13Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. 14Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» 15Ma Gesù gli rispose: «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. 16Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 17Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Matteo 3,13-17

Carissimi Fratelli e Sorelle,

Gesù dalla Galilea si recò al Giordano per essere battezzato.

Siamo tanto abituati ad ascoltare, anno dopo anno questo racconto da non renderci più conto di quanto dovesse essere scandaloso per la prima comunità cristiana.

Tutti e tre i sinottici lo descrivono con dovizia di particolari e non c’è dubbio alcuno che l’evento sia accaduto, ma perché?

Per la prima comunità cristiana era scandaloso che Gesù andasse da Giovanni trattandolo come se lui fosse il suo maestro spirituale: il salvatore del mondo che si lascia battezzare da un altro e per di più con un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati!

Neppure Giovanni riesce a credere ai suoi occhi e alle sue orecchie, tant’è che si oppone alla volontà di Gesù e gli dice: ma come, sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?

Gesù gli impone di accogliere la sua richiesta, gli dice: arrenditi! Rinuncia alla tua opposizione, perché è necessario che noi adempiamo in questo modo ad ogni giustizia!

Una frase incredibile e forte: Giovanni, come Pietro alla lavanda dei piedi, non comprende la missione di Gesù.

Gesù deve adempiere ad ogni passaggio rituale di giustizia, per confermarsi nel suo messaggio di giustizia per tutti; Egli nel chiedere il battesimo “umano” di Giovanni si mette in ascolto dell’umanità, si immerge in essa e da essa riemerge per essere accolto nella dimensione dello Spirito Santo che lo guiderà verso il battesimo della Croce! Il battesimo di Gesù è quindi l’accoglienza di ogni nostro peccato e il dono della redenzione per esso. Il Battesimo di Gesù prefigura quindi la morte di Croce e annuncia la salvezza.

In un certo modo Gesù dice anche a noi oggi: arrenditi alla mia volontà, accogli le mie richieste, perché solo seguendo ciò che io ti dirò potremo compiere ogni giustizia affinché il mondo sia salvato.

Il compimento della giustizia ultima, sulla Croce, ma anche l’avvento della giustizia sulla terra di cui noi ancora oggi abbiamo bisogno.

Gesù al suo battesimo è Maestro ed è Servitore dell’Eterno per la salvezza umana.

Maestro, perché questo è l’inizio del suo Ministero e in esso ci spiegherà come vivere della giustizia e nella giustizia, facendo di essa la nostra ragione di vita, dandoci allo stesso tempo l’eterna consolazione di sapere che nella Croce essa è già compiuta.

Voglio ancora soffermarmi però sul fatto che Gesù abbia” bisogno” del battesimo di Giovanni: Proprio dopo il Battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati si rivela la voce dal cielo che afferma l’elezione, l’amore, la dilezione di Dio e la presenza dello Spirito Santo che ci assicura che Gesù provocherà un perdono generale.

Dice infatti il profeta Isaia l’Eterno ha fatto cadere su lui l’iniquità di noi tutti… egli è stato colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo (Is. 53:6-8).

A differenza di tutti quelli che si fanno battezzare per il proprio peccato, Egli è messo a pare ed è chiamato a compiere in loro favore il ministero del Servitore dell’Eterno.

La giustizia di Dio quindi riguarda il popolo e il mondo intero – le nazioni, le isole, tutta la terra – Gesù, servo dell’Eterno agisce come Suo strumento, là dove la giustizia, il diritto e la dignità vengono calpestate.

È lo sguardo d’amore di Dio stesso su di lui che lo stabilisce: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Nella Croce di Cristo siamo uniti anche noi in questo sguardo d’amore, anche per noi vale la parola d’elezione che è pronunciata per Gesù.

La forza quindi ci proviene dal suo sostegno, il suo Spirito ci guida, ci accompagna, ci indica la via, ci viene in soccorso quando le nostre risorse sono esaurite.

Coloro che sono chiamati al servizio vengono dotati della potenza e della saggezza di Dio.

Gesù nel battesimo di Giovanni accoglie l’umanità nostra e la comprende.

Quanti tra noi sono in grado di mettersi nella posizione umile di chi chiede aiuto o collaborazione?

Forse molti lo farebbero se costretti dalle circostanze, ma Gesù si mette in ascolto di ogni diversità e di ogni umanità perché abdica alla propria divinità e chiede la collaborazione del Battista, così come chiede la nostra affinché il mondo sia salvato.

Colui che mi salva e che ti salva sulla Croce, che non ha bisogno della collaborazione di Giovanni: Egli è amato, eletto e sostenuto da Dio, ma si sottopone ad ogni giustizia umana, affinché la Giustizia possa aver posto nel mondo.

In questi giorni sono successe cose terribili nel mondo, le sofferenze e le ingiustizie che sappiamo infliggere sono sempre più forti e più sofisticate e, mi pare, che una delle grandi responsabilità di ciò dipendano proprio da questa opposizione alla volontà di Cristo.

Al fatto che non ci arrendiamo alla sua volontà di salvezza, che non seguiamo gli insegnamenti che ci ha dato a partire dal sermone sulla montagna, ma che vogliamo fare tutto da noi stessi e insegnare anche a Dio cosa deve fare.

Gli esseri umani, anche e soprattutto i potenti non ascoltano nessuno. Gesù invece ascolta il dolore del mondo, il gemito dell’afflitto e del peccatore e lo assolve.

Egli espia il nostro peccato, egli ci salva da noi stessi, una volta per tutte e quando nei momenti di dolore e perplessità non sapremo cosa fare, appelliamoci al nostro battesimo, perché in esso non apparteniamo più a noi stessi ma a Cristo!

Cristo ci dona il suo Spirito, la sua forza, la sua capacità di ascolto e la sua guarigione per il mondo e per l’umanità intera.

Amen

– Pastora Laura Testa

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LETTURA BIBLICA

41I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa; 43passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori; 44i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo. 46Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 50Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. 51Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.

Luca 2,41-52

SERMONE

Care sorelle e cari fratelli,

siamo nella prima domenica dell’anno e quindi lasciatemi iniziare con l’augurio di un 2020 rigoglioso, con meno odio, meno violenza e meno ingiustizia; un anno di pace, di amore e di misericordia.

Questo racconto di Luca parla di un episodio che appartiene all’infanzia di Gesù, anzi alla sua adolescenza visto che Gesù ha già dodici anni, un’età che a quei tempi autorizzava l’ingresso nel mondo degli adulti.

Il racconto è molto semplice e non parla di miracoli o altri fatti strabilianti di cui sono ricchi i vangeli. E’ il racconto di un ragazzo perso durante un viaggio e ritrovato in un luogo assolutamente inatteso.

Infatti è durante un pellegrinaggio a Gerusalemme per le festività della Pasqua ebraica che, sulla strada del ritorno, i genitori si accorgono che Gesù non è con loro e cominciano a cercarlo inutilmente e poi decidono di tornare indietro a Gerusalemme. Qui lo trovano nel tempio, tra i maestri che lo ascoltano, rispondono alle sue domande e si stupiscono per la profondità delle sue parole.

Gesù sta come un adulto tra gli adulti: è dodicenne, ha già avuto il suo ‘bar mitzva’ una sorta di presentazione nel tempio, e si comporta da vero ebreo osservante.

Luca non ci racconta del dramma che stanno vivendo i genitori preoccupati della scomparsa di Gesù perché vuol parlarci di come Gesù sta crescendo nella consapevolezza che la sua vita terrena si lega sempre più alla sua missione divina.

Ci sono due parole per comprendere il senso di questo brano.

La prima è stupore.

“Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte.”

E più avanti:

“Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena»”

E’ lo stupore, insieme alla meraviglia, che accompagnerà la missione terrena di Gesù. I suoi insegnamenti, i segni che lui lasciava hanno sempre provocato grande stupore e meraviglia in chi lo ha visto e ascoltato. Stupore e meraviglia perché Gesù ha sempre proposto sé stesso e i suoi insegnamenti in una chiave nuova, rivoluzionaria ancora oggi, che ci indica un nuovo modo di rapportarci con nostro prossimo e quindi con Dio stesso.

La seconda parole è: non capirono.

50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro”.

E’ la costante della vita di Gesù. Suscitare stupore e non essere capito. E qui non parliamo di linguaggio o comunicazione. Gesù si esprimeva con linguaggio semplice utilizzando esempi e parabole proprio perché il suo messaggio fosse il più diretto possibile.

No, non è un problema di linguaggio.

Gesù non chiede agli uomini una messa a punto della loro religiosità e della loro fede. Gesù chiedeva e chiede ancor oggi a noi di rivoluzionare la nostra vita mettendo al centro il rapporto con Dio, ricostruendo nel suo popolo la rete di umanità, di amore ad immagine e somiglianza dell’amore con cui siamo stati creati. E’ questo che è difficile alla nostra comprensione, questo capovolgimento di vita e di prospettiva.

Anche dinanzi a questo breve testo noi ci interroghiamo su chi siamo noi oggi. Siamo i genitori che cercano il figlio? Siamo i discepoli che ascoltano?

Noi siamo la famiglia che riabbraccia il figlio smarrito ma siamo anche quelli che si stupiscono per le parole di Gesù e che fanno fatica a comprendere il significato del suo messaggio. Siamo la famiglia che trova Gesù ma non sa più chi è e non capisce le sue parole.

Voglia il Signore aiutarci a vedere e comprendere per condurre una esistenza alla luce del suo amore per l’umanità.

Amen

– Roberto Mellone

Immagine di Nick115 tramite Pixabay

LETTURA BIBLICA

1Nel principio Dio creò i cieli e la terra. 2 La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. 3Dio disse: «Sia luce!» E luce fu.

Genesi 1:1-3

12Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? 13E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che egli si rallegra più per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca.

Matteo 18:12-14

26Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira 27e non fate posto al diavolo. 28Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno. 29Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta. 30Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. 31Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! 32Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Efesini 4:26-32

SERMONE

Carissimi frateli e sorelle,

L’incontro con Cristo è l’inizio di una vita nuova in cui ci sembra che tutta la realtà sia improvvisamente rinnovata. Noi siamo ancora noi, ma tutto è differente; adesso abbiamo un compagno di vita nuova che non ci abbandona mai più: il Signore Gesù è il nostro amico e compagno.

La nostra esistenza stessa è rinnovata dall’opera dello Spirito Santo, dal Vento di Dio che ci dà la vita.

Similmente a ciò che avviene nel principio per il creato intero, la terra era informe e vuota e lo Spirito di Dio illumina l’esistente e permette la bellezza, la distinzione degli elementi, la descrizione, il dialogo, l’osservazione, la scienza e il bene, così è anche degli esseri umani.

Lo Spirito di Dio ci illumina, mette in luce le peculiarità e le specificità che ci contraddistinguono, ma soprattutto ci permette di vederli, di descriverli, di migliorarci in un percorso di santificazione continua, un lavoro personale e comunitario che apre al dialogo e alla comunione.

Lo Spirito Santo quindi ci “risorge” già in vita, permettendoci un cambiamento reale, già qui ed ora.

Lo Spirito Santo è prima di tutto uno Spirito di parola, esso ci autorizza a dire a dialogare, a testimoniare, a pregare, ma anche a dire in maniera differente: la storia della nostra vita ora non è più una narrazione personale e basta, ma è anche una narrazione dialogica e comunitaria. Io non sono più il centro del mondo, ma la mia luce è il Signore. IL dono dello Spirito è quindi il cambiamento personale, che ci permette di non vivere più nel male, nella cattiveria, nella falsità, ma ci permette la libertà, nel lavoro onesto, nell’edificazione, nella fiducia, nella gioia e nella misericordia empatica e compassionevole della comunione fraterna.

IL dono dello Spirito è quindi anche la nascita della vita comunitaria, la nascita della chiesa: il peccato è coperto, l’abisso è superato, puoi guardare avanti, puoi camminare.

Si apre davanti a te l’orizzonte della libertà. In questo nuovo cammino disponi dei mezzi che il Signore ti mette a disposizione per grazia: una compagnia con la quale camminare, una mappa del terreno che stai attraversando, una destinazione ultima che ti assicura che la tua fativca non è vana. La compagnia è la Chiesa appunto, la mappa è il comandamento, la destinazione è il Regno di Dio anticipato già qui ed ora nella preghiera.

La Chiesa è quindi prima di tutto il luogo della presenza attuale di Gesù e i credenti abitano la Chiesa come parte del corpo di Cristo in cui loro sono adesso inseriti.

Questo è forse il motivo profondo per cui il “buon pastore” della parabola si comporta come uno sconsiderato: chi mai infatti lascerebbe da sole 99 pecore per andarne a recuperare una sola? Questo pastore è come minimo un folle! Oppure è un grande credente! Se tutti siamo parte del corpo di Cristo, anche quell’unica pecora è legata a Cristo come me, Egli non la lascia sola, così come non lascia solo nessuno di noi, neppure se ci perdiamo, neppure se cadiamo nel peccato o se abbiamo dei momenti difficili. L’attenzione per il singolo del buon pastore non è infatti dimenticanza del gregge, bensì amore profondo e personale per ognuna delle sue pecore, anche di me e di te, di noi tutti.

Il Signore non si cura del denaro, non si cura dei talenti, non si cura del grado d’istruzione o della nazionalità, ma il Signore si cura di te!

Una bravissima predicatrice metodista, figlia di un amato pastore qui in italia, una volta mi fece riflettere su questa parabola chiedendosi come mai quella pecora si fosse potuta perdere: le altre pecore.. dove erano quando ha sbagliato strada? Dove erano le altre pecore quando è caduta nel burrone o è entrata nel bosco? O forse loro correvano troppo veloce e l’hanno lasciata indietro? Perché le altre pecore non l’hanno affiancata e sono rimaste vicino a lei? E soprattutto, perché non hanno chiamato il pastore per accorrere subito?

Sono domande importanti per la Chiesa queste, perché come credenti e discepoli di Cristo anche noi siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri: la Chiesa non è il luogo dove si improvvisa, ma dove ci si prende cura degli altri.

Prendersi cura anche di chi è più lento, di chi non sta al passo con i tempi, di chi arranca o ha una visione differente dalla nostra è vivere nel dono dello Spirito.

Questa dimensione della chiesa significa vivere in modo da edificare gli altri in una costruzione di autenticità, in cui si possano condividere i vissuti più diversi mai nel giudizio, bensì nella misericordia e nella comunione reciproca.

Care sorelle e fratelli che lo Spirito del Vivente soffi potente sulla nostra Chiesa e ci colmi dei suoi doni affinchè lo possiamo seguire nell’umiltà e nella gioia.

Amen

– Pastora Laura Testa

Immagine di Myriam Zilles via Pixabay

Un bambino piccolo il cui nome è Dio Salva: Gesù. Egli è per noi possibilità aperta di schierarci dalla parte di Dio, di rinascere insieme a lui, di essere “neonati” insieme a lui e di essere “curati” dalle mani amorevoli di Dio. Salvati e curati, ci offre la possibilità di metterci al servizio e di essere “prolifici” ovvero di portare buon frutto.

– Pastora Laura Testa

Il culto di Natale si terrà mercoledì 25 Dicembre alle 10:30 in chiesa valdese, in via Duomo 4 angolo via Pigna, Verona.

Siete tutti invitati e invitate!

Culto evangelico della Riforma
Domenica 3 novembre
RAIDUE ore 10,00

In Eurovisione dalla Chiesa valdese di Prali
nelle valli valdesi del Piemonte
a cura della rubrica Protestantesimo

“Solus Christus”
Culto in occasione della domenica della Riforma
protestante presieduto dai pastori valdesi della Valle con la
partecipazione del coro «Eiminal», diretto da Pierpaolo
Massel, e delle corali protestanti della Val Germanasca.
All’organo Malte Dahe.

Per rivedere le puntate visita il sito VIDEO
Protestantesimo su Facebook
Indirizzo mail : protestantesimo@fcei.it; protestantesimo@rai.it

LETTURA BIBLICA

13 Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; 14 e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. 16 Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano. 17 Egli domandò loro: «Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?» Ed essi si fermarono tutti tristi. 18 Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: «Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?» 19 Egli disse loro: «Quali?» Essi gli risposero: «Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. 22 È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon’ora al sepolcro, 23 non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto». 25 Allora Gesù disse loro: «O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! 26 Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» 27 E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 29 Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. 32 Ed essi dissero l’uno all’altro: «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr’egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» 33 E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.

Luca 24, 13-35

SERMONE

Un gran numero di salmi parlano dei pellegrini che vanno a Gerusalemme, al Tempio, la casa del Dio altissimo. Nel vangelo che abbiamo letto su Emmaus, abbiamo un pellegrinaggio al contrario, invece di avvicinarsi a Gerusalemme, Cleopa e il suo compagno, incontrano Dio allontanandosi da Gerusalemme. Un viaggio di andata e ritorno che l’evangelista Luca, – e lui solo – ci descrive.

La Crocifissione è lontana, la tomba vuota di Pasqua anche. Un viaggiatore, il Risorto, si accosta e domanda : “Che discorsi son questi che tenete cammin facendo?”. I due si fermano lo guardano e si spiegano. Non uno che lo riconosca. E del resto, altro che prendere la propria croce! I due discepoli stanno fuggendo da Gerusalemme! Dimentichi dell’appello ricevuto, tornano a casa, quasi il Signore fosse diventato la Grande Disillusione delle loro vite. Come talora delle nostre.

Luca termina il suo Vangelo con due apparizioni di Gesù davanti a discepoli e apostoli, che a tutto pensano tranne che alla presenza del Risorto, sono mesti e smarriti.

Gesù si accosta ai credenti sfiduciati, fa un tratto di strada con loro, li ascolta e li scuote. Un percorso di dodici chilometri diventa un pellegrinaggio al contrario. La voce del dottore della legge interpreta le Scritture, cominciando da Mosè e dai profeti; i fatti drammatici appena vissuti si possono leggere con la grande Speranza in cuore. La disperazione si attenua, l’animo diventa più leggero. La conoscenza biblica li appassiona, ma non basta a riconoscere che il Risorto è lì presente.

Hanno bisogno, come anche noi, di altre risposte, vogliono continuare questa diversa interpretazione dei profeti, questa Nuova lettura della bibbia. Esplode quindi un grido che viene dalla profonda sfiducia che ancora li attanaglia  “Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato.”

Una invocazione che anche noi rivolgiamo in preghiera e nel canto di un inno.  Una conclusione che ci sale alla mente ogni volta che leggiamo le notizie dal mondo mediterraneo. ”Il giorno è già declinato”,  non ci basta il cuore per attendere il mattino.

Questo dotto viaggiatore, fa come se volesse andare oltre e separarsi,    ma poi accoglie la richiesta ed entra per rimanere con loro. Il viaggio è terminato, il percorso di dodici chilometri si è trasformato in un convegno biblico, quasi un ammaestramento peripatetico. L’interesse accademico o meglio rabbinico li aiuta a sopportare la paura e lo scoraggiamento, ma non trovano ancora il coraggio di una diversa Speranza La lettura anche quotidiana della Parola ci aiuta e ci sostiene, la preghiera che nasce,   ci infonde fiducia nell’aiuto del Signore. Per andare oltre serve la fede che dona certezza, la fede che apre gli occhi nostri e dei discepoli di Emmaus. Questa fede viene dai segni del regno che ha sconfitto la morte, il Regno di Dio.

Questo dotto viaggiatore, fa come se volesse andare oltre e separarsi,    ma poi accoglie la richiesta ed entra per rimanere con loro. Il viaggio è terminato, il percorso di dodici chilometri si è trasformato in un convegno biblico, quasi un ammaestramento peripatetico. L’interesse accademico o meglio rabbinico li aiuta a sopportare la paura e lo scoraggiamento, ma non trovano ancora il coraggio di una diversa Speranza. La lettura anche quotidiana della Parola ci aiuta e ci sostiene, la preghiera che nasce,   ci infonde fiducia nell’aiuto del Signore. Per andare oltre serve la fede che dona certezza, la fede che apre gli occhi nostri e dei discepoli di Emmaus. Questa fede viene dai segni del regno che ha sconfitto la morte, il Regno di Dio.

Il viaggio si interrompe, il compagno di viaggio non c’è più, ma resta questo gesto eucaristico letto come segno di chi ha sconfitto la morte. Il Risorto si è fatto riconoscere nella ambiguità di una bettola per viandanti spiantati. Caduti gli stereotipi della vittoria del più forte, del riscatto politico nazionale, accettato l’aiuto di un viandante sconosciuto, tutto cambia.

La penuria diverrà abbondanza, lo scacco esaudimento, lo scoramento speranza, la fatica energia rinnovata. Il viaggio cambia verso , non più un mesto ritorno a casa,    ma un ritorno a Gerusalemme, dove il pericolo è più forte. La consapevolezza del Regno apre Cleopa, il suo compagno, e tutti noi con loro, ad una vocazione rinnovata. Nell’incontro con gli undici e con quelli che erano con loro, si consolida la prima dichiarazione di fede: “Il Signore è veramente resuscitato”.

Di generazione in generazione, in tempi secolari profondamente diversi, si ripete questo viaggio. Un viaggio che approda alla certezza di aver intravisto segni di un regno che sconfigge la morte. La cooperazione al bene, il coraggio di un aiuto altruistico, la lucidità di una azione diplomatica per la pace, lo sforzo di riconciliazione tra popoli divisi dalla guerra, portano segni del regno di pace.

Questi segni sostengono la nostra fede, spingono ad andare oltre un interesse piattamente culturale su un mondo di duemila anni fa.

Anche la Cena, che celebriamo dopo questa predica, può essere vissuta come assaggio del Regno di Dio: la Speranza di nuovi cieli e di nuova terra deve trovare già qui fra i discepoli e le discepole di Cristo, segni di questa nuova realtà attesa nella sua pienezza.

Questi segni faranno fiorire una dichiarazione di fede  che partendo dalla certezza che “Il Signore è veramente resuscitato” parli ad una Europa chiusa e divisa, annunci ai popoli che il mare mediterraneo può continuare ad essere un mezzo di contatto e di scambio.

A noi restano le parole del profeta Habacuc.

“Io starò al mio posto di guardia, mi metterò sopra una torre, e starò attento a quello che il Signore mi dirà” . (cap 2 v 1)

Amen

Ruggero Mica

Immagine di Dorothée QUENNESSON via Pixabay

Giovedì 24 Ottobre 2019 verrà presentato il Dossier Statistico Immigrazione 2019 del Centro Studi e Ricerche IDOS di Roma realizzato in partenariato con la rivista Confronti con il sostegno dei fondi dell’8 x mille della Chiesa Valdese.
La presentazione avverrà nella Sala Africa della Fondazione Nigrizia, in Vicolo Pozzo 1 alle ore 10:30.

L’evento promosso a Verona da Cestim in collaborazione con CGIL CISL UIL

Il programma dell’incontro sarà il seguente:
Saluti introduttivi
Raffaello Zordan, Presidente Cestim
Il “Dossier Statistico Immigrazione 2019”
Videosintesi dei dati
Presentazione dei contenuti “Dossier Statistico Immigrazione”
Gloria Albertini, Cestim
Giulio Saturni, One Bridge to Idomeni
Eliana Bombieri, SamarRamé
Conclusioni
Laura Testa, Pastora valdese

Per informazioni: Cestim, tel. 045/8011032, eventi@cestim.it

Per iscriversi e prenotare il Dossier è obbligatorio compilare il modulo cliccando qui.
I Dossier in consegna gratuita sono riservati ai partecipanti alla presentazione fino a esaurimento scorte con precedenza agli iscritti attraverso il presente modulo.

Roma (NEV), 27 settembre 2019 – Dal 29 settembre la chiesa di San Nicolò all’Arena e il tempio valdese di Via Duomo ospitano “Eldorato – Nascita di una nazione”, un progetto di arte contemporanea ideato da Giovanni de Gara (Firenze, 1977) e dedicato al tema delle migrazioni e dell’accoglienza. […] “Non si può essere cristiani – ha detto la pastora valdese Laura Testa – e rifiutare l’altro. Dio mette in discussione le nostre ‘confort zone’ e ci chiede di condividere il poco o il tanto che abbiamo. I teli d’oro di Giovanni de Gara ci ricordano la tradizione di convivenza e comunione tra fratelli e sorelle di diversa nazionalità che si riuniscono qui da vent’anni per pregare insieme. E dichiarano a chiunque passi attraverso questa porta che qui è al sicuro”. Leggi tutto

LETTURA BIBLICA

1Nel principio Dio creò i cieli e la terra. 2La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. 3Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. 4Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. 5Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.

Genesi 1,1-5

22«Veramente il mio popolo è stolto, non mi conosce; sono figli insensati, non hanno intelligenza; sono saggi per fare il male, ma il bene non lo sanno fare». 23Io guardo la terra, ed ecco è desolata e deserta; i cieli sono senza luce. 24Guardo i monti, ed ecco tremano, tutti i colli sono agitati. 25Guardo, ed ecco non c’è uomo; tutti gli uccelli del cielo sono volati via. 26Guardo, ed ecco il Carmelo è un deserto; tutte le sue città sono abbattute davanti al SIGNORE, davanti alla sua ira furente. 27Infatti così parla il SIGNORE: «Tutto il paese sarà desolato, ma io non lo finirò del tutto. 28A causa di ciò, la terra è afflitta, e i cieli di sopra si oscurano; perché io l’ho detto, l’ho stabilito, e non me ne pento, e non ritratterò».

Geremia 4,22-28

1«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. 2Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. 3Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. 4Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. 5Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. 6Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.

Giovanni 15,1-8

SERMONE

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato
(G.Ungaretti, San Martino del Carso)

Di cosa si parla in questa celeberrima poesia, di macerie e devastazione o di altro? Cosa è devastato? Il cuore forse?
E nel brano di Geremia di quale devastazione si sta parlando?

Care sorelle e cari fratelli, parole dure, difficili udiamo oggi, che paiono prefigurare una sorta di catastrofe post-atomica: un mondo reso un deserto, senza luce, scosso da terremoti, privo di vita, senza più tracce di civiltà. Una visione che ci lascia attoniti, in grado di stordirci per la sua efficacia. Non solo, pare prefigurare un Dio spietato, che se la prende con l’umanità malvagia e che invia una punizione letteralmente devastante di cui non si pente, anzi … .

Vediamo allora di capire meglio questo Dio apparentemente così crudele. Crudele … o innamorato? Dio è umano diceva Karl Barth ed è questa umanità che vediamo dipinta. Dio si rivolge ad Israele, a noi come ad un amante, una moglie, un marito … tradito. Le sue viscere si agitano. Come si agitano quelle del profeta Geremia, come si agitano le nostre quando accade qualcosa di importante e che ci colpisce o ci ferisce: è pura emozione.
Così inizia il brano di oggi, con le parole di chi ama ed è colpito profondamente perché tradito. Tradito come allora? Israele non ha rispettato il patto, l’Alleanza. Un’alleanza dove il Signore ci ha fatto una promessa e ci fa una richiesta .“11 Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e io non vi respingerò. 12 Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo.” (Levitico 26 11-12) come a dire: “Sono vicino a te, ti cerco, non ti caccio via, mi muovo insieme a te, nei tuoi percorsi, nella tua vita; sii anche tu vicino a me.” Non è una dichiarazione di amore per l’umanità? Per ogni membro della specie umana? Per ogni persona presente in questo tempio?

Di fronte a questo amore il Signore si lamenta: “il mio popolo non mi conosce”. Quando possiamo dire di non conoscere qualcuno? Quando non c’è frequentazione, non c’è dialogo, non c’è intimità, oppure se tutto questo c’è ad un certo punto … il rapporto di sfilaccia, ci si allontana. Spesso accade lentamente, un senso di lontananza che si avverte da principio in maniera appena percepibile ma che poi si ingrandisce, alimentato da mancanza di comunicazione, da giudizi, da assenza di ascolto o ascolto superficiale.

Da un rapporto con Dio che si fossilizza, diventa, abitudine, forma, che incartapecorisce, che si raffredda, perché la preghiera è rarefatta od è abitudine, perché il confronto con la Sua Parola diviene occasionale, difficile non possiamo certo aspettarci giardini fioriti bensì deserto. E’ un deserto dell’anima che avvertiamo. Dio la osserva: “Guardo la terra …”. Manca la luce e se manca la luce è facile sbagliare strada. I monti tremano: quanto vi è di più solido diviene instabile e ci minaccia, quante false sicurezze ci colpiscono… . Soprattutto non c’è uomo, la punta finale della creazione, il capolavoro di Dio, ogni uomo, ognuno di noi è il capolavoro di Dio, sparisce. E’ un ritorno al caos che precedeva la creazione . Assistiamo ad un allontanamento da Dio che porta a prima che Dio creasse, che trascina indietro a prima che lo incontrassimo e la vita si fa tristemente sterile: il Carmelo, il giardino è un deserto, le città sono abbattute perché anche la civiltà, la società risente dell’inaridimento del nostro spirito, della nostra vita spirituale.

Il Signore di fronte a questo come reagisce? Come un amante, come colui che ama: si rattrista si arrabbia, si contraddice , non mi pento della distruzione … ma no non distruggerò del tutto. E’ amore viscerale in azione, come viene descritto spesso nella Bibbia dove le parole amore e viscere, non a caso sono simili, a indicare quell’amore profondo, intimo spontaneo ed assoluto, capace di far vibrare l’intero Essere.

Nella Parola del Signore troviamo qual è la conseguenza di questo amore divino: Geremia lo dice chiaramente: “Circoncidete il vostro cuore” (Ger 4,4b) ed ancora “…con la casa di Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova (Ger 31,31b) , “ … porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore” (Ger 31,33-b).
Ecco allora come di fronte all nostra debolezza, infedeltà, allontanamenti, difficoltà di fronte al Signore e nel rendete testimonianza , Dio sempre ci viene incontro. La sua promessa di camminare in mezzo a noi non viene meno, anzi è sempre, costantemente rinnovata, la sua Grazia, sempre ci precede.

Amen

Alessandro Serena

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