LETTURA BIBLICA

41I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa; 43passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori; 44i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo. 46Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 50Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. 51Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.

Luca 2,41-52

SERMONE

Care sorelle e cari fratelli,

siamo nella prima domenica dell’anno e quindi lasciatemi iniziare con l’augurio di un 2020 rigoglioso, con meno odio, meno violenza e meno ingiustizia; un anno di pace, di amore e di misericordia.

Questo racconto di Luca parla di un episodio che appartiene all’infanzia di Gesù, anzi alla sua adolescenza visto che Gesù ha già dodici anni, un’età che a quei tempi autorizzava l’ingresso nel mondo degli adulti.

Il racconto è molto semplice e non parla di miracoli o altri fatti strabilianti di cui sono ricchi i vangeli. E’ il racconto di un ragazzo perso durante un viaggio e ritrovato in un luogo assolutamente inatteso.

Infatti è durante un pellegrinaggio a Gerusalemme per le festività della Pasqua ebraica che, sulla strada del ritorno, i genitori si accorgono che Gesù non è con loro e cominciano a cercarlo inutilmente e poi decidono di tornare indietro a Gerusalemme. Qui lo trovano nel tempio, tra i maestri che lo ascoltano, rispondono alle sue domande e si stupiscono per la profondità delle sue parole.

Gesù sta come un adulto tra gli adulti: è dodicenne, ha già avuto il suo ‘bar mitzva’ una sorta di presentazione nel tempio, e si comporta da vero ebreo osservante.

Luca non ci racconta del dramma che stanno vivendo i genitori preoccupati della scomparsa di Gesù perché vuol parlarci di come Gesù sta crescendo nella consapevolezza che la sua vita terrena si lega sempre più alla sua missione divina.

Ci sono due parole per comprendere il senso di questo brano.

La prima è stupore.

“Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte.”

E più avanti:

“Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena»”

E’ lo stupore, insieme alla meraviglia, che accompagnerà la missione terrena di Gesù. I suoi insegnamenti, i segni che lui lasciava hanno sempre provocato grande stupore e meraviglia in chi lo ha visto e ascoltato. Stupore e meraviglia perché Gesù ha sempre proposto sé stesso e i suoi insegnamenti in una chiave nuova, rivoluzionaria ancora oggi, che ci indica un nuovo modo di rapportarci con nostro prossimo e quindi con Dio stesso.

La seconda parole è: non capirono.

50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro”.

E’ la costante della vita di Gesù. Suscitare stupore e non essere capito. E qui non parliamo di linguaggio o comunicazione. Gesù si esprimeva con linguaggio semplice utilizzando esempi e parabole proprio perché il suo messaggio fosse il più diretto possibile.

No, non è un problema di linguaggio.

Gesù non chiede agli uomini una messa a punto della loro religiosità e della loro fede. Gesù chiedeva e chiede ancor oggi a noi di rivoluzionare la nostra vita mettendo al centro il rapporto con Dio, ricostruendo nel suo popolo la rete di umanità, di amore ad immagine e somiglianza dell’amore con cui siamo stati creati. E’ questo che è difficile alla nostra comprensione, questo capovolgimento di vita e di prospettiva.

Anche dinanzi a questo breve testo noi ci interroghiamo su chi siamo noi oggi. Siamo i genitori che cercano il figlio? Siamo i discepoli che ascoltano?

Noi siamo la famiglia che riabbraccia il figlio smarrito ma siamo anche quelli che si stupiscono per le parole di Gesù e che fanno fatica a comprendere il significato del suo messaggio. Siamo la famiglia che trova Gesù ma non sa più chi è e non capisce le sue parole.

Voglia il Signore aiutarci a vedere e comprendere per condurre una esistenza alla luce del suo amore per l’umanità.

Amen

– Roberto Mellone

Immagine di Nick115 tramite Pixabay