Anche questa domenica delle palme condividiamo il nostro breve culto evangelico che trovate in formato video qui sotto:

This Sunday’s service is available in audio format in English below:

Immagine di Anemone123 tramite Pixabay

Anche questa domenica condividiamo il nostro breve culto evangelico che trovate in formato audio qui sotto:

This Sunday’s service is available in audio format in English below:

Immagine di Liselotte Brunner tramite Pixabay

La predicazione di oggi è disponibile in formato audio qui sotto

Audio in English is available below:

Immagine di D Mz tramite Pixabay

La predicazione di oggi è disponibile in formato audio qui sotto

Immagine di skeeze tramite Pixabay

9Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno. 10Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi; e, quand’erano messi a morte, io davo il mio voto. 11E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere.
12Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l’autorità e l’incarico da parte dei capi dei sacerdoti, 13a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio. 14Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo”. 15Io dissi: “Chi sei, Signore?” E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16Ma àlzati e sta’ in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, 17liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando 18per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati”.
19Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste; 20ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento. 21Per questo i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentavano di uccidermi. 22Ma per l’aiuto che vien da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dir nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire, cioè: 23che il Cristo avrebbe sofferto, e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle nazioni».

Atti 26:9-23

12ringraziando con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. 14In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.

Colossesi 1:12-14

La predicazione di oggi sarà basata su questi due versetti della epistola ai Colossesi.

“Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Dio ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio.”

Oggi la Parola del Vangelo ci annuncia che siamo stati, siamo e saremo trasportati dalle tenebre alla luce. 

Ci emoziona questo annuncio? Non molto, perché nel nostro mondo sviluppato e pieno di servizi, la paura di restare al buio è ormai una cosa dei bambini. Se in questo tempio, di sera, mancasse improvvisamente la luce, si accenderebbero le luci di emergenza e se non quelle i telefoni cellulari potrebbero dare il chiarore indispensabile per non sentirsi persi. 

Insomma per la nostra civiltà, in cui basta dire: “ Ehi Google accendi le luci”,   e tutto si risolve, il contrasto tenebra luce perde di significato. 

Non si tratta solo dei nostri sentimenti di onnipotenza o della nostra superficialità, bisogna cercare nel mondo biblico l’uso e le analogie di questo contrasto per gioire dell’annuncio.

Proviamo a leggere come l’apostolo Paolo descrive la sua vocazione, vi ricordate, sulla via di Damasco? La voce di Gesù risuona nel bagliore accecante, e dice : “Alzati e sta in piedi perché per questo ti sono apparso, per farti testimone delle cose che hai viste. Io ti mando per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio”.

Oppure nella prima epistola di Giovanni troviamo questa definizione di Dio: “Dio è luce e in lui non è tenebra alcuna”. 

Allora il discorso è più grande, stiamo dentro a una coppia antitetica, Dio e Satana, bene e male, vita e morte.

L’annuncio allora può essere dato così :  “La resurrezione di Cristo ci ha trasportati dalla morte alla vita”.

 Questo ci riguarda tutti, ci coinvolge tutti e ci dà speranza.

Ma attenzione, mai la bibbia parla del mondo come lo scenario di lotta tra due potenze cosmiche, nessun dualismo gnostico può descrivere il procedere del Creato.

Nel vangelo di Giovanni dove troviamo spesso queste espressioni, luce e tenebra non indicano la opposizione di forze cosmiche, ma l’apparizione di Cristo, Parola fatta carne, nel mondo storico dell’umanità ottenebrata dal peccato.

Lo abbiamo appena cantato tutti insieme, l’inno 221, “O sol di giustizia Gesù Salvator ……   Ci avvolge d’intorno di tenebre un vel, ma già un nuovo giorno Si annunzia dal ciel”.

Se la luce viene dal Sol di giustizia parlare di buio e luce ha tutto un altro rilievo, tutto un altro significato.

Possiamo immaginare la nostra conversione personale come l’uscire in strada da una casa buia, fuori troviamo la luce del sole. 

Abbandoniamo la casa vecchia per camminare alla luce dell’amore di Dio. Abbandoniamo l’uomo vecchio per abbracciare l’uomo nuovo, siamo stati rinnovati dalla morte e dalla resurrezione di Cristo.

Ecco noi vorremmo che amare Dio e amare il nostro prossimo fosse così. Come un  giorno di estate, in Sicilia, con il sole a picco e le ombre nette e tagliate sul selciato. Un passo fuori della vecchia casa e tutto è risolto, basta non tornare indietro.

L’inno 221 però, non ci parla del sol di giustizia a mezzogiorno. Provate a ricordare i versi della seconda strofa che fanno la rima!

Ci avvolge d’intorno di tenebre un vel, 

ma già un nuovo giorno Si annunzia dal ciel

Siamo al levare del sole, l’alba proietta lunghe ombre sul selciato, la luce incerta si prolunga anche dentro la casa dove stiamo. Usciamo richiamati dal sole che appare e siamo incerti, dobbiamo ben guardare dove mettiamo i piedi.

Ecco questa è la nostra situazione, fuori dalla casa vecchia, col sole all’orizzonte e il passo incerto.

In questa situazione l’annuncio della epistola ai Colossesi, è di grande sollievo: “Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha messo in grado di partecipare alla eredità dei santi nella luce”.

Dio ci ha trasportati fuori dalla casa vecchia!

E’ Dio stesso che ci ha preso e portati fuori!

Il sole della giustizia è la nostra meta nel camminare in mezzo a questo paese dell’ombra della morte. 

Con la parola paese, usata da Isaia, oggi si intende la terra e anche il mare; infatti il mediterraneo ora è diventato il paese dell’ombra della morte. 

Basta ascoltare le notizie di violenza e di guerra che vengono dai quattro angoli del mondo, per capire che veramente l’ombra lunga della morte si stende dal mare fino alle nostre case. La morte ipoteca il nostro domani.

La morte è il salario del peccato, la morte è il male che azzanna la vita, la morte non è il traguardo da attingere per liberarci dal peso del nostro corpo. 

Gesù, Dio fattosi uomo, ha sconfitto la morte, ha portato luce dove è tenebra e male. 

La resurrezione di Gesù Cristo ci permetterà di andare oltre la morte, davanti alla luce del Sol di giustizia.

Con questa certezza possiamo superare le ambiguità e le trappole che troviamo sul nostro cammino, senza essere bloccati da una lettura letterale del versetto biblico.

Andiamo avanti perché alcuni raggi del Sole di giustizia illuminano la storia della umanità, rendono possibile e concreta una giustizia che riscatta il povero e soccorre il morente.

Andiamo avanti con la morte accanto, ma con la luce della Resurrezione che manda riflessi su tutta la nostra vita.

Andiamo avanti certi della eredità del Figlio di Dio, della Sua presenza presso il Padre che ci ha tutti adottati .

Malgrado le guerre, malgrado la morte, malgrado la nostra incertezza affidiamoci alla forza del Dio creatore che ci trasporta dalle tenebre alla luce.

AMEN

– Ruggero Mica

Immagine di Myriam Zilles tramite Pixabay

13Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. 14Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» 15Ma Gesù gli rispose: «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. 16Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 17Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Matteo 3,13-17

Carissimi Fratelli e Sorelle,

Gesù dalla Galilea si recò al Giordano per essere battezzato.

Siamo tanto abituati ad ascoltare, anno dopo anno questo racconto da non renderci più conto di quanto dovesse essere scandaloso per la prima comunità cristiana.

Tutti e tre i sinottici lo descrivono con dovizia di particolari e non c’è dubbio alcuno che l’evento sia accaduto, ma perché?

Per la prima comunità cristiana era scandaloso che Gesù andasse da Giovanni trattandolo come se lui fosse il suo maestro spirituale: il salvatore del mondo che si lascia battezzare da un altro e per di più con un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati!

Neppure Giovanni riesce a credere ai suoi occhi e alle sue orecchie, tant’è che si oppone alla volontà di Gesù e gli dice: ma come, sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?

Gesù gli impone di accogliere la sua richiesta, gli dice: arrenditi! Rinuncia alla tua opposizione, perché è necessario che noi adempiamo in questo modo ad ogni giustizia!

Una frase incredibile e forte: Giovanni, come Pietro alla lavanda dei piedi, non comprende la missione di Gesù.

Gesù deve adempiere ad ogni passaggio rituale di giustizia, per confermarsi nel suo messaggio di giustizia per tutti; Egli nel chiedere il battesimo “umano” di Giovanni si mette in ascolto dell’umanità, si immerge in essa e da essa riemerge per essere accolto nella dimensione dello Spirito Santo che lo guiderà verso il battesimo della Croce! Il battesimo di Gesù è quindi l’accoglienza di ogni nostro peccato e il dono della redenzione per esso. Il Battesimo di Gesù prefigura quindi la morte di Croce e annuncia la salvezza.

In un certo modo Gesù dice anche a noi oggi: arrenditi alla mia volontà, accogli le mie richieste, perché solo seguendo ciò che io ti dirò potremo compiere ogni giustizia affinché il mondo sia salvato.

Il compimento della giustizia ultima, sulla Croce, ma anche l’avvento della giustizia sulla terra di cui noi ancora oggi abbiamo bisogno.

Gesù al suo battesimo è Maestro ed è Servitore dell’Eterno per la salvezza umana.

Maestro, perché questo è l’inizio del suo Ministero e in esso ci spiegherà come vivere della giustizia e nella giustizia, facendo di essa la nostra ragione di vita, dandoci allo stesso tempo l’eterna consolazione di sapere che nella Croce essa è già compiuta.

Voglio ancora soffermarmi però sul fatto che Gesù abbia” bisogno” del battesimo di Giovanni: Proprio dopo il Battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati si rivela la voce dal cielo che afferma l’elezione, l’amore, la dilezione di Dio e la presenza dello Spirito Santo che ci assicura che Gesù provocherà un perdono generale.

Dice infatti il profeta Isaia l’Eterno ha fatto cadere su lui l’iniquità di noi tutti… egli è stato colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo (Is. 53:6-8).

A differenza di tutti quelli che si fanno battezzare per il proprio peccato, Egli è messo a pare ed è chiamato a compiere in loro favore il ministero del Servitore dell’Eterno.

La giustizia di Dio quindi riguarda il popolo e il mondo intero – le nazioni, le isole, tutta la terra – Gesù, servo dell’Eterno agisce come Suo strumento, là dove la giustizia, il diritto e la dignità vengono calpestate.

È lo sguardo d’amore di Dio stesso su di lui che lo stabilisce: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Nella Croce di Cristo siamo uniti anche noi in questo sguardo d’amore, anche per noi vale la parola d’elezione che è pronunciata per Gesù.

La forza quindi ci proviene dal suo sostegno, il suo Spirito ci guida, ci accompagna, ci indica la via, ci viene in soccorso quando le nostre risorse sono esaurite.

Coloro che sono chiamati al servizio vengono dotati della potenza e della saggezza di Dio.

Gesù nel battesimo di Giovanni accoglie l’umanità nostra e la comprende.

Quanti tra noi sono in grado di mettersi nella posizione umile di chi chiede aiuto o collaborazione?

Forse molti lo farebbero se costretti dalle circostanze, ma Gesù si mette in ascolto di ogni diversità e di ogni umanità perché abdica alla propria divinità e chiede la collaborazione del Battista, così come chiede la nostra affinché il mondo sia salvato.

Colui che mi salva e che ti salva sulla Croce, che non ha bisogno della collaborazione di Giovanni: Egli è amato, eletto e sostenuto da Dio, ma si sottopone ad ogni giustizia umana, affinché la Giustizia possa aver posto nel mondo.

In questi giorni sono successe cose terribili nel mondo, le sofferenze e le ingiustizie che sappiamo infliggere sono sempre più forti e più sofisticate e, mi pare, che una delle grandi responsabilità di ciò dipendano proprio da questa opposizione alla volontà di Cristo.

Al fatto che non ci arrendiamo alla sua volontà di salvezza, che non seguiamo gli insegnamenti che ci ha dato a partire dal sermone sulla montagna, ma che vogliamo fare tutto da noi stessi e insegnare anche a Dio cosa deve fare.

Gli esseri umani, anche e soprattutto i potenti non ascoltano nessuno. Gesù invece ascolta il dolore del mondo, il gemito dell’afflitto e del peccatore e lo assolve.

Egli espia il nostro peccato, egli ci salva da noi stessi, una volta per tutte e quando nei momenti di dolore e perplessità non sapremo cosa fare, appelliamoci al nostro battesimo, perché in esso non apparteniamo più a noi stessi ma a Cristo!

Cristo ci dona il suo Spirito, la sua forza, la sua capacità di ascolto e la sua guarigione per il mondo e per l’umanità intera.

Amen

– Pastora Laura Testa

Immagine di Producer, CC BY 2.5, Link

LETTURA BIBLICA

41I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa; 43passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori; 44i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo. 46Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 50Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. 51Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.

Luca 2,41-52

SERMONE

Care sorelle e cari fratelli,

siamo nella prima domenica dell’anno e quindi lasciatemi iniziare con l’augurio di un 2020 rigoglioso, con meno odio, meno violenza e meno ingiustizia; un anno di pace, di amore e di misericordia.

Questo racconto di Luca parla di un episodio che appartiene all’infanzia di Gesù, anzi alla sua adolescenza visto che Gesù ha già dodici anni, un’età che a quei tempi autorizzava l’ingresso nel mondo degli adulti.

Il racconto è molto semplice e non parla di miracoli o altri fatti strabilianti di cui sono ricchi i vangeli. E’ il racconto di un ragazzo perso durante un viaggio e ritrovato in un luogo assolutamente inatteso.

Infatti è durante un pellegrinaggio a Gerusalemme per le festività della Pasqua ebraica che, sulla strada del ritorno, i genitori si accorgono che Gesù non è con loro e cominciano a cercarlo inutilmente e poi decidono di tornare indietro a Gerusalemme. Qui lo trovano nel tempio, tra i maestri che lo ascoltano, rispondono alle sue domande e si stupiscono per la profondità delle sue parole.

Gesù sta come un adulto tra gli adulti: è dodicenne, ha già avuto il suo ‘bar mitzva’ una sorta di presentazione nel tempio, e si comporta da vero ebreo osservante.

Luca non ci racconta del dramma che stanno vivendo i genitori preoccupati della scomparsa di Gesù perché vuol parlarci di come Gesù sta crescendo nella consapevolezza che la sua vita terrena si lega sempre più alla sua missione divina.

Ci sono due parole per comprendere il senso di questo brano.

La prima è stupore.

“Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte.”

E più avanti:

“Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena»”

E’ lo stupore, insieme alla meraviglia, che accompagnerà la missione terrena di Gesù. I suoi insegnamenti, i segni che lui lasciava hanno sempre provocato grande stupore e meraviglia in chi lo ha visto e ascoltato. Stupore e meraviglia perché Gesù ha sempre proposto sé stesso e i suoi insegnamenti in una chiave nuova, rivoluzionaria ancora oggi, che ci indica un nuovo modo di rapportarci con nostro prossimo e quindi con Dio stesso.

La seconda parole è: non capirono.

50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro”.

E’ la costante della vita di Gesù. Suscitare stupore e non essere capito. E qui non parliamo di linguaggio o comunicazione. Gesù si esprimeva con linguaggio semplice utilizzando esempi e parabole proprio perché il suo messaggio fosse il più diretto possibile.

No, non è un problema di linguaggio.

Gesù non chiede agli uomini una messa a punto della loro religiosità e della loro fede. Gesù chiedeva e chiede ancor oggi a noi di rivoluzionare la nostra vita mettendo al centro il rapporto con Dio, ricostruendo nel suo popolo la rete di umanità, di amore ad immagine e somiglianza dell’amore con cui siamo stati creati. E’ questo che è difficile alla nostra comprensione, questo capovolgimento di vita e di prospettiva.

Anche dinanzi a questo breve testo noi ci interroghiamo su chi siamo noi oggi. Siamo i genitori che cercano il figlio? Siamo i discepoli che ascoltano?

Noi siamo la famiglia che riabbraccia il figlio smarrito ma siamo anche quelli che si stupiscono per le parole di Gesù e che fanno fatica a comprendere il significato del suo messaggio. Siamo la famiglia che trova Gesù ma non sa più chi è e non capisce le sue parole.

Voglia il Signore aiutarci a vedere e comprendere per condurre una esistenza alla luce del suo amore per l’umanità.

Amen

– Roberto Mellone

Immagine di Nick115 tramite Pixabay

LETTURA BIBLICA

1Nel principio Dio creò i cieli e la terra. 2 La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. 3Dio disse: «Sia luce!» E luce fu.

Genesi 1:1-3

12Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? 13E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che egli si rallegra più per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca.

Matteo 18:12-14

26Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira 27e non fate posto al diavolo. 28Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno. 29Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta. 30Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. 31Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! 32Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Efesini 4:26-32

SERMONE

Carissimi frateli e sorelle,

L’incontro con Cristo è l’inizio di una vita nuova in cui ci sembra che tutta la realtà sia improvvisamente rinnovata. Noi siamo ancora noi, ma tutto è differente; adesso abbiamo un compagno di vita nuova che non ci abbandona mai più: il Signore Gesù è il nostro amico e compagno.

La nostra esistenza stessa è rinnovata dall’opera dello Spirito Santo, dal Vento di Dio che ci dà la vita.

Similmente a ciò che avviene nel principio per il creato intero, la terra era informe e vuota e lo Spirito di Dio illumina l’esistente e permette la bellezza, la distinzione degli elementi, la descrizione, il dialogo, l’osservazione, la scienza e il bene, così è anche degli esseri umani.

Lo Spirito di Dio ci illumina, mette in luce le peculiarità e le specificità che ci contraddistinguono, ma soprattutto ci permette di vederli, di descriverli, di migliorarci in un percorso di santificazione continua, un lavoro personale e comunitario che apre al dialogo e alla comunione.

Lo Spirito Santo quindi ci “risorge” già in vita, permettendoci un cambiamento reale, già qui ed ora.

Lo Spirito Santo è prima di tutto uno Spirito di parola, esso ci autorizza a dire a dialogare, a testimoniare, a pregare, ma anche a dire in maniera differente: la storia della nostra vita ora non è più una narrazione personale e basta, ma è anche una narrazione dialogica e comunitaria. Io non sono più il centro del mondo, ma la mia luce è il Signore. IL dono dello Spirito è quindi il cambiamento personale, che ci permette di non vivere più nel male, nella cattiveria, nella falsità, ma ci permette la libertà, nel lavoro onesto, nell’edificazione, nella fiducia, nella gioia e nella misericordia empatica e compassionevole della comunione fraterna.

IL dono dello Spirito è quindi anche la nascita della vita comunitaria, la nascita della chiesa: il peccato è coperto, l’abisso è superato, puoi guardare avanti, puoi camminare.

Si apre davanti a te l’orizzonte della libertà. In questo nuovo cammino disponi dei mezzi che il Signore ti mette a disposizione per grazia: una compagnia con la quale camminare, una mappa del terreno che stai attraversando, una destinazione ultima che ti assicura che la tua fativca non è vana. La compagnia è la Chiesa appunto, la mappa è il comandamento, la destinazione è il Regno di Dio anticipato già qui ed ora nella preghiera.

La Chiesa è quindi prima di tutto il luogo della presenza attuale di Gesù e i credenti abitano la Chiesa come parte del corpo di Cristo in cui loro sono adesso inseriti.

Questo è forse il motivo profondo per cui il “buon pastore” della parabola si comporta come uno sconsiderato: chi mai infatti lascerebbe da sole 99 pecore per andarne a recuperare una sola? Questo pastore è come minimo un folle! Oppure è un grande credente! Se tutti siamo parte del corpo di Cristo, anche quell’unica pecora è legata a Cristo come me, Egli non la lascia sola, così come non lascia solo nessuno di noi, neppure se ci perdiamo, neppure se cadiamo nel peccato o se abbiamo dei momenti difficili. L’attenzione per il singolo del buon pastore non è infatti dimenticanza del gregge, bensì amore profondo e personale per ognuna delle sue pecore, anche di me e di te, di noi tutti.

Il Signore non si cura del denaro, non si cura dei talenti, non si cura del grado d’istruzione o della nazionalità, ma il Signore si cura di te!

Una bravissima predicatrice metodista, figlia di un amato pastore qui in italia, una volta mi fece riflettere su questa parabola chiedendosi come mai quella pecora si fosse potuta perdere: le altre pecore.. dove erano quando ha sbagliato strada? Dove erano le altre pecore quando è caduta nel burrone o è entrata nel bosco? O forse loro correvano troppo veloce e l’hanno lasciata indietro? Perché le altre pecore non l’hanno affiancata e sono rimaste vicino a lei? E soprattutto, perché non hanno chiamato il pastore per accorrere subito?

Sono domande importanti per la Chiesa queste, perché come credenti e discepoli di Cristo anche noi siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri: la Chiesa non è il luogo dove si improvvisa, ma dove ci si prende cura degli altri.

Prendersi cura anche di chi è più lento, di chi non sta al passo con i tempi, di chi arranca o ha una visione differente dalla nostra è vivere nel dono dello Spirito.

Questa dimensione della chiesa significa vivere in modo da edificare gli altri in una costruzione di autenticità, in cui si possano condividere i vissuti più diversi mai nel giudizio, bensì nella misericordia e nella comunione reciproca.

Care sorelle e fratelli che lo Spirito del Vivente soffi potente sulla nostra Chiesa e ci colmi dei suoi doni affinchè lo possiamo seguire nell’umiltà e nella gioia.

Amen

– Pastora Laura Testa

Immagine di Myriam Zilles via Pixabay