Versetto del mese di agosto 2016

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri. (Marco 9,50)

Poche parole, scarne, ma come sempre nel Vangelo di Marco, la sobrietà e la brevità colgono l’essenza.

Poco dopo il culmine del Vangelo di Marco, in cui al capitolo 8 Pietro svela il segreto messianico, rivelando chi sia Gesù: “Tu sei il Cristo”, si apre una sezione in cui Gesù annunzia due volte la sua passione e resurrezione ed in cui rivela qualcosa della sua natura con l’episodio della trasfigurazione.  Abbassamento e innalzamento vanno di pari passo. Gesù non accetta che il titolo di Messia sia confuso con l’immagine di un re vittorioso. Lo dice  chiaramente: dovrà soffrire, essere rifiutato e infine, risorgere. La trasfigurazione inoltre lo rivela come Figlio di Dio.

Ecco che di fronte al mistero più grande di un Dio che in Cristo ci mostra la sua umanità, che nella debolezza è forte, intuiamo qualcosa di Lui. La conseguente domanda è naturale: noi cosa dobbiamo fare?  Il versetto citato risponde infatti alla preoccupazione degli apostoli di avere i primi posti e rispondendo dice: “abbiate sale e siate in pace”. Cristo chiede spirito di sacrificio di fronte al mondo e pace tra i suoi discepoli, forza, testimonianza -il sale non può essere insipido- e amore fraterno.

AS

Versetto del mese di luglio 2016

Il Signore rispose a Mosè: “Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del Signore davanti a te; farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà.” (Esodo  33,19)

Israele ha appena rotto l’alleanza adorando il vitello d’oro. Mosè, “l’amico di Dio”, colui che parla con il Signore faccia faccia, intercede presso Dio per il suo popolo ed il Signore, subitamente…cede. “Il mio volto camminerà con voi e vi darò riposo”, dice il Signore. A Mosè non è sufficiente però: “Mostrami la tua gloria”, chiede ed ecco che Dio replica con il versetto citato: “Io farò passare davanti a te…” ed aggiunge: “…quando passerà la mia gloria, ti coprirò con la mano…” .

Emerge la figura di un Dio dalla dolcezza infinita, che immediatamente perdona il peccato di Israele, Mosè  non deve neanche sprecare troppo fiato e Dio, il Dio fedele, rinnova subito le proprie promesse. Un Dio che ha cura, che di fronte alla richiesta di vedere la sua gloria, cioè la sua reltà intima,  acconsente, prendendosi cura di Mosè, coprendolo per proteggerlo da una visione trascendente. Il Signore che sa essere vicino, che va incontro all’uomo, pronto a perdonare, che si fa conoscere ma che non è conoscibile fino in fondo.  Un Dio nascosto quindi? In parte perchè non possiamo possederlo ma visibile negli effetti della Sua azione, tenerezza, misericordia , che non sono celati.

AS

Il pensiero di Martin Buber

Il pensiero di Buber in “Due tipi di fede”: tratti e criticità.

Il libro di Martin Buber, pubblicato per la prima volta a Zurigo nel 1960 e tradotto in italiano solo nel 1995,  occorre  considerarlo alla luce del pensiero dialogico di Buber.  Se è vero che nella sua opera più significativa “Io e Tu” (1923) esprime il principio dialogico come capacità di stare in relazione con la natura, con gli uomini, ed in particolare con Dio –come si coglie nella relazione tra il popolo di Israele e il Signore espresso nell’alleanza- è vero che in “Due tipi di fede” emerge con forza il dialogo uomo-Dio. Continua a leggere