Carissimi amiche e amici, siete invitati a partecipare alla conferenza per la presentazione del libro “Eretiche ed eretici medievali” che si terrà il 17 febbraio alle 17:00 nella nostra chiesa.

La conferenza tratterà delle figure di donne e uomini che hanno sfidato l’ortodossia religiosa e le autorità ecclesiastiche, pagando spesso con la vita il loro coraggio e la loro testimonianza.

La conferenza si inserisce nel contesto della ricorrenza del 17 febbraio, data in cui nel 1848 i valdesi, e successivamente anche gli ebrei, ottennero i diritti civili e la libertà di culto nel Regno di Sardegna e poi in tutta Italia, grazie alle lettere patenti di Carlo Alberto.

Interverranno e dialogheranno con la curatrice Marina Benedetti:

Maria Teresa Dolso (Università di Padova)
Gian Paolo Romagnani (Presidente della Società di studi valdesi)
Mariaclara Rossi (Università di Verona)

Modera Laura Testa, Pastora valdese

Vi aspettiamo numerosi per approfondire insieme questo tema che ci ricorda l’importanza della libertà di coscienza e di religione in ogni epoca ed in ogni luogo.

L’incontro si terrà presso il Tempio valdese di Verona (Via Duomo, Angolo Pigna).

Giovedì 18 maggio 2023 alle ore 18:00 si terrà presso la sala conferenze della fondazione Caritro in piazza Rosmini 5 – Rovereto la presentazione del libro “Fedi e femminismi in Italia: la profezia delle donne” di Paola Cavallari.

Ne parliamo con: Monica Lanfranco (Giornalista) e Laura Testa (Pastora valdese). Modera Paola Morini (Osservatorio interreligioso sulle violenze contro donne).

Questa settimana sarà ricca di eventi che si terranno presso il nostro tempio in via Duomo angolo via Pigna.

  • Il 5 di maggio si terrà “… dire il Nome di Dio” – letture dai Diari di Etty Hillesum a cura di Lorenzo Gobbi e Mario Cignoni, con musiche originali di Gianmaria Rizzardi eseguite dall’autore
  • Il 6 di maggio si terrà “Non sei sola!” – Incontro sull’impegno delle chiese per difendere i diritti delle donne
  • Il 7 di maggio si terrà “La polifonia di Dio” – concerto del Coro Ecumenico di Verona

Inoltre durante tutte e tre le giornata sarà possibile visitare la mostra “La Parola scritta” a cura della Società Biblica in Italia

Siete tutti e tutte invitati!

INGRESSO LIBERO

Fili 4,4-6

4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
5 La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. 6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.

Predicazione

In molte case si tramanda la tradizione della corona di avvento ed oggi -quarta domenica di Avvento- si accende la quarta candela. E’ una tradizione che risale al XIX secolo: fu un pastore protestante ad idearla e si diffuse da noi nella seconda  metà del secolo scorso. 

E’ un simbolo affascinante che rappresenta l’avvicinamento al Natale: ogni domenica si accende una candela e quindi la luminosità aumenta domenica dopo domenica per splendere in maniera completa oggi, in occasione della quarta domenica di avvento. Risplende: siamo  ormai prossimi alla venuta di Gesù, la Luce del Mondo.  Ogni candela è simbolica. La prima è denominata “del Profeta”, la seconda “di Betlemme”, la terza “dei pastori” la quarta è detta “degli angeli”. 

Cosa accade ogni qualvolta accendiamo una candela? L’ambiente si rischiara, con certezza. Non è possibile che questa non avvenga, possiamo esserne sicuri. Cosa ci trasmettono le candele accese? Luce, calore,  persino un senso di pace e di intima gioia;  se indugiamo nell’osservarla ci sentiamo quasi abbracciare, avvolgere dal mistero della Luce divina che si incarna in Gesù Cristo. 

Una candela accesa, inevitabilmente illumina. 

Il testo di oggi è la nostra candela. Quando il buio, lo sconforto, la fragilità, la disperazione  ci sommergono possiamo leggerlo e esso inevitabilmente illumina. 

L’esortazione iniziale è decisa e ripetuta: Rallegratevi! E’ rivolta al nostra parte più intima: siate gioiosi (la lettera ai Filippesi secondo alcuni è la lettera della gioia). Non solo: quello che fate di bello lo si veda all’esterno. E’ tutta la nostra persona coinvolta, dentro e fuori:  nella sua interezza. E’ una gioia che coinvolge tutta l’esistenza ed è capace di trasformare anche il nostro essere e le nostre relazioni ma … attenzione, ci trasforma ma non per essere mansueti e docili. Il testo originale qui  usa un termine greco che significa in realtà: ragionevoli, capaci, buoni, virtuosi, eccellenti. E’ ben altro, perché comprendiamo che qui non si tratta di docilità ma di forza. Serve forza per avere queste qualità. La domanda sorge immediatamente: “Questa forza dove la prendo?” . La risposta è lì, pronta: il Signore è vicino.  In Lui abbiamo la forza … gioia e forza. Certo, non basta. Che il Signore è vicino come lo scopro, come lo so? L’apostolo Paolo indica una strada: rivolgiti a Lui. Cura la relazione con il Signore, chiedi, ringrazia,  parla; per ogni cosa , non avere timore, abbandonati! 

Ecco che allora, la vicinanza promessa arriva. Una promessa che è pace. Notiamo bene: pace; il testo non dice che esaudirà ogni nostra richiesta, qualunque essa sia. Vi è qui  il mistero della preghiera, il dramma della preghiera non esaudita, del “perché non guarisci il mio amico malato di tumore “. La Bibbia però ci dice che qualcosa avviene, in noi, nei nostri pensieri. In maniera inspiegabile -supera la nostra intelligenza- qualcosa avviene: è la pace di Dio che custodisce i nostri cuori e i nostri pensieri in Gesù. Custodisce … Anche custodire è un termine che edulcora, addolcisce il senso del testo. Più correttamente si intende qui: sorvegliare presidiare , difendere. Era un termine quello originale che era spesso usato in ambito militare.  In Gesù abbiamo chi difende con forza, con vigore, chi non abbassa mai la guardia. In Lui abbiamo pace e forza. Sì ma difendere da chi, da cosa? Dalla disperazione, dal dubbio, dalla  fatica, dall’angoscia, dalla solitudine, dalla morte.  Possiamo farlo a ragione ben veduta perché  è una difesa che si fonda sulla grazia di conoscere la resurrezione di Cristo e la sua signoria capace di  trasformare le nostre vite in questo mondo e nel prossimo. 

Gioia, pace e forza. Questa è la promessa del Signore. Possiamo contarci. E’ inevitabile come è inevitabile che una candela accesa illumini e risplenda nell’oscurità.

Che il Signore, con la sua gioia, con la sua vicinanza, con la sua dolcezza, con la sua forza, con il suo amore incondizionato ci doni la sua pace che supera ogni intelligenza e custodisca in nostri cuori e i nostri pensieri in Cristo Gesù. Il Signore è vicino, il Signore viene.

Amen!

Alessandro Serena

Immagine di Myriam Zilles via Pixabay

Il 4 Dicembre 2022 alle ore 17:30 presso il Tempio Valdese di Via Duomo / angolo Via Pigna

Il coro della chiesa evangelica coreana di Verona offre un concerto di Natale con letture bibliche. Il concerto e aperto a tutti e completamente gratuito. Siete tutti e tutte invitati!

Marco 2,1-12

1 Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo in Capernaum. Si seppe che era in casa, 2 e si radunò tanta gente che neppure lo spazio davanti alla porta la poteva contenere. Egli annunciava loro la parola. 3 E vennero a lui alcuni con un paralitico portato da quattro uomini. 4 Non potendo farlo giungere fino a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto dalla parte dov’era Gesù; e, fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico. 5 Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati». 6 Erano seduti là alcuni scribi e ragionavano così in cuor loro: 7 «Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non uno solo, cioè Dio?» 8 Ma Gesù capì subito, con il suo spirito, che essi ragionavano così dentro di loro, e disse: «Perché fate questi ragionamenti nei vostri cuori? 9 Che cosa è più facile, dire al paralitico: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, oppure dirgli: “Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”? 10 Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, 11 io ti dico», disse al paralitico, «àlzati, prendi il tuo lettuccio, e vattene a casa tua». 12 Ed egli si alzò e, preso subito il lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; sicché tutti si stupivano e glorificavano Dio, dicendo: «Una cosa così non l’abbiamo mai vista».

Predicazione

L’abbiamo sentito, molte volte, fino al punto di diventare una frase scontata, quasi banale. Scriveva un importante scrittore e filosofo del ‘700: “Dio mi perdonerà, è il suo mestiere!”.

Altrettanto celeberrimo è il racconto, così vivido. Ci proietta nella Palestina del primo secolo. Immaginiamo facilmente la folla che circonda la casa, che gremisce l’abitazione. Le case del popolo allora erano ad un solo piano, con un tetto in legno ricoperto di terra. Letteralmente il termine “scoperchiarono” è “scavarono”. Viene calato il lettuccio, immaginiamo con molta cautela, magari in mezzo a strepiti e confusione. Possiamo immaginare frasi quali: “Attenzione là sotto” oppure “piano, fate piano, è molto malato”. Pensiamo anche alla fatica per farsi strada fino a Gesù nella casa, un ambiente stretto e sovraffollato, il caldo, le mosche, gli odori intensi ed acri. L’umanità, con la sua fragilità, le sue ansie, i suoi sbagli, la sua miseria e le sue speranze circonda Gesù. Finalmente, forse anche grazie a qualche spinta, accostano il malato a Gesù. Egli “vede” la fede degli amici, la nota, la osserva e pronuncia -a sorpresa prima di ogni altra azione- la frase che è il fulcro del racconto evangelico: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”.

Una bomba! Improvvisa nasce la controversia: alcuni accusano Gesù: solo Dio può perdonare i peccati; diremmo oggi: “Ma chi ti credi di essere?”. In realtà l’accusa rivolta è grave: si tratta di blasfemia e la condanna per questo genere di affermazioni è la morte. Gesù non teme, risponde con decisione: “Cosa è più facile, dire ti sono perdonati i peccati o prendi la tua barella e cammina?”. Non si tratta di una gerarchia dei poteri di Gesù, quasi si volesse stabilire una graduatoria di difficoltà tra perdonare e guarire: è l’annuncio di qualcosa di rivoluzionario ovvero l’autorità di Gesù di annunciare il perdono dei peccati. Dio gli dà infatti il potere ed il diritto di guarire e perdonare. Nel perdono è il Regno che si realizza, Gesù non è l’usurpatore di un potere divino ma è l’esecutore del disegno divino di salvezza da oggi e per sempre. “Il Figlio dell’uomo” ha questo potere ci dice il Vangelo ed il Figlio dell’Uomo è Colui che ha autorità, muore e risorge e verrà nella gloria.

Guarire e perdonare sono due azioni che mettono sullo stesso piano malattia e peccato. Noi siamo abituati a pensare diversamente: la malattia riguarda la scienza, il peccato la chiesa ma duemila anni fa non era così. Gesù considera l’uomo nella sua unità: la sua vita è deturpata dal peccato e dalla malattia senza che si possa distinguere nettamente tra i due. Perdono e guarigione sono espressioni di un unico intervento riparatore di Dio.

Gesù annuncia il perdono ai peccatori, a chi non ce la fa! Ai molti che con le proprie forze non riescono ad essere giusti (o a ritenersi di esserlo) quelli che non riescono a guarire, ad alzarsi.  Ad un’umanità che non riesce a sollevarsi sopra i propri sbagli per ricominciare. A donne e uomini che forse non riescono nemmeno a perdonare sé stessi e temono quindi che il perdono di Dio non sia per loro. Lo annuncia ad un’umanità che lo circonda: malata, ferita, sofferente, peccaminosa … paralizzata!

La fede degli amici del paralitico precede il perdono e la guarigione. È la fede che attraverso un’azione riconosce il potere di Gesù.  Quando analogamente noi attraverso le nostre azioni riconosciamo che Gesù possiede questa autorità, i miracoli possono accadere.  E’ la fede che riconosce che il perdono è  possibile, che il perdono cambia la realtà, oggi e per sempre.  E’ il Signore infatti che opera ed apre a nuove ed inaspettate possibilità . Nel testo leggiamo che il malato “si alzò” ma nell’originale il verbo (egheiro) è al passivo ovvero fu alzato. Possiamo avere fiducia perché è il Signore che ci solleva.

Il perdono salva, guarisce e libera.

Salva perché il perdono del Signore, non certo per i nostri meriti o per i nostri sforzi è già annuncio di vita eterna.

Guarisce perché il perdono ci dona l’armonia e la felicità che vengono da un rapporto sano e buono con Dio,  con il mondo e con sé stessi

Libera, perché accettando il perdono riconosciamo la nostra infermità e incapacità e possiamo farci alzare sulle macerie dei nostri  sbagli, delle nostre fragilità e ricominciare … ricominciare è sempre possibile. Libera   perché perdonati, possiamo perdonare e consentire agli altri di sollevarsi a loro volta.

Ecco perché si dice che il perdono è divino, in ogni visibile atto di perdono la realtà cambia ed il Regno si realizza.

Amen.

Alessandro Serena

Immagine di Heather Truett tramite Pixabay

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Matteo 20,1-16

1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto”. Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” 7 Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha assunti”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. 8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. 13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?” 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi».

Predicazione

Care sorelle e cari fratelli,

il brano intorno al quale svolgiamo la nostra riflessione oggi ben si adatta a questo primo maggio, Festa del Lavoro. La parabola degli operai dell’ultima ora parla infatti di lavoro, di salario, di giustizia. Ma parla anche di accoglienza, di grazia.

È una parabola che si sviluppa su più livelli, uno prettamente giuridico, uno sociale ed uno più profondamente teologico.

Vorrei suddividere questa breve meditazione in tre capitoli che chiamerei

  1. Merito e bisogno
  2. Accoglienza ed esclusione
  3. Ricompensa e grazia

Dunque, il protagonista della parabola, il padrone di casa, che possiamo identificare con il Signore, va sulla piazza ed ingaggia dei lavoratori per la sua vigna. Ne trova un primo gruppo all’alba e li ingaggia per un denaro al giorno; ritorna poi altre tre volte nella tarda mattinata, nel pomeriggio e all’imbrunire ed ogni volta prende con sé gli operai che incontra nello stesso luogo e che cercano lavoro promettendo loro un giusto compenso. A sera, finito il lavoro e giunto il pagamento, accade ciò che anche a noi sembra offensivo ed in contrasto con il nostro senso di giustizia.

Come è possibile riconoscere lo stesso salario a chi ha sgobbato l’intero giorno e a chi ha lavorato una frazione di giornata e persino a chi, come gli operai dell’ultima ora, ha curato la vigna per poche ore. Non c’è rispetto per il diritto, per la legge dell’equivalenza per la quale a pari lavoro deve corrispondere pari salario con un criterio di proporzionalità.

Non è quello che il movimento dei lavoratori difende anche oggi 1° maggio? Un giusto salario per il lavoro.

Gesù capovolge questa impostazione, e veniamo al tema merito/bisogno.

Non sappiamo perché i lavoratori della terza ora e gli altri, fino alla nona, non fossero presenti fin dall’alba ad offrire il proprio lavoro. Sappiamo però, e lo sa il padrone generoso, che anche questi hanno famiglia da mantenere, bisogni primari da soddisfare, malattie da curare.

Gesù oppone quindi alla legge del merito, dell’equivalenza, il diritto che nasce dal bisogno e nella parabola l’innalzamento degli ultimi che diverranno primi.

E nel fare questo non viene leso il diritto dei lavoratori della prima ora, che ricevono il compenso pattuito, ma viene riconosciuto il sostegno a chi ha gli stessi bisogni ma meno opportunità.

All’epoca di Gesù tutto questo suonava come un’offesa al senso comune; oggi possiamo considerare la generosità del padrone come una forma primitiva di welfare.

E veniamo al secondo livello, della tensione tra accoglienza ed esclusione

Dinanzi alle rimostranze dei lavoratori della prima ora, il padrone rivendica il suo diritto di fare quel che vuole del suo denaro.

Ho sentito una spiegazione di questo fatta da un noto psicologo che raccontava come in casa, quand’era piccolo, si viveva piuttosto in ristrettezze, e si mangiava carne solo una volta la settimana e quando la mamma faceva le parti gli occhi del bambino eran sempre fissi sulla porzione data a sua sorella. La mamma gli diceva ogni volta “guarda nel tuo piatto!”

Guarda nel tuo piatto, che è un modo di dire diffuso, sembra uno dei significati di questa parabola. Guarda nel tuo piatto e non in quello di tuo fratello che potrà forse avere meno meriti di te ma sicuramente ha gli stessi bisogni. Un invito ad accogliere, a non escludere. Un invito a vincere l’invidia e la gelosia.

L’invidia e la gelosia che ricorrono spesso nella bibbia ed anche tra gli apostoli nella contesa per la gerarchia interna in terra e nel posto che occuperanno nel regno dei cieli. L’invidia e la gelosia che proviamo nelle nostre chiese quando non sentiamo apprezzato e valorizzato il nostro lavoro e la nostra fedeltà quando guardiamo all’accoglienza che viene riservata ai nuovi arrivati da altre comunità o da altre chiese cristiane.

È la gelosia del figlio devoto che si lamenta col padre perché in onore del ritorno del figliol prodigo si fa una festa e si mangia l’agnello migliore. È il risentimento dei primi che non vogliono essere equiparati agli ultimi.

Ricompensa e grazia.

Il Signore è un Dio giusto ma anche generoso e nella visione dell’evangelo la compassione di Dio sorpassa in larga misura la sua giustizia così come la ricompensa del regno dei cieli è frutto della grazia gratuita e unilaterale.

Quello che Gesù sperava, raccontando questa parabola, è che un giorno gli operai della prima ora impareranno a lasciare da parte la loro gelosia e il loro risentimento per un padre così generoso; impareranno che essere al lavoro da molto tempo, può essere a volte faticoso e può sembrare poco gratificante a volte, ma certamente è una benedizione e non una maledizione.

Lavorare nella vigna del Signore, può aver prodotto momenti di fatica, ma ci ha anche permesso di scoprire il senso della nostra vita e la speranza.

Cosa possiamo fare per non essere gelosi, ma per gioire nella consapevolezza che il Signore chiama e accoglie quanti più possibile, fino in fondo, fino a quando il giorno non è finito? Dobbiamo capire – e non è facile – che il ragionamento di Dio è diverso dal nostro!

La nostra idea di giustizia non può incontrarsi con la Grazia di Dio. La sua azione è tutta incentrata sulla Grazia, è sempre gratuita, non richiede il pagamento di ciò che non potremmo permetterci!

Questa è la nostra grande occasione, la nostra fortuna: che Dio non applica i nostri criteri di giudizio e di remunerazione.

Nel nostro mondo per ogni cosa guadagniamo, riceviamo e meritiamo in base a ciò che facciamo e a ciò che siamo capaci di fare. E in questo modo gli ultimi rimangono sempre gli ultimi, perché quando non si ha nessuna possibilità all’inizio, non se ne troverà lungo la strada.

Nel mondo di Dio tutto è Grazia e noi dobbiamo solo imparare a riceverla.

Una volta che abbiamo ricevuto gratuitamente, ciò che non meritiamo, come potremmo ancora essere invidiosi per quelli che arrivano dopo. Una volta che abbiamo ricevuto gratuitamente, capiamo che la dimensione più grande della Grazia è quella di donare, anche di donare sé stessi.

Solo allora potremo rispondere alla sua chiamata e lavorare nella sua vigna, con umiltà e testimoniando l’amore e la speranza che il Vangelo ci ha annunciato.

Amen.

Roberto Mellone

Immagine di Jill Wellington tramite Pixabay

Riprendono i corsi online di storia valdese! Quattro incontri per scoprire (o ripassare!) personaggi, luoghi e avvenimenti della storia valdese, dal medioevo al Novecento.

Giovedì 27 gennaio, 3, 10 e 24 febbraio alle 17:30 su Google Meet.

Tutte le persone interessate sono benvenute! Per informazioni e iscrizioni scrivere a il.barba@fondazionevaldese.org

Il 30 Novembre 2021 alle ore 18.00 presso il Tempio Valdese di Via Duomo / angolo Via Pigna

La Chiesa Evangelica Valdese di Verona ha l’onore di presentare un libro prezioso in cui la laicità di Fo e la profonda fede nel bene e nella giustizia si intrecciano e si confrontano nella scena della vita di Gesù di Nazareth, grazie alla sapiente riflessione di Marco Campedelli.

Una riflessione che mette in luce la distanza tra le fede in Gesù, sempre a fianco dei poveri e dei bisognosi in una maniera partecipe e solidale, e le istituzioni umane, persone, governi e chiese, che sovente non sanno guardare oltre al proprio interesse.

L’autore metterà in scena alcuni passaggi del libro e del testo di Fo facendoli dialogare tra loro, e risponderà alle domande del pubblico.

Introduce la pastora Laura Testa

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