LETTURA BIBLICA

1Nel principio Dio creò i cieli e la terra. 2La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. 3Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. 4Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. 5Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.

Genesi 1,1-5

22«Veramente il mio popolo è stolto, non mi conosce; sono figli insensati, non hanno intelligenza; sono saggi per fare il male, ma il bene non lo sanno fare». 23Io guardo la terra, ed ecco è desolata e deserta; i cieli sono senza luce. 24Guardo i monti, ed ecco tremano, tutti i colli sono agitati. 25Guardo, ed ecco non c’è uomo; tutti gli uccelli del cielo sono volati via. 26Guardo, ed ecco il Carmelo è un deserto; tutte le sue città sono abbattute davanti al SIGNORE, davanti alla sua ira furente. 27Infatti così parla il SIGNORE: «Tutto il paese sarà desolato, ma io non lo finirò del tutto. 28A causa di ciò, la terra è afflitta, e i cieli di sopra si oscurano; perché io l’ho detto, l’ho stabilito, e non me ne pento, e non ritratterò».

Geremia 4,22-28

1«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. 2Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. 3Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. 4Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. 5Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. 6Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.

Giovanni 15,1-8

SERMONE

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato
(G.Ungaretti, San Martino del Carso)

Di cosa si parla in questa celeberrima poesia, di macerie e devastazione o di altro? Cosa è devastato? Il cuore forse?
E nel brano di Geremia di quale devastazione si sta parlando?

Care sorelle e cari fratelli, parole dure, difficili udiamo oggi, che paiono prefigurare una sorta di catastrofe post-atomica: un mondo reso un deserto, senza luce, scosso da terremoti, privo di vita, senza più tracce di civiltà. Una visione che ci lascia attoniti, in grado di stordirci per la sua efficacia. Non solo, pare prefigurare un Dio spietato, che se la prende con l’umanità malvagia e che invia una punizione letteralmente devastante di cui non si pente, anzi … .

Vediamo allora di capire meglio questo Dio apparentemente così crudele. Crudele … o innamorato? Dio è umano diceva Karl Barth ed è questa umanità che vediamo dipinta. Dio si rivolge ad Israele, a noi come ad un amante, una moglie, un marito … tradito. Le sue viscere si agitano. Come si agitano quelle del profeta Geremia, come si agitano le nostre quando accade qualcosa di importante e che ci colpisce o ci ferisce: è pura emozione.
Così inizia il brano di oggi, con le parole di chi ama ed è colpito profondamente perché tradito. Tradito come allora? Israele non ha rispettato il patto, l’Alleanza. Un’alleanza dove il Signore ci ha fatto una promessa e ci fa una richiesta .“11 Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e io non vi respingerò. 12 Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo.” (Levitico 26 11-12) come a dire: “Sono vicino a te, ti cerco, non ti caccio via, mi muovo insieme a te, nei tuoi percorsi, nella tua vita; sii anche tu vicino a me.” Non è una dichiarazione di amore per l’umanità? Per ogni membro della specie umana? Per ogni persona presente in questo tempio?

Di fronte a questo amore il Signore si lamenta: “il mio popolo non mi conosce”. Quando possiamo dire di non conoscere qualcuno? Quando non c’è frequentazione, non c’è dialogo, non c’è intimità, oppure se tutto questo c’è ad un certo punto … il rapporto di sfilaccia, ci si allontana. Spesso accade lentamente, un senso di lontananza che si avverte da principio in maniera appena percepibile ma che poi si ingrandisce, alimentato da mancanza di comunicazione, da giudizi, da assenza di ascolto o ascolto superficiale.

Da un rapporto con Dio che si fossilizza, diventa, abitudine, forma, che incartapecorisce, che si raffredda, perché la preghiera è rarefatta od è abitudine, perché il confronto con la Sua Parola diviene occasionale, difficile non possiamo certo aspettarci giardini fioriti bensì deserto. E’ un deserto dell’anima che avvertiamo. Dio la osserva: “Guardo la terra …”. Manca la luce e se manca la luce è facile sbagliare strada. I monti tremano: quanto vi è di più solido diviene instabile e ci minaccia, quante false sicurezze ci colpiscono… . Soprattutto non c’è uomo, la punta finale della creazione, il capolavoro di Dio, ogni uomo, ognuno di noi è il capolavoro di Dio, sparisce. E’ un ritorno al caos che precedeva la creazione . Assistiamo ad un allontanamento da Dio che porta a prima che Dio creasse, che trascina indietro a prima che lo incontrassimo e la vita si fa tristemente sterile: il Carmelo, il giardino è un deserto, le città sono abbattute perché anche la civiltà, la società risente dell’inaridimento del nostro spirito, della nostra vita spirituale.

Il Signore di fronte a questo come reagisce? Come un amante, come colui che ama: si rattrista si arrabbia, si contraddice , non mi pento della distruzione … ma no non distruggerò del tutto. E’ amore viscerale in azione, come viene descritto spesso nella Bibbia dove le parole amore e viscere, non a caso sono simili, a indicare quell’amore profondo, intimo spontaneo ed assoluto, capace di far vibrare l’intero Essere.

Nella Parola del Signore troviamo qual è la conseguenza di questo amore divino: Geremia lo dice chiaramente: “Circoncidete il vostro cuore” (Ger 4,4b) ed ancora “…con la casa di Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova (Ger 31,31b) , “ … porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore” (Ger 31,33-b).
Ecco allora come di fronte all nostra debolezza, infedeltà, allontanamenti, difficoltà di fronte al Signore e nel rendete testimonianza , Dio sempre ci viene incontro. La sua promessa di camminare in mezzo a noi non viene meno, anzi è sempre, costantemente rinnovata, la sua Grazia, sempre ci precede.

Amen

Alessandro Serena

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