amministrazione, Economia e Gestione a favore di un’Economia della Vita allo scopo di creare cultura e competenze economiche all’interno delle chiese dotando i partecipanti di strumenti e linguaggio atti a promuovere efficacemente le stringenti e necessarie trasformazioni nel settore finanziario ed economico globale.

Domanda al CEC di collaborare con i vari interlocutori ecumenici ed altri nella convocazione di concertazioni più ampie per la trasformazione economica e finanziaria – coinvolgendo le diverse categorie di competenze rappresentate all’interno delle chiese – anche nei settori della (1) tassazione come strumento per promuovere la ridistribuzione, la responsabilità e la sostenibilità; (2) regolazione e democratizzazione della finanza; e (3) economia post-crescita.

 

Lo scorso 5 dicembre la chiesa valdese, unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia,

ha diffuso a mezzo del moderatore della tavola valdese Past. Eugenio Bernardini e della presidente

dell’OPCEMI Past. Mirella Manocchio

il documento del Consiglio ecumenico delle

Chiese (CEC) sul tema della violenza contro le donne.

 

Il documento, redatto in occasione della
consultazione mondiale sul “Decennio delle chiese in solidarietà con le donne” che si è tenuta
a Kingston (Giamaica) dal 1 al 6 ottobre 2018, è stato approvato dal comitato esecutivo del
CEC conclusosi a Uppsala (Svezia) lo scorso 8 novembre.
Si tratta di un documento importante che riguarda un tema delicato e di assoluta
attualità. Alla sua stesura ha partecipato anche la pastora Letizia Tomassone, presente alla
consultazione di Kingston per conto della Tavola Valdese e dell’Opcemi.

Sono state quindi esortate Le chiese membro e i
partner ecumenici  a condannare la violenza sessuale e di genere e ogni
forma di violenza contro donne, bambini e persone vulnerabili e a dare loro sostegno, nonché
a contrastare i comportamenti che predispongono alla violenza.

Il documento esorta le chiese membro del CEC e i partner ecumenici:
– A condannare o reiterare le loro condanna della violenza sessuale e di genere e di ogni forma di
violenza contro donne, bambine, bambini e persone vulnerabili.
– A dichiarare tale violenza un peccato.
– A compiere sforzi costruttivi per superare gli atteggiamenti che predispongono a tale violenza, tra
cui lo sviluppo di chiare politiche sulle molestie sessuali che dicano chiaramente le conseguenze
per chi compie tali molestie.
– A continuare a lavorare con organizzazioni e gruppi locali che si oppongono a tutte le forme di
violenza sessuale e di genere.
– A dare sostegno nelle diverse forme, anche elaborando percorsi di guarigione dai traumi subiti da
donne, ragazze e altri soggetti vulnerabili a tali violenze nelle loro comunità.

Al link il documento integrale:

dichiar_wcc_violenze_genere2018

 

LETTURA BIBLICA

67 Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo: 68 “Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, 69 e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, 70 come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; 71 uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano. 72 Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo patto, 73 del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre, 74 di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, 75 in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita.
76 E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti al Signore per preparare le sue vie, 77 per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati, 78 grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio; per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà 79 per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace”. (Luca 1,67-79)

 

SERMONE

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
questa bellissima preghiera, che Zaccaria pronuncia per benedire il Signore alla nascita di suo figlio Giovanni è anche una dichiarazione di fede. L’affermazione della fede nel Dio che farà conoscere la salvezza al proprio popolo è la Parola che restituisce la voce a Zaccaria, che era stato reso muto all’annuncio dell’angelo che prometteva la nascita di Giovanni.
Questo mutismo di Zaccaria mi ha molto colpito, perché mi sembra tanto simile al mutismo che colpisce le nostre chiese cristiane oggi: talvolta restiamo zitti perché siamo talmente stupiti e meravigliati che abbiamo bisogno di un tempo per elaborare le nostre esperienze di fede, altre volte ci troviamo ad essere confrontati con dimensioni realtà di fede diverse da quelle che ci sono state insegnate e in cui abbiamo creduto con tanto zelo e così non riusciamo a dare una testimonianza, restiamo muti come Zaccaria. In questa storia però, proprio durante la cerimonia in casa in cui si deve dare il nome al bambino Zaccaria abbraccia il messaggio di novità portato dall’Evangelo e conferma la dichiarazione di Elisabetta sul nome del bambino: non si chiamerà Zaccaria, bensì Giovanni.
Un passaggio importante perché questa cerimonia che avviene a casa di Zaccaria, mi ha tanto ricordato la cerimonia del nome che avviene anche nella tradizione Ghanese: l’uso di riunirsi a casa e di chiedere ad un membro anziano della famiglia quale sia il nome del bambino.
Un uso che è tipico del mondo della Bibbia, che è rimasto nell’uso tradizionale Ghanese, e che nelle nostre chiese Valdesi e Metodiste è stato inserito nel momento del battesimo, che era anche il momento in cui si dava il nome al bambino o alla bambina.
Quante aspettative entrano in gioco quando si inizia a pensare ad un nome da dare ad un nascituro, si pensa ai nomi belli, ai nomi che hanno un significato, a quelli di un personaggio importante o famoso talvolta nomi epici, storici, biblici, talvolta anche nomi di Hollywood o addirittura inventati, per essere più originali degli altri.
Qui però il mondo di significato è diverso, perché il nome rappresenta la storia di fede della famiglia e la sua trasmissione alle generazioni future. Il nome Zaccaria racconta di una fede nel Dio che sempre si ricorda del proprio popolo, della memoria di un passato di fedeltà, il nome Giovanni invece apre la prospettiva della Grazia, testimonia non soltanto di un passato di fedeltà, ma di un’attualità in cui il Signore è presente e si prende cura delle nostre piccole e grandi storie personali.
Conosco personalmente il dolore delle tante coppie che non riescono ad avere figli, della ricerca di una soluzione, del senso di colpa e anche del profondo senso di fallimento quando mese dopo mese le speranze di genitorialità vengono disilluse.
Il mutismo di Zaccaria è quindi simile al riso di Sara all’annuncio dell’angelo è l’affermazione dell’incredulità di fronte a Dio che si manifesta. Sembra quasi che dicano: Ho tanto sofferto che non riesco più neppure a sperare che possa esserci una realtà diversa da quella che ho già vissuto e ho paura di sperare ancora per paura di essere disilluso di nuovo.
Sono curiosa però e forse anche un po’ impertinente, nell’associare i sentimenti di Sara, di Abramo, di Elisabetta e di Zaccaria a quelli delle nostre chiese di oggi: tante volte anche noi non siamo disponibili ad aprirci alla novità dell’Evangelo.
C’è una frase che tutti i pastori e tutti i ministri della chiesa conoscono molto bene: “ si è sempre fatto così”, oppure la sua versione gemella “questo non si è mai fatto prima”. Queste frasi esprimono pienamente il sentimento di Zaccaria, che porta con sé il ricordo di una tradizione potente e strutturata, mentre la seconda racconta dell’incredulità dei familiari, alla cerimonia del nome, quando viene annunciato il nome di Giovanni, il Dio di Grazia, il Dio che si prende cura con misericordia.
Qui è l’Evangelo della Resurrezione che prende piede, nel bel mezzo dei prodromi del racconto di Natale: Dio che promette di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita. La presenza di Dio è una certezza, possiamo vivere finalmente liberati dalla paura.
Questa è la grande proclamazione, il messaggio del Cantico di Zaccaria il compimento delle promesse fatte a Davide.
La salvezza è dunque libertà dai nemici, ma anche avvento del Salvatore che è la Luce delle Nazioni, il Messia, il Cristo.
La lunga attesa è già finita perché l’adempimento delle promesse di Dio è già iniziato: Dio ha innalzato il corno della nostra salvezza, ovvero quella forza travolgente che può superare qualsiasi ostacolo. Gesù è il compimento della promessa fatte ad Israele. Una promessa in continuità con le liberazioni avvenute in passato e con la chiamata ad uscire fatta al popolo e ad Abramo. Tanti certamente videro in Gesù un capo esclusivamente politico, senza comprendere invece l’avvento di una novità tanto grande da rassicurarci e da riconciliarci anche con i nostri spettri e con i nostri nemici interiori. La liberazione dal nemico ha quindi una dimensione cosmica e personale al tempo stesso, e ogni giorno possiamo vivere e servire Dio in giustizia e santità.
Giovanni e i suoi seguaci sono inseriti in questa storia di salvezza, come precursori del Figlio dell’Altissimo, banditori della salvezza e annunciatori del perdono.
Sorelle e fratelli credo che in questo cantico, più che in altri, ci siamo anche noi, che non siamo come Gesù, ma possiamo essere come Zaccaria e come Giovanni e i suoi discepoli coloro che preparano il campo all’avvento del Cristo. L’opera di Giovanni è infatti descritta come un invito al ravvedimento, alla conversione e soprattutto al perdono dei peccati e all’esperienza della salvezza.
Anche nel nostro oggi c’è bisogno di un annuncio forte, che richiami alla conversione, all’interconnessione, al perdono dei peccati, alla pace. l’Aurora dall’alto ci visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace”.
L’aurora dall’alto è l’inizio del nuovo giorno, in cui anche noi rinasciamo per fede riconciliati con Dio, con gli altri esseri viventi e con il creato intero e nel rapporto con noi stessi.
Se accoglieremo questa liberazione anche il nostro servizio a Dio sarà diverso perché non ci sarà più la paura del giudizio e delle critiche che troppo spesso si ha timore di ricevere anche nei nostri ambienti, un dono offerto con gioia e in gratitudine, senza paura anche di noi stessi e delle nostre incapacità, dei nostri limiti e delle nostre debolezze, poiché apparteniamo pienamente a Dio ogni giorno della nostra vita. Dio ridà la parola a Zaccaria e lo fa anche con noi affinché possiamo testimoniare della possibilità di una vita nuova e della speranza del Regno che viene.
Amen

 

Past. Laura Testa